|
soggetti
e azioni
| Le Pubbliche
Amministrazioni giocheranno gran parte delle rispettive
chances di sviluppo (o irrimediabile declino/sostituzione)
proprio nel campo degli interventi mirati ad incrementare
la competitività del paese. |
[ |
La
competitività, banco di prova per le amministrazioni
|
] |
Nel
complesso, la PA si rivelerà preparata
a favorire la competitività del Paese perché
riuscirà a progettare una strategia complessiva
e coerente e ad adeguare le proprie strutture
e l'organizzazione interna alle esigenze del tessuto
produttivo.
Le azioni più incisive per un rilancio
della competitività delle imprese italiane
da parte delle amministrazioni saranno:
- attivazione di un processo di razionalizzazione
e di coordinamento delle amministrazioni pubbliche;
- accelerazione della velocità di risposta;
- proseguimento del lavoro di semplificazione
e di sboscamento della giungla amministrativa;
- tutela dei diritti per una sempre maggior trasparenza;
- aiuti alle imprese ad investire in sicurezza
attraverso sconti contributivi.
Nei prossimi anni
le pubbliche amministrazioni saranno capaci
di fare rete, in modo da poter attuare le politiche
pubbliche nell'ambito di una dimensione trasversale
più efficiente rispetto a quelle istituzionalmente
attribuite alle singole amministrazioni. Sarà,
inoltre, rilevante l'impegno del livello amministrativo
per la messa a punto di strumenti di sostegno
e promozione dell'imprenditoria e, quindi, dell'intero
sistema locale. Senza, però, che questo
comporti un ripiegamento delle ambizioni di
sviluppo sulla solita promozione del territorio.
Il perseguimento dell'obiettivo di sostenere
ed accrescere la competitività dei sistemi
territoriali rappresenterà un aspetto
fondamentale dell'attuale fase di sviluppo con
logiche decentrate, tale per cui i territori
competeranno tra loro per attrarre quote di
risorse funzionali allo sviluppo economico locale.
Ciò avverrà nella logica del federalismo
e della sussidiarietà per cui tutti i
livelli istituzionali, potenzialmente in grado
di incidere significativamente sui processi
di sviluppo locale, dovranno essere in grado
di esercitare le proprie competenze corrispondenti
alla dimensione territoriale dell'interesse
pubblico tutelato e perseguito.
Tuttavia, ancora
nel 2010 questi aspetti saranno lacunosi: l'entrata
in vigore del federalismo, che come detto porterà
ad una rinnovata centralità delle amministrazioni
locali e alla valorizzazione delle sinergie
tra amministrazioni regionali e locali nelle
politiche di sviluppo, non porterà, infatti,
a miglioramenti effettivi in termini di competitività
del sistema paese. Al contrario la mancanza
di chiarezza nel riparto di competenze tra istituzioni
centrali e locali e l'improvvisazione e la confusione
con cui la riforma federale verrà introdotta
nei prossimi anni avrà un effetto dirompente
sul rapporto PA e imprese.
Un forte condizionamento, conseguente all'applicazione
del federalismo fiscale, si avrà in relazione
al tipo di servizi, nuovi o tradizionali, erogati
alle imprese che si orienteranno, anche con
riferimento agli investimenti per lo sviluppo,
verso logiche di razionalizzazione e di incremento
di efficienza per contenere i costi. In tal
senso si provvederà ad accrescere il
ricorso a soluzioni Ict, la ricerca di una partnership
pubblico-privata, le politiche di outsourcing,
ma anche il ricorso a forme di volontariato
oltre i tradizionali settori.
|
| Nell'ambito
delle politiche di sviluppo, la novità consisterà
nel concorso di soggetti non statali, sociali e
privati, all'esercizio di responsabilità
di governo per fronteggiare problemi di rilevanza
pubblica, che gli apparati statali non saranno più
in grado di affrontare da soli. |
[ |
Politiche
per la competitività |
] |
Il livello regionale
sarà quello in cui verranno messi in campo
i maggiori e più incisivi interventi per
lo sviluppo. Questi, per mantenere la competitività
del territorio a livello internazionale, punteranno
a migliorare le performance dell'intero sistema
territoriale attraverso interventi incentrati su
innovazione tecnologica, economia della conoscenza
e sostenibilità. Sarà oramai chiaro
che il problema della perdita di competitività
non è risolvibile né attraverso politiche
settoriali (per il Mezzogiorno, per la piccola impresa,
etc.) né con il ricorso a misure neoprotezionistiche.
