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TMPL2 ne parliamo con Un progetto a vocazione duale, vanto per l'Italia

Roberto Leonardi - Responsabile di COSMO-SkyMed per il Ministero della Difesa e membro del Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI)

del 05/07/2007

Potrebbe descriverci brevemente la storia del progetto e la sua evoluzione nel tempo? Possiamo prendere come data di nascita del progetto la firma dell'accordo italo-francese del 2001. Ovviamente andando a ritroso potremmo trovare studi dell'ASI su questi temi già a metà degli anni Novanta, ma da un punto di vista formale il progetto nacque con quell'accordo intergovernativo, civile e militare, con cui Italia e Francia si impegnavano a sviluppare sistemi satellitari duali con capacita sia radar che ottiche per l'osservazione della Terra. Il contributo italiano a tale accordo è, appunto, COSMO-SkyMed , mentre quello francese, che verrà completato più in là nel tempo, prende il nome di Pleiades. Entrambi i sistemi saranno parte di una costellazione di satelliti, denominata ORFEO - Optical and Radar Federation for Earth Observation, che avrà mansioni "duali" cioè verrà utilizzata contemporaneamente sia per funzioni civili che militari. COSMO-SkyMed è contenuto nel Piano Spaziale Nazionale dell'ASI ed è quindi un ottimo esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche diverse, civili e militari, che mettono insieme risorse finanziarie ed uniscono le proprie competenze per realizzare un sistema utile ad entrambe. Molte volte le tecnologie innovative nascono da applicazioni civili di strumenti militari, ma in questo caso l'idea iniziale coinvolge già l'utilizzo "duale". Potrebbe chiarirci meglio il concetto? Tengo particolarmente a questo aspetto, perché la dualità è un elemento che sempre più spesso, anche in ambito internazionale, viene presentato come qualche cosa a cui tendere, un obiettivo di orizzonte lontano. L'esempio italiano di COSMO-SkyMed dimostra, invece, che è possibile sviluppare e realizzare concretamente un progetto che sia realmente duale. Fino ad ora i sistemi di osservazione o erano sistemi di origine militare debitamente "degradati" per essere utilizzati dai civili, oppure erano tecnologie di uso civile messe a disposizione anche dei militari. COSMO-SkyMed è, invece, il primo sistema di osservazione della Terra al mondo che nasce già come duale e non penalizza né privilegia nessuno dei due utenti. Ad entrambi viene, infatti, garantita l'interazione in tempo reale con il sistema, ciascuno per ciò che gli compete ovviamente. Occorre tenere presente, infatti, che l'accordo di Torino, in cui si possono ritrovare i principi a cui si deve ispirare formalmente la dualità del sistema, nel 2004 è diventato legge dello Stato. Il riferimento di legge stabilisce competenze e priorità delle due "anime del sistema" quella civile e quella militare. Come vede, quindi, la dualità non è un obiettivo, ma qualcosa di realmente realizzata. Un elemento innovativo introdotto proprio dal nostro Paese quindi? Esatto! Abbiamo realizzato l'obiettivo a cui tutti puntiamo, ma che nessuno ha ancora raggiunto. È molto semplice, infatti, stabilire il principio della dualità di un progetto sulla carta, ma realizzare appieno questa dualità è tutta un'altra cosa. Il nodo del problema sta nella differenza tra sistemi "ad uso" duale e sistemi "a vocazione" duale. La prima definizione si riferisce praticamente a tutti i sistemi e tutte le tecnologie, nel senso che, indipendentemente da chi è stato commissionato ed utilizzato, qualunque strumento lo si può far utilizzare da altri, in un secondo momento e con i dovuti aggiustamenti. Ma se la compresenza di questi due utilizzi viene prevista già nella fase di progettazione ovviamente le prestazioni ed i risultati saranno indubbiamente migliori. Come si accorderanno funzioni civili e militari? La divisione di compiti è già stata impostata nell'accordo di Torino? L'accordo di Torino pone delle linee di principio, ma non entra nel dettaglio di come devono interagire le due componenti o le varie funzionalità. Occorre non dimenticare, poi, che il progetto COSMO-SkyMed è interamente finanziato con fondi italiani e, quindi, tutta la parte decisionale ed organizzativa è interamente demandata all'Italia. Nello specifico sono stati predisposti dei contratti di fornitura che prevedono due stazioni riceventi, una civile a Matera ed una militare a Pratica di Mare, separate da un punto di vista dell'utilizzo, ma ovviante molto simili. Ognuna di esse valorizza i prodotti per il proprio ambito. Infine presso il centro del Fucino è stato stabilito il nucleo di programmazione della missione che è unico, e non potrebbe essere altrimenti, ma duale, cioè compartecipato da entrambe le esigenze del progetto. Il satellite viene comandato