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Beatrice Magnolfi -
Sottosegretario di Stato per le Riforme e l'Innovazione nella P.A.
Buona
sera a tutte e a tutti; non ci sono parole per dire quanto io sia
interessata alla nascita di questo Osservatorio, un'iniziativa
per me fondamentale per mettere in rete le esperienze e per fornire
un supporto alla decisione politica e ai correttivi che eventualmente
dobbiamo introdurre anche nella Pubblica Amministrazione per
garantire pari opportunità.
Io
penso che i dati che ci sono stati distribuiti siano molto eloquenti,
da questi dati noi vediamo infatti che la Pubblica Amministrazione è
un luogo di donne - siamo circa il 54% - ma che ancora c'è
una segregazione orizzontale. Ciò si vede dalla differenza
enorme dei numeri nei vari comparti. Noi cioè abbiamo un picco
positivo nel Servizio Sanitario Nazionale e nella Scuola, dove
peraltro si raggruppano i numeri più significativi anche nelle
fasce dirigenziali e apicali, mentre abbiamo numeri "indecenti"
- ovvero sotto al 10% - tra i Rettori delle Università, i
Presidenti di Enti Pubblici e i Direttori Generali a capo di città
metropolitane. In parte è il momento in cui le donne sono
entrate che fa la differenza, in Magistratura e nelle Forze Armate ad
esempio sono entrate più tardi ed evidentemente questo fattore
fornisce una spiegazione, in altri settori invece c'è un
problema qualitativo e strettamente legato - come diceva Maria
Concetta Mattei - alle modalità di selezione. È
chiaro che Presidenti di Enti Pubblici si diventa per un processo
diverso dal processo per il quale si diventa Preside di scuola o
Dirigente del Servizio Sanitario. Noi assistiamo ancora in ogni caso
ad una differenziazione molto forte tra i settori, per cui io mi
aspetto dall'Osservatorio una capacità di entrare nei
singoli settori per capire quali sono gli ostacoli anche specifici
che attengono ai vari comparti. Poi è chiaro che esiste una
segregazione verticale perché a questo 54% di donne, che
rappresenta la presenza complessiva nella Pubblica Amministrazione,
corrispondono numeri molto più esigui nelle fasce alte. A suo
tempo io avevo fatto un lavoro per affrontare questo argomento che
risentiva però del fatto che non ci sono molte statistiche di
genere sul problema. È chiaro che pur essendoci un trend
positivo - se consideriamo infatti ad esempio l'ambito
dei Ministeri la percentuale di donne in posti dirigenziali è
aumentata di quasi dieci punti percentuali e quella dei Dirigenti
Generali è quasi triplicata - tuttavia la figura che
ancora si determina per quanto riguarda la presenza femminile rimane
identificabile con una grandissima base e un vertice molto molto
esiguo e ristretto.
Credo
che per l'Osservatorio sarebbe interessante anche verificare
che cosa ha prodotto lo spoil system sulla presenza femminile nelle
fasce alte. Su questo infatti non abbiamo ancora dati ma si dovrebbe
capire se lo spoil system rende più facile o più
difficile l'accesso alla dirigenza. Ho sentito che Barbara
Pollastrini parla dei talenti femminili nella Pubblica
Amministrazione, io preferisco la parola "merito" ma
intendo la stessa cosa e cerco sempre di spiegare alla mia parte
politica che il merito è di sinistra e - direi ora -
è anche femminista. Nel senso che se noi puntassimo sulle
effettive capacità di raggiungere risultati - e nella
Pubblica Amministrazione c'è un gran bisogno di operare
questa sorta di rivoluzione copernicana - credo che le donne
avrebbero molti meno problemi. Se ci fosse una selezione in base al
merito ci sarebbe senz'altro maggiore presenza femminile.
Io
ho approfondito un po' anche l'analisi sui motivi, perché
è chiaro che ci sono anche dei motivi di contesto quali la
difficoltà di conciliazione fra il lavoro di cura e il lavoro
tout court (anche perché gli orari nella Pubblica
Amministrazione sono molto cambiati e non sono più i classici
orari 8-14), l'ancora largamente iniqua distribuzione del
lavoro di cura all'interno della coppia e della famiglia che
rende il tutto più difficile e la carenza di servizi che
ancora in qualche territorio esiste. Da questi problemi di contesto
dobbiamo isolare i problemi legati ai meccanismi di accesso e di
carriera interna e dobbiamo affrontarli con la decisione necessaria.
Io
ho trovato una bella ricerca che il nostro Ministero ha fatto quando
si chiamava ancora Funzione Pubblica (oggi abbiamo messo insieme
Innovazione Tecnologica e Funzione Pubblica proprio per utilizzare
insieme in maniera sinergica tutte le leve del cambiamento: quella
delle risorse umane insieme a quella delle tecnologie e a quella del
cambiamento organizzativo e normativo). Da questa bella ricerca che
aveva fatto la Funzione Pubblica - "Sperimentare in
ottica di genere" - vengono fuori alcune cifre che vi
voglio dare perché potrebbero essere per l'Osservatorio
uno spunto di approfondimento anche per capire quali sono appunto
questi ostacoli specifici da rimuovere.