I fattori di competitività sui quali si punterà
maggiormente per la crescita delle economie regionali
nell'arco dei sei anni saranno in ordine di rilevanza:
1 mobilità sostenibile;
2 servizi innovativi;
3 formazione;
4 integrazione di nuova forza lavoro immigrata;
5 accessibilità;
6 qualità della vita (sociale, ambientale,
culturale);
7 valorizzazione e gestione sapiente dei fattori
ambientali e culturali;
8 integrazione di interventi economici, sociali,
culturali;
9 controllo e gestione delle reti energetiche (luce,
acqua, gas ecc.), informatiche e fisiche;
10 semplificazione delle procedure amministrative;
11 ricerca e sviluppo;
12 infrastrutture materiali e immateriali;
13 logistica;
14 sviluppo della comunicazione tra le imprese,
le persone e le loro organizzazioni.
Rispetto al mondo
delle imprese avrà, inoltre, un forte impatto
la legge di riforma della scuola in particolare
per quanto riguarda la formazione professionale,
dove sempre più si instaurerà un
rapporto di partnership con le imprese, sia attraverso
stage formativi presso le aziende, sia attraverso
la partecipazione dei rappresentanti delle imprese
locali all'interno dei consigli di istituto.
Turismo, industria del tempo libero, servizi alle
persone ed Ict saranno i settori sui quali si
investirà maggiormente insieme alla tutela
del made in Italy, mentre minori saranno gli investimenti
nei campi della grafica e del design e nei settori
manifatturieri tradizionali.
Rispetto al presente, inoltre, la presenza istituzionale
sarà più forte in relazione all'accesso
delle Pmi italiane ai fondi internazionali per
la ricerca e ad altre tipologie di incentivo sia
nazionali che internazionali.
Sul piano degli incentivi a livello nazionale
la PA provvederà a garantire supporto ed
assistenza all'utilizzo dei finanziamenti che
verranno erogati al sistema produttivo direttamente
dalle Regioni, al fine di guidare lo sviluppo
strategico delle specificità produttive
territoriali. Questo permetterà di attivare
un circolo virtuoso di "ritorno degli investimenti"
in base a strategie di lungo periodo (internazionalizzazione
dei distretti produttivi, ricerca e sviluppo,
necessità di espansione della capacità
produttiva in base alla domanda territoriale ed
internazionale, ecc.).
A livello di finanziamenti europei, invece, l'inefficienza
organizzativa e comunicativa delle istituzioni
e il basso coinvolgimento del sistema bancario
non produrranno forti miglioramenti e, ancora
tra sei anni, sarà basso il livello di
accesso delle imprese italiane ai fondi UE.
In ultimo, le nuove tecnologie per l'informazione
e la comunicazione saranno, per tutto il periodo
considerato, un fattore importante per la competitività
e l'uso della telematica nelle imprese sarà
stimolato grazie a interventi volti a incrementare
la cultura digitale tra le Piccole e medie imprese.
A questi interventi di sensibilizzazione saranno
affiancate iniziative formative, perlopiù
a carico delle imprese, che avranno l'obiettivo
di diffondere competenze informatiche tra i nuovi
addetti.
A cambiare, però, non saranno solo i contenuti
delle politiche messe in campo per incrementare
l'innovazione e la competitività delle
imprese, ma anche il modo di valutarle: le diverse
politiche di sviluppo saranno, infatti, sempre
più supportate da attività di auditing,
swot analysis e analisi degli impatti.
|
| Nelle
politiche di sviluppo e innovazione locale i soggetti
che avranno maggior peso nei prossimi anni saranno: |
[ |
Chi
guiderà lo sviluppo? |
] |
- Comuni;
- Regioni;
- Imprese che sapranno essere "collegate";
- Centri di ricerca;
- Università;
- Utilities;
- rappresentanze dei sistemi di Pmi;
- "Agenzie di sviluppo locale", costituite
in patnership tra Enti locali, Università,
imprese e loro rappresentanze;
- Società di consulenza.
