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Dibattito
Intervento dal
pubblico: Sono un Dirigente Superiore del Ministero dell'Economia
e delle Finanze e dirigo l'Osservatorio sulle Politiche
Economiche e Fiscali Internazionali. Questo dibattito su donne,
uomini e quote mi sembra abbastanza triste perché all'estero
in tutte le delegazioni internazionali che io ricevo non ha nessuna
rilevanza se uno è uomo o donna. In secondo luogo neanche
riportare sempre il dibattito alla sinistra e alla destra serve a
nulla, noi abbiamo fatto un giuramento di fedeltà allo Stato,
serviamo le Istituzioni e non abbiamo bisogno di essere né di
sinistra né di destra, quello che ci serve è di essere
rispettate. Vorrei poi sapere perché non si applicano le norme
che già esistono. Il curriculum dei dirigenti dello Stato è
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché si nominano
arbitrariamente i Capi Dipartimento e i Direttori Generali senza che
nessuno possa fare un colloquio? Noi spesso siamo governati da
persone esterne che non sanno nemmeno la metà di quello che
sappiamo noi. Lo spoil system negli Stati Uniti significa che se va
via lo staff del Presidente Clinton arriva lo staff del Presidente
Bush ma si parla dello staff del Presidente, non è che si
cambiano i Direttori Generali senza nessuna logica e senza dare loro
la possibilità di capire. Perché l'arbitrarietà
assoluta è segno di dittatura.
Quindi perché
dobbiamo continuare a parlare di donne, di uomini, di quote e di
queste cose da Barbie...? Non abbiamo bisogno di nessuna
quota, bisogna invece che il Ministro dell'Economia e delle
Finanze ci interroghi, così vedremo cosa sappiamo fare noi che
siamo dentro l'Amministrazione, buttiamo il sangue e abbiamo
fatto i miliardi per lo Stato con onore...! Io sono in un ufficio che
per i quattro mesi della Finanziaria è aperto anche di notte,
noi costituiamo per qualunque Governo una task force per stimare il
gettito di tutti gli emendamenti e di tutta la manovra di finanza
pubblica che si fa nello Stato, io mi occupo di rapporti
internazionali, pubblico tutti gli anni un libro di comparazione dei
sistemi tributari nel mondo, faccio le cause alla Corte di Giustizia
della Comunità Europea e difendo lo Stato Italiano, mi occupo
dei trattati internazionali contro la doppia imposizione e per la
repressione delle frodi. Non mi interessa quindi sapere se c'è
una quota per le donne ma mi interessa sapere chi va ai vertici dello
Stato e come.
MARIA CONCETTA
MATTEI: Sentiamo prima anche gli altri interventi dal pubblico e
poi rispondiamo a tutte le domande.
MARIA FRANCESCA
COMERCI: A me sembra che questa iniziativa sia molto interessante
e vorrei fare alcune notazioni. Durante il dibattito si diceva che ci
sono pochi dati. Io ho avuto l'avventura di aver fatto alla
fine degli anni '80 una ricerca sulle donne nella Pubblica
Amministrazione e di averla rifatta nel 2003 per la Commissione Pari
Opportunità. Questo mi è servito anche per fare una
comparazione, per quanto riguarda i dati comparativi infatti essi ci
sono. Come sempre il problema è la lettura dei dati ovvero
cosa se ne fa. Nella comparazione tra queste due ricerche a me è
parso molto interessante notare che quantitativamente in realtà
la situazione è altalenante, non è cambiata moltissimo
soprattutto per quanto riguarda la segregazione verticale. I dati
sullo spoil system testimoniano poi una vera falcidia di donne
soprattutto in alcuni Ministeri. Devo ricordare tra l'altro che
bisogna anche stare attenti a quella che è la segregazione
orizzontale. Non c'è infatti soltanto una questione di
carriera ma c'è anche una questione di eccessiva
femminilizzazione di alcune professioni pubbliche che portano ad una
diminuzione del loro status sociale.
La cosa che però
a me ha profondamente colpito è quanto è cambiato
qualitativamente. Le parole che nella seconda ricerca erano accanto a
donne e Pubblica Amministrazione erano innovazione
e cambiamento; in questi anni infatti nella Pubblica
Amministrazione è stato fatto moltissimo e molto hanno fatto
le donne. Io ad esempio ammiro molto il lavoro che è stato
fatto non solo sulle donne nel Progetto Cantieri per
l'innovazione ed il cambiamento. In tanti ambiti - come
ad esempio quello del clima organizzativo dei posti di lavoro -
la cultura delle donne ha portato moltissimo. Meno ha portato però
in termini quantitativi.
