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Quale
e-Inclusion per i detenuti?
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del
07/02/2008
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Crescono le esperienze di presenza sul web delle realtà carcerarie:
esperimenti di networking tra il dentro e il fuori, che
gridano un'esigenza di socialità e visibilità che l'amministrazione
non può ignorare, se è vero che scrivere, lavorare, giocare,
interrogarsi, conoscere vuol dire non morire. Vuol dire in una certa misura
essere liberi. Lasciare aperta la categoria della possibilità.
(E.Patrono, Responsabile Redazione ilDue) Ma
come declinare il diritto alla e-inclusion del detenuto, nell'anno di
e-Inclusion
2008? Partiamo dalla riflessione sull'inclusione e l'integrazione
tout-court. Che, nei nuovi paradigmi di giustizia, riguarda il
detenuto ma anche la società. Il discorso si fa più ampio
e complesso.
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Carcere:
questioni di diritto per la PA
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Parlar di
carcere non è facile. Da un lato il dibattito giuridico, che parte
dal moderno principio costituzionale per cui le pene non possono
consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono
tendere alla rieducazione del condannato (art.27); dall'altro l'urgenza
sociale che rimbomba dalla barbarie dei fatti chi si consumano violenti
e tragici negli istituti penitenziari, per quel (e quando) ci è
dato sapere. Partiamo dalle persone, senza la retorica dello scandalo
e senza la presunzione di cogliere in toto la complessità ontologica
della questione, avendo a mente che le categorie di persone detenute sono
tra loro diversissime per genere, età, storia. Partiamo con il
citare, per responsabilità umana e di cronaca, il dato agghiacciante
dei 1.215 detenuti morti tra il 2000 e il 2007 nelle carceri italiane,
di cui oltre un terzo suicidi, campanello d'allarme di una catena di disfunzioni
che portano, a ritroso, a un principio di giustizia da più parti
messo sotto inchiesta. Ci soffermiamo sui 48.693 detenuti nei 205 Istituti
tra case di reclusione, case circondariali e istituti per le misure di
sicurezza in Italia che, per inciso, ne potrebbero accogliere 43.213.
(fonte: Ministero della Giustizia al 31 dicembre 2007)
Ci soffermiamo sul loro essere detenuti temporaneamente e uomini e donne
in stato permanente e sulla - sempre più avvertita - esigenza di
re-integrazione e riconciliazione tra individuo e società, in relazione
reciproca, secondo un più lungimirante principio di giustizia che
da riparativa divenga distributiva. Ci soffermiamo sul diritto
all'inclusione sociale in un società dell'informazione dal respiro
comunitario che si propone sempre più attenta alle esigenze dei
potenziali esclusi. Apriamo a questo punto una finestra sul ruolo della
Pubblica Amministrazione. Perché, anche se spesso e apparentemente
dimenticato, l'amministrazione penitenziaria è affare della
PA.
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L'e-inclusion
dei detenuti
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Parlare
di e-inclusion dei detenuti è assolutamente pertinente in
una congiuntura quale l'attuale che vede da un lato l'impegno dichiarato
dell'UE contro ogni forma di esclusione dalla Società dell'Informazione
attraverso l'iniziativa e-Inclusion
2008, dall'altro un dibattito aperto sulla visione stessa della
detenzione e della sua funzione. In particolare l'e-Inclusion diventa
pertinente e decisamente agevolante di un processo di riforma che muova
da una giustizia riparativa verso una giustizia distributiva,
come ben illustrato da Cafiero e Trecci in Riparazione e giustizia
riparativa: il servizio sociale nel sistema penale e penitenziario,
edito nel 2007 da Franco Angeli. Questo modello di giustizia (ndr:
giustizia distributiva), che da alcuni anni si è affacciato
nel dibattito sul crimine e sulla pena, è un modello in base al
quale l'obiettivo dei sistemi di giustizia dovrebbe essere quello di permettere,
ove possibile, una ricomposizione del legame tra reo e vittima e tra reo
e società attraverso percorsi di responsabilizzazione del reo e
di ravvicinamento tra autore e vittima del reato.(...) Il percorso di
inserimento contempla sia l'aspetto soggettivo che quello sociale.
In questa ottica la stessa società diviene un soggetto della re-integrazione,
in un percorso che si auspica evidentemente bidirezionale. Quale sarà
il ruolo delle ICT? Oltre gli esperimenti di e-learning e in attesa di
una visione strategica nazionale, interpretazioni più o meno creative
ed estensive partono dai singoli istituti penitenziari, attraverso esperienze
di presenze sul web ed esperimenti di networking tra il dentro e
il fuori.