Nel quadro della
riforma federalista, i driver dei processi di
sviluppo saranno le istituzioni locali spinte,
in particolar modo, dalle piccole e medie imprese.
I territori saranno mossi in avanti nella traiettoria
dell'innovazione dalla incalzante competizione
internazionale e, in questa prospettiva, le istituzioni
locali, intese come istituzioni complesse in cui
sono presenti anche altri attori, saranno i luoghi
in cui e da cui l'innovazione verrà sempre
più promossa.
Il miglioramento e la modernizzazione del paese,
a livello infrastrutturale e di servizi alle imprese,
passerà attraverso il ruolo ed i poteri
di programmazione e di autogoverno delle Autonomie
Locali e l'ente locale assumerà sempre
più il ruolo di coordinatore e promotore
dello sviluppo, massimizzando le capacità
del territorio di agire come sistema.
Ad agevolare un tale salto in avanti in termini
d'innovazione sarà una pubblica amministrazione
che nel 2010 sarà:
- depositaria di regole certe, chiare e trasparenti;
- sempre più regolatrice di processi e
non solo erogatrice di servizi;
- garante di un confronto con le aziende basato
su presupposti innovativi di collaborazione e
concertazione;
- capace di facilitare gli investimenti dei privati
in infrastrutture e servizi.
Nell'arco dei prossimi sei anni il ruolo centrale
delle Ppaa si giocherà ancora nella gestione
degli impatti che deriveranno al sistema imprenditoriale
dai fenomeni in crescita di: delocalizzazione
produttiva delle Pmi italiane, dualismo territoriale,
allargamento ad Est dell'Unione Europea e "digital
innovation divide".
Un input fondamentale sarà dato, inoltre,
dalle Camere di Commercio in vrtù dell'impostazione
manageriale che le caratterizza (capacità
di audit e di Comunicazione con le imprese) e
degli strumenti adottati nel rapporto con le imprese
(firma digitale, aree riservate alla documentazione
amministrativa).
Le associazioni di categoria, dal canto loro,
avranno il compito di facilitare alle istituzioni
l'interazione, in modo sempre più efficace,
con l'impresa e di valorizzare il territorio attraverso
campagne di Comunicazione che dovranno superare
le barriere territoriali. Tuttavia, queste non
riusciranno, nel breve periodo, a porsi come catalizzatrici
di informazioni e Comunicazioni della Comunità
internazionale per conoscere e far conoscere i
plus del mondo industriale italiano e a promuovere
la cultura d'impresa all'interno della PA.
|
|
|
nuove
forme di collaborazione
Il rapporto
PA/imprese avrà un'evoluzione poco lineare
anche se, nell'arco dei sei anni, tenderà
alla reciproca interrelazione e innovazione.
Due le spinte in opposizione che guideranno l'evolversi
del rapporto tra mondo della produzione ed apparato
pubblico: da una parte un atteggiamento di diffidenza
da parte delle imprese e di poca chiarezza da parte
delle amministrazioni; dall'altra un'incompatibilità
di fondo tra responsabilità sociale delle
imprese e regole rigide della PA.
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[ |
PA
e imprese: ancora un doppio binario |
] |
Il livello di "diffidenza"
che caratterizza oggi l'interazione tra imprese
e amministrazioni rimarrà pressoché
invariato nel corso dei prossimi anni, alimentato
piuttosto dall'incapacità della classe dirigente,
imprenditoriale e burocratica di innovarsi e dalla
difficoltà dei privati a riconoscere un ruolo
strategico alla PA.
Il passaggio da una cultura della regolamentazione
ad un approccio orientato allo sviluppo, ancora
tra sei anni, non sarà stato completato:
i percorsi di innovazione non riusciranno ancora
a ridurre gli antichi poteri concessori a favore
di politiche di promozione e controllo del sistema
produttivo. Le pubbliche amministrazioni non saranno
riuscite ad offrire alle imprese un "asset"
immateriale capace di incidere sui processi decisionali
imprenditoriali in termini di investimento e localizzazioni.
