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Facciamo
luce sull'XML, l'open Standard per l'interoperabilità documentale
Andrea Valboni
- National Technology Officer MICROSOFT Italia
del
10/01/2008
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Ne
sentiamo spesso parlare ma forse chiarire le idee ai non addetti
può essere utile: cosa si intende quando si parla di xml
e open standard?
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Prima
di entrare nello specifico dell'XML, è meglio concentrasi sulla
definizione di open standard, un termine abbastanza ricorrente, ma forse
di non altrettanta diffusa comprensione. Partiamo dalla definizione base:
il concetto di standard. In sostanza uno standard è un paradigma
codificato, un modello cui le persone fanno riferimento nel modo d'uso
di determinate cose. Ad esempio la guida a destra o i colori del semaforo
sono standard condivisi ed unanimemente accettati, oltre che sanciti dalle
norme. Ora uno standard può entrare nell'uso quotidiano de facto,
cioè grazie all'abitudine, alla praticità o alla predominanza
di un prodotto su di un altro, come è avvenuto per il tasto destro
del mouse o per alcuni strumenti di produttività come Word, oppure
de iure, in quanto codificato ed approvato da organismi internazionali
attraverso una sorta di contratto tra chi lo promuove e il mondo degli
sviluppatori ed utilizzatori. Con riferimento a quest'ultimo caso, gli
standard più noti sono il protocollo TCP/IP e lo standard HTML.
Detto questo, lo standard può essere proprietario oppure aperto,
ossia reso accessibile a chiunque in modalità non discriminatoria
e questo dipende della scelta di chi lo promuove.
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Uno
standard aperto quindi non è necessariamente gratuito?
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No,
esattamente come per il software "open", non vi è sostanzialmente
nessuna sovrapposizione tra standard aperto e gratuità. Così
come esistono standard proprietari che non richiedono alcun fee da pagare
per potere essere utilizzati, allo stesso modo ne esistono altri aperti,
ad esempio alcuni standard ISO, che richiedono un contributo per poter
essere utilizzati. L'apertura riguarda l'accesso senza nessun criterio
aprioristico di esclusione. Al contrario se uno standard è proprietario
chi ne detiene la proprietà intellettuale ha completa discrezione
sulla concessione dell'utilizzo a terzi.
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L'XML,
dunque, uno di questi standard aperti?
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Esattamente.
È uno standard che, nato agli inizi degli anni '90, nel tempo ha
aumentato la propria importanza. Pensato inizialmente per la rappresentazione
di dati strutturati (database), l'estrema semplicità che lo caratterizza
ha consentito, nella seconda metà degli anni '90, di estenderne
l'utilizzo anche alla rappresentazione di dati non strutturati come l'informazione
documentale che è molto più complessa di quella di un database.
L'importanza di questo passaggio è stata notevole per il mondo
dell'Information Technology, ma anche per il consumatore finale, perché
ha permesso il passaggio da formati di rappresentazione testuali proprietari
a formati basati su uno standard leggibile da chiunque, con una maggiore
garanzia della conservazione del contenuto nel tempo e, soprattutto, con
un allargamento enorme del mercato. L'XML evita, infatti, di dover usare
un editor particolare per leggere un contenuto o per produrlo.
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Per
che tipo di servizi si utilizza l'XML?
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Il
vantaggio di poter rappresentare sia dati strutturati che informazioni
destrutturate con un'unica forma di linguaggio offre grosse potenzialità
perché permette di creare dei contenitori all'interno dei quali
poter inserire dati di diversa provenienza (data merge), integrando ad
esempio testi con dati di banche dati, tutti procedimenti che in precedenza
venivano effettuati attraverso appositi programmi che richiedevano un'altissima
competenza e molto tempo. Il vantaggio dell'XML, dunque, è quello
di poter offrire delle applicazioni più ricche, che riescono a
dare all'utente finale output più rispondenti alle richieste dell'utente,
in una parola più utili. Inoltre se generare un documento in formato
Word '98 era molto complesso, perché bisognava costruirsi un insieme
di librerie e di oggetti di una certa complessità oggi generare
un documento Word 2007 o Open Office (entrambi basati su una sintassi
XML) da una qualunque applicazione è estremamente più facile.
