|
Il rapporto Città digitali
2001
Non rivela grandi sorprese il Rapporto Censis sulle Città Digitali in
Italia - osservatorio privilegiato sulla diffusione dell'informatica pubblica
giunto al 6° anno di attività - ma conferma un movimento ormai consolidato
e sempre più coordinato delle pubbliche amministrazioni verso la costruzione
di un sistema di eGovernment.
Dalla lettura dei dati si possono cogliere alcune riflessioni generali. Una
prima riflessione riguarda la crescita dell'amministrazione digitale in chiave
sistemica, come "rete" tra le pubbliche amministrazioni. In questo
senso le nuove tecnologie si presentano come i migliori alleati del decentramento
e della devolution. Proprio la filosofia della "rete" come network
tra soggetti di pari livello sposta il sistema delle relazioni intra e interistituzionali
verso modalità cooperative e federative, superando il dualismo tra autonomia
degli enti e necessità di un'azione integrata tra più livelli
di governo.
Emergono, allora, non solo "città digitali" ma veri e propri
"distretti" su base territoriale allargata. Se è indubbio -
a tutt'oggi - che i comuni sono la vera forza propulsiva della rivoluzione digitale,
oggi l'innovazione comincia a muoversi (e non mancano gli esempi eccellenti
in Piemonte come in Toscana o in Emilia Romagna) nell'ambito di sistemi territoriali
che non sono astrattamente definiti sulla base delle ripartizioni amministrative
ma nascono spontaneamente da dinamiche economiche e relazionali.
Una seconda riflessione è relativa all'affermarsi -dopo anni di pionerismo
benemerito e spontaneismo disorganico - di centri di governo dell'innovazione
tecnologica. Ovvero, anche qui, di un sistema di governo su più livelli
e con competenze ripartite. Come evidenzia il Rapporto "il sistema delle
relazioni su base digitale tra cittadini e pubblica amministrazione nelle sue
diverse articolazioni territoriali è entrato in una fase di vera e propria
regolazione istituzionale diffusa, con il governo centrale e gli enti territoriali
impegnati a normare e programmare le nuove dinamiche messe in moto dalle innovazioni"
tecnologiche.
Un impulso in questo senso deriva senz'altro dal Piano di Azione per l'eGovernment
varato nel 2000 che -sebbene abbia dato ancora scarsi risultati sotto il profilo
dell'attuazione- ha scatenato quantomeno una "reazione istituzionale".
Con il Piano di azione, infatti, si sono messi in moto processi di devolution
dei poteri di governo della società dell'Informazione con il definirsi
di un sistema che vede con compiti di programmazione e promozione dello sviluppo
infrastrutturale e coordinamento delle iniziative territoriali, le province
come momento di aggregazione e integrazione sul territorio, e gli enti locali
come momento progettuale di soluzioni ed erogatore di servizi.
Una terza e conseguente riflessione riguarda la diffusione della "rete"
nel sistema pubblico in chiave di sportello. Le pubbliche amministrazioni vanno
- anche se non proprio tutte a passo di carica - verso il governo digitale.
Siti internet sempre più articolati e ricchi di informazioni hanno preso
il posto dei "siti vetrina". Le tecnologie vengono ormai concepite
in chiave di servizio ai cittadini e come momento di partecipazione. Non ancora
brillanti le performance in termini di transazioni e di accesso a veri e propri
servizi web based, ma si conferma il ruolo driver delle esperienze pilota di
più lunga data. Protagonisti di questa rivoluzione silenziosa sono -
ancora una volta - i comuni ma una lettura incrociata dei ranking di regioni,
province e comuni, conferma che non si tratta di realtà isolate bensì
di punte di eccellenza nell'ambito di sistemi-territorio in cui, vuoi per dinamiche
di spill over o per processi di emulazione o per una vera consapevolezza della
necessità di integrazione e coordinamento, l'innovazione è fenomeno
diffuso.
Non mancano le ombre, naturalmente. In primo luogo il persistente divario nella
qualità dei siti Internet delle pubbliche amministrazioni regionali e
locali (i rating sono basati su un indice sintetico costruito sulla base di
6 indicatori di qualità e relazionalità) tra nord e sud, con le
isole drammaticamente indietro e tra enti di maggiori dimensioni e comuni piccoli
dove il web non sembra ancora concepito come luogo di opportunità.
In secondo luogo l'inadeguato sviluppo di modalità transattive, ovvero
di servizi in un'ottica di ciclo completo interamente on line: richiesta, erogazione,
pagamento. Le ragioni sono diverse ma, non ultima, una difficoltà che
il Rapporto evidenzia, di messa a fuoco dei servizi effettivamente veicolabili
in rete imputabile alla mancanza di un quadro certo di prassi operative codificate
o accreditate per una effettiva promozione di relazioni digitali tra cittadini
e imprese e amministrazioni.
Insomma, se la rivoluzione digitale avanza senza strappi e senza inversioni
di tendenza, per il futuro prossimo la sfida dell'innovazione tecnologica nelle
P.A. dovrà concentrarsi sulla capacità di tradurre le innovazioni
in applicazioni e processi centrati sui bisogni dei cittadini-utenti e non dimeno
tarati sulle reali capacità di offerta della macchina amministrativa.
Non vi anticipiamo nulla sul ranking di regioni, province e comuni, ma è
possibile richiedere al Censis una copia del Rapporto scrivendo a convegnocittadigitali@censis.it
.
Dite
la vostra
|