|
Pubblica amministrazione, politica e deriva giacobina.
In
Francia nella primavera del 1793 bastava un sospetto di dantonismo,
una velata accusa di essere girondino per finire alla ghigliottina
tra gli applausi della piazza, nel primo autunno 2007 in Italia, più
modestamente, per scatenare applausi sicuri basta alzar la voce
contro i "fannulloni", contro "la casta",
contro "i costi della politica", contro "gli
sprechi" della macchina pubblica.
A
Parigi sappiamo come finì, la nostra piccola rivoluzione
"grillina" invece, piuttosto che nel Termidoro, sta
finendo nel ridicolo: "Lei spreca più di me!", "I
fannulloni siete voi!", "Abolite le province se avete
coraggio!", "Perché no, ma allora aboliamo anche
le comunità montane!" (per evitare sprechi sarebbe
meglio eliminare anche del tutto con la dinamite le montagne e le
isole minori... chissà chi lo griderà per primo?).
La confusione è massima, la folla strilla, gli stessi politici
autori degli sprechi (quelli veri) additano al pubblico ludibrio
catastrofi nazionali quali i gettoni dei consiglieri circoscrizionali
(ma sarà proprio il decentramento il male del Paese, o
piuttosto l'accentramento e la cooptazione del potere?). Aprite
il giornale di oggi e vedrete gare grottesche su chi ha tagliato
prima e di più, come se il punto non fosse la produttività
della spesa, il risultato cercato e raggiunto, il valore per i
cittadini di quel 98% che ancora si spende senza alcun controllo
serio di efficacia, ammesso pure che un due per cento riuscissimo a
sacrificarlo in pubblico con suggestive cerimonie.
Contro
questa deriva, contro questa ricerca affannosa di scorciatoie che
permettano al "government" (concetto intraducibile che
mette insieme sia politica che amministrazione, come per altro spesso
sono insieme nella percezione dei cittadini) di non affrontare a
fondo i problemi, ma di dare una riverniciata a carrozzerie piene di
buchi, è necessario riorientarsi: tirar fuori cartina e
bussola. Per quanto riguarda il mio campo di interesse, ossia la PA
proporrei di tornare quindi ad alcuni fondamentali valori e di
cercare con l'indispensabile fatica e pazienza di ripartire da
lì: il primo è il valore della misura, dei numeri,
della valutazione. Proviamo finalmente a mettere in piedi sistemi
efficaci e soprattutto condivisi di valutazione e di benchmarking sia
delle organizzazioni che delle figure dirigenziali, così
almeno quando parleremo di sprechi potremo dare numeri veri e non
numeri al lotto come quelli che sento in questi giorni.
Il
secondo è il valore costituzionale dei contrappesi che, quando
si ha fretta, spesso si dimenticano: verifichiamo ad esempio
l'efficacia dei sistemi di controllo di legittimità e
rassicuriamoci sul fatto che non siano i controllati a scegliere e
pagare i controllori. Ripartiamo poi dai valori di autonomia e di
responsabilità che sono fondati sulla nostra Carta
Costituzionale e cerchiamo di evitare comportamenti schizofrenici: se
il ddl delega sul federalismo fiscale parla dell'ICI come
architrave della finanza locale e dell'autonomia impositiva,
allora il Governo non può fare una manovra su questa imposta.
Anche se sarebbe bello, anche se i cittadini plaudirebbero, anche se
così si recuperassero chissà quali percentuali di
consensi. Non può farlo neanche se risarcisce i comuni
attraverso nuovi trasferimenti: perché se la strada è
potenziare la finanza autonoma è assurdo aumentare insieme
quella derivata!
Da
ultimo ritorno sul tema su cui ci eravamo lasciati due settimane fa:
la valorizzazione della "risorsa giovani" nelle
amministrazioni. Avete visto come è andata a finire? Anche qui
non vi pare strano che tutti si riempiano la bocca di parole come
innovazione, merito, professionalità e poi nessuno parli della
proposta Nicolais dal punto di vista delle migliaia di giovani
preparati che potrebbero portare nuove energie nella PA e che
aspettano fuori della porta?
Partendo
da queste domande e da queste considerazioni, nella newsletter di
oggi vi proponiamo alcuni temi forti: innanzi tutto nella sezione TESI l'intervista esclusiva che ci ha rilasciato Livia Turco,
Ministro della Salute, sul disegno di legge per l'ammodernamento
del Sistema Sanitario Nazionale. Poi nella sezione CASI la sconfortante ricerca svolta dalla Commissione europea sulle condizioni di fiducia che abilitino effettivamente il
funzionamento dell'e-Government (la nostra posizione miserrima
ci convince sempre più che prima di spendere soldi in servizi
online c'è molto da fare...). Infine nella sezione COSE riportiamo una documentazione su "Progetto PAESE",
ossia quel patto tra Governo, Regioni e autonomie locali per far sì
che le attività di l'e-Government "facciano
sistema".
Tre
temi diversi, tre spunti di riflessione che comprendono tutti, e
molto più seriamente, l'alternativa tra lo spreco e il
buon impiego delle risorse. Un nostro piccolo stimolo per non parlare
a vanvera!

Carlo Mochi Sismondi
|