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CASI
FORUM PA NET n.100 di
martedì 23 settembre 2003
 
Il sondaggio sull'applicazione della legge 150.
2° monitoraggio nazionale sullo stato di attuazione della Legge 150/2000 che disciplina le attività di comunicazione e informazione della Pubblica Amministrazione
Settembre 2003

Dipartimento della Funzione Pubblica; Associazione Comunicazione Pubblica, Scuola superiore della P.A. - Pragmatica

Introduzione
Dopo il primo monitoraggio svolto nel 2002, anche quest'anno l'Associazione Italiana
della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, d'intesa con il Dipartimento della Funzione
Pubblica e la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, ha coinvolto gli Enti
Pubblici e le Istituzioni Italiane con una seconda indagine per monitorare le attività finora
svolte nell'adempimento degli obblighi previsti dalla Legge 150 e per identificare gli
eventuali ostacoli incontrati.
L'obiettivo principale della ricerca è stato quello di misurare, sulla base delle
dichiarazioni degli enti, quanto sia variato negli ultimi 2 anni il livello di recepimento della
legge, l'effettiva organizzazione e attivazione delle strutture, del personale, dei corsi di
formazione, oltre che gli ostacoli, i problemi e le difficoltà incontrate dagli enti per
ottemperare alle direttive dalla Legge 150.

Principali risultati dell'indagine
Il secondo monitoraggio sull'attuazione delle Legge 150/2000 evidenzia un quadro nel complesso
positivo per quanto riguarda il recepimento delle direttive e del piano attuativo.
Il punto rispetto al quale va certamente rivolta la maggiore attenzione è la sostanziale difficoltà dei
piccoli comuni - che quest'anno hanno partecipato numerosi all'indagine - ad organizzare ed attivare le varie strutture operative e le figure professionali adibite alla comunicazione, così come sono attualmente previste dalla legge.
Le aree del Nord-Est e Centro Italia si confermano anche quest'anno quelle maggiormente impegnate nel processo ormai avviato da tempo di interiorizzazione della Legge 150, ma quest'anno le differenze rispetto al Sud appaiono davvero minime.
Le amministrazioni pubbliche di maggiori dimensioni - regioni, province, grandi comuni, Asl, Camere di Commercio - evidenziano anche quest'anno per tutti gli aspetti rilevati un elevato recepimento formale e sostanziale della Legge 150.
Nonostante il periodo di rilevazione estivo, quest'anno le interviste raccolte sono state 895, ben 166 in più rispetto al 2002, a conferma che gli enti pubblici italiani considerano sempre più importante questo appuntamento annuale, ed anzi spesso sfruttano l'occasione per stilare un quadro complessivo delle proprie attività di comunicazione che quasi sempre viene mantenuto internamente agli atti.

Principali risultati dell'indagine
Passiamo ai risultati quantitativi.
Nel complesso l'opinione degli enti sul livello di recepimento della legge 150 si conferma elevata (85%). Rispetto al 2002, nel 2003 l'incremento è piuttosto modesto (+2%), gli enti sono ancora in una fase di "work in progress" poiché nel 2003 dichiarano di avere avuto difficoltà finanziarie e carenze di personale, soprattutto i comuni di piccole dimensioni appaiono più in difficoltà (27% la percezione di non recepimento). Poche differenze tra nord e sud Italia.
Il principale ostacolo al recepimento della legge è quest'anno la "carenza di personale" (45% nel complesso, 54% per i piccoli comuni) e le ristrettezze economiche (27%). Il 29% degli enti afferma di avere svolto almeno parzialmente le attività previste dalla legge, anche se seguendo procedure o forme organizzative non inquadrate nel piano attuativo. Il 38% degli enti dichiara ancora "non risolti" i problemi che hanno ostacolato il recepimento della Legge 150.
Se nel 2002 le azioni svolte dagli enti per promuovere la Legge 150 erano state prevalentemente
di tipo burocratico-formale (atti 27%, delibere 23%), nel 2003 si è invece passati alle azioni concrete (corsi di formazione 45%, comunicazione ai cittadini 29%, incarichi professionali esterni 19%…). Da sottolineare che nel 2003 la quota di enti che non ha svolto alcuna attività è diminuita al 16%, rispetto al 36% del 2002.