In tal senso la pubblica amministrazione continuerà
ad essere percepita come una serie di meccanismi
oppressivi e di freno sia all'imprenditorialità,
sia alla competitività interna ed internazionale.
Se quanto descritto rappresenterà la parte
oscura della medaglia del prossimo futuro dall'altro
lato sarà reale il miglioramento del legame
tra impresa e amministrazione.
Il salto in avanti sarà determinato, per
l'impresa, dalla capacità di farsi responsabile
dei processi più ampi di sviluppo locale
e, per le amministrazioni, di uscire dall'autoreferenzialità
e mettersi "al servizio" delle imprese
e delle loro esigenze di competitività, offrendo
al sistema produttivo il sostegno e le garanzie
necessarie allo sviluppo economico.
Creare un modello istituzionale più semplice,
basato sulla ridefinizione delle competenze di Regioni,
Province e Comuni in materia di interventi per la
competitività al fine di incentivare, e non
ostacolare, l'insediamento produttivo sarà
la sfida del prossimo futuro.
In questo scenario, tra sei anni, le imprese troveranno
più facile dialogare con l'amministrazione
grazie anche a un'ampia disponibilità di
canali informativi e interattivi che permetterà
a chiunque, da ogni luogo, di interagire con l'ente
pubblico.
Le aziende supereranno la logica della "fornitura"
a vantaggio della logica della "progettazione"
di servizi innovativi e si assisterà al passaggio,
nella sfera delle politiche pubbliche, dai tradizionali
sistemi di government ai nuovi approcci di governance
basati sull'integrazione degli interventi, il partenariato
pubblico-privato e la liberalizzazione dei servizi
pubblici.
Solo questa seconda, possibile e probabile, via
di sviluppo impedirà l'aumento del divario
con gli altri Paesi dell'Unione Europea in termini
di innovazione e di forza competitiva. Al contrario
il prevalere della diffidenza non potrà che
accentuare la "disaffezione" delle imprese
verso i poteri pubblici e il ritorno massiccio ad
atteggiamenti e pratiche tese a richiedere o sollecitare
favori, invece di pretendere l'efficienza dei servizi. |
Se nel
breve periodo la logica dell'individualismo riuscirà
a convivere con quella del networking, sul lungo
periodo le logiche separatiste, sia imprenditoriali
che istituzionali, saranno destinate a soccombere.
|
[ |
Dallo
splendido isolamento al networking |
] |
Aumenteranno per
numero, qualità ed estensione le isole di
dialogo e collaborazione in cui i singoli Enti riescono
a porsi in una logica di consulenza e di servizio
capace di sollevare l'imprenditore da problemi difficilmente
risolvibili dalla sola iniziativa individuale o
di settore. Mentre istituzioni e imprese che non
riusciranno a "fare sistema" e a "stare
in rete", assumendo la dimensione della governance
come scenario di riferimento per il proprio agire,
non reggeranno l'urto della competizione globale
e l'accelerazione imposta dalle nuove tecnologie
per l'informazione e la comunicazione.
Per la diffusione della cultura del networking tra
l'amministrazione e gli attori economici e sociali
saranno fondamentali tanto il potenziamento dell'infrastrutturazione
Tlc del territorio, che si sarà adeguato
definitivamente ai bisogni del territorio nel 2010,
quanto la crescita della qualità dei servizi
erogati per le imprese.
Rispetto a questo processo le tecnologie dell'informazione
e della comunicazione rappresenteranno allo stesso
tempo l'input e l'output: vale a dire che nell'affermazione
del networking come logica di sviluppo a livello
locale sarà nodale il contributo tecnologico
e che la sua affermazione consentirà un incremento
nell'uso e nella conoscenza delle tecnologie dell'informazione.
