2° monitoraggio nazionale sullo stato di attuazione
della Legge 150/2000 che disciplina le attività di comunicazione
e informazione della Pubblica Amministrazione
Settembre 2003
Dipartimento della Funzione Pubblica; Associazione Comunicazione
Pubblica, Scuola superiore della P.A. - Pragmatica
Introduzione
Dopo il primo monitoraggio svolto nel 2002, anche quest'anno
l'Associazione Italiana
della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, d'intesa con
il Dipartimento della Funzione
Pubblica e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione,
ha coinvolto gli Enti
Pubblici e le Istituzioni Italiane con una seconda indagine
per monitorare le attività finora
svolte nell'adempimento degli obblighi previsti dalla Legge
150 e per identificare gli
eventuali ostacoli incontrati.
L'obiettivo principale della ricerca è stato quello
di misurare, sulla base delle
dichiarazioni degli enti, quanto sia variato negli ultimi
2 anni il livello di recepimento della
legge, l'effettiva organizzazione e attivazione delle strutture,
del personale, dei corsi di
formazione, oltre che gli ostacoli, i problemi e le difficoltà
incontrate dagli enti per
ottemperare alle direttive dalla Legge 150.
Principali risultati dell'indagine
Il secondo monitoraggio sull'attuazione delle Legge 150/2000
evidenzia un quadro nel complesso
positivo per quanto riguarda il recepimento delle direttive
e del piano attuativo.
Il punto rispetto al quale va certamente rivolta la maggiore
attenzione è la sostanziale difficoltà dei
piccoli comuni - che quest'anno hanno partecipato numerosi
all'indagine - ad organizzare ed attivare le varie strutture
operative e le figure professionali adibite alla comunicazione,
così come sono attualmente previste dalla legge.
Le aree del Nord-Est e Centro Italia si confermano anche quest'anno
quelle maggiormente impegnate nel processo ormai avviato da
tempo di interiorizzazione della Legge 150, ma quest'anno
le differenze rispetto al Sud appaiono davvero minime.
Le amministrazioni pubbliche di maggiori dimensioni - regioni,
province, grandi comuni, Asl, Camere di Commercio - evidenziano
anche quest'anno per tutti gli aspetti rilevati un elevato
recepimento formale e sostanziale della Legge 150.
Nonostante il periodo di rilevazione estivo, quest'anno le
interviste raccolte sono state 895, ben 166 in più
rispetto al 2002, a conferma che gli enti pubblici italiani
considerano sempre più importante questo appuntamento
annuale, ed anzi spesso sfruttano l'occasione per stilare
un quadro complessivo delle proprie attività di comunicazione
che quasi sempre viene mantenuto internamente agli atti.
Principali risultati dell'indagine
Passiamo ai risultati quantitativi.
Nel complesso l'opinione degli enti sul livello di recepimento
della legge 150 si conferma elevata (85%). Rispetto al
2002, nel 2003 l'incremento è piuttosto modesto (+2%),
gli enti sono ancora in una fase di "work in progress"
poiché nel 2003 dichiarano di avere avuto difficoltà
finanziarie e carenze di personale, soprattutto i comuni di
piccole dimensioni appaiono più in difficoltà
(27% la percezione di non recepimento). Poche differenze tra
nord e sud Italia.
Il principale ostacolo al recepimento della legge è
quest'anno la "carenza di personale" (45% nel complesso,
54% per i piccoli comuni) e le ristrettezze economiche (27%).
Il 29% degli enti afferma di avere svolto almeno parzialmente
le attività previste dalla legge, anche se seguendo
procedure o forme organizzative non inquadrate nel piano attuativo.
Il 38% degli enti dichiara ancora "non risolti"
i problemi che hanno ostacolato il recepimento della Legge
150.
Se nel 2002 le azioni svolte dagli enti per promuovere
la Legge 150 erano state prevalentemente
di tipo burocratico-formale (atti 27%, delibere 23%), nel
2003 si è invece passati alle azioni concrete (corsi
di formazione 45%, comunicazione ai cittadini 29%, incarichi
professionali esterni 19%
). Da sottolineare che nel
2003 la quota di enti che non ha svolto alcuna attività
è diminuita al 16%, rispetto al 36% del 2002.
Si evidenzia un incremento degli sportelli per le imprese
(70%, +5% rispetto al 2002) e per i giovani (56%, +6% rispetto
al 2002). Alcune strutture operative attivate (uffici
stampa, uffici del portavoce, strutture informatiche) sembrano
invece in lieve flessione rispetto al 2002, gli URP sono attivati
nell'85% degli enti (-2%). In realtà questi dati medi
risentono dell'elevato numero di piccoli comuni che nel 2003
hanno partecipato all'indagine, i quali hanno avuto le maggiori
difficoltà di attivazione. Al contrario i dati degli
altri enti (Regioni, Province, grandi Comuni, Asl, Cciaa)
evidenziano nel 2003 un generale incremento di tutte le strutture
operative attivate rispetto al 2002.
