EDITORIALE
FORUM PA NET n.74 di
martedì 18 marzo 2003
 
...il re è nudo!!
........così strillò un bambino svelando una situazione chiara a tutti, ma che nello stesso tempo per paura, vanità, ignavia nessuno ammetteva.
"Il re è nudo" diciamo noi guardando alcuni aspetti della vita degli Enti locali in questo scorcio di 2003, proprio oggi 18 marzo in cui i venti di guerra non ci inducono certo a grandi ottimismi.
Io non faccio il politico e non voglio dare quindi un giudizio politico, ma sono da tanti anni un osservatore della vita delle amministrazioni e leggo le opinioni e i sentimenti di amministratori locali e di dirigenti di comuni, province, regioni. Da tutte le parti del Paese e da tutte le parti politiche il grido è unanime: "il re è nudo!". L'autonomia con cui abbbiamo vestito gli ultimi anni della riforma delle P.A. è oggi, come i vestiti dell'imperatore, del tutto invisibile per chi lavora nelle amministrazioni locali.

Non voglio qui riprendere il dibattito sulla legge finanziaria e sul suo rapporto con i governi locali dal punto di vista dell'ammontare delle risorse. E' un tema controverso su cui non mi sento preparato e per cui sono stati versati fiumi d'inchiostro. Voglio invece ragionare con voi sul tema dell'autonomia e della responsabilità. E' qui che mi pare che la stato dell'arte dettato dalla legge finanziaria abbia i suoi effetti più pericolosi e duraturi. Denunciamo che "il re è nudo!" perché mentre si parla di stato federale, di autonomia, di devolution, di decentramento in realtà le politiche verso gli Enti locali ne sono contraddizioni patenti. Mi pare infatti che ci troviamo di fronte a contraddizioni insanabili tra i principi guida della nostra Costituzione, così come riformata nel Titolo V, e le norme.
Ma , visto che non sono neanche un giurista e ho paura quindi di addentrarmi in disquisizioni teoriche, provo subito a citare qualche settore:

  • federalismo fiscale e trasferimento delle risorse;
  • patto di stabilità e taglio non selettivo dei costi su base percentuale;
  • gestione centralizzata degli acquisti;
  • blocco delle assunzioni e vincoli normativi per la gestione del personale;
  • applicazione della riforma dell'assitenza e ruolo dei comuni e province nel welfare (su questo punto guardatevi
  • l'istruttiva ricerca della Lega delle Autonomie che presentiamo nella sezione COSE)
  • riforma dei servizi pubblici locali.

in tutti questi casi non vi è chi non veda (il re è nudo, appunto) che la norma statale penalizza l'autonoma iniziativa dei governi locali, lasciandoli di fatto senza le più elementari leve del management.
Chi accetterebbe di governare alcunché, sia un'azienza o una città, senza poter decidere su come e quanto spendere sia pure in un quadro definito da obiettivi macroeconomici chiari, senza avere controllo delle fonti delle proprie entrate, senza poter decidere se e come assumere personale né come pagarlo e incentivarlo, senza poter decidere dove e come risparmiare, con la certezza che i risparmi fatti non resteranno in casa, ma saranno occasione e pretesto di ulteriori sacrifici imposti?

Chi può imporre di essere oculato se, come dimostrammo cifre alla mano qualche mese fa in un nostro articolo su Il Sole 24 Ore, un comune "virtuoso" (facemmo l'esempio di Pesaro, ma ce ne sono decine) che ha esternalizzato i servizi e che è così riuscito a risparmiare, è costretto a pagare care queste riforme in termini di tagli rispetto non all'anno precedente, ma al 2001?
Quale autonomia e quale responsabilità viene comunicata? E ricordiamoci che le leggi hanno sempre, anche quando sono d'emergenza, un forte valore semiotico: sono, come una lingua e al di là delle dichiarazioni di principio, segni di come immaginiamo il mondo.
Se il mondo che vogliamo è policentrico, decentrato, federale temo ci sia qualcosa che non quadra.



Carlo Mochi Sismondi
Direttore generale FORUM PA


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