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@PEC.PA:
(come) si sta muovendo?
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del
08/11/2007
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Si
lavora per estendere e sistematizzare l'utilizzo della PEC, che è
divenuta - nel decreto attuativo della riforma Bersani - strumento obbligatorio
per la comunicazione unica di impresa, contando 23 gestori e 9800 domini
tra pubblico e privato. Eppure questo servizio, a valle della più
consistente strategia di digitalizzazione dei flussi documentali, tarda
ad attivarsi nelle pratiche della PA. Evidenziati i vantaggi, esplicitato
l'obbligo ex lege, la PEC sembra un elemento dalla messa a regime
difficile e lenta, caratterizzato da forte interdipendenza in termini
di soggetti e processi. Vediamo a che velocità viaggia la PEC negli
esperimenti del Consiglio Regionale dell'Umbria e nei numeri della Provincia
di Milano, ascoltiamone criticità e prospettive dall'autorevole
voce del CNIPA e salutiamo (in consueta buona fede) le più recenti
indicazioni in materia.
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Panorama
PEC
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La
posta elettronica certificata - PEC, comunemente associata al corrispettivo
cartaceo della raccomandata, promette vantaggi notevoli e facilmente intuibili
in termini di certezza, efficienza ed efficacia, accorciando tempi e riducendo
costi. Si stima che la raccomandata "elettronica" costerà
2 euro contro i 20 necessari per l'invio tradizionale, assicurando un
risparmio annuo di circa 150 milioni di euro. Per una valutazione pregnante
del panorama attuale come degli orizzonti aperti dalla PEC, va sottolineato
che la sua piena funzionalità poggia su una forte variabile di
interdipendenza in termini di soggetti e processi. In primo luogo, il
servizio di PEC produce certificazioni a valore legale attestanti invio
e consegna di un messaggio solo se entrambi gli interlocutori dispongono
di caselle PEC, di cui i Gestori dovranno garantire l'interoperabilità.
In secondo luogo, il plus non trascurabile della PEC è di
essere adatta allo scambio tra individui e tra applicazioni, aprendo la
possibilità per un'organizzazione di ricevere documenti che possono
essere immediatamente trattati da un'applicazione informatica, alimentando
direttamente il protocollo informatico. Su queste considerazioni il Codice
dell'Amministrazione Digitale prevedeva che le pubbliche amministrazioni
centrali si dotassero di almeno una casella di posta certificata per ciascun
registro di protocollo già entro il gennaio 2006 (art. 47),
riconoscendo ai privati il diritto a richiedere e ottenere l'uso della
PEC da parte delle amministrazioni (art. 6). Dal Cnipa ci dicono
che, ad oggi, la PEC è presente nelle PAC, negli Enti e nella
maggior parte dei Ministeri. A livello locale la diffusione raggiunge
comuni ed amministrazioni locali, per un totale di circa 800 istituzioni.
Quanto all'utilizzo della PEC, finora sembra che sia più legato
a specifici progetti di automazione che non ad una libera adozione di
uno strumento innovativo nell'ambito delle prassi lavorative.
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Esperienze
e criticità PEC dal territorio
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E'
di questi giorni il bilancio biennale del progetto Protocollo Informatico
della Provincia di Milano, che presenta numeri incoraggianti: 89
strutture organizzative collegate, 640 operatori attualmente abilitati,
99% di uffici e sedi decentrate coinvolti, 132 etichettatrici per la stampa
della segnatura di protocollo, 67 edizioni di corsi di alfabetizzazione
in materia di "Protocollo, Archivistica e utilizzo del sistema"
per gli operatori. Orientato alla riduzione della spesa pubblica e
al miglioramento dei servizi, attraverso l'eliminazione dei registri cartacei
e l'accrescimento della trasparenza - come spiega Giuliana Carlino,
Assessore al Sistema Informativo - il sistema della Provincia di Milano
consente l'utilizzo di una serie di funzionalità quali:Firma elettronica,
Posta Elettronica Certificata, Gestione automatizzata dei flussi documentali
Integrazione e gestione dei procedimenti amministrativi, Interoperabilità
con i sistemi di protocollo di altre amministrazioni pubbliche, Archiviazione
ottica sostitutiva. Aldilà del momento "celebrativo"
di un progetto dai buoni risultati, la Provincia di Milano apre la prospettiva
di una sua candidatura a fornitore di servizi di protocollo informatico
in modalità Asp per enti territoriali non dotati di sistemi analoghi.
