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di
Gianni Dominici
Mai
come in questi ultimi anni la pubblica amministrazione
è stata investita da processi di cambiamento
e di modernizzazione: il decentramento amministrativo
e fiscale, la riforma del Titolo V della Costituzione
e la riforma elettorale, solo per citarne alcuni.
Ma, accanto alla politica delle riforme, ancora
più incisivi sono stati i processi avviati
dal basso che, spesso in maniera del tutto imprevista,
hanno dato vita a nuove forme e a nuove modalità
operative. In questo caso i corto circuiti sono
stati determinati dalla diffusione e dall'istituzionalizzazione
delle prime esperienze di rete civiche nei portali
istituzionali su internet e adottati, oramai,
da tutti i principali enti pubblici; dal radicarsi
di un fenomeno tutto orizzontale alla pubblica
amministrazione, come quello delle comunità
di pratica, tramite il quale è stato possibile
costruire e rafforzare l'identità dell'innovatore
rompendo l'isolamento a cui, molti di coloro che
hanno fatto da apripista per l'introduzione di
nuove soluzioni nella PA, erano stati relegati;
dalla diffusione, infine, di nuove soluzioni tecniche,
quali l'open source, in grado di mettere in relazione
il processo interno di modernizzazione della pubblica
amministrazione con quello più generale
di emancipazione economica del territorio di riferimento,
grazie alla possibilità di sostenere la
crescita del sistema imprenditoriale e del capitale
individuale locale.
Processi
e cambiamenti che non solo mettono in discussione
e, in qualche modo sovvertono, le dinamiche tutte
interne alla pubblica amministrazione ma anche
i modelli interpretativi e le metodologie fino
ad oggi utilizzate di chi per professione o per
ruolo istituzionale è chiamato ad analizzare
le dinamiche in atto.
Da sempre abituati a fotografare l'esistente,
a consegnare al dibattito pubblico "provocazioni
analitiche" per non rinserrarsi nel presente
e guardare in prospettiva con Scenari PA la Fondazione
Censis, insieme con Forum PA, intende guardare
oltre e cercare di tratteggiare gli scenari futuri,
appunto, che gli attuali processi in corso saranno
in grado di determinare. Pur non nascondendo la
difficoltà di formulare previsioni sui
futuri sviluppi di fenomeni così complessi
non ci siamo sentiti di rinunciare a questa aspirazione
e con il contributo di un prestigioso panel di
esperti di differente estrazione politica, sociale,
geografica e professionale abbiamo immaginato
dove e come le scelte amministrative e politiche
di oggi ci porteranno nel 2010. Il senso di costruire
scenari previsionali supportati dal rigore metodologico
sta principalmente nella possibilità di
offrire a chi oggi vive, analizza, subisce o decide
le politiche pubbliche di riflettere sui rischi
connessi alle tendenze presenti e di progettare
con maggior lungimiranza i prossimi passi.
Dal
punto di vista metodologico, il lavoro di costruzione
e definizione degli scenari futuri della Pubblica
amministrazione nel 2010 è stato realizzato
secondo uno schema di lavoro già sperimentato
dalla Fondazione Censis in diversi contesti di
ricerca e di animazione territoriale. Si tratta
di un esercizio di creatività e collaborazione
il cui obiettivo è identificare e chiarire
le differenti combinazioni di tecnologia, capitale
umano e politica pubblica che si potranno verificare
nel nostro paese da qui ai prossimi 6 anni.
Il metodo utilizzato si articola sostanzialmente
in due strumenti: le tecniche d'analisi previsionale
(secondo una variante del metodo Delphi) e le
discussioni tematiche che si alternano in un processo
di generazione e condivisione di scenari possibili.
L'intero processo è supportato da una metodologia
consolidata di ascolto e sintesi che si rivela
utile nel momento in cui è necessario produrre,
attraverso metodi collaborativi, possibili scenari
di sviluppo.
Nella prima fase e' stato consultato un panel
di circa 100 esperti, tra amministratori, politici,
tecnici, giornalisti e opinionisti invitati a
partecipare per le proprie competenze e la conoscenza
sui temi della pubblica amministrazione e dell'innovazione.
A ciascuno e' stato chiesto di esprimere in modo
libero alcune previsioni sulla base delle proprie
competenze specifiche, guidati in questo da alcune
domande aperte. I primi risultati ottenuti con
questa metodologia vengono poi discussi con un
secondo gruppo "i pensatori" che possono,
se credono, integrare le indicazione pervenute
dall'analisi fatta dal panel.
Nella seconda fase, tutte le ipotesi proposte
sono state elaborate, trasformate in domande chiuse
e sottoposte nuovamente al panel. Ciascun esperto
ha avuto dunque la possibilità di analizzare
e valutare le opinioni espresse dagli altri, potendo
così, eventualmente, riconsiderare e modificare
anche le proprie posizioni iniziali.
Infine, con le ipotesi che hanno raccolto maggior
consenso si è costruito lo scenario finale
che solo dopo essere stato analizzato con il gruppo
dei "pensatori" è stato dettagliato
e descritto nella presenta pubblicazione e che
vuole essere, ovviamente, non un semplice esercizio
di stile ma uno stimolo a ragionare e riflettere
da una prospettiva più ampia.
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