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FORUM PA CENSIS
Le prospettive per la politica
   

cittadinanza attiva

Con la riforma del Titolo V della Costituzione si assisterà alla ridefinizione dei ruoli giocati dalla pubblica amministrazione, dai cittadini e dalle imprese nella governance del territorio. Gli effetti più profondi di ciò si avranno in merito ai livelli di governo regionali che vedranno una progressiva "costituzionalizzazione" della cittadinanza attiva tale per cui si affermerà per le amministrazioni l'obbligo di favorire l'autonoma iniziativa di cittadini singoli o associati.
Un tale cambiamento, pur non minando la titolarità di partiti e soggetti pubblici del monopolio della rappresentanza dell'interesse generale, porterà ad una sempre più ampia pluralità di soggetti civili con funzioni di interesse pubblico che, tradizionalmente, erano considerate prerogative dello Stato.
Verrà meno la distinzione gerarchica tra stato e cittadini e il conseguente schema per cui il privato si limita a difendere i propri interessi e spazi di libertà e la PA esercita una posizione preminente nei confronti degli amministrati.
Si tratterà di una trasformazione perlopiù silenziosa ma profonda, un punto di non ritorno in cui cittadini - singoli, associati, organizzati - interverranno in maniera crescente sul ciclo delle politiche pubbliche.
In particolare, si avrà una crescita delle iniziative cittadine volte alla cura dell'interesse generale, quali:
- manutenzione di uno spazio verde aperto a tutti nel proprio quartiere;
- abbattimento delle barriere architettoniche di scuole o uffici;
- azione di monitoraggio sulla qualità dei servizi e dei prodotti;
- iniziative di comunicazione pubblica;
- assistenza domiciliare ai malati terminali.

Nasceranno sempre più comitati di cittadini che, pur non ponendosi come alternativa o in sostituzione di altri organi di rappresentanza, ricopriranno un ruolo significativo in termini di partecipazione cittadina.
Nel 2010 l'associazionismo civico che, grazie agli spazi permessi dalla nuova formulazione del titolo V della Costituzione, sarà sempre di più un prezioso partner delle amministrazioni pubbliche darà voce ai cittadini all'interno del dibattito sulle politiche pubbliche.

 

la crisi del bipolarismo

Il "paradigma bipolare", secondo il quale l'amministrazione amministra nell'interesse pubblico ed i cittadini sono passivi destinatari dell'intervento pubblico, si rivelerà sempre meno adeguato a dare soluzione ai problemi di una società complessa come la nostra.
Il miglioramento del rapporto cittadini/PA in termini di compartecipazione si avrà grazie al principio di sussidiarietà. Questo sancirà il definitivo riconoscimento da parte della PA alla società e alle sue articolazioni naturali (corpi intermedi) della facoltà di organizzarsi e farà cadere molte formalità burocratiche oggi necessarie.
La crisi del paradigma bipolare e lo sviluppo del modello dell'amministrazione condivisa fondata sul principio di sussidiarietà orizzontale rappresenterà, però, allo stesso tempo, un profondo mutamento nelle forme organizzative, nelle procedure, nelle modalità di soluzione dei problemi, nella definizione di nuove figure professionali e l'ennesima occasione di opportunismo, per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.
La risposta ad una crisi e ad un mutamento di tal genere starà nella creazione di reti di alleanze fra amministrazioni e cittadini attivi.
In questi anni si realizzeranno, infatti, forme di democrazia amministrativa incentrate sulla trasparenza dell'azione amministrativa e sulla presenza di modalità informative avanzate, ciò garantirà ai cittadini una conoscenza approfondita del funzionamento delle amministrazioni, degli obiettivi che le guidano e dei servizi che erogano. Tale conoscenza stimolerà gli utenti a fare proposte, indicare suggerimenti, protestare in merito alla presenza di eventuali carenze o defaillance delle amministrazioni.
Tuttavia, i nuovi modelli di partecipazione sociale e politica segmentata, sporadica (rapsodica) terranno e faranno "scuola" sul livello locale; la loro evoluzione, intimamente legata al processo di "civilizzazione" della pubblica amministrazione, sarà frenata dal crescente imbarbarimento dello scontro politico.