Io sto lavorando ad una
ricerca dell'ISFOR sui differenziali salariali perché il
fatto che ne esistano nel pubblico impiego è una
contraddizione in termini. Tutto dovrebbe essere fissato per legge ma
invece da questa ricerca in via di pubblicazione emerge che i
differenziali salariali esistono. Tutto questo rappresenta un indice
di discriminazione, uno zoccolo duro che va oltre le effettive
difficoltà che hanno uomini e donne, che allo stesso livello,
con la stessa professione e facendo lo stesso lavoro nel pubblico
impiego di fatto prendono una retribuzione diversa.
MARIA CONCETTA
MATTEI: Non solo nella Pubblica Amministrazione accade questo...
MARIA FRANCESCA
COMERCI: Nel privato tutto ciò esiste ed il differenziale
è ancora più alto ma nella Pubblica Amministrazione il
salario dovrebbe essere fissato con una norma e non si dovrebbero
verificare queste situazioni. Non stiamo parlando infatti solo del
fatto che non si fa carriera ma parliamo dello stesso livello e dello
stesso lavoro. Al di là di tutte le questioni questo zoccolo
duro permane e non viene scalfito dalle leggi, dunque qui quello di
cui si ha bisogno sono proprio le famose azioni positive.
MARIA CONCETTA
MATTEI: Grazie della testimonianza e di averci in qualche modo
riassunto un lavoro importante che si sta facendo e che può
concorrere insieme ad iniziative come questa all'analisi del
problema. C'è un altro intervento pronto...
CRISTINA COCCIA:
Buonasera, io sono una delle non molte donne che lavorano nel
settore tecnico della Regione Lazio. Non sono una dirigente e mi ha
fatto piacere sentire gli interventi dalla platea sia della donna che
ha detto che quando si deve lavorare noi ci siamo sempre anche di
notte e sia l'osservazione fatta dalla donna che è
intervenuta prima di me sulla differenza salariale a parità di
condizioni. Vi potrei portare la mia testimonianza dicendo che ho
moltissimi colleghi uomini che a parità di titolo di studio e
con minori competenze sono a livelli dirigenziali mentre io non lo
sono. Potremo andare a vedere perché: io sono ormai sul limite
della pensione ma noi siamo entrate molto più tardi; infatti
ora si dice che a Modena le donne giovani alla prima o alla seconda
maternità fuoriescono dal mondo del lavoro ma noi invece non
ci entravamo per niente.
C'è poi il
problema pensionistico, per il quale secondo me le donne che lavorano
in politica e che devono predisporre insieme alle donne
dell'Amministrazione i vari progetti per le donne che lavorano
nella Pubblica Amministrazione e per quelle che lavorano nel privato
non si possono permettere di fare delle analisi grossolane. Bisogna
che vadano a vedere in maniera fine quei dati che ci sono. I dati si
possono trovare, basta cliccare su ciascuna serie di dati per sapere
come, perché, dove e quando le donne sono discriminate.
Qualcosa è stato già detto ma c'è molto
altro da dire.
Io faccio parte di un
gruppo che abbiamo denominato Cinquanta e cinquanta con il
quale abbiamo cercato di capire dove le normative della nazione
italiana discriminano le donne e abbiamo trovato della documentazione
da cui risultano alcune situazioni in cui le donne erano
occasionalmente maggioritarie e gli uomini si sono subito ribellati.
Grazie.
FRANCESCA LEONE:
Buonasera a tutti, io ho scritto questo intervento prima di venire
perché pensavo di dare un contributo soprattutto da un punto
di vista statistico. Io sono infatti responsabile dell'Ufficio
di Statistica della Provincia di Perugia nonché membro della
Commissione d'Ente per le Pari Opportunità.
Lo leggo dunque
cercando di riassumerlo: "Dal 1989 la nostra Provincia ha
voluto inglobare nel complesso delle azioni di governo locale la
dimensione di genere attraverso l'istituzione della Commissione
d'Ente per le Pari Opportunità per promuovere
l'attuazione dei principi di parità uomo/donna nel
lavoro attraverso delle azioni positive. Tra queste azioni positive
si comprendono sia quelle volte a rimuovere le azioni oggettive poste
nei confronti delle lavoratrici sia quegli ostacoli meno tangibili di
discriminazione indiretta di genere. Per facilitare la costruzione di
queste effettive condizioni di pari opportunità all'interno
della nostra struttura organizzativa - la Provincia di Perugia
- la Commissione d'Ente per le Pari Opportunità ha
ritenuto necessario dotarsi da subito di uno strumento di
monitoraggio continuo delle dinamiche che riguardano la gestione del
personale. I dati sono disponibili e sono disponibili per genere
perché questa è la disposizione a livello comunitario.
