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editoriale |
Il coraggio dell'innovazione, ovvero innovare senza giovani è impossibile Quando venerdì
scorso abbiamo tenuto insieme a Ezio Lattanzio e con la presenza di
Mario Monti e di Alberto Stancanelli, capo di Gabinetto di Nicolais,
il convegno dedicato alla "risorsa giovani" nella PA non sapevamo di
essere all'inizio di una importante discussione nel Paese e
sulla stampa che ha coinvolto il Ministro Nicolais e la sua proposta
di "svecchiamento della PA". In questo mio intervento
(ahimè un po' meno breve del solito) cercherò di
darvi il quadro della situazione e di proporvi alcuni pareri
autorevoli, naturalmente senza sfuggire al dovere di esprimere la mia
opinione che, scoprendo subito le carte, è decisamente a
favore della proposta Nicolais, contro cui si è invece
scatenato un coro quasi unanime di critiche. La ragione principale
per cui sono d'accordo è che senza l'introduzione
di giovani preparati, motivati e dotati di skill coerenti con i nuovi
compiti della PA, l'innovazione è semplicemente
impossibile e che, con questi chiari di luna, sperare di aumentare il
personale pubblico è altrettanto velleitario. Per spiegare le
posizioni in campo e provare ad essere meno noioso vi descriverò
i personaggi in ordine di apparizione e necessariamente in estrema
sintesi (ma con un po' di link per approfondire). Guardatevi la
commedia e ditemi che ne pensate.
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Il
pubblico impiego, protagonista silenzioso.
Accusato di
essere troppo numeroso e troppo costoso il pubblico impiego si
difende con i numeri: a questo link potete trovare qualche cifra che
abbiamo diffuso in occasione dell'ultimo FORUM PA, in soldoni
possiamo dire che i dipendenti pubblici non sono troppi (come
vedrete ne abbiamo assai meno della Francia), ma sono vecchi
(abbiamo l'età media più alta d'Europa
pari a circa 47 anni) e mal distribuiti (non è cambiata la
distribuzione nonostante il federalismo e nessuna politica di
mobilità ha dato ancora alcun frutto). Hanno incrementato la
loro retribuzione più di chiunque altro, ma l'incidenza
sul PIL del costo del lavoro pubblico è ora molto più
bassa che prima delle riforme Bassanini.
Il suo problema non è
quindi nella dimensione, ma nel fatto che nessuno lo valuta e
nessuno lo premia o lo sanziona: di questa malattia sta morendo
ucciso dai luoghi comuni e dalla "fannulloneide" di
questi mesi, da cui ci si può difendere solo con il coraggio
della valutazione... e mettendo fuori le mele marce, ma questa
è un'altra storia.
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Il
ministro: una proposta di buon senso
La proposta è
semplice: favorire tramite un incentivo l'uscita di chi ha già
maturato le condizioni per andare in pensione o sta lì lì
e assumere un giovane ogni tre impiegati pubblici che in questo modo
avranno lasciato l'impiego. Senza dilungarmi vi propongo
l'intervista su "La Repubblica" e quella su "Il Messaggero" in cui
Nicolais spiega l'idea.
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I
"cattivi": i consulenti come quintessenza dello spreco
In questa rappresentazione le accuse sono tutte da una
parte: troppe consulenze, troppe esternalizzazioni. È ovvio
che una consulenza inutile distoglie risorse o un'esternalizzazione
diseconomica aggrava il bilancio senza apportare benefici...
Non mi pare però che così si vada molto avanti. Il
punto è discernere e valutare perché in questa storia
appioppare il ruolo di cattivo è troppo facile. In questi
anni di FORUM PA ho parlato con innumerevoli sindaci, direttori
generali di Comuni, Province e Regioni, vertici di ASL e di
Università: nessuno di loro potrebbe lavorare utilmente senza
la possibilità di servirsi di consulenti. Certo che la
consulenza copre spesso clientele politiche, ma far di tutt'erba
un fascio è il modo migliore, come sempre, per non scegliere
e quindi per lasciare tutto come sta. Nella rubrica COSE di questa newsletter trovate la relazione sulle consulenze e gli
incarichi che Nicolais ha trasmesso al Parlamento. Avete quindi
ampio modo di farvi un'idea vostra meno banale. Certo chi è
senza peccato... Cito solo a memoria: oltre 280 milioni di euro
per circa 180.000 incarichi sono andati ai dipendenti pubblici per
fare cose varie (commissioni e docenze soprattutto), suppongo almeno
in parte inerenti al compito e alla professionalità per cui
sono già pagati.
Onestamente penso che chi risponde alla
proposta Nicolais dicendo che il problema sono le consulenze sia
come minimo un po' semplicistico. Sono ragionamenti della
stessa pasta di chi dice che "invece di pensare ai lavavetri,
combattiamo piuttosto la mafia" o di chi invoca l'emersione
dell'economia sommersa come se in pochi mesi potesse
miracolosamente aiutarci a pagare la metà delle tasse.
Insomma a Roma si direbbe che cerca di "buttarla in caciara..."
