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IN QUESTO NUMERO
FORUM PA NET n. 149 di martedì 22 febbraio 2005 (58923 iscritti)
   
Arrow Pubbliche amministrazioni, valori e qualità della vita
Arrow La relazione annuale del Garante per la tutela dei dati personali
Arrow Idee in Comune, le cose che possiamo fare insieme
Arrow Rapporto annuale 2004 del DPS sugli interventi nelle aree sottoutilizzate
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Cose
La relazione annuale del Garante per la tutela dei dati personali
Una relazione al Parlamento particolarmente importante quella presentata lo scorso 9 febbraio dall'Autorità Garante della Privacy, per l'anno 2004. Importante perché, presentata come nota conclusiva del mandato del Collegio, traccia un bilancio non solo per l'anno appena trascorso, ma per l'intero quadriennio, se non addirittura per intero arco di vita dell'Authority.
La relazione diviene così un momento per fare il punto sullo stato di attuazione del Codice in materia di protezione dei dati personali, per fornire cifre e statistiche sull'attività del Garante, che continua ad acquisire competenze sempre più complesse seguendo l'andamento delle nuove frontiere verso cui le tecnologie spingono la società; ma è anche l'occasione per presentare la struttura vera e propria e i traguardi raggiunti in termini di bilancio, di efficienza, di organizzazione e di disponibilità alla cooperazione: un incremento di produttività che ha toccato punte del 100%.

Nel suo discorso di presentazione il Presidente Stefano Rodotà pone l'accento sui traguardi raggiunti, sottolineando l'attenzione che il Garante ha sempre avuto verso tutti gli aspetti della tutela della privacy, dalle nuove tecnologie alla bioetica, passando per il credito al consumo e le comunicazioni. Attenzione non sempre supportata e coadiuvata dalle pubbliche amministrazioni, in particolar modo da alcuni ministeri, accusati di "disattenzione" verso l'Authority. Nonostante la legge imponga loro di consultare il Garante per la produzione di norme che interessano i dati personali, troppo spesso queste consultazioni mancano, viziando l'atto e rendendolo suscettibile di impugnazione e invalidità.
Rodotà ha poi parlato delle nuove tecnologie e di come esse non siano per principio in contrasto con il diritto alla privacy e di come, anzi, in molti casi, possano essere di supporto alle attività del Garante: si pensi solo ai vantaggi che potrà arrecare la nuova procedura per le notificazioni con impiego della firma digitale. È, però, necessario rendere sicuri i nuovi prodotti tecnologici che la ricerca ed il mercato producono, esattamente come si fa per tutti gli altri tipi di prodotti, in modo da poter essere in grado di garantire, in qualsiasi situazione, il "diritto di uscita di ogni cittadino, ovvero la possibilità di revocare l'autorizzazione al trattamento dei propri dati personali, precedentemente concesso, e tornare così ad avere il pieno controllo sul flusso di ciò che ci è sempre appartenuto: i nostri dati personali".

Riportiamo un passo del discorso del Garante, in cui emerge con forza l'affermazione del diritto alla privacy come diritto fondamentale e costituzionale, anche alla luce del recente progetto di riforma costituzionale presentato alla Camera e del Trattato per la Costituzione Europea, a cui dovrebbe rispondere una maggiore coerenza comportamentale, in materia di risorse e attenzione istituzionale.

"Pensavamo di discutere soltanto di protezione dei dati. In realtà, ci stavamo occupando di temi che riguardano il destino delle nostre società, il loro presente e soprattutto il loro futuro. Abbiamo affrontato questioni di sicurezza interna e internazionale, di genetica e di salute, del credito e delle telecomunicazioni, del funzionamento del mercato e dell'organizzazione dell'impresa, del sistema dei media e del rapporto tra tecnologie e politica, della nuova dimensione della libertà personale, della libertà d'espressione e di circolazione. L'intero orizzonte dei temi di questi tempi difficili è davanti ai nostri occhi. Emerge un legame profondo tra libertà, eguaglianza, democrazia, dignità e privacy, che ci impone di guardare a quest'ultima al di là della sua storica definizione come diritto ad essere lasciato solo.
Senza una forte tutela delle loro informazioni, le persone rischiano sempre di più d'essere discriminate per le loro opinioni, credenze religiose, condizioni di salute: la privacy si presenta così come un elemento fondamentale della società dell'eguaglianza. Senza una forte tutela dei dati riguardanti i loro rapporti con le istituzioni o l'appartenenza a partiti, sindacati, associazioni, movimenti, i cittadini rischiano d'essere esclusi dai processi democratici: così la privacy diventa una condizione essenziale per essere inclusi nella società della partecipazione. Senza una forte tutela del "corpo elettronico", dell'insieme delle informazioni raccolte sul nostro conto, la stessa libertà personale è in pericolo e si rafforzano le spinte verso la costruzione di una società della sorveglianza, della classificazione, della selezione sociale: diventa così evidente che la privacy è uno strumento necessario per salvaguardare la società della libertà . Senza una resistenza continua alle microviolazioni, ai controlli continui, capillari, oppressivi o invisibili che invadono la stessa vita quotidiana, ci ritroviamo nudi e deboli di fronte a poteri pubblici e privati: la privacy si specifica così come una componente ineliminabile della società della dignità".

Scarica la relazione 2004 ed il discorso del Presidente Stefano Rodotà

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