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ne parliamo con
giSAD, per una gestione dei reperti archeologici con meno sprechi e più informazioni


Lorenzo Appolonia - Direttore ricerca e progetti cofinanziati
Regione Autonoma Valle d'Aosta (RAVdA) e Coordinatore del progetto giSAD Interreg III B Medocc

del 20/12/2007

Potrebbe spiegarci cos'è il programma Interreg?
Il termine Interreg sta per Interregionale e rappresenta i progetti sviluppati nell'ambito delle collaborazioni fra regioni previste dalla Unione Europea, identificate con il quadro di finanziamenti FESR e relative a tematiche condivise nei vari spazi regionali. I progetti Interreg possono essere transfrontalieri o transnazionali e proprio in questo ultimo spazio si è inserita la nostra proposta di progettazione, e nella fattispecie il progetto denominato poi giSAD. Lo spazio specifico è stato quello di MEDOCC di Interreg III B, che ci ha permesso di coinvolgere un partenariato internazionale con partner quali Spagna, Francia e Portogallo.
Il progetto giSAD ha avuto una vita piuttosto travagliata in che tipo di problematiche vi siete imbattuti?
Il progetto per la sua realizzazione ha dovuto superare alcuni ostacoli di ordine amministrativo rispetto ai quali l'Europa mostra ancora scarsa integrazione. Le questioni affrontate hanno riguardato problemi del partenariato nazionale ed europeo. All'epoca, il Ministero italiano per i Beni e le Attività Culturali non aveva predisposto apposite linee di finanziamento che permettessero il sostegno del progetto giSAD mediante la creazione di appositi capitoli da far gestire in modo autonomo alle varie Soprintendenze. A questo, che già da solo era un problema, si aggiunse, poi, la difficoltà di ripartire tra i partner europei la somma necessaria per la predisposizione della gara d'appalto relativa alla realizzazione del sistema informativo. Questo ha portato allo stop del progetto che si temeva definitivo. Tuttavia la qualità dei contenuti tecnico-scientifici elaborati sino a quel momento ha convinto l'autorità di gestione che fosse necessario completare il progetto. In questo modo è stata convenzionata la seconda fase del progetto giSAD, per realizzazione del sistema informativo, finanziata e condotta in modo diretto dal capofila (RAVdA) con il contributo di della Soprintendenza Archeologica di Roma.
L'importanza di un progetto non è proporzionale alla sua perfezione, ma alla sua reale applicabilità. Questo mi sembra sia stato uno degli elementi guida nella progettazione di giSAD o sbaglio?
Certamente lo è stato, si è cercato di perseguire l'applicabilità del sistema sulla base di due linee guida: evitare di immettere forzature procedurali e cercare la "ridondanza" delle soluzioni tecnologiche. Tecnicamente il sistema non vincola a nessuna procedura poiché di fatto questa non è mai univoca, può non esistere o può mutare nel tempo. La soluzione è stata trovata quando si è abbandonata l'idea di un sistema basato su flussi procedurali predefiniti, sequenziali, ossia su workflow certamente rassicuranti per gli informatici, ma privi di corrispondenza rispetto alle diverse realtà operative, che invece si presentano estremamente diversificate, da regione a regione e talvolta persino da una Soprintendenza all'altra. Il sistema si basa quindi su micro-sequenze modellate su segmenti di attività e singole azioni che vengono associate progressivamente creando flussi informativi non lineari. Ciò corrisponde esattamente all'intrinseco sistema di relazioni quale è quello dei beni culturali ed in particolare di quelli archeologici. L'estrema flessibilità consente l'applicazione giornaliera del sistema in contesti molto diversi e mutabili, nazionali ed europei e richiede una correzione di atteggiamento verso una gestione sistematica e diversamente rigorosa del proprio patrimonio archeologico e documentale, piuttosto che imporre cambiamenti sostanziali a livello procedurale. Inoltre, dal punto di vista tecnologico, tenendo conto della possibile scarsa informatizzazione delle Soprintendenze e della loro limitata dotazione di risorse economiche, si è cercato di prevedere sempre accanto ad una soluzione più avanzata e potente (ad es.: RFId), un'alternativa più economica e semplice da adottare (es.: bar-code) che assicuri le principali funzionalità analoghe.
A volte da progetti di nicchia possono nascere soluzioni importanti che potrebbero allargarsi a molti altri campi. È questo il caso del sistema giSAD?
È indubbio che un progetto sui beni culturali possa essere considerato un progetto di nicchia e pertanto richieda il contributo di finanziamenti provenienti da varie fonti, tuttavia si deve considerare che alcuni temi possono essere fortemente trasversali. Si deve infatti uscire dal concetto prettamente umanistico che il settore propone da sempre nel nostro sistema nazionale e concentrasi anche sulla "concretezza" dei reperti. Di conseguenza i progetti come questo, apparentemente destinati solo alla gestione del patrimonio archeologico e documentale, possono incontrare e soddisfare svariate altre necessità non necessariamente legate al mondo dei beni culturali, ma con potenzialità di sviluppo e applicazione estensibili ad altri ambiti. Ci sono poi contesti nei quali le soluzioni individuate sono immediatamente trasferibili, come ad esempio gli archivi storici di documenti e fotografie oppure gli ambiti museali meno infrastrutturati.