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I
critici (1): "Non è una cosa seria pensiamo piuttosto
ai contratti"
È la posizione unanime dei
sindacati di cui vi propongo un florilegio: la posizione dei tre
sindacati confederali è riassunta dalla "rassegna
sindacale online" e da numerose dichiarazioni
(Podda, Nerozzi; Bonanni; altri riportati dalla stampa). In sintesi la
critica è su tre punti: 1) mentre tutti i lavoratori sono
chiamati a innalzare l'età pensionabile non si può
proporre prepensionamenti ai dipendenti pubblici; 2) le situazioni
sono diverse da amministrazione ad amministrazione, in alcuni casi
pensare a tre uscite per un'entrata non ha senso e sarebbe
pericoloso per la funzionalità della PA in alcune funzioni
chiave (un po' demagogicamente si fa l'esempio della
lotta all'evasione fiscale); 3) è necessario non fare
"annunci" iperbolici, ma dedicare attenzione ai
contratti (il comunicato di Podda è feroce in questo senso). In realtà
tutte e tre le considerazioni sono ovviamente giuste, ma mancano il
bersaglio: 1) non si tratta di prepensionamenti in senso stretto, ma
di incentivi all'uscita di chi già ora potrebbe uscire
o lo potrebbe fare tra pochi mesi (per altro prepensionamenti veri
se ne sono fatti con soddisfazione di tutti ad es. nel settore
bancario). 2) Nessuno né tantomeno il Ministro ha parlato di
una misura obbligatoria per tutti. Ovviamente le situazioni sono
diverse e vanno viste nelle loro peculiarità, ma mi riesce
difficile pensare a qualche amministrazione in cui l'immissione
di nuove ed alte professionalità sarebbe d'impedimento
al raggiungimento dei risultati. 3) Che dire a chi dice "pensa
piuttosto ai contratti"? Anche in questo caso c'è
una supposizione senza senso: occuparsi di svecchiare la PA non è
in contrasto con l'occuparsi dei contratti, sarà
necessario fare tutte e due le cose e pure in fretta!
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I
critici (2): "Potrebbe andar bene, ma non ci crediamo e poi è
ancora poco"
Si tratta di alcuni osservatori
intelligenti, ma molto sospettosi: né Sacconi né
Cazzola possono
essere accusati di troppa indulgenza per il settore pubblico. Il
loro ragionamento è però un altro: attenzione che
questi provvedimenti alla fine non siano solo un aggiramento del
blocco delle assunzioni, attenzione a non distoglierci dal
necessario innalzamento dell'età pensionabile,
attenzione che alla fine invece che in un risparmio anche se a medio
termine, non ci ritroviamo in mano un aggravio di spesa.
Mi
sembrano warning utili, ma che non bocciano, ma anzi dovrebbero
sostenere il piano supportandolo con una opportuna e non benevola
sorveglianza (come è bene che faccia l'opposizione).
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I
critici (3): Ichino, non è l'età ma il merito il
criterio per mettere fuori i lavoratori
L'intervento
di Ichino di oggi
sul Corriere della Sera va preso molto sul serio. In linea di
principio dice una cosa, non giusta, ma giustissima: se dobbiamo
sfoltire la PA facciamolo non su basi anagrafiche, ma cacciando i
"fannulloni". Il piccolo problema è che quindici
anni di riforme ci hanno lasciato una PA molto cambiata, ma non ci
hanno dato nessun serio strumento di valutazione. Tutti siamo
convinti che è lì la più grave delle difficoltà
nel cambiare veramente le cose, ma nel frattempo che facciamo?
Mentre la legge Ichino o il ddl Sacconi (ve lo presntiamo in TESI),
o altri provvedimenti che finalmente facciano partire seri processi
di valutazione fanno il proprio corso aspettiamo che i fannulloni
come lemming si buttino a mare da soli? Credo che sia più
sensato, mantenendo viva la tensione verso l'obiettivo della
valutazione, far lo stesso un po' di posto ai giovani con
metodi meno cruenti e più praticabili.
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I
favorevoli (pochi): "finalmente!"
In realtà
con un esame attento della rassegna stampa trovo solo un intervento
a favore, ancorché autorevole, quello di Nicola Rossi che in un'intervista
al Corriere della Sera non solo dice "era ora!", ma
invita il Governo a non fare "l'imperdonabile errore"
di lasciare solo Nicolais in questa proposta.
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I
giovani fuori: "ma a noi chi ci sente?"
Buoni
ultimi tra i personaggi ed interpreti si affacciano i giovani:
quella risorsa molto più citata che utilizzata, quelle
intelligenze alla finestra che non hanno voce, che non sono ancora
neanche "precari" e che quindi non possono sperare in
nessuna "stabilizzazione". Giovani che magari hanno
studiato per anni nelle Università "public management";
giovani che magari hanno dati, idee, proposte nuove; giovani che
magari hanno anche le professionalità che servirebbero.
Giovani come quelli che ho visto io venerdì scorso presentare
le loro tesi nel convegno fatto con Lattanzio (vi rimando al nostro blog per una sintesi del convegno mediata da un osservatore esterno) che
ha premiato le migliori tesi sulla PA. Facce sveglie e decise,
passione per il "pubblico", voglia di studiare e di
capire. Vi propongo due
tesi tra le oltre 130 presentate in occasione di questo nostro premio:
l'una si occupa di pianificazione partecipata, l'altra
(che ha vinto il premio) di Centri di servizio Territoriali. Se
avete voglia leggetele o almeno scorretele: studenti come questi
sono quelli che stiamo tenendo fuori dalla porta mentre ci
balocchiamo con sottigliezze bizantine.
Siamo certi di potercelo
permettere?
La
rappresentazione continua....
P.S. Leggo
stamattina (19 settembre) sul sito di Repubblica.it che, in decisa
controtendenza rispetto alla selva di critiche il gradimento del
Ministro Nicolais presso i cittadini sale e non di poco (dalla 6^
posizione con il 51% di fiducia alla 2^ con il 53% unico ministro
assieme a Bersani - un altro riformista convinto - a crescere)
in un contesto molto sfavorevole per l'intero Governo e per
quasi tutti gli altri ministri. Hai visto mai che un po' di
coraggio riformista paghi anche in termini di consenso?

Carlo Mochi Sismondi
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