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Il
Comune di Bologna "sdogana" il Peer to Peer
del
07/02/2008
Finanziato
dal programma europeo eTen,
il progetto P2P for Major Events
ha portato il Comune di Bologna a sperimentare durante l'ultimo Motor
Show la modalità di scambio peer to peer tra gli utenti visitatori
della fiera per produrre e condividere informazioni e materiali riguardo
i differenti eventi a cui stavano assistendo. Un progetto apparentemente
semplice che però racchiude un concetto interessante: la società
della conoscenza si fonda sulla condivisione delle informazioni e la Pubblica
Amminsitarzione dovrebbe assumenrsi il dovere di favorire questi processi.
Il
progetto
Avviato
nel settembre 2006 il progetto europeo "P2P
for Major Events" ha visto il coinvolgimento di tre municipalità,
dell'Università di Lubiana e di diversi partner tecnologici. L'obiettivo
principale era quello di testare la fattibilità socio-economica
di un nuovo servizio elettronico, fondato sulla condivisione delle informazioni
da parte degli utenti attraverso una rete di scambio peer to peer. Servizio
che in futuro avrebbe potuto essere lanciato sul mercato per migliorare
l'offerta di servizi turistici e culturali delle città, ma non
solo.
In particolare i tre Comuni coinvolti hanno avuto il compito di sviluppare
delle sperimentazioni su campo, in altrettanti grandi eventi tenutisi
sul loro territorio: il "Vallparadís Park Picnic Jazz"
nel marzo 2007 a Terrassa, il "Old Town Festival 2007" di giugno
a Saarbrueken ed infine il Motoshow di Bologna del dicembre scorso. Il
14 e 15 dicembre, infatti, durante la manifestazione automobilistica di
Bologna, 80 visitatori-sperimentatori hanno avuto l'incarico di testare
la nuova applicazione pensata per trasformare ogni utente in un creatore
e diffusore di contenuti e di informazioni. Attraverso un telefono cellulare
collegato alla rete ognuno di essi è stato chiamato condividere
le proprie sensazioni ed esperienze riguardo gli innumerevoli eventi che
si svolgevano nei padiglioni della Fiera attraverso la chat o l'upload
ed il download di fotografie ebrevi filmati, dando vita a delle vere e
proprie community di analisi e giudizio.
Dopo il progetto del Museo
diffuso di Torino, aumentano, quindi, le sperimentazioni di servizi
al cittadino nate sfruttando al conoscenza diffusa.
Condividere
da pari a pari
Il
termine peer to peer è entrato nel nostro linguaggio quotidiano
in un'accezione negativa, generalmente associato allo scambio di contenuti
protetti dalla legge sul copyright e, quindi, illegale. Il merito del
progetto appena descritto, invece, seppure piccolo, sta proprio nell'aver
ridato il giusto valore alle parole, riconoscendo un ruolo importante
alla condivisione della conoscenza: il peer to peer è un modo di
comunicare.
Agli esordi di internet la rete era organizzata quasi esclusivamente su
un sistema client server, ossia molti migliaia di utenti della rete fruivano
delle informazioni messe a disposizione da pochi server. Il peer to peer
(letteralmente da pari a pari) ha ribaltato questa visione, creando una
dimensione di comunicazione tra pari dove ogni utente diviene un nodo
di comunicazione indipendente dal server. In questa nuova rete ogni nodo
ha il medesimo valore del vicino e tutti insieme concorrono alla creazione
dal basso del valore.
In un articolo
di Giuseppe Nicolosi pubblicato sulla rivista "Il Secolo
della rete" il lavoro collettivo prodotto degli utenti della rete
viene paragonato non ad un'opera ingegneristica avanzata come il "Ponte
sullo stretto", bensì ad un ponte di barche, un'opera creata
ad hoc con il contributo di tutti e destinata a mutare, a spostarsi e,
se avrà successo, magari a cementarsi tramutandosi, nel tempo,
in un ponte in pietra. I meet up, il crossboking, il car sharing i gruppi
di acquisto solidale e perché no anche il p2p sono l'espressione
di questa potenzialità della rete. Peer to peer non è solo
download illegale è, infatti, anche il sistema alla base di potenti
reti di ricerca, di calcolo complesso, o di sistemi di sicurezza e privacy.
Diffondere
il sapere o salvaguardare il diritto d'autore?
L'epiteto
di "società della conoscenza" attribuito all'epoca in
cui viviamo, non è una locuzione giornalistica o un espediente
letterario per descrivere i nostri giorni, ma è una definizione
corretta della rivoluzione nata a partire dalla diffusione delle tecnologie
di connessione e di rete. La fruizione della conoscenza è l'aspetto
fondante di questa società ed è ciò che la contraddistingue
da quelle precedenti. Se nella società industriale la diffusione
della conoscenza era un elemento che affiancava la produzione, ora è
un elemento strutturale che vive di per sé ed anzi è esso
stesso contemporaneamente oggetto e fondamento della produzione. Le comunità
di pratica che esistevano già prima della rete, ma che internet
ha contribuito ad alimentare accrescendole in maniera esponenziale sono
arrivate a coinvolgere tutti i campi della conoscenza fino a diventare
delle vere e proprie comunità di apprendimento ed accrescimento
culturale.
Proprio basandosi su queste convinzioni molti studiosi, commentatori ed
"innovatori" protagonisti della rete, si sono battuti e lo stanno
facendo tuttora per ridurre la portata della protezione intellettuale,
vista a volte come ostacolo al cambiamento e come fattore consolidante
delle oligarchie, in favore della libera circolazione di idee e conoscenza.
A tal proposito abbiamo scelto di approfondire un aspetto particolare
della condivisione della conoscenza, quello che tocca più da vicino
la copia delle opere di ingegno e il copyright. Lo abbiamo fatto intervistando
Maria Chiaia Pievatolo, docente di filosofia politica presso
l'Università di Pisa ed esperta di pubblicazione ad accesso aperto,
che ci ha presentato il proprio pensiero in tema di diritto
d'autore e di diritto dell'autore, distinguendoli nettamente dal
diritto dell'editore.
Approfondimenti
"Condividere
la conoscenza è un diritto! Ripensiamo i modelli economici",
Un'intrevista con Maria Chiaia Pievatolo, docente
di filosofia politica presso l'Università di Pisa ed esperta di
pubblicazione ad accesso aperto
La pagina web del progetto europeo
P2P for Major Events
"Il
museo diffuso di Torino e le prospettive del real social tagging"
Dossier Altra pa del 24/01/2008
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