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Considerazioni sull'e-inclusion nell'amministrazione penitenziaria
Luigia
Mariottti Culla - Direttore Istituto Superiore di Studi
Penitenziari ISSP
del 07/02/2008
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Si
sottolinea l'urgenza di una riforma del sistema penitenziario, che
metta al centro da un lato la "persona" del detenuto e
i suoi diritti, dall'altro la sostenibilità sociale. Quali
sono i tratti essenziali che dovrebbero essere sviluppati in questo
processo di riforma?
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Il
tema della riforma del sistema penitenziario evidenzia una problematica
complessa, che va collocata ed analizzata nel contesto del profondo mutamento
che ha interessato il tessuto sociale del nostro paese negli ultimi decenni,
con la consapevolezza di come l'adozione del provvedimento di indulto
abbia risposto solo temporaneamente ad una situazione di emergenza che
si sta rapidamente ripresentando nella sua gravità. Un urgente
intervento innovatore da parte del legislatore appare oggi quanto mai
opportuno, per consentire di concretizzare la piena affermazione dei diritti
del detenuto riconosciuti e tutelati dalla Costituzione e già valorizzati
dalla Legge di riforma 26 luglio 1975, n. 354 e dal successivo Regolamento
di esecuzione emanato con D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230. A mio avviso
la riforma del sistema penitenziario non può non passare attraverso
una parallela rivisitazione e razionalizzazione dell'intero sistema punitivo,
tramite una ricognizione dei beni giuridici meritevoli di tutela penale,
che riservi alla pena detentiva un ruolo realmente residuale ed individui
in forme sanzionatorie concretamente efficaci i meccanismi utili a svolgere
nel sistema penale un'azione adeguata di prevenzione generale e speciale.
Nel perseguire una maggiore sostenibilità sociale del sistema penitenziario
è opportuna anche la rimodulazione di misure alternative alla detenzione,
che vanno rivisitate in mododa consentirne una più agevole applicazione
all'alta percentuale di popolazione detenuta di cittadinanza straniera,
oggi pesantemente penalizzata nella concessione dei benefici a causa dell'
estrema precarietà della condizione sociale di provenienza. Ovviamente
l'insieme di questi interventi non può non accompagnarsi all'edificazione
di nuove strutture detentive e all'assunzione di nuovo personale, al quale
va garantita una formazione capillare e continua.
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L'inclusione
sociale tocca un diritto diacronico del detenuto, rimanendo
in capo alla persona durante il periodo di detenzione e riproponendosi
in maniera più evidente alla fine dello stesso. Come si affronta
la questione dai due punti di vista?
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L'Amministrazione
Penitenziaria è chiamata ad assicurare la corretta esecuzione dei
provvedimenti restrittivi della persona, in funzione della rieducazione
del condannato. Nell'ambito dell'attuazione delle proprie finalità
e nella consapevolezza della necessità di favorire il dialogo interistituzionale
per migliorare l'efficacia degli interventi per il reinserimento socio-lavorativo
dei soggetti in esecuzione penale, l'Amministrazione Penitenziaria ha
posto in essere diverse azioni di formazione e sensibilizzazione. Cito
il "Progetto A.S.I.S. - Azione di sistema per l'inclusione sociale
dei soggetti in esecuzione penale", realizzato dal Nucleo Permanente
Progetti Fondo Sociale Europeo di questa Amministrazione, del quale sono
io stessa Coordinatore. Il principale obiettivo è stato favorire
l'azione concertata tra tutti coloro che sul territorio si occupano della
definizione di attività mirate al contrasto dell'esclusione sociale
dei detenuti. E' importante, infatti, che la comunità esterna sappia
guidare i processi di reinserimento dei soggetti, garantendo idonei livelli
di accoglienza per evitare traumi da post-detenzione. Si tratta dunque
di superare i vincoli oggettivi presenti nelle strutture territoriali
deputati alla programmazione degli interventi di carattere sociale per
creare una rete in grado di affrontare e risolvere non solo il problema
della diffusione della cultura della legalità, ma anche il reinserimento
sociale dei condannati e degli internati e la prevenzione della reiterazione
dei reati.
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Quale
è ad oggi l'utilizzo delle tecnologie della comunicazione
negli istituti penitenziari?