 

gli strumenti

Nel prossimo futuro i modelli di partecipazione sociale e politica saranno caratterizzati da un utilizzo sempre più ampio della "comunicazione diretta" con le rappresentanze politiche e sociali e con i cittadini, nonché dalla possibilità di raccolta delle opinioni dei portatori di interesse su profili dell'attività amministrativa.
I modelli di partecipazione saranno riformulati, nei prossimi anni, proprio sulla scorta della possibilità di poter più frequentemente e più economicamente consultare i cittadini con forme e modalità che si collocheranno a metà strada tra il sondaggio informale e la votazione formale.
Negli anni tra il 2004 e il 2010 si avrà, in altre parole, un'evoluzione orizzontale della partecipazione: più comunicazione che sviluppa nuovi centri di riflessione e analisi, maggiore possibilità di studio e conoscenza della PA. Rispetto a questi meccanismi l'utilizzo più intenso e funzionale degli strumenti dell'analisi statistica potrà far molto in questa direzione.
I nuovi modelli di partecipazione muteranno, infine, gli strumenti attraverso cui i soggetti mediatori della partecipazione dialogheranno con le amministrazioni; si avrà, inoltre, un rafforzamento delle forme di partecipazione/consultazione dei cittadini alle scelte delle amministrazioni attraverso:
- l'ascolto;
- l'e-voting;
- il reporting;
- la customer satisfaction;
- i questionari (agli sportelli e on line);
- la partecipazione attiva mediante forum e mailing list;
- la costituzione di consulte di cittadini.

Nell'arco di tempo considerato cresceranno nuovi elementi di partecipazione legata alla consapevolezza delle diverse forme di cittadinanza e di capacità di pressione politica (i "consumatori", fornitori dell'ambiente, etc.).
La partecipazione "diretta" a livello locale si mostrerà strumento coerente con il sistema della responsabilità diretta del sindaco, mentre su livelli più estesi favorirà populismo e il trionfo della sola immagine.
L'uso delle nuove tecnologie comporterà una maggiore possibilità di partecipazione da parte dei cittadini in termini di inclusione nei processi decisionali, ma non riuscirà a produrre ciò che mezzo secolo di democrazia non è riuscita a fare: creare dei cittadini attenti alla cosa pubblica e delle procedure consolidate di partecipazione che esulino dalle mere competizioni elettorali.

 

e-pool e e-democracy i salvagenti per la politica

La disaffezione verso la politica continuerà anche nei prossimi anni considerati i difficili scenari da risolvere a livello politico (globalizzazione, welfare, guerre, battaglie commerciali, problemi ambientali e relativi alla sicurezza, etc.).
Internet, grazie anche alle capacità di offrire strumenti di feedback diretti alla classe politica (blog, e-voting), offrirà uno strumento per aumentare la partecipazione politica dei cittadini nel senso di offrire un maggior numero di consultazioni elettorali o referendarie che si tramuterà in una maggiore partecipazione popolare a questi strumenti consultativi.
Nel corso dei prossimi sei anni avremo, dunque, una maggiore diffusione dell'e-pool ma questo verrà interpretato come una semplificazione operativa piuttosto che come una riduzione di costo. Nella maggior parte dei casi i politici saranno incapaci di instaurare un rapporto diretto con i cittadini, ascoltare le loro idee e i loro desideri.
Accadrà piuttosto che i politici utilizzeranno la rete come punto di riferimento per le loro decisioni: fare politica sarà anche comunicare sulla rete e Internet sarà imprescindibile come canale di comunicazione per le campagne elettorali.
Ci saranno politici o movimenti politici che riceveranno consenso orizzontale da parte di comunità Internet e non più quindi comunità fisiche territoriali: newsgroup di lobby, comunità di pensiero ed azione avranno un peso politico maggiore dell'attuale anche se ancora non paragonabile a concentrazioni editoriali o televisive.
La penetrazione nel nostro Paese dei nuovi modelli di partecipazione sociale, primo fra tutti l'e-democracy, sarà ostacolata dal prevalere del solito corporativismo e familismo distorcente: ciononostante i cittadini parteciperanno maggiormente e l'e-democracy non si rivelerà un mero flatus vocis.
Infine, le politiche di e-democracy risulteranno fondamentali per il successo degli attuali sviluppi sul piano dell'e-government e la Carta d'Identità Elettronica sarà lo strumento indispensabile per qualunque progetto punti in questa direzione.

   
 
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