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FORUM PA NET 169 di martedì 20 settembre 2005 (77046 iscritti)
   
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Editoriale
Pubblica Amministrazione come strumento per un moderno "stato sociale"
Come sempre in questo periodo dell'anno cominciamo a porre alla Vostra attenzione le nostre prime proposte per il tema portante del prossimo FORUM PA.

La mia e nostra convinzione profonda è che sia necessario in questa convulsa fase pre-elettorale, che con grande probabilità ci accompagnerà sino a FORUM PA 2006, lanciare un forte appello bipartisan per porre nuovamente al centro dell'attenzione politica il ruolo e la qualità del settore pubblico come fattore chiave per la competitività, lo sviluppo economico, l'equità sociale, la garanzia dei diritti e, quindi, la qualità della vita dei cittadini.

In particolare noi crediamo che sia necessario considerare la pubblica amministrazione come uno strumento indispensabile per poter rispondere in modo nuovo e "moderno" alla crescente domanda che le principali componenti della società italiana, e soprattutto le sue fasce deboli, pongono alla politica.

In una parola penso che il tema del FORUM PA 2006 potrebbe essere sintetizzato così: "pubbliche amministrazioni veloci e vicine come strumento chiave per un moderno stato sociale"

Il tema, come sa bene chi ci legge costantemente, non è nuovo: già nel 2002 lanciammo lo slogan di "veloci e vicine" come obiettivo per cittadini troppo spesso insoddisfatti; già il FORUM PA 2005 ha parlato di "qualità della PA per la qualità della vita".

C'è qui però un accento nuovo che parla di nuovi bisogni; della necessità di modernizzare il vecchio concetto di stato sociale provvidente senza però buttare il bambino con l'acqua sporca, mantenendo quindi una forte tensione verso i nuovi bisogni e verso la garanzia dei diritti; della indispensabile modernizzazione della macchina pubblica che è fatta dall'innovazione tecnologica e dall'innovazione nelle regole.

Questo spunto, in una prima sommaria analisi, che per altro ci vedrà impegnati tutti insieme nei prossimi mesi, può essere declinato confrontandosi su:

  1. La PA garante dei diritti dei cittadini: che vuol dire tornare con coraggio e decisione al tema dei livelli minimi di servizio garantiti, al tema della qualità o meglio dei "profili di qualità" che i cittadini possono pretendere ovunque (un ravvedimento operoso che recuperi l'ahimè troppo presto dimenticato tentativo delle "carte dei servizi" mi pare opportuno), al tema dell'equità. Tutte le indagini fatte dai centri di rilevamento delle opinioni, gli stessi risultati delle tornate elettorali europee come i tragici fatti di New Orleans e di Parigi ci dicono all'unisono che non è possibile rinunciare ad un certo ragionevole grado di protezione sociale. Il braccio di questa protezione non può che essere una pubblica amministrazione moderna, snella, equa che abbandoni i privilegi antichi e sposi un'ottica di servizio. La garanzia dei diritti non può però essere teorica: si deve basare su un organico e continuativo processo di misurazione e di valutazione dei risultati che scelga quei parametri misurabili che per i cittadini e le imprese "fanno la differenza".

  2. La PA aperta: che vuol dire rimarcare la necessità di conferire funzioni e compiti alla società civile secondo il principio della sussidiarietà orizzontale. La pubblica amministrazione moderna deve essere snella, concentrata sulle funzioni di indirizzo e controllo, svolgendo quindi una funzione di regia che armonizzi gli sforzi e l'impegno dei vari "portatori di interessi". Questo perché la PA non potrà mai farcela da sola, in un mondo di bisogni crescenti e risorse stagnanti, ma anche perché i cittadini attivi sono una grande risorsa progettuale e un'energia in grado di smuovere un Paese che tende a diventare "immobile".

  3. La PA a rete: la metafora della rete parla di innovazione tecnologica, ma anche, e forse ancor più, di innovazione organizzativa. Lavorare in rete vuol dire collaborazione tra i diversi livelli di governo (e quindi cooperazione applicativa dei sistemi informativi), vuol dire però anche progetti condivisi e pianificazione strategica. E' la rete della PA quella che si affaccia all'esterno con i servizi on line e l'e-Government che ne è la logica conseguenza. Mal riposti sarebbero infatti investimenti sui servizi che prescindessero da una rete efficiente e dall'abitudine e a lavorare in modo coordinato e interconnesso.

