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FORUM PA NET 169 di martedì 20 settembre 2005 (77046 iscritti)
   
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Tesi

ISDR una rivista per pensare "Commons"
L'associazione Il Secolo della Rete - for a free knowledge society, ha presentato ieri sera a Roma, nel corso dell'incontro "Libertà di cultura, libertà di ricerca", la nuova rivista ISDR. Una vera e propria rivista cartacea, ma completamente disponibile anche on line, grazie all'utilizzo delle licenze Creative Commons (by-nc-sa, 2.0), ed aperta alle collaborazioni e alle proposte di chi riflette sulle grandi tematiche della società della conoscenza.
Taglio teorico, ma non specialistico, linguaggio comprensibile, ma non semplificato, il tutto mescolato in un impianto ibrido, dove all'articolo di taglio giornalistico si alterni il testo accademico, lo studio, la ricerca, magari l'inchiesta. Obiettivo di questa nuova iniziativa editoriale è, infatti, quello di fornire strumenti per un programma politico basato sulla libera conoscenza.
Di seguito riportiamo l'introduzione e l'editoriale del primo numero, dedicato alla ridefinizione del concetto di "proprietà intellettuale" attualizzato in brevetti, marchio, copyright e segreto industriale, che ISDR offre di ripensare come "Commons".

Presentazione: Un secolo strano

Già ci pare di sentire i commenti: una rivista che parla di digitale, reti e tecnologie, fatta di carta? Già. Fare una rivista cartacea all'ombra della crisi perenne dell'editoria può sembrare folle, e forse lo sarebbe veramente se non pensassimo di riproporla, svilupparla, estenderla su web. Però la facciamo di carta perché crediamo che una rivista in forma-di-libro rimanga un oggetto utile e affascinante, "pesante" e "concreto" non solo per chi è stato educato alla forma-libro della cultura. Di qui la scelta di un oggetto che affianchi la volatilità del digitale, qualcosa da collezionare e sapere dove trovare nello scaffale della libreria. Oppure se volete, qualcosa che si possa portare in spiaggia senza proteggerlo dalla sabbia e perché ci basterà il lume di una candela per leggerla in viaggio. Forse è vero, siamo un po' romantici, ma ci piace sentire la consistenza delle pagine fra le mani e nel naso l'odore della colla.
E' ugualmente folle, direte. Ormai queste cose si leggono sul web. E avreste ragione due volte se non pensassimo che in un gioco di rimandi e associazioni essa possa interagire con altri oggetti e strumenti comunicativi che proprio nella rete trovano il loro ambiente naturale. E infatti ci piace l'idea di portarla in rete e viceversa farne il contenitore per quello che in rete si trova già, per fissare quella bellezza volatile fatta di notizie, curiosità e discussioni di cui la Internet è piena.
"Allora questo vuol dire che la troveremo anche in rete"? Certo. Sul sito www.ilsecolodellarete.it. "Vuol dire che si potrà scaricare da Internet e che potrebbe finire su un cd"? Certo. "E la posso anche fotocopiare"? Assolutamente sì. I suoi materiali sono tutelati tutti dalle licenze creative commons e questo significa che si può copiare, scambiare, regalare senza essere presi per criminali. Può bastare? No. C'è una cosa importante da dire: per la sua realizzazione non ci siamo affidati né a finanziatori occulti né ad editori affermati e abbiamo scelto di usare le poche risorse dell'associazione per essere editori di noi stessi. Crediamo che questo ci dia una dose di autonomia importante anche se rende la strada tutta in salita. Ma ecco un'altra obiezione: "non bastano le riviste che sono già in libreria?" Forse. Tuttavia abbiamo l'ingenuità di credere che la proposta che facciamo attraverso la rivista possa essere diversa dalle altre, e non solo per le caratteristiche dell'associazione che la pubblica, Il Secolo della Rete, uno strano crogiuolo di professionisti, esperti e attivisti della comunicazione, ma per la sua stessa fattura. Perché vuole avere un taglio teorico ma non specialistico, usare un linguaggio comprensibile ma non semplificato e mescolarlo in un impianto ibrido, dove all'articolo di taglio giornalistico si alterni il testo accademico, lo studio, la ricerca. Magari l'inchiesta.
Dimenticavamo: il contenitore costa dodici euro, il contenuto è gratis!

Editoriale: Perché ISDR. Il secolo della Rete: Un progetto di rivista e non solo

La disponibilità crescente di contenuti digitali, di servizi di trasmissione e di utensili di comunicazione sta abilitando, con modalità inedite, pratiche diffuse di libera produzione, distribuzione e fruizione di conoscenza.
Occuparsi politicamente dello sviluppo della libera conoscenza richiede oggi necessariamente il superamento dei metodi e degli strumenti tradizionali della politica. Lateralmente ai documenti di programma, alle proposte legislative, alla convegnistica colta, alle inchieste giornalistiche, è necessario diffondere e consolidare l'esperienza pratica del free knowledge.
Lo richiede la specificità politica del tema, che non sopporta di essere rinchiuso nei recinti specialistici degli esperti di tecnologie o nella riflessione teorica generale, ma reclama il confronto con l'invenzione concreta del produrre, del cooperare, del comunicare, dello scambiare valore.
Tanto numerosi e autorevoli sono oggi gli appelli a innovare processi, prodotti e mercati, tanto povere sono le possibilità di praticare innovazione e tanto angusti sono gli strumenti e gli orizzonti delle poche sperimentazioni avviate.
Non si riesce a cogliere, infatti, la straordinaria opportunità di invenzione sociale resa possibile dalle tecnologie della conoscenza.
Ciò che serve è, invece, promuovere con ampiezza di visione, su larga scala, esperienze effettive di ricerca sociale, caratterizzate dalla sperimentazione sul territorio di nuovi paradigmi di cooperazione produttiva, di retribuzione del lavoro, di scambio di servizi e prodotti, di produzione e distribuzione di conoscenza.
L'iniziativa editoriale che ci impegniamo a sviluppare ha come scopo quello di fornire strumenti per un programma politico basato sulla libera conoscenza.
Ci rivolgiamo a tutti gli attori singoli e collettivi che già oggi si confrontano con questi obiettivi nella pratica dei movimenti, nelle istituzioni locali, nel confronto con i mercati.
Sollecitiamo un contributo di idee che siano ricche di lucida e determinata concretezza nel proporre la sperimentazione di paradigmi inediti basati sulla libertà di conoscenza e ci impegniamo a contribuire all'approfondimento di queste idee mediante l'utilizzo di saperi ed esperienze che già operano in questo contesto.
Praticare il free knowledge ci sembra oggi il modo più utile di aggiornare l'agenda della politica e contribuire con la forza di una progettazione consapevolmente visionaria alla sperimentazione anche di nuovi attori e nuove forme della politica.
Anche per questo il numero zero di ISDR, che ha essenzialmente il compito di strutturare una rete redazionale ed una pratica editoriale, concentra la sua attenzione sul tema della proprietà intellettuale per ridefinirla come "bene comune".

 
 

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