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+Erminia Mazzoni - Parlamentare

Arriverei a rispondere alla domanda della nostra moderatrice facendo alcune considerazioni preliminari, altrimenti dovrei chiudere immediatamente dicendo che in linea teorica sono contraria alle quote e rischierei così di bruciare il mio intervento.
Parto però da una doverosa ma non compiacente espressione di apprezzamento per questa iniziativa e da un ringraziamento per avermi consentito di partecipare a questo inizio che ritengo molto importante.
Uno spunto alla prima considerazione me lo hanno offerto le battute finali dell'intervento del Direttore di Forum PA Carlo Mochi Sismondi nelle quali egli ha riferito alcuni dati che ritengo significativi. Sul campione di genere maschile intervistato infatti si è registrata una percentuale molto bassa di soggetti che hanno risposto di percepire la difficoltà di genere. Quindi abbiamo davanti una scarsa conoscenza e una scarsa consapevolezza e rileviamo una difficoltà a superre questa barriera di scarsa conoscenza perché puntualmente - salvo delle rare eccezioni - in questi contesti e dibattiti ci troviamo con platee prevalentemente femminili. È difficile trovare degli interlocutori dell'altro genere che possano con noi aprire un confronto in modo anche da sfatare l'idea sbagliata che la discussione di genere sia la discussione di una parte contro l'altra. Io credo che questo sia il primo elemento sul quale dovremmo ragionare e dal quale io faccio scaturire il mio apprezzamento sincero per questa iniziativa. Credo infatti che la rete e la comunicazione - che sfruttano anche gli strumenti delle tecnologie avanzate e dei processi più adeguati alla nostra società moderna - possano aiutare ad introdurre delle nuove nozioni nella comunicazione relazionale che purtroppo ancora oggi mancano.
Poi abbiamo il dato dell'esigua presenza femminile. Il Sottosegretario Magnolfi ha fornito un dato relativo ad una bassa partecipazione orizzontale; dai dati che normalmente esamino - spesso infatti mi trovo ad analizzare dati relativi alla partecipazione femminile e quindi al coinvolgimento paritario delle donne nei diversi contesti sociali - io ho sempre verificato invece una grossa partecipazione di base, una crescita esponenziale nell'ultimo trentennio della presenza femminile nei ruoli di impegno lavorativo del mercato del lavoro inteso nella sua interezza. Da sempre invece si registra - e forse ora si esaspera - l'esigua presenza delle donne nei ruoli apicali. È lì che il fenomeno diventa patologico. La patologia è ancor più grave perché i dati sulla qualità dell'impegno della donna, sulla professionalità e la competenza che la donna dimostra nei diversi campi ci dicono che queste caratteristiche si fanno sempre più elevate. Numerose indagini infatti testimoniano che il livello di scolarizzazione della donna è molto cresciuto, che le donne sono quelle che in maggior numero conseguono i titoli finali del percorso di studio con la votazione più alta, che nei concorsi pubblici che vengono banditi c'è una prevalente presenza di donne vincitrici di concorso, ecc.
Diciamo dunque che la base di partecipazione si è allargata e si è allargata grazie ad un campione che mostra competenza e qualità. Ecco perché la patologia diventa grave e siamo al limite dell'irreversibile se non interveniamo con prontezza e con convinzione. Perché dunque se c'è competenza, c'è professionalità, c'è capacità e c'è numero ad un certo punto si pone un blocco che non si riesce a superare e non si riescono a raggiungere le cosiddette posizioni decisionali? Confrontandomi sovente con questi temi io ho elaborato una mia convinzione ovvero che come in tutte le cose c'è di mezzo la politica con i suoi schemi di gestione. La politica infatti è più attività di gestione che non attività di produzione del risultato quindi ha a che fare più con la dimestichezza con il potere che non con la produzione di qualcosa di virtuoso. Questo appartiene strutturalmente e geneticamente un po' meno al genere femminile, che è meno abituato alla gestione del potere, e rappresenta in parte la causa di questo blocco. Perché quando parliamo di gestione del potere è chiaro che perdono di efficacia tutti quei modelli virtuosi meritocratici che potrebbero consentire a chi ha le capacità e la professionalità di andare avanti.
Per quanto riguarda il sistema delle leggi io non sono dell'idea che ci sia la necessità di un nuovo intervento normativo anche perché il problema è di carattere strutturale, sociale e culturale quindi è difficile pensare che ci sia una norma che noi potremmo introdurre aggiungendola alle tante che ci sono per riuscire a superare questa difficoltà.
Forse allora è un processo complesso che dovrebbe essere portato a termine soprattutto se parliamo di Pubblica Amministrazione. Perché quando parliamo con la Pubblica Amministrazione abbiamo di fronte un soggetto enorme, pesante, elefantiaco ma anche opaco. Per riuscire a comprendere questo soggetto in modo da poterlo poi governare in maniera adeguata alle esigenze noi dovremmo in primis portare avanti quei processi di semplificazione, di ammodernamento e di promozione della qualità del servizio di cui si parla da tantissimo tempo. Si dovrebbero portare avanti anche i processi di distribuzione delle competenze attraverso la realizzazione concreta di quel sistema federale di cui si parla da tempo per giungere all'eliminazione di una serie di sovrastrutture burocratiche che non servono e rendono ancora più difficile la collocazione adeguata del profilo professionale e in particolare di quello femminile.
Ritornando al punto dal quale sono partita direi che la cosa più importante per riuscire a realizzare compiutamente questo progetto è quella di creare una vera rete. Una rete che da oggi si potrà avvalere anche della professionalità e della competenza di Forum P.A., che ha già dimostrato di essere un valente strumento di implementazione della qualità dei servizi pubblici. Oggi Forum P.A. fa un focus sulla questione di genere e per noi è sicuramente di buon auspicio avere un contributo così valente e così meritevole.
Bisogna far rete tra le donne e bisogna farlo in maniera trasversale tra i settori e trasversale alla politica. La trasversalità infatti rientra anche tra gli obbiettivi dell'Osservatorio che sono riportati nella sintesi del progetto e questa trasversalità deve essere prima di tutto politica. Se già partiamo nel giorno di battesimo di questo Osservatorio dicendo che tutti i meriti sono della sinistra e che forse il centrodestra non ha fatto nulla è chiaro che partiamo con una zoppia che rende un po' incerto il lungo cammino che dovremo fare. La trasversalità deve essere invece qualcosa di reale, di trasparente e di convinto. Noi abbiamo una convinzione di genere perché sappiamo di investire sulla qualità e lo vogliamo fare, se ci sono delle responsabilità le ricerchiamo insieme, se sono di una parte o dell'altra oggi non interessa, interessa adesso andare avanti. Credo che questa consapevolezza sia diffusa, in questo caso non mi sembra dunque opportuno fare un'elencazione delle cose che sono state fatte dall'una o dall'altra parte politica.
Fatto tutto questo ragionamento torno alle quote per dire che se esse possono servire oggi a sbloccare una situazione di stallo che oramai è da troppo tempo che viene analizzata ma che non viene superata le quote possono anche essere accettate. Però dobbiamo essere consapevoli di tutto il patrimonio (quel valore di genere di cui parlava prima la nostra moderatrice) che noi portiamo, dobbiamo dunque impostare la battaglia per l'eventuale introduzione temporanea delle quote come una battaglia di merito e di valore, sicuramente non come una battaglia per il riconoscimento di un privilegio.

 
 
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