Si evidenzia un incremento degli sportelli per le imprese (70%, +5% rispetto al 2002) e per i giovani (56%, +6% rispetto al 2002). Alcune strutture operative attivate (uffici stampa, uffici del portavoce, strutture informatiche) sembrano invece in lieve flessione rispetto al 2002, gli URP sono attivati nell'85% degli enti (-2%). In realtà questi dati medi risentono dell'elevato numero di piccoli comuni che nel 2003 hanno partecipato all'indagine, i quali hanno avuto le maggiori difficoltà di attivazione. Al contrario i dati degli altri enti (Regioni, Province, grandi Comuni, Asl, Cciaa) evidenziano nel 2003 un generale incremento di tutte le strutture operative attivate rispetto al 2002.
Anche per l'attivazione delle strutture operative i principali problemi sono la carenza di personale (50%, +33% rispetto al 2002) e di risorse economiche (48%, -7%), seguite dalle difficoltà di tipo logistico (34%), dai problemi di coordinamento interno (26%) e dalla carenza di formazione e competenze specifiche (23%). Il 31% degli enti afferma che rispetto al 2002, nel 2003 i problemi non sono stati risolti, per il 56% la soluzione è stata solo parziale.
Le figure professionali della comunicazione - capi ufficio stampa, addetti stampa, portavoce e
comunicatori pubblici - sono inserite stabilmente nella maggior parte degli enti di grandi dimensioni
(regioni, province, Asl e Cciaa), mentre nei comuni, soprattutto quelli piccoli, si nota una certa flessione della loro presenza rispetto al 2002.
Le figure professionali vengono assunte nel 57% dei casi con incarichi professionali, nel 52% tramite selezione interna, i concorsi pubblici sono al 14%. In media una figura su 2 è inserita formalmente negli schemi organizzativi degli enti, mentre i contratti aziendali specifici sono meno frequenti (35% per i portavoce, 27% per gli addetti stampa, 22% per i capi ufficio stampa, 8% per i comunicatori pubblici).

La formazione registra un notevole incremento, il 47% degli enti (+17% rispetto al 2002)
hanno attivato i corsi di formazione previsti dalla Legge 150. In questo caso l'attivazione è
aumentata per tutti gli enti, sebbene i piccoli comuni siano ancora una volta in difficoltà (il 68%
non ha attivato né programmato alcun corso).
I problemi incontrati per attivare i corsi sono ancora una volta soprattutto di tipo economico
(38%), ma spesso sono indicati anche i numerosi impegni delle attività quotidiane (26%). Un
ente su 2 afferma che i problemi non sono stati risolti rispetto al 2002.
Rispetto ai contenuti della comunicazione, è stato chiesto agli enti se vengono veicolate
informazioni relative all'Europa, alle sue istituzione ed attività. Il 49% degli enti ha effettuato
nel 2003 attività di comunicazione riguardo l'Unione Europea, i programmi di sviluppo, le
opportunità economiche ed i sostegni alle realtà locali.
Comunicano di più gli enti di grandi dimensioni - Regioni, Province, Camere di Commercio, ed
i grandi Comuni - il centro-sud è in questo caso più attivo del nord.
Internet è certamente lo strumento più utilizzato per comunicare l'Europa (65%), ed i settori
rispetto ai quali si è focalizzata l'informazione sono in prevalenza l'economia (accesso a
finanziamenti 56%, opportunità di investimenti 24%) e la promozione culturale-turistica locale
(34%).

Se è vero che le nuove tecnologie di comunicazione interattive e online sono ormai una
realtà consolidata presso gli enti pubblici italiani (oltre il 90% degli enti ha un proprio sito
Internet), stenta invece a diffondersi l'abitudine di monitorare l'efficacia e l'efficienza dei piani
di comunicazione annuali mediante strumenti idonei. Solo il 16% degli enti ha attivato sistemi
di monitoraggio permanenti, il 32% ritiene probabile l'attivazione in futuro, ma il 45% non ha né
attivato né programmato il monitoraggio (+17% rispetto al 2002).
In linea con lo spirito di interazione e dialogo costruttivo con cui è stato concepito questo
monitoraggio, gli enti intervistati hanno sottolineato anche quest'anno alcuni punti di
debolezza della Legge 150.

Così com'è, la Legge 150 risulta innanzi tutto sovradimensionata per gli Enti di piccole
dimensioni (57%), il 52% degli intervistati lamenta l'assenza di incentivi e finanziamenti, per il
34% un altro punto di debolezza è che non sono previsti criteri concreti di applicazione, modi e
tempi di verifica.
Il 29% degli enti sottolinea come i titoli richiesti agli operatori siano troppo rigidi da una parte,
ed i profili professionali non abbiano precisi inquadramenti contrattuali / economici dall'altra.
Infine il 16% suggerisce che per ogni ente ci vorrebbe una struttura centrale di coordinamento,
che eviti conflitti e sovrapposizioni operative negli enti grandi, e che accentri le funzioni negli
enti piccoli.
Solo il 6% degli intervistati non ha segnalato alcun punto di debolezza della Legge 150.

Per leggere tutta la ricerca consultate il sito dell'Associazione comunicazione pubblica :
http://www.compubblica.it/binary/compubblica/indagini/Ricerca_completa_2003_legge_150_18_set_03.8949_0476_1.pdf


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