|
L'Europa
bacchetta l'Italia: il rifiuto ambiguo? Dal 2008 non più!
Valerio Angelelli
- Presidente del Comitato Controllo
e Vigilanza RAEE del Ministero dell'Ambiente
del
6/12/2007
|
|
A
quasi tre anni dall'emanazione del decreto e dopo varie proroghe
a gennaio dovrebbe entrare in vigore la legge che regolamenta la
raccolta e il riciclo delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Quali sono le ragioni di questo ritardo? Pensa ci sarà un
altro rinvio?
|
|
|
Innanzitutto
è doverosa una segnalazione il decreto di recepimento risale a
luglio 2005, ma la data di avvio del sistema, come stabilito dalla direttiva
europea era prevista per agosto 2006.
Ulteriori rinvii non sono previsti, voluti e possibili visto che sono
stati pubblicati i primi decreti attuativi che istituiscono il Registro,
il Comitato di Controllo e Vigilanza, il Centro di coordinamento e il
Comitato di indirizzo.
Attualmente in Italia, in base ai primi dati forniti dal settore della
produzione si stima che ogni abitante produce più di 14 Kg di RAEE
l'anno per un totale nazionale di circa 850 mila tonnellate. Secondo i
dati forniti dal rapporto rifiuti dell'APAT 2006 attualmente in Italia
vengono gestiti e recuperati circa 67.000 mila tonnellate di RAEE l'anno
circa 1,15 kg l'anno per abitante.
Ci aspettiamo quindi una vera rivoluzione per il mondo dei rifiuti, l'obbiettivo
sarà infatti garantire, entro il 31 dicembre 2008, la raccolta
media pro-capite di 4 Kg l'anno per abitante (circa 240 mila tonnellate)
e di raggiungere le percentuali d'obbligo di recupero (che vanno dal 70
all'80% in base alla categoria di rifiuto) e di reimpiego e riciclaggio
(che vanno dal 50 all'80%)
|
|
Cosa
accadrà per produttori e consumatori quando la legge entrerà
in vigore?
|
|
|
Entrambi
i soggetti avranno un ruolo fondamentale. I produttori sono individuati
come soggetti responsabili della gestione del sistema, questi dovranno
infatti, riuniti in Sistemi collettivi, garantire il raggiungimento dell'
obbiettivi stabiliti per legge che fissano la soglia di raccolta a 4 kg
procapite all'anno.
I consumatori sono anch'essi soggetti assolutamente prioritari, sono infatti
loro che dovranno avviare il sistema conferendo questi rifiuti direttamente
alle ecopiazzole comunali oppure al momento dell'acquisto di una nuova
apparecchiatura presso il negozio.
|
|
Quando
i prodotti RAEE saranno depositati nelle piazzole ecologiche o consegnati
ai rivenditori al momento di un nuovo acquisto che fine faranno?
|
|
|
Il
passaggio attraverso le eco-piazzole è una tappa fondamentale,
dopo la responsabilità passa ai produttori che dovranno trasportare
questi rifiuti ai centri di trattamento convenzionati al fine di garantire
il raggiungimento degli obbiettivi cui accennavo e cioè una percentuale
compresa tra 50 e l'80% di rifiuti da recuperare e reimpiegare.
|
|
I
consorzi RAEE avranno in carico la gestione del "ciclo di vita"
dei rifiuti... In che modo il Comitato di vigilanza ne monitorerà
il processo?
|
|
Il
Comitato avrà vari compiti: predisporre ed aggiornare il registro
AEE; raccogliere, esclusivamente in formato elettronico, i dati
relativi ai prodotti immessi sul mercato e alle garanzie finanziarie che
i produttori sono tenuti a comunicare al Registro; calcolare, sulla base
dei dati sui prodotti sul mercato, le effettive quote di ogni produttore;
programmare e disporre, sulla base di un apposito piano, ispezioni nei
confronti dei produttori che non effettuano le comunicazioni; elaborare
i dati relativi agli obiettivi di recupero.
|
|
Il
processo di riciclo sarà gestito dai produttori AEE ma nei
fatti saranno i cittadini a pagare con un eco-contributo per l'acquisto
di un nuovo prodotto. Non ritiene che questa misura "sgravi"
le aziende produttrici da una responsabilità sociale e vada
invece ad incidere sui cittadini che già pagano tasse sui
rifiuti?
|
|
Il
coinvolgimento diretto delle aziende, attraverso l'applicazione
del principio comunitario "Chi inquina paga", attribuisce
loro una responsabilità per la quale sono inoltre previste
sanzioni elevate. Ritengo quindi che se si debba parlare di responsabilità
sociale in questo modo si stabilisce il coinvolgimento pieno e
diretto di questi soggetti.