Il superamento dello "splendido isolamento"
non sarà, però, realizzato nel periodo
considerato per quel che riguarda la collaborazione
tra territori: il fenomeno dell'isolamento di una
singola area rispetto ai territori contigui si continuerà
a verificare ancora nei prossimi anni e ciò
impedirà il formarsi di quella "massa
critica" necessaria ad acquisire visibilità
nel contesto di una crescente competitività
su scala globale. |
Grazie
alla possibilità di condivisione delle informazioni
fra una molteplicità di soggetti pubblici
e privati, offerta dalle nuove tecnologie per l'informazione
e la comunicazione, verranno messi radicalmente
in crisi i modelli organizzativi fondati sulla separazione
fra pubblico e privato e sulla settorializzazione
dei flussi informativi.
|
[ |
Pubblico-privato
e no profit |
] |
Nei prossimi anni
si affermerà la tendenza all'orizzontalità
insita nelle nuove tecnologie e questa costituirà
la base della sussidiarietà orizzontale:
in particolare, verranno implementate le tecnologie
per il "lavoro in rete".
Aumenterà, nel complesso, il ricorso a partnership
pubblico-privato e questo sarà sempre più
decisivo per adeguare le politiche al rapido evolvere
dei contesti di riferimento nella nuova logica economica
del "glocal". Su questo frangente la pubblica
amministrazione locale dovrà utilizzare il
proprio punto di vista globale sul territorio per
valorizzarne le specificità. Questa sarà
una sfida importante da vincere per creare opportunità
e sinergie tra i territori e incoraggiare l'assunzione
di responsabilità nel sociale da parte delle
imprese.
All'interno delle partnership pubblico-privato la
pubblica amministrazione centrale avrà il
compito di sponsorizzare la fornitura di servizi
alle piccole e medie imprese ed, in particolare,
a quelle delle aree più arretrate che verranno
incentivate all'utilizzo delle nuove tecnologie.
Cresceranno le esigenze di un coinvolgimento dei
privati, anche sotto il profilo finanziario, attraverso
le tecniche del project financing.
Le aree in cui si verificherà maggiore collaborazione
tra le imprese e le PA saranno:
- turismo;
- trasporti;
- cultura;
- innovazione;
- economia sociale;
- impatto ambientale.
Nella definizione delle politiche locali di sviluppo
si apriranno sempre maggiori spazi per il settore
del non profit. Questo sarà definito e promosso
in modo esatto sotto il segno della trasparenza
e responsabilità reciproca. Attraverso meccanismi
di accreditamento/certificazione e la presenza di
associati nelle giunte degli enti locali aumenterà
il numero delle cooperative e imprese sociali e
tale crescita riguarderà in particolare il
non profit organizzato, le grandi centrali della
cooperazione sociale. |
Non si
faranno significativi passi in avanti nell'ambito
della responsabilità sociale delle imprese
che, ancora nel 2010, non saranno realmente chiamate
ad esercitare responsabilità pubbliche al
di là o a completamento della propria tradizionale
vocazione alla produzione di ricchezza e alla promozione
del lavoro.
|
[ |
Responsabilità
sociale dell'impresa ancora allo start |
] |
Nonostante
l'impegno del governo, europeo prima e nazionale
poi, rispetto ai temi dell'etica e della corporate
social responsability non emergerà nei prossimi
anni la consapevolezza del ruolo "politico"
e sociale dell'impresa che non diventerà,
così come nelle speranze di molti e nonostante
il proprio impegno nei programmi di responsabilità
sociale, un attore della politica pubblica.
Tra le varie dimensioni che compongono il concetto
di responsabilità sociale dell'impresa sarà
quella della sicurezza e prevenzione sul lavoro
a rappresentare il campo per un lavoro comune tra
impresa, apparato pubblico, parti sociali e non
profit.
Il maggior investimento pubblico/privato sulla sicurezza
del lavoro che si verificherà nei prossimi
anni porterà dei benefici in termini di:
- reingegnerizzazione dei processi produttivi;
- innovazione di prodotto;
- miglioramento della capacità delle imprese
di "stare" sul mercato.
|
|
|
gli
strumenti
L'azione
di reingegnerizzazione della PA, che si compirà
nei prossimi sei anni, dimostrerà alle imprese
(secondo il livello territoriale o funzionale di
riferimento) l'utilità degli strumenti di
pianificazione a lungo termine sia nell'ambito delle
politiche di sviluppo locale che in funzione del
miglioramento dei servizi offerti.
|
[ |
Pianificazione
strategica e concertazione |
] |
Con il diffondersi
di una cultura del networking ci sarà un
ricorso più convinto e diffuso agli strumenti
della concertazione sui grandi assi di intervento
e sulle risorse, pubbliche e private, necessarie
alla realizzazione degli obiettivi.
