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IN QUESTO NUMERO
FORUM PA NET n. 155 di martedì 26 aprile 2005 (59194 iscritti)
  
Arrow Innovazione e innovatori, una comunità alla ricerca di identità
Arrow Da Cittadinanzattiva il rapporto sullo stato dei servizi pubblici
Arrow 26 finalisti per una PA APERTA
Arrow Brevettabilità del software una battaglia ancora aperta.
Arrow Da www.cantieripa.it la quinta giornata degli innovatori
Arrow I convegni sulla gestione degli Enti Locali
Arrow Un'ulteriore formazione gratuita a FORUM PA
  
Tesi

Brevettabilità del software una battaglia ancora aperta.
I recenti straordinari eventi di questo aprile 2005, dalla storica scomparsa del Papa, alle elezioni regionali così "caratterizzate", sino alla meno storica crisi di Governo, ci hanno distratto dal parlare di un episodio di grande interesse per l'oggi e per il domani: l'approvazione da parte del Consiglio Europeo della direttiva sulla brevettabilità del software.
Il tema non è semplicissimo e quindi ci proponiamo di spiegarlo con due brevi pezzi tratti l'uno dal sito de "Il secolo della rete" - Associazione per una Free Knowledge Society; l'altro dalla lettera che il Ministro Stanca, recentemente riconfermato (auguri!), ha inviato lo scorso marzo al sito Punto Informatico.
Ma vogliamo fare di più e abbiamo dedicato al tema uno dei grandi dibattiti del prossimo FORUM PA:
" Politica industriale nell'ICT: brevettabilità del software, opportunità o rischi?"
in programma per il pomeriggio di lunedì 9 maggio.
Per saperne di più e iscriversi (la sala non è grandissima) CLICCATE QUI

 

Da www.ilsecolodellarete.it

Il Consiglio dei ministri economici dell'Unione ha approvato senza discussione, come A-item e e forzando ripetutamente le regole procedurali comunitarie, la proposta di direttiva europea sulla brevettabilità del software.
Il Secolo della Rete, come molti altri soggetti rappresentativi delle culture di rete in Europa, si è opposto a questa direttiva, ritenendo che la protezione brevettuale del software, in specie se estesa di fatto anche agli algoritmi, sia un ostacolo gravissimo alla libertà di circolazione della conoscenza e sia una minaccia di morte per lo sviluppo del software libero, senza benefici reali -- ed anzi con conseguenze potenzialmente funeste -- per la capacità europea di competere sul piano dell'innovazione tecnologica.
La direttiva serve invece gli interessi economici di grandi aziende per lo più non europee, che non a caso hanno effettuato una imponente ed efficace azione di lobbying, spingendo la Commissione e il Consiglio ad assumere una decisione assolutamente contraria agli interessi dei cittadini, a costo di calpestare l'autorità del Parlamento Europeo e gli stessi equilibri tra i diversi poteri della Comunità.

Vale la pena infatti di ricordare che il testo attuale della direttiva non è quello approvato dal Parlamento e non gode neppure dell'appoggio di una maggioranza esplicita in Consiglio, dopo che numerosi parlamenti e governi nazionali si sono espressi contro la sua approvazione. L'Europarlamento stesso, in sede di commissione e per mezzo dell'assemblea dei Presidenti dei gruppi, aveva richiesto che l'iter legislativo della direttiva ripartisse da zero. Poteva essere quella la sede di un confronto approfondito nel merito del provvedimento, volto a raggiungere una decisione effettivamente figlia di un ampio consenso. La Commissione ed il Consiglio hanno preferito la via del colpo di mano, più volte tentato e finalmente riuscito, anche per l'inerzia dei governi nazionali (tra cui quello italiano) che nei mesi e nei giorni scorsi si erano espressi contro questo testo.

La battaglia ora si sposta al Parlamento Europeo, che dovrà esaminare la direttiva in seconda lettura. In questa sede crediamo che, prima ancora del merito del provvedimento, gli Europarlamentari dovranno esprimersi sul metodo seguito dalla Commissione e dal Consiglio e respingere la proposta di direttiva per tutelare l'autorevolezza del Parlamento stesso e il rispetto delle regole di democrazia nelle istituzioni comunitarie.

Il Secolo della Rete invita pertanto i cittadini e le associazioni a far sentire la propria voce fin da ora nei confronti dei parlamentari europei, perché con la necessaria consapevolezza e sensibilità istituzionale si adoperino per respingere la proposta della Commissione e del Consiglio. Ne va, oltre che della libertà del software, della credibilità democratica dell'Unione Europea.


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Da www.punto-informatico.it/

Brevetti software: un nodo da sciogliere di Lucio Stanca

09/03/05 - Commenti - Roma - La questione è a dir poco amletica e per i suoi contenuti non può neppure avvalersi di precedenti, data l'evoluzione delle tecnologie dell'innovazione digitale, e va esaminata quasi in termini cronacistici prima di addentrarsi sullo scenario in cui essa si colloca.
Lo scorso 17 febbraio la Conferenza dei capigruppo del Parlamento Europeo approvava all'unanimità la richiesta alla Commissione UE di azzerare l'iter legislativo e di ripresentarne il testo della proposta di "Direttiva sulla brevettabilità delle invenzioni attuate a mezzo di elaboratori elettronici", detta comunemente "Direttiva per la brevettabilità del software". Ma la richiesta non è stata accolta dalla Commissione UE che, al Consiglio Competitività appena tenutosi a Bruxelles, ha deciso di rinviare la bozza alla seconda lettura del Parlamento Europeo.