Infine non solo si abbassa la soglia di ingresso per chi vuole sviluppare
applicazioni, ma si aprono una serie di strade effettivamente nuove, date
proprio dalla possibilità di fondere insieme informazioni provenienti
da fonti diverse.
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Se
non ho capito mele si tratta di una tecnologia ormai consolidata;
non ci sono dubbi, quindi, sul fatto che sia uno standard da prender
in considerazione?
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Per
quanto mi riguarda non ci sono assolutamente dubbi: l'XML sta progressivamente
divenendo lo standard di riferimento, in modo particolare per tutto il
mondo della Pubblica Amministrazione che ha delle esigenze in più
rispetto al business privato. La PA, infatti, deve garantire, nei confronti
dei cittadini, l'utilizzo di formati che non siano pregiudiziali rispetto
all'utilizzo dello strumento, e l'adozione di standard aperti, specie
per quando riguarda le informazioni strutturate e testuali, favorisce
sicuramente una politica di neutralità tecnologica. A dire il vero
gli standard documentali attuali costruiti sopra XML soffrono ancora della
propria giovinezza e devono consolidarsi su alcuni aspetti; ma sul lungo
periodo non vi è dubbio che l'utilizzo di standard aperti garantirà
un incremento di interoperabilità tra i vari sistemi, abbassando
i costi dello sviluppo e della manutenzione delle singole applicazioni.
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Ma
le pubbliche amministrazioni sono pronte per un eventuale passaggio
a questo standard?
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Chiaramente
bisogna prevedere un periodo di migrazione dai formati proprietari, ancora
molto utilizzati, ai formati aperti. Inoltre esistono consistenti "storici"
di basi documentali e di dati in formati non XML che richiederanno un
periodo di transizione piuttosto lungo. Ovviamente il processo verrà
facilitato nel tempo dall'utilizzo di strumenti che, sempre più
frequentemente utilizzano questo come il formato di default. Per quanto
riguarda lo storico ed il materiale di archivio credo che la maggior parte
della mole di informazioni potrebbe essere convertita utilizzando delle
utilità che quasi in automatico li traducono nei nuovi formati
senza bisogno di una ri-programmazione da zero.
Naturalmente c'è bisogno di un punto di cesura col passato nel
quale si stabilisca che i formati XML devono essere preferiti a quelli
proprietari, altrimenti lo "storico" continuerà a crescere
accumulandosi. In questo senso la normativa è già abbastanza
avanti e sia nel Codice della PA digitale che in diverse linee guida a
livello europeo viene indicato il formato XML come la strada da seguire
per andare verso la standardizzazione dell'informazione nel campo documentale.
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Tra
standard c'è anche una sorta di battaglia però
Questo influisce sulla reale interoperabilità tra sistemi
che ne sceglieranno uno piuttosto che un altro?
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In
tutti processi di standardizzazione c'è un momento di corsa o confronto.
In questo caso lo scontro maggiore riguarda lo standard Open Document
Format (ODF) derivato da Open Office, e l'Office Open XML (OOXML), derivato
da Ms Office. Il dibattito è piuttosto acceso, ma a mio giudizio
i maggiori problemi sono di tipo ideologico più che tecnico. Gli
standard documentali riconosciuti da ISO, infatti, sono già tre
(HTML, PDF, ODF) ed il fatto che ne possa esistere un quarto (OOXML) non
dovrebbe essere un problema, anche perché la politica di ISO non
è mai stata quella di limitare l'utilizzo di standard su una determinata
area, ma di lasciare al mercato la scelta su quale utilizzare o prediligere.
Dal punto di vista ideologico, invece, il pregiudizio risiede nel fatto
che l'OOXML sia di derivazione Microsoft, un pregiudizio che credo sia
da abbattere se davvero si vuole spalancare le porte ai formati aperti,
facendo abbandonare anche a Microsoft quelli proprietari e dando garanzia
di migrabilità del pregresso documentale.
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