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studi
Società
partecipate e controllate: care e poco produttive.
del
07/02/2008
Il
bilancio sulle società partecipate e controllate emerso da uno
studio Unioncamere non è incoraggiante: poco efficienti, hanno
troppi amministratori, costano molto, non contribuiscono alla crescita
dell'occupazione e hanno tassi di produttività molto ridotti. Un
disegno di legge sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali (settore
prevalente che impegna partecipate e controllate), messa a punto nei mesi
scorsi dal ministro Linda Lanzillotta si è fermata all'esame della
commissione Affari costituzionali in Senato. Alla luce dei dati emersi
da questo studio è probabile che venga ripreso come priorità
anche dal futuro governo.
La
ricerca
Il
In Italia le società partecipate da Comuni, Province, Regioni e
Comunità montane sono più di quattromila mentre oltre tremila
quelle controllate dagli enti locali con quote superiori al 50% del capitale
sociale. E' quanto emerge dal Rapporto sul capitalismo pubblico locale
realizzato dal Centro studi di Unioncamere
e presentato a Roma il 22 gennaio scorso.
La ricerca si concentra su un triennio particolarmente importante per
l'evoluzione del settore dei servizi pubblici locali (al quale appartiene
la quota più consistente delle società partecipate dagli
enti locali): gli anni monitorati sono il 2003-2005, con un aggiornamento
per alcuni aspetti a fine 2007.
I
dati
Le
società partecipate da Comuni, Province, Regioni e Comunità
Montane sono sono 4.874 nel 2005 (+5,9% rispetto al 2004). Sono un fenomeno
soprattutto municipale: 7.258 su 7.631 enti locali censiti come soci nel
2005 sono Comuni; mediamente ogni Comune è presente in più
di 7 società.
3.166 società nel 2005 sono controllate dagli enti locali con quote
superiori al 50% del capitale sociale. Nel triennio considerato le controllate
aumentano del 12%, mentre le partecipate di minoranza sono diminuite del
4,1%. Soprattutto sono aumentate le partecipate al 100% (202 società
in più in tre anni).
Al Sud si
trovano il 21% delle partecipate e delle controllate: spicca il dato della
Campania (dove si trova il 6,2% delle società controllate del totale
nazionale, ma quasi il 30% dell'intero Mezzogiorno) ed il significativo
incremento verificatosi in Sicilia. Il restante 79%, localizzato nel Centro-Nord,
si concentra prevalentemente in Lombardia (18,4% delle controllate al
2005), Toscana (9,8%), Emilia-Romagna (9,4%), Piemonte (9,3%) e Veneto
(8,8%).
L'analisi
del peso economico e degli andamenti delle società è stata
compiuta su 3.769 partecipate e 2.490 controllate (tutte quelle che, a
fine 2005, presentavano un bilancio economicamente significativo).
Nelle società partecipate, a fine 2005, lavorano 255mila persone,
(1,1% del totale nazionale) per una dimensione media delle imprese, calcolata
sulla base dell'occupazione, di 68 addetti. Più alto ancora il
numero di persone che mediamente lavorano nelle società controllate:
87, con picchi di 105 nel Sud e un ridimensionamento nel Centro-Nord,
fermo ad una media di 82 addetti. Forte tendenza alla crescita dei lavoratori
nelle controllate del Sud: tra il 2003 e il 2005 l'incremento occupazionale
raggiunge la quota complessiva del +20,9%, (l'aumento a livello nazionale
è di +10%).
Il valore
aggiunto prodotto dalle partecipate degli enti locali si attesta all'1,2%
del PIL ed è prevalentemente concentrato nel settore delle "local
utility" (energia, gas, acqua, rifiuti e trasporti locali). Forte
la disparità tra Centro-Nord e Sud quanto a produttività
del lavoro.
Gli utili delle società partecipate da Comuni, Province, Regioni
e Comunità montane si sono attestati poco al di sotto di 1,5 miliardi
di euro nel 2005, grazie soprattutto ai buoni risultati ottenuti nella
produzione e distribuzione di energia elettrica, nei servizi idrici, nella
fornitura di gas e nei trasporti. Ciò è dovuto unicamente
ai risultati dalle società del Centro-Nord (+1,6 miliardi di euro)
che hanno compensato le perdite di quelle del Sud (-147 milioni di euro).
Il controllo societario garantisce agli enti locali un rendimento importante
sotto forma di dividendi. Nel 2005, i dividendi distribuiti dalle società
controllate sono stati complessivamente pari a poco meno di 991 milioni
di euro (con un incremento del 70,2% rispetto al 2003). Di questi, la
quota distribuita agli enti locali ha raggiunto i 627,4 milioni di euro
(+52,4% rispetto al 2003).
Se si tiene conto dei contributi erogati dagli enti locali, dallo Stato
e dall'Unione europea nello stesso anno emerge che, al netto di queste
erogazioni, il complesso dei bilanci delle società controllate
si sarebbe chiuso con una perdita pari a circa 975 milioni di euro.
Tariffe
alte, bassa redditività
Lo studio
dedica un approfondimento specifico alle società partecipate operanti
nel settore dei servizi pubblici locali (produzione di energia elettrica,
gas e acqua, trasporti e gestione dei rifiuti) che costituiscono una componente
cospicua dell'universo di queste imprese. I dati mostrano infatti che dal
1996 al 2006 le tariffe di questi servizi, in particolare quelle di acqua,
gas e rifiuti, in misura minore dell'elettricità, sono cresciute
mediamente del 40%, il 15% in più dell'inflazione.
A fronte di questo processo, gli andamenti delle società controllate
attive nei servizi pubblici locali, se raffrontati con quelli di tutte le
imprese del settore, risultano decisamente meno brillanti. Infatti: il valore
aggiunto per addetto è di molto inferiore a quello dell'addetto medio
in Italia; il costo del lavoro per addetto e sensibilmente maggiore alla
media italiana; il margine operativo lordo è il 30,3% del valore
aggiunto mentre per il totale Italia è il 57,2%.
Tre punti
deboli
Dal Rapporto
Unioncamere emergono tre fondamentali criticità:
una frammentazione eccessiva delle società partecipate da enti
locali che, soprattutto per i servizi di rete, rende difficile gli investimenti
necessari e raggiungere soglie significative di produttività;
forti divari
tra le Regioni del Centro-Nord e quelle del Mezzogiorno sotto il profilo
dell'efficienza;
un incremento
tariffario nel decennio 1996-2006 che ha toccato il 40% senza che ne conseguisse,
spesso, un altrettanto significativo miglioramento dei servizi resi a
cittadini e imprese.
Approfondimenti
Il
Rapporto Unioncamere
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