Si sottolinea così l'istanza urgente di un'estensione progressiva
e rapida del servizio a tutti gli interlocutori del sistema, per attivare
finalmente il circolo virtuoso PEC. Su questa linea vanno anche le considerazioni
nate dall'esperienza del Consiglio Regionale dell'Umbria, che dal
marzo 2007 ha attivato un sistema che consente di trasmettere ai Consiglieri
regionali (membri della Giunta regionale compresi) documenti creati in
formato elettronico e sottoscritti con firma digitale avanzata, in sostituzione
dei documenti cartacei sottoscritti con firma autografa e inviati tramite
raccomandata postale con avviso di ricevimento. Abbiamo parlato con Francesco
De Carolis - Dirigente del Servizio Assistenza regolamento interno,
monitoraggio e sviluppo processi del Consiglio Regionale - che ci ha spiegato
come il sistema si basi sulla utilizzazione, in modalità evoluta,
degli strumenti previsti di firma digitale, protocollo informatico e casella
di PEC, pronto ormai all'interoperabilità. E' particolarmente interessante
individuare le difficoltà che enti ben attivi su fronte PEC/ Protocollo
informatico riscontrano, ben sintetizzate da De Carolis. A livello
di Consiglio regionale - ci spiega - non abbiamo riscontrato difficoltà
tecniche. La grande difficoltà è che non abbiamo interlocutori,
nel senso che noi possediamo una casella di PEC, fin dal 1 gennaio del
2004, ma da quel momento pur avendo noi segnalato la nostra iscrizione
nel sito IndicePA, nessuno ci ha mai scritto usando la casella di PEC,
né noi abbiamo mai potuto scrivere utilizzando la nostra, perché
non abbiamo riscontrato negli enti a cui fossimo interessati a scrivere
l'utilizzo di casella di PEC. E la mia impressione - continua -
è che anche chi ha la casella di posta certificata rischia di avere
qualcosa di incompleto, un innovazione del tutto parziale e non incisiva,
se non ha poi un sistema di protocollo informatico collegato a quella
casella.
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PEC
che fare?
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Esperienze
positive sul territorio rischiano di essere cattedrali nel deserto, o
meglio sul territorio? Cosa si fa per ovviare ai ritardi e alle
difficoltà in cui si imbatte il processo di adozione della PEC
nella PA, soprattutto sul territorio? Lo abbiamo chiesto a Francesco
Tortorelli, Responsabile Ufficio Servizi Interoperabilità
Evoluti e Cooperazione Applicativa - CNIPA, che ci ha rassicurato sull'impegno
continuo del CNIPA sul tema, seguendo le già note linee strategiche
del Ministro Nicolais e le indicazioni del nuovo ddl sulla semplificazione,
anticipando la disposizione in discussione in Finanziaria che prevede
- in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni del CAD su utilizzo
della PEC, in misura superiore al 50% del totale di corrispondenza inviata
- la riduzione, nell'esercizio finanziario successivo, del 30% delle risorse
stanziate nell'anno in corso per le spese di invio della corrispondenza
cartacea.
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| Approfondimenti
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"PEC:
mancata cogenza,
auspicata efficienza",
un'intervista con Francesco
Tortorelli, Responsabile Ufficio Servizi Interoperabilità Evoluti
e Cooperazione Applicativa
Minigrafia
CNIPA su Posta Elettronica Certificata - PEC
L'Indice delle Pubbliche Amministrazioni
- IndicePA.gov
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