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Esperienze
già on line
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Neonato è
il Progetto Bollate on line,
on line da ottobre con l'intento di aprire le porte dell'istituto milanese,
portando davanti agli occhi di tutti una realtà che spesso non
si conosce. Il direttore dell'istituto penitenziario, Lucia Castellano
spiega come il primo obiettivo è stato quello di fare conoscere
il carcere all'esterno rendendolo così accessibile a tutti. La
gente si interroga sempre di più sul senso del carcere, sulla certezza
della pena, ma pochi sanno esattamente cosa si fa dentro a un carcere,
quale è la qualità della pena. Abbiamo voluto mostrare all'esterno
quale è il tipo di pena che viene erogata all'interno del carcere
di Bollate. E' importante essere conosciuti all'esterno anche per la professionalità
di chi lavora nel carcere ed è importante che le aziende, che decidono
di dare lavoro ai detenuti che escono dal carcere a fine pena, ci conoscano.
Nell'istituto
milanese di San Vittore nasce il Net Magazine ildue.it
,uno spazio telematico che nella sua dichiarazione d'intenti è
un'affermazione di libertà, in via ideale; ma anche sostanziale,
perché i detenuti di San Vittore parlano virtualmente a tutto il
mondo. Provvisto di di una "Zona franca" di dibattito, di
un forum, newsletter e articoli, il progetto redazionale coinvolge direttamente
i detenuti, che curano il sito e la vendita on line di alcuni prodotti
creati all'interno del carcere.
Le detenute,
i detenuti e gli operatori volontari curano il sito ristretti.it,
pagine di cultura e informazione dalla Casa di Reclusione di Padova e
dall'Istituto di Pena Femminile della Giudecca, al cui interno si promuovo
e raccolgono riflessioni, studi e ricerche sulle tematiche della carcerazione
femminile e non solo.
Nel 2001
a Rebibbia, Roma nasce l'associazione culturale Papillon
come sviluppo dell'attività di un gruppo di detenuti nella biblioteca
centrale di Rebibbia. Il presidente Vittorio Antonini spiega come si
riteneva possibile e necessario fare in modo che i detenuti gestissero
direttamente una serie di attività culturali e "rivendicative"
che nel loro insieme dovevano costituire un ideale ponte verso quei milioni
di cittadini che conoscono poco e male la drammatica realtà delle
galere. Questo a partire dalla riflessione che il carcere, umiliando i
corpi e azzerando quasi del tutto le relazioni sociali fondamentali di
ogni persona ha la pretesa di "piegare" anche il linguaggio
dei detenuti.
Dentroefuori.org,
primo blog scritto da persone attualmente detenute, nasce dalla collaborazione
dei giornalisti de Il Contesto con La Casa Circondariale Lo Russo e Cotugno
di Torino. Attraverso un sistema che tenga conto della restrizione sull'uso
di internet nelle carceri, i detenuti possono dialogare con i visitatori
del sito internet. Ogni settimana i giornalisti de Il Contesto si recano
nella sezione Prometeo per consegnare i messaggi lasciati dai visitatori
di www.dentroefuori.org, stampati su carta e per ritirare i testi
scritti dai detenuti. Questi testi, controllati dallamministrazione
carceraria secondo le norme in vigore, vengono copiati e pubblicati sul
sito.
Particolare è l'esperienza on line dell'ospedale
psichiatrico giudiziario di Aversa, costruito da operatori e ricoverati,
per non parlare solo di cancelli, di follia, né di sofferenza,
che pure ci sono.
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Questioni
aperte
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L'e-inclusion
per i detenuti da un lato presuppone un'approccio ben inquadrato in quelli
che sono i limiti e le finalità, dall'altro va assolutamente inserita
nel tema più ampio della riforma del sistema penitenziario, che
- nella premessa di Luigia
Mariotti Culla, Direttore ISSP - evidenzia una problematica complessa,
che va collocata ed analizzata nel contesto del profondo mutamento che
ha interessato il tessuto sociale del nostro paese negli ultimi decenni,
con la consapevolezza che l'adozione del provvedimento di indulto abbia
risposto solo temporaneamente a una situazione di emergenza che si sta
rapidamente ripresentando nella sua gravità. E' con lei che
approfondiamo questioni e implicazioni della prospettiva di e-inclusion
per i detenuti.
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| Approfondimenti
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"Considerazioni
sull'e-inclusion nell'amministrazione penitenziaria"
un'intervista con Luigia Mariotti Culla, Direttore Istituto Superiore
di Studi Penitenziari ISSP
"e-Inclusion
2008: le tecnologie non siano barriere",
un Dossier di Altra PA del 24/01/2008
Pianeta
carcere,
le pagine web del Ministero della Giustizia
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