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Informatizzare
l'archeologia, innovazione per il Paese
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del
19/12/2007
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I
beni archeologici sono senza ombra di dubbio una risorsa strategica per
il nostro Paese, sia in termini culturali che economici, ma per la vita
quotidiana e il normale svolgimento delle attività umane ed industriali
possono anche essere causa di qualche disagio, specie quando l'iter per
distinguere un reperto di valore da un semplice "coccio vecchio"
è lungo e complesso. Le prassi interne al mondo dell'archeologia
sono radicate da anni e perfettamente consolidate, ma quasi nessuna di
esse prende in considerazione l'informatica come elemento strutturale.
Informatizzare l'archeologia, in un Paese il cui territorio è un
immenso ed ininterrotto scavo archeologico, potrebbe voler dire, quindi,
portare benefici non solo al patrimonio culturale ma a tutta la collettività.
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Uno
sguardo d'insieme
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Lo
scorso 7 dicembre a Roma, si è tenuto un
incontro di presentazione del progetto giSAD sviluppato all'interno
del programma europeo Interreg
III B MEDOCC
coordinato dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, per la creazione di un
sistema trasversale per la gestione ordinaria del patrimonio archeologico
e di tutta la documentazione ad esso relativa. Il quadro dell'universo
archeologico emerso dall'incontro è particolarmente interessante
e, pur non essendo esperti del settore, lo presentiamo ai nostri lettori
in quanto ci pare possa essere una bella metafora del funzionamento di
qualunque organizzazione in cui l'informatica non viene utilizzata come
leva per l'innovazione strutturale.
In Italia la conoscenza centralizzata del patrimonio culturale archeologico
è affidata al Catalogo, uno strumento con finalità prettamente
di tipo scientifico, che raccoglie le schede di parte dei beni studiati,
analizzati ed inventariati la cui compilazione richiede molto tempo ed
un elevato grado di competenza. Su tutto il resto c'è praticamente
il vuoto. A livello centrale si ha notizia del finanziamento di un determinato
scavo, ma, fino al momento in cui viene inserito nel Catalogo, un reperto
archeologico è sostanzialmente sconosciuto a chiunque, se non alla
persona che lo ha materialmente raccolto. Le informazioni ricavate da
ogni reperto ed il formato su cui vengono registrate non sono standard,
ma dipendono sempre da chi gestisce lo scavo o i magazzini. Anche dal
punto di vista della conservazione la gestione dei reperti è abbastanza
problematica, anche perché non bisogna dimenticare che, per la
maggior parte si tratta di frammenti contenuti in centinaia di casse radunate
in enormi magazzini. Su di essi, in genere, non si sa nulla almeno finché
qualcuno - spesso per una tesi universitaria - non si assume l'incarico
di analizzare frammento per frammento, riprendendo praticamente da zero
la catalogazione e valutandone la rilevanza storica ed archeologica.
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Cosa
andare a cambiare
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Le
esigenze da andare a soddisfare in un simile contesto, dunque, erano di
almeno tre tipi:
organizzative;
scientifiche;
strategiche.
Da un punto di vista organizzativo occorreva individuare soluzioni che,
sfruttando l'ausilio della tecnologia, consentissero di migliorare la
gestione dell'intero ciclo di vita del reperto archeologico (dallo scavo
alla raccolta, dal trasporto al magazzino all'archiviazione, fino allo
studio e alla catalogazione), assicurando la protezione di reperti e documenti,
il tracciamento degli eventi e valorizzando tutte le figure professionali
che intervengono nel processo, attraverso il loro coinvolgimento e la
condivisione di strumenti per apportare un contributo proporzionale alle
rispettive competenze
Da un punto di vista scientifico, invece, l'evidenza era che una gran
parte delle informazioni storiche, archeologiche e legate agli aspetti
conservativi di un reperto andavano spesso alterate o perdute per sempre.
Occorreva quindi uno strumento in grado di garantire un monitoraggio rigoroso
dei beni sin dal loro ritrovamento e che fosse integrabile con i sistemi
preesistenti di catalogazione e di gestione del territorio, con conseguente
avanzamento dei risultati della ricerca.
Infine c'era un'esigenza di tipo strategico: permettere di innovare le
politiche di gestione del patrimonio archeologico, migliorando la sostenibilità
economica dell'intero processo grazie ad un'azione incisiva sui costi
e sulla programmazione delle azioni, e valorizzando l'enorme potenziale
informativo oggi "nascosto" nei depositi e negli archivi. Prima
tappa per arrivare a ciò era disporre di informazioni complete
e dettagliate. Solo grazie ad esse, infatti, è possibile pensare
di individuare politiche di gestione del patrimonio archeologico alternative
a quelle attuali.
