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Perchè ci si arrabbia sul Wi-Max

del 23/11/2007

Il mese scorso l'Altra pa vi aveva presentato un articolo di descrizione sul bando per l'assegnazione delle licenze Wi-Max, ed un'intervista in cui il Sottosegretario Vimercati rispondeva alle critiche mosse da più parti. Ecco la seconda parte del nostro viaggio. Sull'onda dei due ricorsi presentati al TAR e della protesta da parte dell'ANCI, proviamo a capire i perché di questa mobilitazione analizzando quali siano, in teoria, le prospettive tecnologiche e di servizio offerte dal Wi-Max e quali, invece, quelle concesse dal bando.

Il nodo della questione: la concorrenza

L'ultima volta che ne avevamo parlato eravamo rimasti con il Sottosegretario Vimercati che ci rassicurava sul fatto che la tecnologia per cui era stato pensato il bando non fosse paragonabile, in termini di prospettive economiche per gli operatori, all'UMTS. Anche esperti internazionali avevano a più riprese sottolineato come il Wi-Max non potrà essere, almeno nel breve periodo, un concorrente valido per i servizi di telefonia di terza generazione, semmai sarà una tecnologia in più che si affiancherà alle altre già esistenti alimentando la concorrenza.
È qui dunque il nodo problematico da cui sono nate le proteste: la concorrenza.
Il primo ricorso al TAR è stato effettuato dalla società MGM Production Group, già assegnataria di una licenza Wi-Max in Germania, che contesta la condizione di privilegio per i gestori di telefonia mobile di terza generazione istituita, a suo dire, dal bando. La sentenza avrebbe dovuto esserci proprio in questi giorni, ma probabilmente sarà rinviata a causa di un secondo ricorso, presentato dall'Associazione Altroconsumo. In questo secondo intervento si sostiene che "Il bando del Ministero delle Comunicazioni impone limitazioni anacronistiche all'utilizzo della nuova tecnologia, come l'impossibilità delle antenne Wimax di collegarsi tra loro come ponti radio".

Wi-Max Versus UMTS

Ci si potrebbe chiedere: "Perché tanto accanimento contro gli operatori UMTS? Quando si parla di Wi-Max non si parla di una tecnologia per navigare in internet?" Diciamo che questo è un punto da chiarire. Come ci ha spiegato in maniera molto chiara Antonio Capone, Docente presso il Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano, sebbene la tecnologia UMTS e quella Wi-Max siano nate con finalità differenti (la prima per la telefonia mobile e la seconda per la banda larga per il trasferimento dei dati), lo sviluppo di applicazioni avanzate che puntano sempre più in direzione della convergenza voce/dati le ha rese (potenzialmente) due tecnologie identiche dal punto di vista dell'utilizzatore. Cioè se entrambe le tecnologie fossero allo stesso livello di sviluppo, utilizzare l'una o l'altra per telefonare, o navigare su internet non farebbe alcuna differenza.
Il punto, però, è che nel bando per l'assegnazione delle frequenze manca ogni riferimento allo standard 802.16e, ossia proprio quello che garantirebbe la mobilità consentendo di telefonare utilizzando il Wi-Max. Il Ministro ha rassicurato tutti sostenendo che l'assenza di riferimenti espliciti lascia aperte tutte le possibilità, ma se l'utilizzo del Wi-Max mobile fosse proibito per legge, i cittadini avrebbero tutto il diritto di domandarsi come mai lo sviluppo di un'applicazione tecnicamente disponibile e più avanzata di un'altra venga impedito, e che tipo di interessi ci siano dietro.

Wi-max libero?

Diverso, invece, l'argomento sollevato dal Comune di Genova e sostenuto dall'ANCI, con cui si contesta la mancata adozione di licenze libere open spectrum, proposte in un primo momento dall'AGCOM, che avrebbero dovuto consentire la "destinazione di una porzione di banda larga Wi-Max a determinati servizi al cittadino erogati online dalle Pubbliche Amministrazioni". "Insomma - domanda dalle pagine di repubblica.it Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto Città Digitale - come mai non è prevista una corsia preferenziale, riservata alle pubbliche amministrazioni, per l'accesso alle frequenze e alle licenze WiMax". "In realtà - spiega Capone - Scordiamoci che Wi-Max significhi connessione gratuita per tutti anche solo per una questione di costi. Ciò che peserà di più per chi vorrà sviluppare una propria rete, infatti non saranno tanto le licenze, quanto gli investimenti infrastrutturale che, seppure di poco inferiori a quelli necessari per l'infrastruttura UMTS, non sono assolutamente di poco conto, anche considerando i vincoli di copertura imposti dal bando". Inoltre il Ministro Gentiloni ha fatto sapere a repubblica.it che "Se avessimo dato una corsia preferenziale alle PA avremmo depotenziato il valore del bando, sostituendoci all'iniziativa privata". Ciònonostrante, dopo 30 mesi dall'assegnazione delle licenze, il Ministero prevede di lanciare un programma per il cittadino, con le frequenze WiMax. Anche se i dettagli sono ancora tutti da definire.

Sfatiamo qualche mito

Il fatto che di Wi-Max si parli da oltre due anni e che fino all'anno scorso fosse un monopolio del Ministero della Difesa ha fatto lievitare enormemente le aspettative verso questa promettente tecnologia, ma occorre fare almeno un paio di precisazioni. La prima riguarda le potenzialità del segnale: sui siti che gridano al complotto si parla di ampiezze di 75megabit per secondo fino a 50 km, mentre i 75 mb/s rappersentano l'ampiezza massima teorica (difficilissima da raggiungere realmente) nelle immediate vicinanze della stazione trasmettente. Il segnale, poi, tende a peggiorare man mano che aumenta la distanza e il segnale medio è tra i 20 e i 30 mb/s, comunque sia circa dieci volte quello di una tradizionale cella UMTS (circa 3 mb/s). La seconda precisazione è che il Wi-Max si aggiungerà sicuramente all'offerta di servizi wireless di operatori mobili vecchi e nuovi e concorrerà alla soluzione del digital divide per alcune aree non raggiunte dalla banda larga. "Ma se invece parliamo di accesso wireless a larga banda in aree ad alta densità di utenti come le zone urbane - conclude Capone - credo che ancora per molto la soluzione migliore rimarrà il Wi-Fi su cui si è ancora investito relativamente poco e su cui il ruolo del pubblico può essere determinante. Ci sono grossi progetti in molte città dove l'investimento pubblico consente di offrire servizi di pubblica utilità gratuitamente e di facilitare l'accesso ai servizi commerciali di categorie svantaggiate di cittadini con politiche di prezzi speciali. L'unico vero problema del Wi-Fi è il costo dell'infrastruttura cablata che ha impedito finora la diffusione di queste reti su scala cittadina. Però oggi il problema dei costi è risolvibile grazie alle innovative reti MESH che creano una infrastruttura wireless tra i punti d'accesso. Con questa tecnologia i costi del Wi-Fi cittadino diventano accessibili per qualunque città grande e piccola".
A volte tendiamo a rincorrere invano ciò che abbiamo sotto gli occhi.

Approfondimenti

"Wi-Max e UMTS, per capirci qualche cosa in più" Un'intervista ad Antonio Capone - Dipartimento di Elettronica e Informazione, Politecnico di Milano

"Il Wi-Max e gli scenari di una nuovatecnologia", Dossier Altra pa del 25/10/2007

 
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