A livello di enti locali e di Pubblica Amministrazione la fonte
principale è il conto annuale delle spese del personale della
Ragioneria Generale dello Stato, dal quale io parto per parlare di
questo strumento di cui la nostra Commissione si è dotata dal
1994: l'Osservatorio permanente della situazione del
personale maschile e femminile della Provincia di Perugia. Questo
per noi è uno strumento principe per comprendere gli effetti
della dinamica della gestione del personale nel tempo sia in termini
quantitativi che - in parte - qualitativi. Esso
rappresenta quindi il nostro punto di partenza per conoscere la
nostra realtà. L'Osservatorio viene aggiornato
annualmente ed ormai abbiamo a disposizione dati dal 1994 ad oggi
sulla base dei quali l'Ufficio Statistica ha cercato di tirare
fuori un'analisi degli andamenti tendenziali di lungo periodo.
Chiaramente questa è una fotografia del nostro ente ma credo
che sia opportuno dare questo contributo perché da esso può
magari essere preso qualcosa a livello nazionale.
Se facciamo un'analisi
di classe dirigenziale siamo messe abbastanza bene perché nel
complesso delle Province il 23,8% dei dirigenti sono donne mentre nel
nostro ente le donne sono il 25,7%. Se andiamo però ad
analizzare le posizioni apicali nel 2005 una sola donna su otto da
noi ricopriva un ruolo apicale mentre ad oggi nessuna donna ricopre
un ruolo apicale. Se distinguiamo poi il personale per genere tra le
aree tecniche e le aree amministrative vediamo che nelle aree
tecniche la presenza femminile è del 17% mentre nella aree
amministrative è del 55,8%.
Devo sintetizzare per
lasciare spazio agli altri interventi ma voglio dire che abbiamo
fatto delle analisi anche dal punto di vista retributivo ovvero su
quali sono le componenti che differenziano a livello retributivo.
Abbiamo notato che a livello di attuazione del contratto gli stipendi
sono chiaramente uguali però a differenziare è tutto
quello che è accessorio e che è legato in particolar
modo al tempo. Noi abbiamo chiesto dunque in Commissione all'Ente
Provincia di costituire dei sistemi di valutazione non basati sul
tempo ma sul risultato perché - come si vede anche dalle
assenze - le donne hanno un problema di cura della famiglia,
ecc.
CARLO MOCHI
SISMONDI: I suoi dati sono estremamente importanti così
come quelli della nostra collega della Regione Lazio. Mandateceli
perché l'Osservatorio ha proprio l'obbiettivo di
portare i dati che ci sono a fattor comune in maniera da metterli a
disposizione dell'interesse di tutti. Nella prossima Newsletter
divulgheremo tutti gli indirizzi, quindi mandateci questi dati perché
sarà estremamente utile per tutti quanti poterli condividere.
FRANCESCA CARDINALI:
Salve, io sono consulente nell'ambito del tema gender
friendly all'interno dell'iniziativa comunitaria
Equal. Stiamo ricercando le buone prassi ed in realtà
ci stiamo interrogando su quali possono essere le azioni positive che
possono motivare gli uomini a non avvertirci come una minaccia in
seguito al nostro rafforzamento. La Dottoressa Gramaglia prima
parlava dell'importanza della comunicazione per favorire questi
aspetti, in realtà ci stiamo accorgendo che le buone prassi
vanno soltanto nella direzione dello sdoganamento delle donne dalla
discriminazione orizzontale e verticale però gli uomini
restano sempre un po' lì a guardare e tutto sommato
continuano a fare quello che facevano prima. Come fare rete anche con
loro dunque oltre che far rete trasversalmente tra donne?
Dott. ssa MANCINI:
Io lavoro all'Istituto Nazionale di statistica e vorrei
leggervi un intervento che ho preparato:
"L'affermazione
lavorativa delle donne è ancora oggi ostacolata da una serie
di circostanze quali abitudini, stili di vita e percorsi di studio,
le quali anche se non assumono la fisionomia di vere e proprie
discriminazioni comunque limitano pesantemente la partecipazione
femminile. Superata la soglia del 2000 le donne subiscono ancora
discriminazione, molestie sessuali, sono oggetto di pregiudizi,
vengono mobbizzate e non riescono, stentano o non esplicano
pienamente le loro attitudini nell'ambiente di lavoro.
Le cause della scarsa
emancipazione femminile nel nostro Paese sono riconducibili oltre che
alle carenze infrastrutturali ad una radicata visione maschilista dei
meccanismi economici, politici, sociali e culturali che provoca danni
gravissimi anche per le future generazioni. A me sembrava che questo
congresso fosse indirizzato alla definizione di obbiettivi per
migliorare la situazione di vita complessiva delle donne ed a questo
proposito voglio far riferimento al progetto L'Europe pour
les femmes che si pone come obbiettivo l'elaborazione di
strumenti per l'eliminazione degli stereotipi sessisti. A
questo proposito si possono fare alcune proposte. Dal punto di vista
delle strategie ad esempio sarebbe opportuno stimolare la diffusione
di una formazione scolastica di tipo scientifico; non a caso la
collega prima parlava di un 17% nel suo ente di donne occupate nei
servizi tecnici contro un 55% occupato nei servizi amministrativi.