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La
soluzione - giSAD
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8
anni di precedenti sperimentazioni regionali e nazionali hanno
permesso alla Regione Autonoma Valle d'Aosta di giungere, nel 2003, al
progetto giSAD, caratterizzato da un complesso lavoro di raccordo tra
partner italiani ed europei, da difficoltà burocratiche, tecnologiche,
economiche e molte altre ancora, che nel 2005 hanno portato alla realizzazione
di un sistema informativo che è riuscito a coprire in maniera eccellente
i tre ordini di esigenze appena esposti. Nella sostanza il progetto punta
alla realizzazione di un software capace di supportare tutti le professionalità
e gli istituti preposti alla gestione dei depositi archeologici e degli
archivi documentali collegando in modo omogeneo ogni reperto con le conoscenze
derivate direttamente dallo scavo archeologico che li ha generati. Non
si tratta, però, di un sistema di catalogazione, ma di uno strumento
gestionale propedeutico e complementare al Catalogo, che permetta di registrare,
organizzare, associare e descrivere i siti archeologici, i reperti, le
masse di frammenti e i beni documentali (immagini, sonoro, video, testi
etc.) ad essi collegati e di tracciarne cronologicamente il ciclo di vita,
supportando così non solo la catalogazione vera e propria, ma anche
i momenti decisionali relativi ad azioni di pianificazione ed intervento.
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La
tecnologia
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Data
la trasversalità del sistema, ed il carattere multidisciplinare,
multicontestuale e multilingue (non dimentichiamo che è un progetto
europeo), piuttosto che puntare su una sola tecnologia il sistema giSAD
ne utilizza un mix complesso. Innanzitutto si tratta di un sistema web-based
cioè utilizzabile via internet e slegato da specifici sistemi operative
o piattaforme; in secondo luogo la tecnologia con cui è stato sviluppato
è open source il che ne consente il trasferimento, il riuso e la
personalizzazione; dal punto della connettività il sistema utilizza
tutti i diversi standard disponibili dall'UMTS/HDSPA (tramite cellulare),
alla rete fissa, al Wi-Fi; la fase della tracciabilità, infine,
è stata pensata in modo scalabile per poter funzionare perfettamente
tanto con i più avanzati (e costosi) tag RFID, quanto i più
semplici codici a barre.
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Alcune
considerazioni
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Come
dicevamo, non siamo esperti di archeologia, né probabilmente lo
sono la maggior parte dei lettori di questa newsletter, ma il progetto
giSAD ci sembra davvero rilevante almeno per due motivi.
Il primo è che giSAD è la dimostrazione di come sia possibile
innovare anche un settore così specialistico come quello della
gestione dei beni archeologici, purché l'innovazione non sia qualcosa
imposta dall'esterno, ma vissuta dall'interno in piena consapevolezza
delle necessità e degli obiettivi.
Il secondo elemento importante è la constatazione che l'innovazione,
anche quella di un settore apparentemente di nicchia, in realtà
è un beneficio per tutta la collettività. Non a caso la
parola Sistema è usata sempre più di frequente. Se, infatti,
grazie a giSAD le autorità competenti avranno la possibilità
di conoscere più in fretta se una serie di reperti potrebbero avere
una grande importanza, o potrebbero venire danneggiati da una cattiva
conservazione, potranno impostare e programmare delle politiche più
efficaci e meno dispendiose. Se poi, grazie a informazioni accurate e
di qualità, si renderanno conto che si tratta di reperti senza
una grande rilevanza storico culturale e dai quali è stato ricavato
tutto il potenziale informativo possibile, allora potranno dar corso a
soluzioni del tutto innovative, come la cessione o addirittura il re-interramento
dei reperti meno significativi.
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| Approfondimenti
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L'intervista
con Lorenzo Appolonia, Coordinatore del progetto giSAD Interreg III
B Medocc
"
Evoluzione storica del sistema informativo",
docuemnto a cura di Corrado Pedelì - Responsabile tecnico-scientifico
realizzazione Sistema Informativo.
I Partner del Progetto
Le slide di presentazione di Tommaso Federici Direttore
del progetto di sviluppo del Sistema Informativo di giSAD
"La
tecnologia RFId per la gestione del patrimonio archeologico"
Dossier Altra pa del 05/07/2007
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