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Il sistema informativo SIPPI per la lotta alla criminalità

del 11/10/2007

Il processo di informatizzazione del sistema giudiziario è un elemento cruciale per garantire l'efficienza della macchina della giustizia e disporre di mezzi più efficaci per combattere l'illegalità.
Tra i progetti più interessanti, anche per il risvolto sociale ed economico, vi è il Sistema Informativo delle Prefetture e delle Procure dell'Italia Meridionale - SIPPI, realizzato dal Ministero della Giustizia.

I tesori delle mafie

La Direzione Investigativa Antimafia ha calcolato che tra il 1992 e il 2006 alle mafie sono stati sequestrati beni (passaggio propedeutico all'esproprio) per 4,3 miliardi di euro e il valore delle confische arriva a 744 milioni. In realtà il patrimonio sottratto al crimine organizzato vale almeno dieci volte di più poiché il conteggio è stato realizzato prendendo in considerazione valori storici. Nell'83% dei casi il patrimonio si trova nelle regioni meridionali (il 45% in Sicilia, soprattutto nel distretto palermitano in cui SIPPI è stato utilizzato in via sperimentale dal 2005). Solo il 18% dei beni confiscati riesce a trovare una destinazione, il resto è gravato da varie forme di illegalità. I beni sequestrati e confiscati sono indisponibili, enti locali e associazioni non profit possono quindi utilizzarli ma non comprarli. La procedura ha finora previsto che gran parte dei beni rimanga ai Comuni e che il resto venga gestito da Libera, il network di 1.200 associazioni la cui sede centrale è ubicata in una palazzina, non distante dal Quirinale, confiscata al camorrista napoletano Michele Zaza.

Il sistema SIPPI e il suo funzionamento

Finanziato dal PON Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno 2000-2006, il progetto SIPPI è finalizzato alla creazione di una banca dati centralizzata per la gestione delle informazioni relative ai beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali. La legge 109/1996 ha, infatti, rilevato l'esigenza di realizzare un monitoraggio permanente dei beni sottratti alla criminalità. Fino ad oggi, però, questi dati vengono raccolti presso varie strutture: le cancellerie e le segreterie degli uffici giudiziari interessati; gli uffici del registro dell'agenzia del demanio; le prefetture, le questure e i commissariati, e da qui vengono inviati, in forma cartacea, al Ministero della Giustizia che provvede ad inserirli in un archivio. Questa procedura ha determinato non pochi problemi, causati dall'imprecisa individuazione della consistenza e della localizzazione dei beni e dal ritardo con cui questi dati vengono resi disponibili.
Sono queste le inefficienze che SIPPI promette di rimuovere attraverso una banca dati unica, alimentata attraverso il Sistema informativo delle Misure di prevenzione personali e patrimoniali, il sistema automatizzato che gestisce tutte le fasi del procedimento giudiziario di prevenzione e trasmette in automatico dati certi e completi.
Alla Banca Dati accedono tutte le amministrazioni coinvolte dall'iter procedurale di applicazione, gestione e destinazione dei beni confiscati, nel rispetto delle specifiche competenze: il Ministero dell'Interno (Questure e Prefetture), per la fase di proposta dei provvedimenti di sequestro e confisca e per i pareri sulla destinazione dei beni; il Ministero dell'Economia e delle Finanze (in particolare l'Agenzia del Demanio), per la fase di gestione e destinazione dei beni; e il Ministero della Giustizia, per la fase giurisdizionale dell'adozione del provvedimento.

L'interoperabilità e la cooperazione

SIPPI viene utilizzato in modo sperimentale dagli uffici giudiziari da luglio 2007. Entrerà a regime a partire da gennaio 2008 e tutti i procedimenti di prevenzione (sempre per le Regioni del sud) verranno gestiti e monitorati dal sistema, mentre le comunicazioni tra i diversi uffici coinvolti avverranno per via telematica.
L'interoperabilità tra le banche dati dei vari organismi giudiziari, dunque, diventa per SIPPI una scelta obbligata: "La sola reale possibilità di assicurare un monitoraggio effettivo, aggiornato e condiviso - afferma Domenico Pellegrini responsabile SIPPI per il Ministero della Giustizia - è quella di costituire un unico patrimonio informativo, alimentato da tutte le amministrazioni coinvolte, secondo definiti standard di comunicazione. Ogni diversa impostazione sconterebbe il rischio, per non dire la certezza, di visioni assolutamente parziali dei diversi segmenti del procedimento, nonché di costanti disallineamenti fra le informazioni in possesso delle singole amministrazioni coinvolte. Con la conseguenza di compromettere l'efficacia nella gestione di un settore, come quello della lotta alla criminalità organizzata, che tanta concreta valenza assume, anche di carattere risarcitorio per la collettività. In fase di relaizzazione abbiamo recepito le nuove specifiche di standardizzazione sperimentando sul campo quello che ora è diventato uno standard".

Approfondimenti

Il sistema informativo SIPPI e il valore della collaborazione, intervista a Domenico Pellegrini del Ministero della Giustizia.

Venti milioni di euro per rilanciare l'informatizzazione del sistema giudiziario, dossier Altra pa del 08/02/2007

 
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