Certamente si tratta di un cammino lungo, cominciato nel 2002, e non facile. Basterà ricordare l'acceso dibattito e i numerosi emendamenti del Parlamento, il compromesso faticosamente raggiunto nel Consiglio Competitività del 18 maggio scorso ed i recenti rinvii, richiesti dalla Polonia, al via libera verso la seconda lettura in Parlamento.

Il Governo italiano è stato ed è protagonista in questo dibattito e non aveva approvato, con la sua astensione, il testo votato il 18 maggio 2004. Un'astensione motivata, da un lato, dalla nostra condivisione della necessità di una direttiva che regolamentasse ed armonizzasse a livello comunitario una materia così importante e delicata; ma, dall'altro, dalla nostra insoddisfazione per un testo che, pur rappresentando un netto passo avanti rispetto all'incertezza attuale, conteneva ancora ambiguità tali da non consentire di raggiungere a pieno quegli obiettivi di chiarezza ed omogeneità che stanno all'origine della direttiva stessa. Questa la cronistoria dell'iter della Direttiva.

Credo che di fronte ad un tema tanto controverso sia utile fare un po' di chiarezza e, soprattutto, cercare di comprendere le ragioni di tanto dibattito pubblico e politico che spesso si è radicalizzato in un troppo semplicistico "brevettabilità sì - brevettabilità no", quando il problema, come la tecnologia, è ben più articolato e complesso.

Proverò a farlo con un approccio scevro da echi "ideologici" tra i diversi e tutti legittimi interessi in gioco, partendo dalla situazione esistente.

La disciplina vigente è basata sugli articoli 52/2 e /3 della Convenzione di Monaco sul brevetto europeo che, da un lato, include i programmi per elaboratore fra i ritrovati non considerati come invenzione e, quindi, non affidati alla protezione brevettuale bensì a quella del diritto d'autore; ma, dall'altro, tempera questa disposizione, precisando che la loro brevettabilità è esclusa solo quando i programmi siano rivendicati nel brevetto "come tali".

Questa disciplina, che risale agli anni '70, ulteriormente attenuata dagli accordi TRIPS del 1994, di fronte alle attuali dinamiche produttive e alla corsa della tecnologia appare giuridicamente inadeguata e con ampie zone grigie, tanto da aver dato origine a prassi applicative molto disomogenee tra gli Stati membri ed a margini interpretativi che hanno portato ad alcune decine di migliaia di brevetti software in Europa.

Da qui deriva la necessità e l'urgenza di un intervento regolatorio, in assenza del quale non potrebbe che proseguire la tendenza attuale.

L'espansione e la pervasività del digitale ha esteso il perimetro di applicazione del software ed oggi in molte industrie, dall'informatica alle telecomunicazioni, dall'elettronica di consumo all'elettromedicale, dall'avionica all'automobile, si utilizza software per realizzare funzionalità un tempo eseguite con dispositivi meccanici, elettrici, elettromeccanici o elettronici, tradizionalmente brevettabili e che rappresentano in molti casi elementi di vantaggio competitivo.

D'altro canto, il non porre chiari confini a protezione delle invenzioni non tecniche, delle soluzioni per attività commerciali (business methods) e dei software "puri" porterebbe a distorsioni della concorrenza a sfavore delle piccole e medie imprese operanti nell'industria del software, ricchezza del nostro Paese, e dell'"open software community", ad inaccettabili limiti al progresso tecnologico e ad un vincolo sulla strada dell'Agenda di Lisbona.

Vi sono, perciò, condizioni alle quali è giusto rispondere con la protezione brevettuale, ma a patto che siano dettagliatamente esplicitati e corredati da casi ed esempi i termini di applicabilità industriale, di novità, di inventiva, di interoperabiltà e di contributo tecnico effettivo. Ed altrettanto chiaramente esplicitato deve essere che un programma per elaboratore, o una sua parte, in quanto tale ed in qualunque forma non può costituire una invenzione brevettabile.

E qui si coglie la necessità, ma anche l'obiettiva difficoltà, a porre regole chiare e valide per tutti ad un mondo complesso e sottoposto da un inarrestabile tasso di cambiamento tecnologico, componendo le esigenze di garantire ritorni agli investimenti in R&S e di aprire il mercato del software alla concorrenza e all'innovazione.

Mi auguro che il secondo esame della proposta di direttiva da parte del Parlamento Europeo consenta, non solo quell'ulteriore approfondimento, ma anche quelle modifiche che abbiamo già sostenuto nel corso della prima fase dell'esame in Consiglio.

Lucio Stanca
Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie

 

 


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