attraverso un processo sinergico tra tecnologie, risorse e competenze civili e militari. Quale è il timing del progetto e a che punto siamo? Il primo satellite è stato lanciato il 7 giugno scorso dalla base militare di Vandenberg in California, gli altri tre saranno lanciati entro il 2009: il secondo partirà verso la fine del 2007, nella primavera del 2008 partirà il terzo e circa un anno dopo l'ultimo. Tengo però a sottolineare che già con il primo satellite in orbita abbiamo già disponibili tutte le funzioni. Ovviamente finché il satellite resterà uno solo il tempo di rivisita - ossia di aggiornamento delle informazioni - sarà più lungo perché il satellite per ritornare sullo stesso punto della Terra impiega un certo periodo. Man mano che verranno lanciati gli altri satelliti il tempio medio andrà calando fino ad arrivare ad un tempo medio di circa 6 ore . Si tratta di una grande novità, perché al momento tutti i sistemi di osservazione sono costituiti da un solo satellite con tempi di rivista molto lunghi di diversi giorni. Quante altre reti simili a COSMO-SkyMed esistono al momento? Non è possibile pensare ad una loro integrazione? Per fare un po' di chiarezza dobbiamo distinguere tre tipi di utilizzo dei satelliti: abbiamo i satelliti di posizionamento e navigazione (GPS e GALILEO) che permettono di localizzare con estrema accuratezza un oggetto sulla Terra. Poi abbiamo i satelliti di osservazione come COSMO-SkyMed e come molti altri ed infine abbiamo i satelliti più tradizionali e conosciuti che sono quelli usati per le telecomunicazioni. Ovviamente in un futuro si penserà all'integrazione di queste funzioni e di queste tecnologie, però al momento non siamo ancora in grado e dobbiamo lavorare in maniera separata ognuno per quello che gli compete. Comunque sia COSMO-SkyMed è un sistema unico nel suo genere perché per la prima volta viene pensata e realizzata una costellazione di satelliti per l'osservazione della Terra . Logicamente il sistema è pensato per interagire con altri sistemi come il GPS per realizzare la georefernziazione del dato o, in campo europeo, con GMES (Global Monitoring for Environment and Security), quindi anche se come rete in sé COSMO-SkyMed è assolutamente autonoma ed autosufficiente non c'è dubbio che tutto il progetto si inserisce in un contesto molto più ampio. Secondo i dati dell'ESA nel 2001 la spesa pubblica europea in tecnologie per lo spazio era un quinto di quella statunitense. Oggi questa stima è ancora valida o sta cambiando qualche cosa? Anche qui vorrei focalizzare l'attenzione sul concetto di dualità per far comprendere meglio il tipo di approccio che a mio avviso dovrebbe sviluppare l'Europa nei confronti degli investimenti in tecnologie per lo spazio. Oggi i numeri sono più o meno quelli che cita lei. La sproporzione maggiore e che non si potrà mai colmare, per ovvie ragioni, è quella tra investimenti civili e militari. Mentre sui primi il rapporto è circa uno a tre, sui secondi arriviamo ad uno a trenta, cioè tutta l'Europa in campo militare spende un trentesimo della spesa militare degli USA. La sicurezza, però, è ormai percepita come un bene comune e la distinzione tra civile e militare si è molto indebolita. Per migliorare le cose gli europei dovrebbero cercare, quindi, di puntare sulla dualità che, come dicevamo prima, permette respiri più ampi e convergenza di intenti. Il confronto con gli americani lo lascerei perdere, perché la sproporzione è troppa, ma sicuramente se tutta l'Europa adottasse l'impronta data dall'Italia in ambito duale con COSMO-SkyMed ne trarremo sicuramente beneficio. Esistono infatti delle attività specifiche in cui l'Europa può eccellere e può reggere il confronto con chiunque. Purtroppo esistono molte resistenze a questo tipo di approccio in diversi paesi, a cominciare dalla Germania e dalla Gran Bretagna , che per mentalità, per impostazione storico culturale o accordi internazionali specifici non hanno recepito l'importanza di queste modalità di lavoro. Alcuni comunicati parlano di un possibile utilizzo del sistema in Africa. Può dirci qualcosa in proposito? Questo è un aspetto civile del sistema, tuttavia data la caratteristica duale di COSMO-SkyMed, in quanto responsabile del progetto per il Ministero della Difesa, sono a conoscenza anche degli aspetti civili. Attualmente c'è un'iniziativa a livello governativo che prevede la possibilità di utilizzare i dati di COSMO-SkyMed a beneficio del continente africano. È senza dubbio un fatto molto positivo e probabilmente sarà facilitato dalla presenza della base ASI a Malindi in Kenia. Non conosco nei dettagli le modalità e la forma, ma l'idea è quella di offrire questi servizi di osservazione anche a paesi più in difficoltà. La stesura di accordi internazionali e la cooperazione è uno dei vantaggi dei sistemi satellitari.