Anche per l'attivazione delle strutture operative i principali
problemi sono la carenza di personale (50%, +33%
rispetto al 2002) e di risorse economiche (48%, -7%), seguite
dalle difficoltà di tipo logistico (34%), dai problemi
di coordinamento interno (26%) e dalla carenza di formazione
e competenze specifiche (23%). Il 31% degli enti afferma che
rispetto al 2002, nel 2003 i problemi non sono stati risolti,
per il 56% la soluzione è stata solo parziale.
Le figure professionali della comunicazione - capi
ufficio stampa, addetti stampa, portavoce e
comunicatori pubblici - sono inserite stabilmente nella maggior
parte degli enti di grandi dimensioni
(regioni, province, Asl e Cciaa), mentre nei comuni, soprattutto
quelli piccoli, si nota una certa flessione della loro presenza
rispetto al 2002.
Le figure professionali vengono assunte nel 57% dei casi con
incarichi professionali, nel 52% tramite selezione interna,
i concorsi pubblici sono al 14%. In media una figura su 2
è inserita formalmente negli schemi organizzativi degli
enti, mentre i contratti aziendali specifici sono meno frequenti
(35% per i portavoce, 27% per gli addetti stampa, 22% per
i capi ufficio stampa, 8% per i comunicatori pubblici).
La formazione registra un notevole incremento, il
47% degli enti (+17% rispetto al 2002)
hanno attivato i corsi di formazione previsti dalla Legge
150. In questo caso l'attivazione è
aumentata per tutti gli enti, sebbene i piccoli comuni siano
ancora una volta in difficoltà (il 68%
non ha attivato né programmato alcun corso).
I problemi incontrati per attivare i corsi sono ancora una
volta soprattutto di tipo economico
(38%), ma spesso sono indicati anche i numerosi impegni delle
attività quotidiane (26%). Un
ente su 2 afferma che i problemi non sono stati risolti rispetto
al 2002.
Rispetto ai contenuti della comunicazione, è stato
chiesto agli enti se vengono veicolate
informazioni relative all'Europa, alle sue istituzione ed
attività. Il 49% degli enti ha effettuato
nel 2003 attività di comunicazione riguardo l'Unione
Europea, i programmi di sviluppo, le
opportunità economiche ed i sostegni alle realtà
locali.
Comunicano di più gli enti di grandi dimensioni - Regioni,
Province, Camere di Commercio, ed
i grandi Comuni - il centro-sud è in questo caso più
attivo del nord.
Internet è certamente lo strumento più utilizzato
per comunicare l'Europa (65%), ed i settori
rispetto ai quali si è focalizzata l'informazione sono
in prevalenza l'economia (accesso a
finanziamenti 56%, opportunità di investimenti 24%)
e la promozione culturale-turistica locale
(34%).
Se è vero che le nuove tecnologie di comunicazione
interattive e online sono ormai una
realtà consolidata presso gli enti pubblici italiani
(oltre il 90% degli enti ha un proprio sito
Internet), stenta invece a diffondersi l'abitudine di monitorare
l'efficacia e l'efficienza dei piani
di comunicazione annuali mediante strumenti idonei. Solo il
16% degli enti ha attivato sistemi
di monitoraggio permanenti, il 32% ritiene probabile l'attivazione
in futuro, ma il 45% non ha né
attivato né programmato il monitoraggio (+17% rispetto
al 2002).
In linea con lo spirito di interazione e dialogo costruttivo
con cui è stato concepito questo
monitoraggio, gli enti intervistati hanno sottolineato anche
quest'anno alcuni punti di
debolezza della Legge 150.
Così com'è, la Legge 150 risulta innanzi tutto
sovradimensionata per gli Enti di piccole
dimensioni (57%), il 52% degli intervistati lamenta l'assenza
di incentivi e finanziamenti, per il
34% un altro punto di debolezza è che non sono previsti
criteri concreti di applicazione, modi e
tempi di verifica.
Il 29% degli enti sottolinea come i titoli richiesti agli
operatori siano troppo rigidi da una parte,
ed i profili professionali non abbiano precisi inquadramenti
contrattuali / economici dall'altra.
Infine il 16% suggerisce che per ogni ente ci vorrebbe una
struttura centrale di coordinamento,
che eviti conflitti e sovrapposizioni operative negli enti
grandi, e che accentri le funzioni negli
enti piccoli.
Solo il 6% degli intervistati non ha segnalato alcun punto
di debolezza della Legge 150.
Per leggere tutta la ricerca consultate il sito dell'Associazione
comunicazione pubblica :
http://www.compubblica.it/binary/compubblica/indagini/Ricerca_completa_2003_legge_150_18_set_03.8949_0476_1.pdf
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