Il convegno appunta la sua attenzione al proliferare tumorale di aziende, di amministrazioni, di agenzie, di consorzi e quant’altro che, specie a livello locale, sono spesso occasioni di sistemazione di carriere politiche in dismissione, ma che costituiscono un imponente aggravio della spesa pubblica
Un convegno dedicato ai giovani e gestito direttamente da giovani laureati nelle varie discipline del public management che giustamente cercano spazio in una PA sempre più vecchia.
Il convegno si propone di indagare le ragioni dell’immobilismo del sistema istituzionale italiano, a partire dalle classi dirigenti e dalla loro “resistenza organizzata” al cambiamento.
La caratteristica, diffusa anzitutto nella classe politica, di voler governare sempre e comunque, senza accettare le implicazioni di una normale alternanza al potere , pervade i diversi modelli di governance. Sia nel settore pubblico che in quello privato, si assiste a varie forme di resistenza al cambiamento e di neutralizzazione della selezione su base competitiva: meccanismi che impediscono il ricambio delle posizioni di vertice; il diritto re-interpretato per garantire a tutti una quota decisionale; l’incapacità di affrontare i conflitti di interesse e la frequente commistione tra controllati e controllori.
Con il contributo di autorevoli relatori intendiamo approfondire le cause sociali ed istituzionali delle rigidità che caratterizzano larga parte del settore economico e di quello amministrativo-istituzionale, e il perché nel nostro Paese la “meritocrazia” stenta ad affermarsi come criterio di selezione delle classi dirigenti.
In tanti anni di FORUM PA abbiamo visto passare tante idee, tanti “progetti del secolo” di cui, dopo annunci roboanti si sono perse le tracce. Con questo convegno andremo sulle loro tracce per capire ad esempio perché dopo più di 10 anni dall’annuncio la Carta d’Identità elettronica è ancora da venire o perché il catasto è in tante situazioni lo stesso di vent’anni fa o ancora perché la giustizia ha aumentato i tempi. E’ un mito stupido pensare che si impara solo dalle “best practice” in realtà tutti noi impariamo per trials and errors.