Lo scorso 17 giugno il Censis ha presentato in un affollato seminario
una ricerca sulla e-democracy che mi pare particolarmente stimolante. Partendo
dalle considerazioni generali sullo stato della partecipazione democratica
e sulle condizioni di "digitalizzazione" dei cittadini italiani
si fa il punto sull'offerta di servizi in rete e sul grado di coinvolgimento
e di integrazione che i siti pubblici permettono per stimolare il cittadino
a guardare con minor diffidenza e sfiducia le istituzioni e dall'altra parte
per minimizzare le disuguaglianze e favorire l'inclusione sociale.
La ricerca, di cui vi proponiamo qui di seguito l'introduzione, si chiude
con una "classifica" dei siti pubblici ci città, province
e regioni secondo la ben nota metodologia dell'"OCID" (Osservatorio
città digitali).
Per scaricare la ricerca : www.censis.it
(è gratuita, ma è necessaria la registrazione al sito).
Considerazioni di sintesi: e-democracy nuova frontiera della politica?
C'è un ruolo delle ICT ancora tutto da esplorare, che riguarda
l'interazione sociale e la partecipazione politica. La deriva mediatica
che investe sempre più la sfera politico-istituzionale, da un certo
punto di vista amplifica e moltiplica la potenza di fuoco informativa
ma non ha la possibilità di creare un vero e proprio circuito di
comunicazione fra i portatori di interessi e coloro che se ne fanno leader.
In tutte le democrazie avanzate l'affermarsi di un accentuato individualismo
delle opinioni e dei comportamenti non trova altro strumento di rappresentanza
che nella generica adesione agli eventi mediatici. Il funzionamento della
democrazia comporta invece un "fluire" delle opinioni in modo
interattivo, la creazione di circuiti comunitari basati su valori condivisi,
la possibilità di valutare gli esiti delle politiche annunciate
e i meccanismi di funzionamento del potere.
Anche per tale ragione prende forma un interesse a sviluppare strumenti
capaci non solo di minimizzare l'impegno dei cittadini ad assolvere gli
obblighi imposti dalla convivenza civile ma, anche, di alimentare un circuito
di coinvolgimento e integrazione. I due termini della e-democracy divengono
quindi quelli di stimolare il cittadino a guardare con minor diffidenza
e sfiducia le istituzioni e dall'altra parte a minimizzare le disuguaglianze
e favorire l'inclusione sociale.
Sono molteplici gli strumenti cui le nuove tecnologie possono dare impulso,
sia da un punto di vista strettamente funzionale che al fine di rendere
più facile la realizzazione di processi complessi. Da tempo ci
si cimenta nelle sperimentazioni del voto elettronico, prefigurando un
maggiore utilizzo del giudizio personalizzato del singolo cittadino nel
raggiungimento di specifiche decisioni che lo riguardano.
Altrettanto sperimentale e pur esistente è lo sviluppo di strumenti
telematici in grado di amplificare la trasparenza dei processi decisionali
nella Pubblica Amministrazione. Alla base della democrazia c'è
infatti la governabilità ma anche il controllo sulla correttezza
delle scelte che vengono operate da chi ha responsabilità istituzionali.
Ma la funzione strategica che potrà assumere l'e-democracy ha una
portata ancora superiore. Infatti le relazioni biunivoche fra cittadino
e istituzioni non sono sufficienti a identificare una democrazia compiuta.
E' invece l'ars associandi il vero fondamento della pienezza democratica.
Sono le relazioni che fanno comunità di interessi, di territorio,
di impresa, multiculturale, di solidarietà, di reti sociali, ecc.
le basi vere di una democrazia sempre più solitaria e individualista.
Proprio nell'Italia del frammento, che accentua la sua molecolarità
quasi fosse un processo inarrestabile, favorire in ogni forma, anche quella
virtuale, l'aggregazione e l'interazione non è solo utile ma sembra
un passaggio che la politica non potrà a lungo eludere.
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