Il rapporto tra soggetti pubblici sarà sempre
più improntato alla concertazione, i cui
strumenti saranno:
- accordi di programma;
- conferenze dei servizi;
- conferenze di pianificazione;
- convenzioni con le cooperative sociali e non profit.
Il metodo della
concertazione verrà utilizzato come strumento
più efficace (sotto il profilo sociale
e culturale) per la risoluzione dei principali
problemi socio economici che impattano sul livello
amministrativo locale.
Verranno attivati tavoli di concertazione tecnica
i cui obiettivi principali saranno il miglioramento
dei servizi e la ricerca delle intese settoriali.
Nel prossimo futuro, inoltre, anche la pianificazione
strategica sarà uno strumento sempre più
diffuso e ciò permetterà ai territori
di:
- potenziare le attività di monitoraggio
per la verifica progressiva del raggiungimento
degli obiettivi stessi (analisi periodica degli
scostamenti, impiego di misure correttive, valutazione
delle performance);
- migliorare e accelerare i processi decisionali;
- condividere "best practice";
- individuare metodiche di eccellenza attivando
sistemi di standardizzazione e diffusione;
- definire obiettivi "comuni" a cui
destinare risorse e azioni.
Ma la vera novità sarà costituita
dal lento declino di un sistema di pianificazione
rigido e autoritativo che verrà scalzato
dal ricorso crescente a strumenti di pianificazione
partecipativa - metodologie partecipative per
la progettazione di piani strategici di comunità
o gli strumenti di consultazione via web. In buona
sostanza, si darà sempre più spazio
al coinvolgimento dei privati (cittadini, proprietari
e operatori imprenditoriali) nelle fasi di programmazione
e attuazione delle scelte.
Nello specifico, i piani strategici territoriali
- che rappresenteranno uno strumento fondamentale
a livello territoriale - saranno progettati in
base a obiettivi sempre più integrati e
condivisi da PA e imprese. In tal senso la pianificazione
rappresenterà una chiave di volta fondamentale
per far fare un salto di qualità e di efficienza
alla nostra PA e, allo stesso tempo, sarà
l'occasione per il pubblico, il privato e il non
profit, per realizzare congiuntamente equilibrate
politiche di sviluppo dei territori
Tuttavia, non sarà un processo di semplice
attuazione perché ostacolato in particolare
da tre fenomeni complessi: il sistema di regolamentazione
interno della PA, il ritmo dei mandati politici
e lo spoil system. Saranno questi tre fattori
a far sì che, ancora nel 2010, la pianificazione
strategica continuerà a risultare da risposte
elaborate nell'emergenza e sulla base di impulsi
capaci di sensibilizzare la politica, quali le
aree geo-economiche su cui investire maggiormente
(es. Mediterraneo meridionale e Balcani occidentali)
e i settori industriali da sostenere.
|
|
|
i
servizi alle imprese e il ruolo delle tecnologie
Sul piano
della domanda, nel 2010 le imprese avranno perlopiù
bisogno di servizi che mirino alla riduzione dei
costi di transazione tra le componenti, all'internazionalizzazione
dei rapporti tra interno ed esterno, alle infrastrutture
materiali e immateriali e alla qualità della
vita come strategie per attirare forza lavoro qualificata.
|
[ |
La
domanda e l'offerta |
] |
|
In risposta a questi
bisogni, sul piano dell'offerta i servizi erogati
alle imprese a maggior valore aggiunto saranno:
servizi di supporto per diffusione della
conoscenza delle normative europee;
servizi di supporto per partecipazione a
gare europee;
servizi di supporto per la diffusione della
conoscenza delle modalità di acceso a finanziamenti
di ricerca e sviluppo;
servizi di supporto per la ricerca di partner
tecnologici e commerciali in Europa;
gare-aste telematiche;
registro telematico delle imprese.
