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TMPL2

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questioni aperte
sul bando
Wi-Max
Luigi Vimercati - Sottosegretario alle Comunicazioni
del
25/10/2007
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In
questi mesi di attesa moltissimi sono stati i commentatori che hanno paventato
diversi pericoli da tenere presente nella stesura del bando, ed anche
dopo la pubblicazione diverse voci hanno sottolineato alcuni elementi
che potrebbero rivelarsi critici nella procedura di asta o nello sviluppo
vero e proprio della rete. Li abbiamo presentati al Sottosegretario alle
Comunicazioni Luigi Vimercati che li ha commentati insieme a noi.
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Il
primo pericolo era quello di una replica dell'asta per le licenze
UMTS con un costo esorbitante per gli operatori che si è
trasformato sostanzialmente nella "chiusura" del mercato
a pochissimi player
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Questo
pericolo mi sembra sia stato "sventato" con la pubblicazione
del bando che ragiona su valori economici completamente diversi da quelli
delle licenze UMTS. Anche perché si tratta di due tecnologie con
caratteristiche e costi di investimento non paragonabili. In Europa siamo
su cifre assolutamente in linea con le nostre, qiando non le superano
abbondantemente arrivando anche fino a 100 milioni di euro. La scelta
della suddivisione in lotti, poi, dimostra pienamente che l'obiettivo
che si è perseguito non è stato tanto quello di "fare
cassa" bensì quello di trovare una soluzione al divario digitale,
aprendo contemporaneamente il mercato.
Biosgna poi considerare che la tecnologia in sé non ha una prospettiva
di evoluzione sui propri servizi, ampia quanto quella dell'UMTS, quindi
non contiamo di arrivare a rilanci colossali. Le previsioni sui ricavi
dell'asta, in questo senso, sono dunque piuttosto contenute, considerando
anche il fatto che una parte dei ricavi andrà al Ministero della
Difesa.
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La
seconda nota dolente riguarda i tempi impiegati per la stesura:
troppi, si è detto, soprattutto per un campo quale quello
delle nuove tecnologie in cui standard e apparecchiatura invecchiano
rapidamente.
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Ovviamente
posso rispondere per quello che riguarda la presa in carico del problema
da parte di mio Ministero e non posso, quindi, dare un giudizio storico
sui tempi della discussione. Detto questo, però, il percorso temporale
che dalla liberazione delle frequenze ci ha portato alla pubblicazione
del bando non è assolutamente lungo. Si parla di 11 mesi circa,
all'interno dei quali vanno conteggiate anche le Linee Guida dell'Autorità
per le Comunicazioni. Ovviamente poi, trattandosi di tecnologie estremamente
avanzate l'evoluzione è particolarmente rapida, ma gli standard
e le tecnologie con cui ci stiamo muovendo sono le stesse con cui si stanno
muovendo le altre nazioni europee, più o meno con gli stessi tempi
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Altra
critica, la terza, riguarda i tempi di verifica: per alcuni commentatori,
come l'associazione Anti Digital Divide, 30 mesi sono molti e si
rischia che i territori a digital divide avanzato siano gli ultimi
ad essere coperti.
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Mi
sembra una critica preventiva e poco ragionata. Il bando prevede un meccanismo
di l'assegnazione di un punteggio per tutti gli aggiudicatari, e parte
rilevante di questo punteggio (il 50%) deve essere realizzato con impianti
in comuni che sono in territori di digital divide e che figurano in un
elenco allegato al bando stesso. Tale meccanismo è, evidentemente,
uno strumento di salvaguardia, non di ghettizzazione, e ci consentirà
di portare la larga banda in circa 600 comuni altrimenti tagliati fuori.
Gli stessi 30 mesi per la realizzazione degli impianti rappresentano un
elemento di garanzia per fare in modo che la risposta al digital divide
si trovi all'interno delle regole di mercato e non altrove. Al termine
di questo periodo di tempo ci sarà un monitoraggio sugli impegni
presi, con l'attivazione, in caso di non adempienza, di procedure di sanzioni.
Mi sembra che anche a questa obiezione, quindi, abbiamo risposto in maniera
puntuale e concreta.
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Ulteriore
elemento problematico è quello dell'apertura. Se infatti
il bando vieta ad un singolo operatore di aggiudicarsi entrambi
i lotti di licenze per una singola macro-area, non vieta il cumulo
a livello nazionale.
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Anche
qui, il bando ha previsto un elemento di slavaguardia: il terzo lotto
di licenze, quelle 21 licenze regionali che garantiscono una pluralità
d'accesso. È evidente che le licenze di questo lotto sono quelle
più spiccatamente orientata a valorizzare i territori lasciando
maggiore spazio sia agli operatori più piccoli, quelli con caratteristiche
locali, che ad eventuali aziende legate agli enti locali (come era stato
chiesto da qualcuno all'AGCOM). Ovviamente non c'è né ci
potrà essere una situazione di privilegio per il pubblico. Per
l'eventuale pericolo di monopolio mi sembra che non ci siano le basi per
parlare. Gli operatori sia grandi che piccoli sono tanti, ed ognuno ha
delle peculiarità di cui il bando tiene conto. Proviamo a vedere
come andrà l'asta e poi traiamo e opportune conseguenze".
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Infine
il tempo di assegnazione delle licenze: troppi i 15 anni previsti
dal bando per l'Associazione AntiDigitalDivide che, nella sua lettera
all'AGCOM, ne aveva chiesti 5 evidenziando come con una durata di
5 anni, l'operatore sarebbe stato incentivato a costruire più
velocemente l'infrastruttura per sfruttarla economicamente.
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Mi
sembra che quindici anni, per chi deve fare un investimento di questo
genere, siano un tempo ragionevole.
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