Questo dato deve essere inserito in un quadro complessivo di
emarginazione delle donne nell'ambiente accademico, come
dicevate infatti poco fa ad esempio ci sono solo due donne Rettori in
Italia. Questo perché effettivamente tendiamo ad isolarci
sviluppando maggiormente le nostre competenze umanistiche, ancora
oggi infatti sono poche le donne che hanno lauree di tipo
scientifico. Sarebbe opportuno quindi creare condizioni di sviluppo
degli istituti scientifici e delle facoltà scientifiche
sull'intero territorio nazionale.
Per quanto riguarda poi
i meccanismi l'istituzione delle quote rosa nella Pubblica
Amministrazione proporzionate al numero delle donne che lavorano
nelle singole Istituzioni creerebbe una buona prassi che sicuramente
potrebbe agevolare l'affermazione delle donne più
giovani. Propongo anche l'attivazione di un meccanismo di
attribuzione di un assistente ad ogni direttiva o direttivo che entri
ad esempio negli enti di ricerca sulla base di quanto è
avvenuto alle Camere e che ha dato ottimi risultati".
Intervento dal
pubblico: Io sono un Dirigente medico di un'Azienda
Sanitaria Locale. Siccome sono stati già messi in evidenza due
punti importanti - la partecipazione ai nuclei di valutazione e la
presenza nelle commissioni concorsuali - vorrei dire che questi
potrebbero essere già due ottimi strumenti molto pratici per
lavorare nella direzione auspicata. Il terzo strumento potrebbe
essere l'inserimento tra gli obbiettivi dei dirigenti della
richiesta di dimostrare che effettivamente e fattivamente curano
questo argomento ovvero che perseguono nei fatti le pari opportunità.
Dovrebbe essere possibile a livello di Amministrazione il poter
dimostrare da parte degli alti dirigenti che all'interno delle
loro strutture sia perseguito questo obbiettivo. Anche in virtù
degli interventi che sono stati fatti mi sembra infatti che il
problema non siano le leggi, mi sembra anche che i dati per la
conoscenza del fenomeno ci siano, si tratta quindi ora di individuare
degli strumenti semplici e pragmatici.
MARIA CONCETTA
MATTEI: Sentiamo ora una voce maschile...
Intervento dal
pubblico: Io lavoro da tempo in una multinazionale d'informatica
ed in questi ultimi anni sono stato anche molto a contatto con la
Pubblica Amministrazione. Ciò che avete detto su questa
discriminazione è vero in Italia ma in misura minore è
vero anche in altri Stati. Dalla mia esperienza italiana traggo il
fatto che è vero che esiste questa differenza di genere ma la
maggiore differenza che ho visto rispetto agli altri Stati è
una differenza di appartenenza e di categoria. Moltissime cose che ho
sentito qui si applicano infatti anche a tutti quegli uomini che
vivono in una diversa situazione. La questione è che non viene
premiata la competenza. Questa competenza poi è sicuramente in
larga misura femminile, io mi occupo di informatica e specie nella
parte software le donne spesso hanno un valore aggiunto rispetto agli
uomini.
Le leggi italiane in
proposito mi sembrano le migliori in assoluto ma le meno applicate. È
sicuramente vero che in Italia i posti apicali sono maggiormente
occupati dagli uomini che dalle donne però ad esempio a
livello di top management quelle donne che nella nostra azienda hanno
fatto carriera per farla hanno di fatto dimenticato altre cose, si
tratta quindi per voi di fare delle scelte...
(Reazione animata
della sala)
MARIA CONCETTA
MATTEI: ...non vorrei che crocifiggessimo un uomo che ha detto
delle cose assolutamente condivisibili ovvero che il problema è
che probabilmente molte donne e alcuni uomini non sono
sufficientemente ambiziosi e scatenati dal punto di vista
carrieristico per arrivare senza merito ad alcuni risultati. Quello
che lui ci sta dicendo è che anche per alcuni uomini come per
tante donne i problemi sono la trasparenza ed il merito.
Darei ora la parola a
Roberta Cocco, Direttore Marketing centrale Microsoft Italia, anche
per raccontarci la sua esperienza personale dato che ci ha appena
raccontato di essere reduce dalla sua terza gravidanza e di essere
stata per un po' indecisa se continuare il suo lavoro
dirigenziale così impegnativo. Per fortuna ha deciso di
continuarlo...
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