Secondo
la ricerca di Cantieri il 37% delle Amministrazioni coinvolte
ha meno di un terzo di donne nelle Commissioni di Concorso. C'è
una legge che prevede proprio che ci sia almeno un terzo di donne
nelle Commissioni di Concorso e se la legge non si rispetta è
chiaro che le procedure concorsuali risultano in qualche modo
viziate.
Solo
il 24% delle Amministrazioni coinvolte nella ricerca ha informato a
domicilio durante l'assenza per congedo parentale le proprie
lavoratrici su una procedura obbligatoria ai fini della carriera.
Quindi queste donne tornano dopo la maternità e si trovano ad
aver perduto quest'occasione per mancanza di informazione da
parte della loro Amministrazione.
Solo
il 37% delle Amministrazioni ha reinserito il personale che è
rientrato dal congedo parentale nella medesima unità
operativa. Nel frattempo qualcun'altro ha occupato quel ruolo e
questo fatto si può tradurre anche in una retrocessione o
comunque in un dover ricominciare da capo in un settore in cui si
devono ancora maturare delle competenze.
Infine
solo il 4% delle Amministrazioni ha previsto una presenza equilibrata
in base al genere nei Nuclei di Valutazione dei dirigenti, che
rappresentano un altro strumento fondamentale se si vuole riprendere
per il verso giusto la grande questione del merito e del
raggiungimento dei risultati nella Pubblica Amministrazione.
Le
lavoratrici intervistate in gran parte si lamentano della rigidità
organizzativa - notazione molto importante da fare ai fini di
quanto si diceva sulle riorganizzazioni del lavoro grazie
all'applicazione delle nuove tecnologie - e dicono che la
partecipazione alle attività formative è paritaria
nelle qualifiche inferiori ma quando si passa alle fasce superiori,
cioè funzionari e dirigenti, è squilibrata a favore dei
maschi.
Io
penso che già da queste notazioni venga fuori un bel programma
di lavoro per l'Osservatorio e anche per noi al Ministero gli
spunti che vengono fuori possono essere molto interessantida subito.
Introdurre ad esempio un'organizzazione diversa del lavoro può
voler dire utilizzare la flessibilità non solo a favore
dell'organizzazione dell'Amministrazione ma anche un po'
a favore delle donne che ci lavorano.
Ci
sono poi ancora molte difficoltà nel part-time verticale e non
si è ancora approfondito cosa può comportare per le
lavoratrici il telelavoro. Quando parlo del telelavoro sono sempre
consapevole dei rischi che si corrono perché fare il
telelavoro può voler dire stare a casa in disagio. Quando
l'uomo sta a casa il fatto che lavora è una cosa sacra
da rispettare con il silenzio mentre se sta a casa la donna essa
spesso ha molta difficoltà ad ottenere "una stanza tutta
per sé" come diceva Virginia Woolf. Penso comunque che
il telelavoro si debba sperimentare di più perché,
soprattutto nella Pubblica Amministrazione, nel rapporto tra
organizzazione del lavoro e nuove tecnologie esso può
rappresentare una grande opportunità.
Ovviamente
bisogna poi garantire una presenza paritaria nei corsi di
aggiornamento. Sono felicissima che ora abbiamo una donna alla guida
della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione perché è
importante che in tutte le attività formative rivolte ai
dirigenti si possano inserire dei moduli sulle pari opportunità
e sulle politiche di genere in modo tale che nel momento in cui
gestiscono il loro settore questi dirigenti abbiano acquisito una
sensibilità a proposito.
Io
mi aspetto molto dalle nuove tecnologie, ha ragione la Mattei nel
dire che il divario digitale di genere è destinato ad
assottigliarsi molto velocemente. Io leggevo con piacere che al di
sotto dei diciannove anni c'è già stato il
sorpasso, cioè quello che è avvenuto negli Stati Uniti
qualche anno fa sta avvenendo anche in Italia e quest'idea che
le donne sarebbero meno portate per le attività tecnologiche
si sta rivelando assolutamente falsa, se non altro perché
quello che conta di più è il software e non l'hardware
e nel software possiamo vedere come molte giovani donne stiano
lavorando con successo.
