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Interoperabilità e standard comuni per le carte di identità europee

del 19/12/2007

Attualmente l'88% dei paesi Europei sta sperimentando, o utilizza già da anni, una carta elettronica o come documento di identificazione personale (Carta di identità elettronica) o come strumento di riconoscimento ed accesso ai servizi. Ma la necessità manifestata già nel 2005 dall'Europa è quella di individuare degli standard che permettano a tutti i cittadini di essere riconosciuti ed interagire in maniera sicura con le amministrazioni di tutti gli Stati membri. Nel frattempo in Italia sono state da poco pubblicate le nuove regole tecniche che estendono l'utilizzo della CIE a tutti i comuni. Proviamo a capirci qualche cosa.

Le carte di autenticazione ed identificazione piacciono all'Europa

Della diffusione della CIE e delle altre carte di autenticazione per l'accesso ai servizi, in Italia abbiamo parlato diverse volte, l'ultima risale al giugno del 2006, ed in questi 18 mesi la situazione non è molto cambiata. Ciò che invece è cambiato è lo scenario europeo. Recenti rilevazioni presentate ad ottobre a Grosseto durante l'incontro del gruppo europeo Porvoo (per lo studio di un sistema interoperabile transfrontaliero per le carte elettroniche) fanno notare, infatti, che l'utilizzo degli strumenti di identificazione digitali cresce più in Europa che attraverso il globo. 15 stati membri (85% del totale) utilizzano una qualche forma di infrastruttura di riconoscimento - PKI (Public Key Infrastructure), 8 distribuiscono già una vera e propria carta di identità mentre altri 14 hanno progetti per l'implementazione futura elettronica. In totale nell'UE circolano 18,5 milioni di carte così distribuite:
Austria 9 M
Belgio 5 M
Italia 2 M
Estonia 1,1 M
Spain > 1M
Finlandia 100.000
Sweden 100.000
Portugal < 100.000

Il Porvoo Group

Questi numeri testimoniano l'interesse delle varie nazioni rispetto ai documenti elettronici, ma se le aspettative nazionali sono così elevate, altrettanto lo sono quelle transnazionali, sopratutto in direzione di una maggiore standardizzazione e interoperabilità.
Il gruppo internazionale Porvoo è l'esempio più concreto di questa spinta verso l'integrazione delle carte digitali. Si tratta di un network di cooperazione internazionale di cui fanno parte le rappresentanze dei governo dei paesi europei, del settore privato e della commissione europea. Formatosi, come il nome suggerisce, nella città finlandese di Porvoo nel 2002 e coordinato dalla Finlandia, il suo principale obiettivo è quello di promuovere l'interoperabilità tra i sistemi di identità elettronica nazionali al fine di riuscire a sviluppare servizi elettronici europei sicuri e utilizzabili da tutti i cittadini dell'Unione. A tal fine il gruppo organizza due conferenze l'anno in cui i membri confrontandosi sulla tecnologia e sui progetti che stanno evolvendo studiano proposte e raccomandazioni da presentare alla Commissione in merito all'introduzione di specifiche tecniche, protocolli di interoperabilità e standard condivisi.
Lo scorso 18 e 19 ottobre la Città di Grosseto ha ospitato la dodicesima conferenza del Gruppo: "Porvoo 12" che, partendo dalla presentazione del caso di studio locale sullo sviluppo dei servizi di e-Government del comune di Grosseto, è andata a toccare diversi argomenti dalla gestione dell'identità e dei registri della popolazione richiesti per l'identificazione, fino al progetto test per una carta di identità utilizzabile in Italia, Austria, Belgio, Estonia e Germania.
Ma di fronte a queste nuove esigenze, che fine fa la CIE Italiana, uno dei primi documenti europei ad essere stato pensato e quindi anche uno tra quelli tecnologicamente meno all'avanguardia?

Italia: nuove regole per la CIE e nuove recriminazioni

Poco più di un mese fa il Ministero dell'Interno ha pubblicato il decreto contente le regole tecniche per la CIE che ne rivede proprio alcuni aspetti tecnologici. In particolare la maggiore novità di questa ultima versione della card è il fatto che il codice fiscale sarà contenuto all'interno del microchip (non più solo stampato sulla carta) in modo da rendere la CIE compatibile con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), e consentire l'accesso ai servizi della PA.
Non è bastato questo però a convincere il senatore Lucio Stanca, ex Ministro per l'Innovazione e principale sostenitore della CNS nella passata legislatura che il 13 dicembre scorso ha rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione: "In questi 19 mesi di Governo non è stato fatto alcun passo avanti sulla Carta di Identità Elettronica, nonostante l'obiettivo di diffondere la CIE a metà della popolazione entro la fine del 2007 ed il programma elettorale di Prodi che affermava particolarmente importante il suo rilancio e potenziamento". Stanca in sostanza chiedeva di abbandonare definitivamente il progetto CIE dimostratosi troppo costoso, complesso e troppo lento e cominciare a lavorare direttamente sulla "Carta Europea del Cittadino (CEN - European Citizen Card), oggi incompatibile con la CIE, che dal 2010 l'Europa chiede di adottare. Ma a cosa si riferisce precisamente il senatore Stanca?

Un po' di chiarezza

Nel novembre 2005 il consiglio dei ministri europeo insieme ad alcuni governi di paesi non membri (come l'Islanda) hanno sottoscritto un documento, noto come Dichiarazione di Manchester (ripreso poi nella conferenza di Lisbona del settembre scorso), nel quale si indica che entro il 2010 i cittadini europei dovranno essere in grado di beneficiare di strumenti di identificazione elettronici sicuri, resi disponibili sotto la responsabilità degli stati membri, ma riconosciuti in tutta l'Unione Europea. In sostanza l'idea non è tanto quella di creare un documento unico, bensì quella di cerare le condizioni affinché, pur lasciando inalterato il principio di sussidiarietà per cui ogni Paese è libero di utilizzare lo strumento che ritiene più opportuno, i diversi documenti siano pensati per rispondere ad uno standard condiviso (CEN - TS 15480) che permetta loro di essere riconosciuti indipendentemente dal paese di provenienza. Tuttavia L'allarme sollevato dal Senatore Stanca non è poi così fondato. Innanzitutto, infatti la dichiarazione di Manchester non è assolutamente vincolante per i paesi membri, ma solo raccomandata. In secondo luogo la caratteristica della CEN "incompatibile" con la CIE italiana, ovvero la componente contactless (possibilità di lettura a distanza ravvicinata) è un'opzione dello standard TS 15480 prevista solo dalla Germania. Infine se anche lo standard TS 15480 entrasse effettivamente in vigore dal 2010 (e questo non è assolutamente detto, nato che dal 205 ad oggi altri standard si sono affacciati sul mercato) dovrebbe comunque essere previsto un lungo periodo di transizione in cui CIE, CEN e tutti gli altri tipo di smart card convivessero.

Approfondimenti

"La carte vincenti della CIE: servizi pubblici e privati" un'intervista con ier Luigi Bonucci- Direttore dei Servizi Demografici e Informatici, Comune di Grosseto e Bud Bruegger - Consulente del Comune di Grosseto

Il sito della Conferenza Porvoo12 del 18 e 19 Ottobre 2007 a Grosseto

"Che fine a fatto la Carta di Identità Elettronica?", Dossier Altra pa del 08/06/2006

 
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