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Una governance europea per il processo di innovazione


Javier Ossandon - Direttore Area Innovazione di ANCITEL e Presidente Onorario della rete europea ELANET (CEMR)

del 27/09/2007

Cosa è di preciso l'Agenda digitale Locale?
Nella sua espressione più semplice l'Agenda Digitale Locale è il piano di sviluppo locale dell'e-Government e della Società dell'Informazione adottato da un ente o da una rete locale dell'amministrazione pubblica. Il piano dovrebbe includere anche un rapporto di lavoro con gli altri enti locali presenti sul territorio ed un processo partecipativo dei cittadini e degli stakeholders presenti sul territorio. Ovviamente tale piano deve essere in accordo con le politiche europee e nazionali e stimolare una presenza maggiormente partecipata nei processi di concertazione tra i diversi livelli dell'amministrazione pubblica. Il II summit mondiale sulla Società dell'Informazione delle Città e Governi Locali ha accolto l'idea della Agenda digitale Locale proposta da ELANET attraverso il Consiglio Europeo di Municipi e Regioni (CEMR-CCRE) come uno strumento indispensabile per combattere il divario digitale nel mondo. La conferenza EISCO 2007 a Hameenlinna, Finlandia, ha definito 5 aree prioritarie e 28 obiettivi da raggiungere entro la fine della presente decade, nel contesto del piano strategico europeo per la società dell'informazione i2010.
In Italia ci stiamo ancora interrogando sull'esistenza o meno di una Governance dell'innovazione nazionale. Quale potrebbe essere un buon metodo di lavoro?
L'Italia è stata tra i primi Paesi a promuovere un processo accelerato di e-Government, ancora prima del 2000. Forse quello italiano è stato il Piano nazionale di e-Gov più ambizioso e più esteso. Tuttavia, i risultati raggiunti sono considerati insufficienti in relazione allo sforzo e le risorse. Dal nostro punto di vista ciò che è mancato è esattamente una governance dell'intero processo, con un grande sforzo di pianificazione dell'e-Government come sistema. Se prendiamo l'esempio dell'Inghilterra - che andrebbe studiato da tutti per i risultati raggiunti - vediamo che dopo 5 anni di lavoro, il 99,5% degli enti locali inglesi è in grado di offrire un pacchetto "standard" importante di servizi di e-Government. Per fare ciò, però, si è lavorato gomito a gomito ed in modo concertato tra i diversi livelli dell'amministrazione pubblica e le agenzie per l'innovazione. Il Governo ha dato risorse ad ogni ente locale chiedendo, in cambio, un impegno chiaro sui risultati da ottenere e contemporaneamente ha varato una decina di progetti nazionali di spinta e sostegno al processo ed un Piano nazionale di e-Capacity Building per migliorare le competenze e skills degli enti locali nell'acquisto e utilizzo delle tecnologie e nella gestione dei progetti. Come si vede il percorso a monte è stato ben diverso da quello italiano.
Ed è possibile riportare questo a livello europeo? Esiste una governance europea?
È difficile dire se esista o meno una vera e propria governance europea dell'e-Government e della Società dell'Informazione. Ma si può affermare che c'è un sistema formale/informale abbastanza articolato sia sul piano delle politiche che su quello dell'implementazione pratica. Dopo più di 10 anni di Presidenza della rete ELANET posso, comunque dire, che il punto di forza del modo di lavorare europeo è nel suo essere trasversale. In Europa contano più le idee e la voglia di fare che le etichette il che ha permesso la nascita di processi di consultazione informali e reti istituzionali a cui partecipa un capitale umano molto ricco fatto da ricercatori e praticanti di ogni paese dell'UE, fondamentale per mantenere il passo a livello mondiale nell'innovazione tecnologica. La media europea degli investimenti in ricerca e innovazione rappresenta l'1.96% del PIL mentre in America è il 2,59% , in Giappone il 3.12% ed in Corea il 2.91%.
L'accesso pieno alle infrastrutture di rete è una delle priorità individuate dall'Agenda di EISCO 2007. Quale è la situazione europea su questo tema?
Per la diffusione della banda larga si sta facendo abbastanza a livello europeo, ma non basta. Ci vuole più iniziativa sia a livello nazionale che regionale. Oggi, l'Unione Europea è composta da 27 Paesi, le risorse sono limitate e le disparità notevoli. Tuttavia gli sforzi dei Paesi di nuova adesione, supportati da una quota importante dei 10.5 miliardi di euro dei fondi strutturali, dovrebbero aiutare a diminuire il divario digitale ed infrastrutturale tra i le varie nazioni. Inoltre, gli indicatori presentati la settimana scorsa a Lisbona nella IV Conferenza Ministeriale di e-Government indicano che la diffusione della banda larga cresce in tutti i Paesi, anche se con differenze di velocità importanti.