Perché
io sostengo queste cose e credo che si debba lavorare in questa
direzione? Non solo perché sono un'appassionata delle
pari opportunità ma perché io lavoro - e credo
che questo debba essere un obbiettivo strategico di tutto il Paese e
non soltanto di chi lo governa - per il cambiamento della
Pubblica Amministrazione. Le donne nella Pubblica Amministrazione
possono portare un elemento di cambiamento. Lo possono portare perché
donne e quindi coscienti di quanto alla vita delle donne possa venire
di bene o di male da una Pubblica Amministrazione che non funziona o
che funziona; sono loro infatti le utenti principali dei servizi,
sono loro che vanno ad iscrivere i figli a scuola, che fanno le code
per la visita specialistica dell'anziano, ecc. ecc. Penso
inoltre che le donne possano portare all'interno della Pubblica
Amministrazione un modello di leadership più moderno e più
adeguato all'era digitale. Perché questo modello
gerarchico fondato sull'autoritarismo anziché
sull'autorevolezza, organizzato per funzioni verticali anziché
per processi orizzontali, risulta arretrato in un mondo in cui
l'interdipendenza dei sistemi, il lavoro a rete, il
coinvolgimento dei collaboratori e la percezione dell'utente
come persona rappresentano delle carte formidabili da giocare per il
cambiamento della Pubblica Amministrazione. Cerchiamo di sfatare
quindi quest'idea che le donne nella Pubblica Amministrazione
ci sono entrate perché volevano avere mezza giornata libera,
che le donne sono quelle che non investono tanto su di sé e
che non sono disponibili a mettersi in gioco fino in fondo. Togliamo
questo freno a mano che spesso ci condiziona e liberiamo le enormi
risorse che abbiamo - perché nella Pubblica
Amministrazione le donne ci sono e da parecchio tempo - per
dare un contributo fondamentale al cambiamento della Pubblica
Amministrazione stessa. Questa è una cosa di cui questo Paese
ha enormemente bisogno perché di lì passano tutti i
grandi obbiettivi di modernizzazione, di competitività e anche
di giustizia e di coesione sociale.
MARIA
CONCETTA MATTEI: A me è piaciuto molto questo intervento e
lo concluderei con il desiderio di stringere un patto tra le donne
che lavorano nella Pubblica Amministrazione e le utenti. Più
donne nella Pubblica Amministrazione avranno potere e più ci
sarà comprensione per il ruolo delle donne che usufruiscono
dei servizi della Pubblica Amministrazione stessa. Parlo di un patto
al femminile tra chi eroga e chi usufruisce dei servizi. Prima di
proseguire con gli interventi vorrei chiedere ancora a Beatrice
Magnolfi - visto che è assodato che ci sono delle
carenze per la garanzia anche di quei diritti delle donne per cui
sarebbe ovvia la tutela - come è possibile che vengano
garantite le basilari informazioni per le lavoratrici anche quando
queste sono assenti dal lavoro perché in maternità o
per accudire persone anziane o disabili in famiglia? Che cosa
possiamo pensare di mettere in atto per tutelare le donne nell'ambito
delle leggi già esistenti? O è necessario forse andare
oltre e legiferare in maniera ancora più concreta?
Io
dico sempre che le leggi sono più avanti della realtà.
Nel senso che noi abbiamo un sistema normativo in Italia per quanto
riguarda la Pubblica Amministrazione che partendo da Cassese,
passando per le molte riforme dell'ex Ministro Bassanini fino
al Codice della Pubblica Amministrazione Digitale risulta essere
molto avanzato. Se poi lo intrecciamo con le norme e le leggi che
riguardano la maternità, i congedi e così via abbiamo
un quadro che sicuramente può essere migliorato ma che risulta
piuttosto soddisfacente.
Magari
si potessero fare le riforme facendo nuove leggi....!
Sarebbe
bello ma non mi illudo che sia così. Io credo che sia
importantissimo mettere in circolo e disseminare le buone pratiche.
Per questo è importante anche fare rete, le buone pratiche per
il cambiamento sono importanti quanto le buone leggi perché
danno il buon esempio, si prestano ad essere copiate. Io ho fatto
l'Amministratrice e ho copiato alcune cose che faceva il Comune
di Roma dove c'era Mariella Gramaglia, lei magari l'ha
riprese da qualcun'altra ed in questo modo si può creare
anche un network di donne che fanno cose intelligenti ed avanzate che
risulta essere estremamente importante. In qualche caso c'è
probabilmente da rimuovere qualche ruggine e qualche circolare non
farebbe male per rinverdire la legislazione ma mettere delle donne in
posti in cui queste cose si decidono secondo me è
fondamentale. Facevo l'esempio della Scuola Superiore di
Pubblica Amministrazione ma molti altri se ne possono fare. Ci devono
essere più donne ad esempio nei posti di direzione del
personale e nei posti in cui si decide delle prassi organizzative dei
sistemi e degli enti. Noi del resto siamo in un sistema ormai
federale e si deve quindi rispettare l'autonomia delle singole
Amministrazioni ma io non escludo che ci sia da fare qualche
intervento specifico per riaccendere le antenne e i fari sulle cose
che non funzionano. Penso ad esempio allo spoil system, che oramai è
interiorizzato anche se noi abbiamo cercato un pochino di
correggerlo, e dico che il fatto che non ci sia nessun criterio per
cui quando si decide per cooptazione si faccia si che non ci siano
solo tutti maschi è una cosa che va rivista. Sicuramente sono
importanti il principio di discrezionalità ed il rapporto
fiduciario ma se si vuole e ci si guarda un po' intorno di
donne brave da promuovere a livelli dirigenziali di questo tipo se ne
trovano.
Se
però dall'Osservatorio verranno suggerimenti di
modifiche di tipo normativo per andare a rimuovere qualcuno di quegli
ostacoli di cui ho parlato questi saranno senz'altro benvenuti.
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