  4. La PA professionale è quella che investe sulle sue risorse umane. Blocco del turn over, spoil system, precarizzazione della dirigenza, ritardi nella contrattazione, carenza nel processo di valutazione sono stati altrettanti ostacoli ad un'effettiva motivazione del personale. Ripartire dalle persone è un imperativo sempre valido in qualsiasi organizzazione, ma ovviamente ancor di più nella PA che vede nella spesa per il personale il suo maggior costo che, invece, deve essere tramutato nel suo miglior investimento.

  5. La PA facilitatore di sviluppo: in un momento economicamente così difficile e di fronte ad una costante perdita di competitività del Paese, sperare che la PA possa da sola essere fattore di sviluppo sarebbe velleitario. E' la politica che deve fare la parte del leone attraverso una coraggiosa politica industriale, attraverso scelte di politica fiscale che incoraggino la produzione, attraverso una ben maggiore attenzione alla scuola, all'Università, alla ricerca e al trasferimento delle innovazioni. Ma è compito precipuo della PA facilitare questo processo attraverso una costante opera di semplificazione burocratica, di riorganizzazione dei processi, di innovazione nei prodotti e nei servizi.
    La politica degli Enti territoriali deve poi saper cavalcare la logica della pianificazione strategica, delle alleanze e delle scelte. In questo settore l'impegno nel marketing territoriale, nell'attrazione degli investimenti, nella protezione e valorizzazione dell'ambiente e del nostro straordinario patrimonio naturale e culturale, nell'integrazione con i mercati europei, costituisce la sfida che ci sta davanti per riprendere un posto di prima grandezza nel panorama continentale.

Mi pare che ci sia molta carne al fuoco: molto di quanto sopra è stato già detto, ma a me pare sia stato più evocato che realizzato.

Per capirci meglio (e anche conoscerci meglio) mi pare utile chiudere questo lungo editoriale con alcuni riferimenti che possono aiutare a situare il programma sopra accennato nel suo giusto contesto culturale.

Troviamo la base teorica di quanto dicevamo in alcuni autori già da me più volte citati. Ovviamente non è una bibliografia esaustiva, ma un tributo deferente:

  • Manuel Castells con i suoi studi sulla "società in rete" tra cui indispensabili sono "La nascita della società in rete" e "Il potere delle identità" editi dalla Università Bocconi; e l'agile volumetto "La città delle reti" edito da Marsilio.

  • Ivan Illich con i suoi studi sui bisogni e la convivialità tra cui "La convivialità" e "Per una teoria dei bisogni" editi entrambi da Mondadori. Ma tutti i suoi libri sono preziosi da "Descolarizzare la società" a "Nemesi medica" ecc.

  • John Rawls con i suoi studi di filosofia politica sulla giustizia dal classico "Una teoria della giustizia" alla rivisitazione "Giustizia come equità" edito da Feltrinelli.

  • Pierre Levy con i suoi libri sulla cultura della rete tra cui "L'intelligenza collettiva" e "Cybercultura" editi entrambi da Feltrinelli.

  • Jeremy Rifkin soprattutto nei suoi "L'era dell'accesso" e il suo ultimo interessantissimo "Il sogno europeo" vera miniera di informazioni e di stimoli. Tutti editi da Mondadori.

  • Joseph E. Stiglitz che situa lo sviluppo economico in un contesto globale. Va assolutamente letto "La globalizzazione e i suoi oppositori" (Einaudi).

  • Amartya Sen grande economista e Premio Nobel che studia le correlazioni tra politica, sviluppo ed economia. Da leggere soprattutto "Lo sviluppo è libertà", "La libertà individuale come impegno sociale", "Etica ed economia" e "La libertà degli altri", tutti editi da Mondadori.

  • Giuseppe De Rita che propone un'inquietante analisi della PA in "Il regno inerme" (Einaudi) ma di cui è prezioso e illuminante leggere soprattutto le introduzioni a tutti gli ultimi rapporti del Censis.

In particolare poi su un tema molto specifico come la "sussidiarietà orizzontale" che sarà però un fil rouge di tutto FORUM PA 2006 vi consiglio di leggere il saggio di Gregorio Arena che è stato presentato come relazione di base nella seconda Convenzione sulla sussidiarietà organizzata da Cittadinanzattiva e da FORUM PA. Lo trovate a questo indirizzo: http://www.forumpa.it/forumpanet/2005/06/21/arena.pdf

Buon lavoro a tutti, aspetto vostri commenti.


Carlo Mochi Sismondi
Direttore generale FORUM PA

 
 

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