A prescindere dall'utilizzo che noi facciamo di apparecchiature
elettriche ed elettroniche tutti i cittadini pagano una tassa
dei rifiuti che contempla anche questa voce, e quindi attraverso
l'attuale gestione dei rifiuti questi costi sono spalmati su tutta
la collettività. La novità è che non pagheremo
più come cittadini ma come consumatori, per cui quando
acquistiamo un'apparecchiatura nuova sarà una scelta del
produttore applicare o meno questo eco-contributo.
|
| Quindi
un produttore può decidere liberamente che tipo di eco-contributo
richiedere... |
|
|
Sì,
ma è la legge di mercato che credo impedirà a questo eco-contributo
di essere troppo alto poiché in quel caso potrebbe disincentivare
la vendita: se a parità di qualità c'è un produttore
che applica un eco-contributo, per esempio, di 10 e un altro di 20 io
consumatore sceglierò la soluzione economica più vantaggiosa.
Ci potranno anche essere dei casi in cui il produttore può usare
l'eco-contributo come uno strumento di concorrenza sul prezzo decidendo,
ad esempio, di sostenere il costo direttamente in una strategia di green
marketing.
Per quel che riguarda i costi bisogna innanzitutto fare una considerazione:
tali costi si spostano dal cittadino che fino ad oggi li ha sostenuti
nella tariffa/tassa rifiuti al consumatore che pagherà in proporzione
all'utilizzo che fa di queste apparecchiature.
Il contributo che il sistema produttivo applica, stabilito dalla direttiva
UE (Visible Fee) non rientra assolutamente tra le competenze pubbliche
e viene determinato dal mercato.
|
|
Quali
procedimenti o sanzioni ha finora intrapreso l'Europa nei confronti
dell'Italia?
|
|
|
Non
c'è procedura di infrazione per il mancato avvio del sistema perché
abbiamo inviato alla Commissione tutti gli elementi per rendere evidente
l'impegno del paese ad avviare il sistema. Abbiamo l'intenzione di modificare
questa definizione, grazie anche alla delega.
Nei
confronti del nostro paese esiste un messa in mora, cioè l'inizio
di un'eventuale procedura di infrazione, in relazione ad un aspetto specifico
che è la definizione di apparecchiatura usata dall'Italia nel d.lgs
151 del 2005 che recepisce la direttiva comunitaria.
L'iter delle procedure di infrazione prevede un primo step, la messa in
mora del Paese, per cui la Commissione Europea invia una segnalazione
all'organismo competente, in questo caso il Ministero dell'Ambiente, in
cui indica quali possono essere i mancati recepimenti, o quelli incompleti,
delle varie direttive.
Nel caso dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche il
decreto in questione non offre una definizione precisa per distinguere
il rifiuto dall'apparecchiatura usata, e lascia al negoziante una sorta
di discrezionalità e può decidere se si tratta di un rifiuto
o di un'apparecchiatura usata. Il paradosso che potrebbe originarsi dalla
discrezionalità nella definizione di apparecchiatura usata contenuta
nel decreto è che non ci sono rifiuti di apparecchiature elettriche
ed elettroniche ma solo apparecchiature usate.
L'apparecchiatura usata, infatti, la posso tenere nel negozio senza nessun
tipo di autorizzazione, la posso trasportare senza nessun formulario,
nel momento in cui diventa rifiuto invece è sottoposta ad un regime
di gestione specifico.
Noi abbiamo dato una prima una risposta alla commissione europea in cui
abbiamo argomentato la definizione e ci siamo resi disponibili ad una
modifica della definizione alla quale provvederemo entro i primi mesi
del 2008.
|
|
|
|
Abbiamo
dato una prima una risposta alla Commissione Europea in cui abbiamo argomentato
i motivi che ci hanno portato a dare quella definizione e ci siamo resi
disponibili a modificarla entro i primi mesi del 2008.
|