CASI
FORUM PA NET n.138 di
martedì 28 settembre 2004
 
Città digitali 2004
Lo scorso 23 settembre si è tenuta l'attesa presentazione del rapporto annuale del Censis "Città digitali" sulla presenza delle Regioni e degli Enti locali in Internet.
Al di là delle gettonatissime classifiche dei siti, che vedono in prima fila grandi città come Torino, Bologna, Firenze e Roma, città medie di lunga tradizione tecnologica come Modena o new entry come Como, la ricerca presenta uno spaccato prezioso della nuova Pubblica Amministrazione.

Riportiamo alcuni passaggi dal capitolo introduttivo prima di darvi il link per scaricare l'intero documento:

……….Al 2004 non esiste regione, provincia o comune capoluogo che non abbia una propria finestra istituzionale, rappresentata da un sito Internet sottoposto a costante aggiornamento. Il mosaico dell'informazione istituzionale è un complesso articolato di siti indipendenti e sottodomini: a partire dal sito istituzionale i contenuti sono organizzati in insiemi e sottoinsiemi, nuclei di senso parzialmente autonomi legati alla medesima matrice istituzionale. Rispetto allo scorso anno, la crescita di queste nuove forme di organizzazione è evidente: se nel 2002 solo il 15% degli enti provinciali strutturava le informazioni in più siti indipendenti, oggi questa soluzione è adottata da circa il 46% delle province (tab. 2). Solo 3 regioni su 20 mantengono la struttura classica del sito nucleare. I siti sono dunque "cornucopie" ricche di contenuti, la cui ricchezza e multiformità è sintomo della crescente fiducia risposta in questo mezzo dalle PA. La morfologia di un sito istituzionale ha a che fare con l'organizzazione interna di una amministrazione: più siti indipendenti corrispondono a più redazioni, ciascuna con proprie regole e responsabilità. Ciò pone questioni importanti, come quelle legate alla gestione della complessità, al decentramento delle redazioni, alla formazione del personale, riorganizzazione delle strutture, scelta dei software di pubblicazione. La diffusione dei siti Internet è pertanto oggi da guardare soprattutto come fenomeno interno a ciascuna realtà territoriale: crescita del numero delle pagine pubblicate, numero dei
settori amministrativi coinvolti nella pubblicazione, numero di siti indipendenti dal sito principale ma ad esso logicamente correlati.
Il maggior coinvolgimento della leadership locale nelle scelte connesse a fattori organizzativi interni, evidenzia il diffondersi di una maggiore consapevolezza dello stretto legame tra tecnologia e "fattore umano", che spinge le amministrazioni a progettare i servizi on line con maggiore attenzione a fattori organizzativi interni ed esigenze esterne : il medesimo impegno alla pubblicazione di informazioni e al loro aggiornamento è esteso a tutti i settori amministrativi, non solo ai più vivaci e "innovativi". L'organizzazione delle informazioni assume spesso un'ottica centrata sull'utente e sulle sue modalità di navigazione. Più attenzione è posta anche alla qualità dell'accesso ai siti, sebbene la "piena accessibilità" rappresenti ancora un miraggio. I servizi di tipo transattivo, che consentono di completare on line la procedura di fruizione, compaiono con prudenza, ma in una prospettiva di sempre maggiore integrazione. Questo vuol dire che le amministrazioni si sono impegnate a ragionare maggiormente sulle direzioni della loro presenza on line: a questo scopo vengono indetti corsi o seminari formativi per i dipendenti e per i dirigenti, vengono prodotte e assunte linee guida.
La grande partecipazione al bando di e-democracy previsto dal documento di avvio della Seconda Fase del Piano Nazionale di e-government promossa dal Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie mostra come una delle direzioni di cambiamento sia rappresentata dalla ricerca di un nuovo rapporto e un nuovo dialogo con i cittadini, sul tema dei servizi come sulle scelte politiche locali. Anche in questo caso l'impegno è preso e si attendono risultati per l'immediato futuro. La propensione dei cittadini alla partecipazione, finora secondaria rispetto alla ricerca di informazioni, come testimoniato dal recente rapporto di Rur-Censis "e-democracy: un'opportunità per tutti?", potrebbe crescere a fronte di una chiara presa di responsabilità di amministratori e funzionari a rispondere alle istanze, quindi a fronte di una percezione di reale capacità di incidere sulle decisioni
e sulle scelte della PA di riferimento. La chiusura della Prima Fase del Piano Nazionale di e-government e l'apertura della Seconda Fase hanno impresso un diverso corso alle esperienze telematiche territoriali. Sono in particolare le occasioni di partecipazione ai bandi (per i servizi a cittadini e imprese, per l'e- democracy) che hanno arricchito le riflessioni, grazie alla produzione di
modelli e standard, e consentito la condivisione tra esperienze diverse attraverso la cooperazione tra più amministrazioni. E' più chiaro rispetto al passato il valore che la telematica può avere come supporto alla cooperazione, sul territorio e oltre. I progetti possono essere condivisi tra più amministrazioni, possono essere "adottati" in forma di riuso. Anche le soluzioni tecnologiche e organizzative possono essere innovative e create ad hoc, grazie alla mobilitazione delle competenze presenti sul territorio. Lo sguardo "regionalizzato" alle diverse esperienze conferma una
divaricazione delle esperienze tra il Centro-Nord, dove nascono le esperienze più innovative, e il Sud di Italia, dove permangono ritardi. C'è evidentemente un problema di priorità e di risorse che impedisce all'e-government di diventare un fenomeno omogeneo. I siti Internet delle pubbliche amministrazioni locali sono nati da spinte diverse: da un lato lo spontaneismo, dei "pionieri", in particolare città medie e grandi del Centro- Nord, dall'altro la programmazione, di livello nazionale e regionale, ma anche provinciale e comunale. La spinta vincente attualmente è nella "viralità" della diffusione delle iniziative e delle esperienze innovative, diversa a seconda della rete di rapporti intessuti sul territorio. Dove si è creata una rete di cooperazione locale, come ad esempio nei Centri Regionali di competenza, sono poste le basi e le regole per cui le singole iniziative possano integrarsi e scambiarsi soluzioni tra loro: spazi per la messa in comune di progetti e competenze tra i vari soggetti, con la creazione, ad esempio, di centri di eccellenza e competenza cui facciano riferimento soggetti pubblici ma anche privati; laboratori, processi di apprendimento collaborativo con l'obiettivo di creare legami e senso di comunità tra persone che si occupano dei medesimi temi o fra realtà simili. Questo favorisce la crescita del capitale sociale del territorio, oltre a predisporre un sistema di relazioni da attivare facilmente nel momento in cui si decida di dare vita a progetti o in occasione della presa di decisioni. Le regioni più innovative risultano quelle dove gli enti più avanzati continuano a cercare proprie soluzioni agendo di anticipo e in piena
autonomia, offrendo la propria esperienza a beneficio degli altri enti con cui entrano in relazione, che possono trarne beneficio in un'ottica di condivisione e riuso: si contribuisce in tal modo a dare equilibrio alle esperienze territoriali. Dove invece queste relazioni mancano o mancano di stabilità e risorse, si accumulano i ritardi più preoccupanti.

Per scaricare l'intera ricerca www.rur.it (è necessaria la registrazione al sito che è però gratuita ed immediata).


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