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+Mariella Gramaglia - Assessore alle Pari Opportunità, Semplificazione e Comunicazione Comune di Roma.

Buongiorno a tutte e a tutti e buona nascita a questo Osservatorio che vede anche me molto interessata e molto coinvolta.
Paola Mascaro citava poco fa un libro che è stato costruito sulla base dell'esperienza di fututo@lfemminile e diceva che in questo libro erano rappresentate già alcune buone pratiche. Si tratta di alcune buone pratiche che cercano di combinare l'impegno delle donne nella Pubblica Amministrazione con l'uso delle tecnologie informatiche e con l'attenzione ad un pubblico femminile. Noi abbiamo partecipato a questa selezione e siamo state anche presentate nel libro che Paola Mascaro citava poco fa attraverso un progetto che ci è molto caro realizzato da Gioventù Digitale. Gioventù Digitale è rappresentato qui da una dei suoi quadri, è diretto dalla Dottoressa Mirta Michilli e nella nostra idea nasce come un consorzio pubblico/privato per il 50% del Comune di Roma e per l'altro 50% di sei aziende di ICT. Nel corso degli anni Gioventù Digitale è cresciuto, ha visto l'adesione anche della Regione Lazio, è stato apprezzato per moltissimi progetti di lotta contro il divario digitale e a breve si trasformerà in una vera e propria Fondazione, acquisterà quindi un prestigio ed una forza ancora più rilevanti.
Questo consorzio ha come missione fondamentale quella di sconfiggere le diverse forme di marginalità rispetto all'innovazione della società dell'informazione. In generale le donne giovani e alfabetizzate non hanno nessun problema di alfabetizzazione informatica ma ne hanno un altro. Ovvero hanno il problema costituito da quella zona buia che caratterizza la vita di una giovane donna fra la fine del percorso formativo universitario e anche post-universitario e l'ingresso nel mercato del lavoro. Lì succede qualcosa che anche i numeri rilevano. Noi abbiamo infatti ormai tantissime donne che si laureano con grande successo e con ottimi voti ma poi rileviamo anche la resistenza del mercato del lavoro ad accoglierle. Si tratta di una resistenza variamente colorata ma che fondamentalmente ha alle spalle il pregiudizio di sempre. Cioè si presume che una giovane donna voglia fare dei figli e si teme che questo incida sull'equilibrio produttivo dell'azienda e così via. Noi abbiamo dunque chiesto a queste giovani donne brillantemente neolaureate di segnalarsi a noi e con un board di formatrici di alta qualità abbiamo cominciato a fare dei corsi di formazione molto avanzata non soltanto dal punto di vista contenutistico ma anche dal punto di vista motivazionale. Abbiamo fatto incontrare queste ragazze anche con delle testimoni del mondo dell'impresa e della Pubblica Amministrazione che nella vita "ce l'hanno fatta". Quindi abbiamo curato i contenuti ma anche le relazioni, abbiamo poi inserito queste ragazze in degli stage formativi nel mondo delle imprese. In questo modo laddove era possibile abbiamo creato un legame di mentoring e di sostegno costante da parte di una donna autorevole dell'azienda con la giovane stagista.
Ormai abbiamo alle nostre spalle l'esperienza con quattro gruppi di ragazze, vogliamo andare avanti e di recente abbiamo siglato un protocollo di intesa tra il Sindaco e il Presidente dell'Unione Industriali di Roma e del Lazio che ci incoraggia e ci sostiene nell'andare avanti. I dati sono consolanti, ci dicono infatti che non poche di queste ragazze si sono poi stabilizzate nelle aziende dove avevano cominciato e che per tutte loro è stato un ottimo avvio per un itinerario di lavoro di qualità elevata. Questo è un esempio di buona pratica.
Vorrei fare un'altra considerazione che esce un po' dal tema delle buone pratiche ma che ad esse si connette. Carlo Mochi Sismondi all'inizio diceva che nel rispondere all'instant poll che ha predisposto soltanto una percentuale bassa dei risponditori e delle risponditrici ha detto di apprezzare le cosiddette quote rosa. È chiaro che non si possono che rispettare i punti di vista della maggioranza però mi sto domandando se non è che noi anche qui abbiamo sbagliato cifra comunicativa. Dico questo perché l'espressione "quote rosa" ha ormai una componente di gossip giornalistico e di svalutazione molto segnante ma se noi invece di parlare di quote rosa parlassimo di riequilibrio dei poteri - perché di questo si tratta - forse tutto cambierebbe. Se noi vivessimo in un Paese (esistono Paesi di questo genere, gli esempi non sono dunque presi a caso) in cui il 50% dei cittadini sono cattolici ed il 50% sono protestanti ed in cui i protestanti contano tantissimo mentre i cattolici non contano niente, oppure in cui il 50% sono neri e il 50% sono bianchi ma solo i bianchi contano, o in cui il 50% parlano francese ed il 50% parlano fiammingo e così via dicendo si parlerebbe forse di quote bianche o nere, di quote arcobaleno o di quote francesi o fiamminghe? No, si direbbe invece che si tratta di un Paese in cui c'è qualcosa che non va. Nascerebbe così una spinta politica rilevante per riequilibrare i poteri ad esempio fra francesi e fiamminghi e via discorrendo. Perché allora noi stesse non riusciamo a prenderci così sul serio come meritiamo in modo da dare a quest'idea del riequilibrio dei poteri qualcosa di più forte e di più convincente anche dal punto di vista comunicativo?
Io credo che questo può essere uno dei temi e dei messaggi politici da consegnare all'Osservatorio, che deve avere un cammino lungo e un'importanza politica da non sottovalutare.

 
 
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