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ne parliamo con

Web 2.0 per ascoltare i cittadini


Salvatore
Marras - Responsabile del Knowledge Management del Formez

del 11/10/2007

Molte iniziative on line oggi strizzano l'occhio al web 2.0, qual è la sua opinione in merito?

Molte iniziative che usano l'etichetta web 2.0 sono mere operazioni di marketing che fanno leva su una parola oggi di moda. Tuttaviale opportunità offerte da questo nuovo modo di vivere la rete sono di notevole interesse anche per la PA.
La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, alle scelte politiche e di vita delle comunità locali può essere facilitata da molti strumenti e modalità di comunicare che oggi sono usate dalle reti sociali che nascono spontaneamente intorno ai più disparati interessi.

Secondo lei, dunque, ha senso ipotizzare uno scenario di una PA 2.0?

Web 2.0 è soprattutto il passaggio da una comunicazione di uno (l'editore, l'amministrazione, il venditore) verso molti a una comunicazione da molti a molti.
Se per esempio si interpretasse l'eDemocracy come partecipazione e non come voto elettronico (come fanno alcuni) è chiaro che la Pubblica Amministrazione dovrebbe favorire lo sviluppo delle reti sociali tra i suoi cittadini senza pretendere di esserne il controllore. Questa potrebbe essere la PA 2.0. In realtà non sarebbe una novità assoluta se pensiamo che le prime reti civiche nacquero proprio così…

Quali criticità ipotizza all'interno di questo ipotetico scenario?
La criticità maggiore è la volontà politica. Su questi temi non si può fingere! Non si può far credere di volere un cittadino più partecipe della vita pubblica, sbandierando nuove tecnologie e poi ignorare i segnali che vengono dal basso.
Le tecnologie per fare web 2.0 hanno costi di accesso bassissimi, le competenze iniziano a essere diffuse e disponibili, ma se la proposta di partecipare non è credibile si faranno solo scatole vuote.
In che modo le logiche del web 2.0 potrebbero potenziare la qualità dei contenuti e dei servizi offerti dalle Pubbliche Amministrazioni?

Più che potenziare possono allargare la sfera dei servizi e stabilire un nuovo rapporto tra amministrazione e cittadino. Possono ridurre le distanze e accrescere la possibilità di capire e soddisfare le esigenze prioritarie propri utenti.
Faccio un esempio: per i cittadini del comune di Cagliari è più importante la stagione lirica o i servizi di assistenza agli anziani malati di alzheimer?

Il web 2.0 potrebbe servire proprio a conoscere questi elementi che oggi si danno per scontato o, semplicemente si aggirano. Una PA che vuole ascoltare i cittadini avrebbe molti vantaggi, una che li ignora nessuno.

 
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