Oltre al divario digitale "nazionale", occorre tenere presente quello che si sta configurando all'interno delle regioni d'Europa ad esempio tra aree metropolitane da una parte e aree rurali o piccoli centri dall'altra. Per questo, l'accesso alla banda larga su tutto il territorio dell'Europa entro il 2010 di tutti i cittadini europei è un obiettivo irrinunciabile.
Quale è il peso dell'infrastruttura tecnologica nel digital divide a livello europeo e quale quello della Governance?
In certo modo, sono due facce di una stessa moneta.
Oggi il dibattito è molto concentrato sulla banda larga ma ciò che è necessario è una visione di insieme sulla gestione delle infrastrutture. Senza servizi abilitanti sul proprio territorio, quello dove si lavora e si vive, ad esempio, la banda larga perde molta della propria utilità. Un Comune dovrebbe poter sviluppare ed erogare un servizio elettronico utilizzando una infrastruttura di rete e dei servizi abilitanti che gli vengono messi a disposizione nel territorio da strutture di natura pubblica o dal privato, diminuendo al minimo la componente infrastrutturale del proprio applicativo. Niente di questo si può fare senza una governance adeguata sul territorio. Non è un caso che le Regioni dove esiste una governance forte ed una buona strategia di lavoro tra le diverse amministrazione presenti sul territorio siano quelle che risolvono i problemi infrastrutturali e fanno meglio gli investimenti.
Particolarmente interessante il discorso sul budget per finanziare l'e-Gov. A suo giudizio è necessario l'ente pubblico abbia sempre un ruolo di primo piano nel finanziamento?
Non c'e un'unica ricetta e la realtà cambia da Paese a Paese. Tuttavia, non si può pensare allo sviluppo dell'e-Government senza un finanziamento del settore pubblico. Certamente, come già detto, l'e-Gov dovrà radicarsi sempre in un sistema in grado di erogare servizi pubblici e privati compatibili da un unico punto di accesso, ma non ci sono ancora modelli su come gestire un nuovo rapporto tra pubblico e privato. Le esperienze esistenti in Europa sono ancora incipienti, ma si avanza nella realizzazione di progetti pilota. Quello che non risulta incoraggiante è vedere ancora prevalere una logica in tante amministrazioni che vedono l'e-Government come un'area di sviluppo a condizione che abbiano una forma di finanziamento esterna all'ente. L'Agenda Digitale Locale punta a superare questa mancanza di visione facendo passare l'e-Government dalla porta principale.
La Svizzera, ad esempio, ha recentemente imposto all'operatore telefonico nazionale di portare la banda larga ovunque, considerandolo un servizio fondamentale. Si tratta di un caso isolato o potrebbe avere seguito a livello Comunitario?
Il caso svizzero è importante ma non credo possa fare testo in tutto Europa ,anche perché si tratta di un paese molto evoluto e con una superficie ridotta. 10 anni fa ci innamoriamo della soluzione Amsterdam dove la città finanzia il cablaggio per poi gestire il rapporto con i provider di connettività. La soluzione è stata adottata da altre grande città in Europea con buoni risultati ma non poteva diventare uno standard.
Mi sembra che la discussione con gli operatori di telecomunicazioni e con le istituzioni debba essere quella di mappare il territorio analizzarlo e trovare delle soluzioni territorio per territorio. La cooperazione tra i diversi livelli della amministrazione pubblica è fondamentale per avere la banda larga dappertutto.
L'agenda dettata dalla Conferenza è piuttosto stretta come tempi. Dei diciotto mesi complessivi ne sono passati già cinque, quali sono state le principali azioni?
L'Agenda Digitale Locale è una iniziativa strategica di lungo respiro e non avrà uno sviluppo lineare nei Paesi né nel tempo. Non ci sono le risorse per una regia europea in grado di farlo. Le 7 reti europee che hanno dato un supporto al manifesto dell'ADL hanno la responsabilità, ognuna nel proprio, di implementarla.
L'ADL sta partendo nei paesi che sentono più il bisogno. In alcuni, come l'Italia, è motivo di discussione a livello delle politiche da adottare per il prossimo futuro da parte degli enti locali. In altri ambiti, come la Polonia e la Spagna sono iniziate delle iniziative per collaudare metodologie e strumenti. In Norvegia, l'associazione degli enti locali e regionali intende fare tesoro dell'ADL per smuovere i piccoli Comuni che sono indietro rispetto agli altri nell'e-Government. La Germania è già partita nella preparazione di un progetto ADL per l'area nord-est di Interreg 4.
 
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