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Gabriella Alemanno - Vicedirettore Vicario Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato
Innanzitutto ringrazio
l'Osservatorio delle Donne di avermi invitato e ringrazio
futuro@lfemminile
e FORUM P.A., con cui avevamo già iniziato un percorso di
collaborazione e comunicazione su questi temi circa un anno fa con
Donne e Tecnologia.
Io non so se sono -
come dice la nostra moderatrice - una donna che si può
definire "arrivata" perché poi in realtà la
vita quotidiana è assolutamente difficile e complessa da
gestire. Io posso dire che sicuramente appartengo a quel gruppo
assolutamente risicato di donne della Pubblica Amministrazione che
sono arrivate a posizioni apicali. Su questo aspetto vorrei fare un
ulteriore approfondimento perché noi in questi giorni siamo
state tutte molto felici dell'affermazione del Presidente della
Repubblica Napolitano sull'importanza per una democrazia
compiuta della valorizzazione del ruolo delle donne nella politica.
Io credo che questo discorso però non debba essere limitato
soltanto alla politica e comunque a codici di autoregolamentazione
dei partiti politici, deve essere un discorso allargato a tutti i
mondi professionali ed in particolare al mondo della Pubblica
Amministrazione. Come abbiamo ripetuto più volte nel mondo
della Pubblica Amministrazione infatti abbiamo una popolazione
femminile assolutamente superiore rispetto a quella maschile, una
popolazione che per un discorso di competenza, di lauree, di studi,
di percorsi universitari è forse più preparata di
quella maschile. Non voglio fare un discorso conflittuale ma ciò
rappresenta un dato di fatto, un esempio eclatante è quello
delle donne in Magistratura: oggi ormai il 60% delle persone che
vincono i concorsi in Magistratura è infatti rappresentato da
donne. Ciò vuol dire che o perché studiano meglio o
perché sono più capaci o perché sono più
volenterose e più tenaci o perché devono dimostrare
ancora qualcosa rispetto agli uomini le donne sono più
preparate.
La situazione diventa
più complessa però quando dobbiamo affrontare un
percorso di carriera. Dal mio punto di vista ci sono due ordini di
fattori che incidono nel bloccare questo percorso. Quando, dopo una
fase concorsuale superata, si arriva a dover fare una scelta secondo
me spesso gli stessi retaggi politici che abbiamo in Parlamento si
ripercuotono anche nella scelta del manager pubblico che deve
ricoprire determinati ruoli. Purtroppo noi ancora ci troviamo in una
realtà in cui il potere è visto in maniera
assolutamente maschile, la politica è maschile e credo che ci
sia una certa ritrosia ad accettare - anche concettualmente -
che una donna possa assumere delle posizioni apicali nell'ambito
della Pubblica Amministrazione. Ci sono obbiettivamente delle
ritrosie.
In questa vicenda
incide anche un altro fenomeno, per cui io ho dato anche un piccolo
contributo di progettualità: molte donne davanti a certe
possibilità di carriera si creano dei blocchi, non sono
disposte a mettersi in discussione. Ancora noi viviamo in una società
in cui la donna per educazione, per schemi mentali di riferimento,
per necessità familiari o per problemi di gestione preferisce
- o è costretta a scegliere - la famiglia rispetto
ad un percorso di lavoro. Molte donne a cui viene offerta
l'opportunità di avere una posizione di responsabilità
si tirano indietro perché o ritengono di non essere adeguate o
temono di mettere in discussione la propria vita familiare.
Siccome mi è
capitato di affrontare queste problematiche nella mia quotidianità,
con i miei dirigenti e con i funzionari che lavorano con me, nel 2003
ho lanciato un progetto di formazione. Grazie all'ausilio della
Scuola Superiore di Economia e Finanza (io appartengo al Ministero
dell'Economia e quindi con la Scuola Superiore avevo una
colleganza più diretta) è nata l'idea di creare
un percorso di formazione proprio per funzionari e dirigenti che
potesse essere fondato sia sulla storia delle pari opportunità
e sulla storia delle donne in generale che su un percorso di
comunicazione e di autostima che permettesse alle stesse donne di
cominciare a valorizzare le potenzialità che loro hanno. Il
corso era stato presentato con un convegno - era presente
l'Onorevole Mazzoni che potrebbe testimoniare la sua riuscita
perché faceva parte del talk show che rappresentava il momento
politico dell'evento - ed è terminato con un
discreto successo.
Il momento di
formazione è importante perché bisogna cercare di
valorizzare le potenzialità che si hanno. Io credo che la
presenza delle donne nella Pubblica Amministrazione debba essere un
valore sempre più condiviso e un'espressione di
democrazia compiuta. Gli aspetti che abbiamo messo particolarmente in
evidenza nel mondo della politica io credo che si debbano dunque
portare anche nel mondo delle professioni.
Vorrei mettere in
evidenza ancora due aspetti. Forse l'utilizzo dello spoil
system potrebbe essere un elemento da utilizzare per aumentare il
numero delle donne nelle posizioni apicali però mi piacerebbe
pensare che non sia necessario arrivare ad una legge. Se invece si
rivelasse necessario arrivare ad una disposizione normativa in tal
senso vorrei allora che essa fosse una di quelle disposizioni
normative che poi hanno un seguito. Noi abbiamo infatti tanti esempi
nell'ambito del nostro ordinamento giuridico in cui si parla di
quelle Commissioni di Concorso in cui ci deve essere almeno un terzo
di componenti femminili ma questa norma non viene assolutamente
rispettata. Vorrei dunque che la Funzione Pubblica cominciasse in
termini di efficienza e di efficacia di queste Commissioni a prendere
coscienza delle posizioni che dovrebbero essere ricoperte dalle donne
in questi ambiti e che invece sono occupate da uomini. Ci sono poi
tante altre disposizioni, mi viene in mente ad esempio quella
sull'autotutela - lo Statuto del Contribuente -
ovvero una norma che esiste ma che non viene rispettata. Ben venga la
norma dunque se questa ha una valenza di necessità e di
transitorietà però questa norma deve essere anche
rispettata. Quindi se il Sottosegretario Magnolfi si volesse fare
portatrice di questo valore condiviso, ovvero della possibilità
di rappresentare maggiormente le donne, attraverso dei meccanismo
normativi - che non mi piacciono ma che ritengo necessari
almeno in una fase transitoria - ciò sarebbe importante.
Altrettanto importante però è che si stabiliscano dei
meccanismi di controllo per verificare se effettivamente queste norme
vengono attuate e vengono rispettate.
Quindi
direi di si alle quote rosa soltanto in una fase necessaria e
transitoria però il processo deve essere - ed in questo
condivido quello che diceva l'Onorevole Mazzoni - un
percorso di condivisione assolutamente trasversale in cui si senta la
necessità di dare una maggiore partecipazione alle donne nel
mondo del lavoro. Soltanto questo può essere infatti
espressione di una democrazia compiuta. Grazie.
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