A quanto già
oggi a disposizione delle imprese si affiancheranno
una serie di nuovi servizi che partiranno dal
completamento e dalla digitalizzazione dei sistemi/processi
di informazione; e ciò consentirà
un flusso informativo basato sul principio di
equità, indipendentemente dalla dimensione,
localizzazione e cultura delle imprese.
Inevitabile sarà, nel prossimo futuro,
la dismissione di servizi considerati tradizionalmente
ambiti di intervento caratteristici degli enti
locali: andando sul mercato non riusciranno ad
avere comunque risposte efficaci.
In generale le caratteristiche principali dei
servizi alle imprese saranno la facilità
di interazione, da un lato, e l'offerta multicanale,
dall'altro, nonché la crescita per numero
e qualità di siti interattivi, comunità
on line e web tv della pubblica amministrazione.
|
Il funzionamento
degli Sportelli Unici migliorerà ancora nei
prossimi anni. Attraverso interventi relativi alla
progettazione ed erogazione del servizio si ridurranno
i tempi di attesa e si avrà un'ulteriore
spinta verso l'autocertificazione, la comunicazione,
l'informazione e la modulistica on line e verso
l'integrazione tra competenze di diverse PA.
|
[ |
Sportello
unico, comunicazione unica |
] |
|
Gli Sportelli Unici
per le imprese continueranno, dunque, a rappresentare
la principale interfaccia del pubblico locale
con le imprese e saranno sempre più impegnati
a sviluppare servizi capaci di migliorare l'efficienza
e l'efficacia del tessuto produttivo (trasparenza,
velocità e completezza delle informazioni).
|
La competitività
dell'Italia sarà rilanciata accelerando lo
sviluppo dell'economia della rete attraverso un
ricorso sempre crescente, da parte delle imprese,
a soluzioni tecnologiche quali:
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[ |
eProcurement&Co.:
gli acceleratori di competitività |
] |
|
- e-procurement;
- sistemi di e-commerce B2B;
- Customer Relationship Management;
- ERP;
- Supply Chain Management;
- Sales Force Automation.
In particolare,
le soluzioni per l'approvvigionamento aziendale,
l'e-procurement, avrà una diffusione crescente
nei prossimi anni perché agirà sull'ottimizzazione
dei tempi di approvvigionamento aziendale producendo
un aiuto fattivo alle dinamiche del mercato ed
una standardizzazione delle procedure. L'aggregazione
della domanda, possibile tramite l'e-procurement,
aumenterà la velocità di circolazione
e la sicurezza, generando un vero e proprio valore
aggiunto per il mondo imprenditoriale.
Allo stesso tempo, sarà questo tipo di
tecnologie applicate alle Ppaa che ne favorirà
la trasparenza e una riduzione nelle voci di spesa
riducendo la burocratizzazione dei processi di
acquisto.
|
Una visione
di sistema e una cultura manageriale guideranno
il processo di riforma della PA: tecnologie, regole/norme
e organizzazione dovranno, perciò, far parte
di un'unica visione del cambiamento.
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[ |
Codice
sorgente: condividiamo le informazioni |
] |
|
Fondamentale è
il concetto di interoperabilità e di standard
aperti: in questo senso la vera novità
sul piano tecnologico sarà costituita dallo
sviluppo dell'open source, per favorire l'adozione
del quale saranno messe a punto politiche specifiche.
L'adozione di tecnologie e standard open source
riuscirà a diffondere la logica del riuso.
Il riuso (e in una logica più ampia il
free e open source software) rappresenterà,
oltre che un modo per ottimizzare gli investimenti
della PA, l'opportunità per trasferire
usabilità e omogeneità nelle interfacce
utente, la semplificazione dei processi, l'interscambiabilità
delle funzioni e delle risorse umane.
Grazie, poi, al crescente ricorso alle tecnologie
open source si riuscirà, anche a livello
locale, ad attivare nuove e proficue collaborazioni
tra imprese produttrici di software e di soluzioni
open source e PA locale. Questo riuscirà
a produrre, già nell'arco di tempo considerato,
un effetto di rivitalizzazione sul mercato Ict
italiano erodendo fette di mercato consistente
ai software e agli strumenti di tipo proprietario
che, nel frattempo, si saranno mostrati vincoli
per le amministrazioni e di difficile riuso.
|
Le sfide
che gli enti locali si troveranno ad affrontare
sul piano dell'innovazione nelle economie locali
saranno strettamente legate alla capacità
di stimolare forme nuove di aggregazione a livello
locale e internazionale tra le imprese.