Nei meccanismi di innovazione occorre riuscire a trovare il giusto mix tra capovolgimento del punto di vista e rispetto delle prassi di chi si trova coinvolto nel processo di cambiamento. Come capire su quale puntare di più?
In questo caso si trattava di un terreno particolare. Da un lato, le prassi sono spesso legate a comportamenti provenienti da un passato assai remoto e i modi di operare sono conseguenti all'obiettivo di conciliare la conservazione con problemi più squisitamente pratici (come ad esempio gli interventi su cantieri per lavori stradali). D'altro lato l'ambito della gestione dei beni archeologici era finora poco o per niente sfiorato da soluzioni innovative con natura gestionale. In questo senso l'introduzione di innovazione è stata consapevolmente orientata a non mutare tutte quelle prassi derivanti da effettive esigenze, quanto piuttosto a introdurre una piattaforma potente ed estesa che consentisse di supportare l'operatività delle diverse figure impegnate, valorizzandone il lavoro, creando un costante collegamento tra le informazioni prodotte da ciascuna di esse, e introducendo strumenti che velocizzano operazioni oggi troppo lunghe da svolgere, come una verifica di inventario di magazzino. Con il tempo però ci si può aspettare che, grazie alla disponibilità e all'uso di soluzioni che, pur non imponendole, consentono modi di operare e collaborare ancora più potenti, questi possano diventare le nuove prassi. In sostanza, si è considerato questo progetto come un primo fondamentale passo in un orizzonte molto più ampio di cambiamento.
Quindi giSAD si inserisce in un mondo in cui l'informatizzazione era ancora pressoché assente?
In realtà, il processo di informatizzazione nel settore dei BB.CC. è iniziato da oltre un trentennio. Gran parte delle energie è stata destinata alla catalogazione e alla pre-schedatura, ambiti in cui l'ICCD ha raggiunto eccellenti risultati, così come molte regioni italiane hanno prodotto innumerevoli soluzioni simili a carattere locale. In seguito all'avvento dei GIS, le attenzioni informatiche per i beni culturali ed in particolare per quelli archeologici, si sono spostate verso le aree archeologiche e il settore del restauro. Sono nate le carte del rischio, i sistemi informativi territoriali, i sistemi di mappatura del degrado e degli interventi conservativi. Per contro, la gestione giornaliera del patrimonio archeologico, non era mai stata, almeno ufficialmente, oggetto di uno studio finalizzato alla realizzazione di un sistema informativo, anche se l'emergenza di alcune tecnologie era già comparsa, seppure occasionalmente o "furtivamente". Ad esempio, diversi operatori avevano fatto ricorso a fogli elettronici o database per raccogliere in forme del tutto artigianali le informazioni di rispettivo interesse. Si trattava però di istanze del tutto scollegate tra loro, con duplicazioni, prive di strumenti di verifica, da cui non emergevano le relazioni fra le entità gestite (due per tutte: tra un sito e i suoi reperti e tra un reperto e i documenti che lo riguardano). È naturale che un sistema dal disegno così ampio, come quello realizzato con il progetto giSAD, ha bisogno di un altro livello di progettazione.
Tra gli obiettivi del progetto giSAD si trova anche quello di ridurre i "costi" di una cattiva gestione. Di cosa si tratta in concreto?
Definire i costi del patrimonio culturale è sempre molto difficile, ancor più quando si parla di un patrimonio non ancora quantificabile né completamente accessibile, come nel caso di quello custodito nei depositi archeologici. Una monetizzazione richiederebbe un'indagine approfondita. Tuttavia è certo che lo strumento informatico realizzato potrà contribuire significativamente all'abbassamento di tali presunti costi e, più in generale, potrà aumentare la capacità di gestire il patrimonio archeologico nella sua interezza, non ultimo, potrà ridurre il grado di parziale conoscenza. La possibilità di recuperare via via un bagaglio informativo sempre più completo, a partire dai reperti nascosti nei depositi (si pensi al volume dato dai ritrovamenti pregressi) può permettere una maggiore diffusione delle conoscenze, che in altre parole si traduce in attività espositive, didattiche, seminari o quant'altro, ovvero, in azioni che mettono in movimento un giro economico indotto le cui potenzialità non sono, come detto, quantificabili. A ciò si aggiunga il risparmio in termini di interventi conservativi, su siti e reperti, derivante dal monitoraggio sistematico che il sistema assicura, grazie alla loro migliore gestione, senza escludere una riduzione degli spazi fisici necessari ed infine all'economia delle risorse umane preposte.
 
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