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Nell'ambito
ICT lo sviluppo del sistema informatico costituisce da sempre una delle
priorità individuate dall'amministrazione penitenziaria per consentire
l'ottimizzazione della gestione degli Istituti e delle altre strutture
dislocate sul territorio. Il progressivo e costante aumento della popolazione
detenuta ha reso indispensabile l'articolazione di un modello amministrativo
reso da tempo integralmente automatizzato, che agisce tramite lo sviluppo
di svariati applicativi completamente coordinati tra di loro e che consente
la strutturazione di un sistema flessibile e in grado di rispondere alle
diverse esigenze conoscitive dell'amministrazione. Attualmente le linee
di sviluppo del sistema di comunicazione sono molteplici, tra queste,
in particolare, l'ISSP ha contribuito a promuovere, con l'Ufficio per
lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato, la realizzazione
del portale G.O.L.F. - Gestione On Line della Formazione, per una stabile
interazione tra le strutture centrali e periferiche dell'Amministrazione
in tema di formazione e comunicazione. La finalità è la
creazione di un sistema condiviso di gestione delle attività formative
rivolte ai diversi operatori penitenziari.
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Per il 2008 l'UE ha lanciato l'iniziativa e-Inclusion 2008, raccogliendo
la sfida già lanciata a Riga di una società dell'informazione
inclusiva anche e soprattutto delle categorie sociali svantaggiate e/o
a rischio esclusione. Si è parlato di anziani, disabili, immigrati.
Niente sui detenuti
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L'utilizzo
delle ICT da parte dei soggetti detenuti rappresenta di sicuro un aspetto
di estrema delicatezza. Il contesto carcere richiede una gestione alquanto
oculata, al fine di coniugare l'esigenza del regolare svolgersi della
vita comune con il buon esito del reinserimento del detenuto. Con riferimento
all'iniziativa e-inclusion 2008 e alla realizzazione di una società
dell'informazione inclusiva, non credo che ci sia una reticenza di fondo.
Sussiste per lo più una necessaria adattabilità al contesto
penitenziario di questi moderni strumenti di comunicazione e informazione.
Si tratta, comunque, di forme che a particolari condizioni di sicurezza
fanno ingresso in molti istituti. Il sistema penitenziario a partire dalla
riforma avvenuta con la Legge 26 luglio 1975, n. 354, ha d'altra parte
subito un'importante evoluzione e soprattutto una rottura con quello che
era il passato sia normativo che operativo. Il nuovo progetto di carcere,
infatti, prevede accanto ai tradizionali strumenti di recupero sociale,
costituiti da lavoro, religione e istruzione, un'ampia possibilità
in capo ai detenuti di avere contatti con la famiglia e soprattutto con
il mondo esterno, attraverso ad esempio la partecipazione delle istituzioni
locali, all'ingresso dei volontari e alla fruizione di permessi. La nuova
legge, quindi, ha il merito di aver dato importanza alla funzione risocializzatrice
della pena, soprattutto nella fase esecutiva, considerando il carcere
non più come un luogo di separazione e di segregazione dalla società
civile, ma come un momento di intervento dello Stato per offrire le strutture
materiali e psicologiche necessarie al reinserimento.
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Per concludere, quali sarebbero - a suo giudizio e alla luce delle esperienze
positive realizzate nel contesto di singoli istituti penitenziari - le
linee guida auspicabili per fare dell'e-inclusion una dimensione costitutiva
delle politiche in ambito di amministrazione penitenziaria?
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Le
possibilità di trattamento offerte oggi alla popolazione detenuta
risultano molteplici grazie da una parte alla concreta risposta dei soggetti
esterni in termini di partecipazione e apertura alla realtà carceraria,
dall'altra a un trattamento individualizzato, che tenga conto delle esigenze
del singolo e sia elastico e adattabile alle varie situazioni. Diversi
sono gli elementi del trattamento: dai contatti con il mondo esterno e
con la famiglia al lavoro all'istruzione, alla religione, alle attività
ricreative e sportive. Attraverso questa vasta gamma di elementi rieducativi,
il detenuto è libero di scegliere come comportarsi e quali tra
le offerte proposte è in grado o vuole accettare al fine della
propria riabilitazione. Ma la rieducazione, il recupero e l'integrazione
sociale del soggetto detenuto si concretizzano anche attraverso l'istruzione
o meglio la formazione più in generale, sia durante che dopo la
detenzione. Questa esigenza è quanto mai indispensabile nel caso
della popolazione detenuta straniera che, spesso priva di radicamenti
sul territorio, si trova ad affrontare difficoltà quasi insuperabili.
In questo senso l'Amministrazione Penitenziaria si sta muovendo anche
con l'attivazione negli istituti penitenziari di corsi di istruzione a
livello della scuola dell'obbligo e universitario. Integrare nello sviluppo
della società dell'informazione anche le fasce particolari e svantaggiate
della società, a rischio di esclusione, quale è appunto
la popolazione ristretta, prevedendo anche il coinvolgimento di strutture
esterne al carcere, significa migliorare la condizione detentiva e ridurre
gli effetti negativi della privazione della libertà personale.
Va inoltre considerato che questi strumenti e servizi rappresentano anche
la possibilità di formare figure professionali operanti nell'ambito
delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, costituendo così
un'opportunità per affrontare al meglio la vita una volta fuori
dal carcere.
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