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[ |
I
distretti digitali: partner con cui fare i conti |
] |
|
La pubblica amministrazione
si troverà impegnata, nei prossimi anni,
a stabilire forme di cooperazione con i territori
contigui e ad individuare territori partner, nel
contesto nazionale, europeo e mondiale, a vocazione
economica simile o complementare, con cui porre
le basi per forme di cooperazione tra le realtà
produttive.
Ad un allungamento delle reti si affiancherà
poi la creazione, da parte delle amministrazioni
locali, di strumenti per favorire la diffusione
di conoscenze e competenze all'interno del proprio
territorio, favorendo, per esempio, la mobilità
del lavoro quale mezzo di diffusione del know
how.
Sarà la tecnologia a facilitare la diffusione
di meccanismi di aggregazione d'impresa e la creazione
di nuovi "distretti digitali" che, allontanandosi
dai tradizionali modelli distrettuali, assumeranno
sempre più la forma di collaborazioni plurisettoriali
e network di imprese non legate da prossimità
territoriale.
I "nuovi" distretti saranno caratterizzati
da tre grossi cambiamenti non solo tecnologici.
In primo luogo l'evoluzione dei sistemi di collegamento
on line, sia con amministrazioni che con altre
imprese: crescerà, infatti, il numero di
iniziative telematiche condivise a livello di
gruppi di imprese. Seconda fondamentale caratteristica
sarà quella della territorializzazione
dei servizi. Questa avrà successo perché
riuscirà a valorizzare la cultura locale
e sarà sostenuta dall'affermarsi di un
modello di "concertazione territoriale"
che riguarderà:
- le Ppaa;
- le relazioni industriali;
- le parti sociali;
- il sistema educativo;
- il mondo della ricerca;
- le associazioni dei consumatori;
- il vasto arcipelago del volontariato.
Terza e ultima caratteristica
dei distretti digitali, intesi appunto come sistemi
integrati capaci di cooperare all'interno al fine
di essere competitivi all'esterno, sarà
l'interdipendenza, nel sistema regionale, tra:
- imprese, grandi e piccole;
- istituti di ricerca e di formazione superiore;
- laboratori privati di R&S;
- agenzie di trasferimento tecnologico;
- Camere di Commercio;
- associazioni di imprese e consorzi;
- organizzazioni di formazione professionale;
- specifiche agenzie governative;
- appropriati uffici di amministrazioni pubbliche.
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le
sfide da vincere per la competitività
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Le sfide delle amministrazioni
centrali e locali, per lo sviluppo del sistema
produttivo territoriale, saranno di:
- far crescere la classe dirigente nella logica
del networking;
- creare modalità e strumenti per far sviluppare
la collaborazione tra soggetti pubblici e privati;
- ridurre gli oneri amministrativi legati alle
attuali modalità di erogazione dei servizi
alle imprese;
- implementare strumenti di e-government capaci
di far dialogare le amministrazioni con il settore
produttivo, attraverso tecnologie che riducano
i tempi e i costi di trasferimento della documentazione
amministrativa;
- realizzare un'effettiva e fondamentale trasparenza
in tutti i settori, pubblici e privati;
- incrementare la qualità dei servizi pubblici
offerti alle imprese;
- coinvolgere le imprese in qualità di
attori e non di comparse;
- adottare nuove modalità di rapporto e
collaborazione con fornitori e vendors;
- interagire con le imprese per comprendere meglio
i loro percorsi e acquisire le risposte che esse
hanno già rielaborato;
- porsi come "gestore" del territorio
e di tutte le risorse di cui è composto;
- porsi come il catalizzatore e il riferimento
per la cultura, le informazioni e il valore del
territorio;
- vincere il "particolarismo" e il corporativismo
del mondo d'impresa;
- ridurre la "diffidenza" tra mondo
della produzione ed apparato pubblico.
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