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FORUM PA NET 200 di martedì 17 ottobre 2006 (104873 iscritti)
   
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Finanziaria e finanze locali
Questa prima metà del mese di ottobre è stata segnata da due eventi in soli otto giorni, che ben rappresentano e sintetizzano il clima di accesa discussione che, ogni anno, accompagna la gestazione della Finanziaria, dalla presentazione fino alla sua approvazione. Da una parte il convegno annuale "Finanza e fiscalità locale" organizzato da Legautonomie il 4 e 5 ottobre scorso a Viareggio, che è stata l'occasione per discutere con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, dei nodi centrali che toccano le Autonomie e per proporre un confronto vero. Dall'altra, l'audizione dell'ANCI sulla legge Finanziaria per il 2007 presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato del 12 ottobre scorso. Due momenti diversi, tra interlocutori differenti, che però, hanno portato sul tavolo le stesse criticità: la mancata concertazione con gli Enti Locali sulla finanziaria e l'imposizione di vincoli economici indiscriminati, indipendenti, cioè, dall'effettiva gestione virtuosa o meno degli anni passati. Presentiamo due documenti interessanti, perché oltre alle "solite" lamentele, offrono spunti di riflessione e di incontro alternativi.

Nel suo discorso di apertura dell'incontro di Viareggio il presidente di Legautonomie Oriano Giovanelli ha esordito chiedendo al Governo l'immediata apertura di un tavolo di confronto con tutto il sistema delle Regioni e delle Autonomie Locali per concertare un pacchetto di modifiche alla Legge Finanziaria. L'intento, come dichiara lui stesso è quello di "recuperare rapidamente un vulnus istituzionale e politico che si è ancora una volta verificato nella stesura della Legge Finanziaria, consistente nel fatto che i sindaci e i presidenti [...] non sono stati considerati come parte integrante della classe dirigente di questo Paese e non sono stati coinvolti. Non sono stati messi nelle condizioni di poter concorrere a determinare le scelte, sia che si trattasse di sacrifici da affrontare per rispettare l'impegno con l'Europa di rientrare sotto il 3% nel rapporto deficit/pil, sia di politiche da promuovere". Una richiesta accolta senza esitazioni dal Ministro Chiti, presente all'incontro che ha dichiarato la sua apertura ad un dialogo fecondo sulla base dei nove punti citati da Giovanelli:

1) Il ridimensionamento del taglio a carico del sistema delle autonomie, verificandone insieme la reale proporzionalità.

2) La verifica congiunta della possibilità dell'anticipo al 2007 di una compartecipazione dinamica degli enti locali al gettito di importanti tributi nazionali a partire dall'IRPEF, che introduca davvero da quest'anno un principio del federalismo fiscale.

3) La revisione del carattere dell'ICI.

4) Il ristabilimento pieno di un principio di autonomia anche in materia di investimenti.

5) La verifica dell'adeguatezza del fondo sociale.

6) L'istituzione di un fondo importante relativo all'innovazione tecnologica.

7) La reale e conveniente concorrenza di Enti Locali e Governo centrale alla valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato inutilizzato, localizzato in aree urbane.

8) Un confronto vero, a tutto campo, sui "costi della politica" e sulla battaglia per evitare una proliferazione di enti, a partire dal no all'istituzione di nuove Province.

9) Il recupero di una visione comune di legislatura
In una parola "governare non contro o sopra regioni e autonomie, ma con il pieno coinvolgimento di regioni e autonomie".

Argomenti simili anche per l'ANCI, che giovedì scorso 12 ottobre ha presentato le prime proposte di emendamento concrete contenute nel documento preparato per l'audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
Le difficoltà riscontrate dall'Associazione Nazionale dei Comuni sono le stesse già sottolineate da Legautonomie: mancata concertazione e mancato riconoscimento dei risultati e degli obiettivi raggiunti, oneri difficili da sostenere e forse non equamente distribuiti, specie per quanto riguarda i pagamenti delle spese correnti e la competenza delle spese per investimenti.
Difficoltà sostenute da dati concreti che mostrano come l'impegno richiesto dalla Finanziaria ai Comuni ammonti al 19% di tutta la manovra di risanamento, mentre il deficit del comparto comunale per l'anno 2005 risulti essere solo il 4% del totale del deficit della Pubblica Amministrazione ( 2,7 miliardi di euro contro 58,17 miliardi di euro).
Ciò che vogliono evidenziare i Sindaci è che questa Finanziaria andrebbe a colpire uno tra i pochi comparti pubblici che è riuscito a migliorare il proprio deficit (-19%), non tenendo conto, quindi, degli sforzi sostenuti dai Comuni per rispettare gli obiettivi finanziari.
Per ovviare a queste difficoltà l'ANCI propone alcune correzioni:

1) Correggere il saldo finale a carico dei comuni attraverso una riduzione dell'onere economico della manovra. Rispetto al quantum la proposta è di diminuire il peso posto a carico dei Comuni attraverso l'utilizzo del maggiore gettito derivante dall'espansione della base imponibile ICI.

2) Eliminare le spese cofinanziate e quelle contenute nella "legge obiettivo" dal patto di stabilità, come onere forfetario e generalizzato, in quanto non possono essere messe a carico di Comuni che non usufruiscono dei finanziamenti europei o che non realizzano le "grandi opere". La proposta è quella di porre questa spesa a carico del bilancio dello stato.

3) Riformulare le indicazioni sulle spese per il personale alla luce dei risultati effettivi sul patto di stabilità.

4) Introdurre la compartecipazione dinamica all'IRPEF (primo e vero segnale di attuazione dell'art.119 della Costituzione), prevedendo sin dal 2007 una applicazione di queste norme per legare effettivamente la capacità fiscale dei territori all'autonomia dei Comuni.

 

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