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Ma facciamo
un passo indietro, esattamente al 2005 anno in cui Negroponte presenta
il progetto OLPC- One Laptop Per Child (un computer portatile per ogni
bambino t.d.r.) per la diffusione di un computer portatile a basso, bassissimo,
costo. Appena 100 dollari per un portatile dotato di processore low-cost,
sistema operativo Linux, programmi applicativi open source e possibilità
di essere alimentato sia con un trasformatore di rete che con batteria
interna ricaricabile a manovella.
Il
progetto portato avanti da Negroponte si presenta immediatamente di grandi
ambizioni: portare i dispositivi informatici, e con essi la cultura della
società della conoscenza che viaggia sulle autostrade informatiche,
là dove a malapena giunge la corrente elettrica.
L’organizzazione
no-profit OLPC nasce grazie ai finanziamenti di aziende del calibro di
Google, Motorola, eBay, News Corporation e altre grandi realtà,
ognuna delle quali dona due milioni di dollari. Nel 2007 si aggiunge Intel
che però agli inizi del 2008 abbandona la cordata motivando la
scelta con presunti disaccordi con Nicholas Negroponte.
Inizia
così la concorrenza tra l’OX, il portatile promosso dal progetto
di Negroponte, ed il Classmate un prodotto molto simile per costi e prestazioni,
ma targato Intel.
La
soluzione brasiliana
Senza
entrare troppo nel merito di questa diatriba,
combattuta a colpi di dichiarazioni incrociate e contese per accordi
con paesi in via sviluppo e non, c’è qualcuno che ha pensato
di organizzarsi per conto proprio, trovando una soluzione che si adatta
– dalle dichiarazioni del referente del progetto – meglio
delle altre due soluzioni alle esigenze locali.
Stiamo
parlando della città brasiliana di Serrana, che attraverso l’iniziativa
del suo sindaco Valerio Galante e l’appoggio di Victor Mammana,
dirigente del Ministero della Scienza e della Tecnologia, sta avviando
un progetto per dotare i 7.000 alunni delle scuole della città
di un computer inserito direttamente nei banchi: il Serrana digital desk.
Lo schermo è una tavolozza su cui si agisce con una penna. Secondo
i produttori la grandezza dello schermo e la sua posizione garantiscono
una migliore leggibilità e postura da parte dello studente. Il
PC da tavolo avrà la connettività Wi-Fi, i processori Intel
Celeron e Linux come sistema operativo. Ogni classe avrà il suo
server che conserverà tutti i dati e ogni insegnante avrà
accesso ad un sistema di content management attraverso cui caricare e
pubblicare i programmi svolti e i piani didattici.
Quello
che salta subito agli occhi è che pare che né Mammana né
Galante vogliano fare affari su questo progetto. “L’idea
non è di farci un business, ma piuttosto un franchising sociale.
Quello che abbiamo fatto è trovare una soluzione locale per un
problema locale”.
In
effetti con il progetto si è attivato un meccanismo integrato che,
partendo da una specifica esigenza, ha coinvolto tutte le risorse del
territorio per la produzione e la distribuzione di questi computer. Sebbene
i Serrana digital desks – come suggerisce il nome - non siano apparecchi
portatili e il loro costo si aggiri sui 500 dollari, il valore aggiunto
dell’iniziativa sta proprio nell’impatto su tutta la realtà
economica locale poiché è lì che il computer viene
costruito, con materiali prodotti da industrie locali che danno lavoro
a operai, ingegneri, economisti, comunicatori, avvocati… Attivando
e valorizzando l’indotto presente su territorio.
“D’altronde
- ha dichiarato Mammana - non sono sicuro che avere un computer
portatile sia importante per un ragazzino di 8 -12 anni. Non devono
certo controllare le mail all’aeroporto né avere l’esigenza
(o la schiavitù? N.d.r.) di essere sempre connessi”.
Inoltre
limitando l’uso del computer alla struttura scolastica si può
controllare che i ragazzi non lo usino impropriamente ed evitare che il
pc venga rivenduto sul mercato nero o utilizzato per scopi illeciti.
Un
nuovo rivale per Negroponte la Intel?
Mannana
non si sbilancia, anzi appare molto cauto e dichiara che quest’esperienza
non sarebbe replicabile in città di maggiori dimensioni, come San
Paolo, che conta 17 milioni di abitanti.
“Devono sussistere le giuste condizioni e non credo che
questo prototipo possa adattarsi alle 10.000 città del Brasile.
Se anche si riuscisse a riprodurre in 50 città questo social frachising
sarebbe un grande risultato”. Tuttavia con la tecnologia, come
del resto per molte altre cose, non si può mai dire
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