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Semplificazione e servizi alle imprese: uno sguardo d'insieme
Mario Altavilla
- Area Organizzazione ed e-Gov di Unioncamere
del
03/05/2007
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Il tema della semplificazione amministrativa per le imprese è da alcuni mesi al centro del dibattito politico. Potrebbe aiutarci a capire meglio cosa effettivamente è cambiato in questi mesi?
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Dal decreto Bassanini del 1998 il tema della semplificazione amministrativa, se pur a fasi alterne, ricorre con frequenza nel dibattito politico. La presentazione del decreto Bersani e la successiva conversione in legge nei primi giorni di aprile ha introdotto significative novità e, a parte le misure con le quali sono state liberalizzate alcune attività economiche, l'articolo relativo alla comunicazione unica per la nascita dell'impresa ha introdotto una semplificazione concreta affermando un principio che sembrerebbe portare ulteriori positive novità.
Si chiedeva: cosa è cambiato? È cambiato che con la comunicazione unica, beneficiando delle tecnologie che rendono interoperabili i sistemi delle pubbliche amministrazioni, con un'unica comunicazione al Registro delle Imprese si darà corso a tutti gli adempimenti di carattere previdenziale, assistenziale e fiscale. Al termine dell'operazione, all'Utente sarà rilasciata on-line una ricevuta, sufficiente per avviare l'attività imprenditoriale. Dicevo prima che assieme ad una semplificazione concreta è stato affermato un principio interessante, che consiste nel fatto che il controllo della PA sulle istanze non è più ex ante, ma ex post e che il tempo necessario ai controlli trascorre senza ostacolare l'attività d'impresa. Per quanto riguarda le ulteriori positive novità mi riferivo, poi, alle ricadute sull'altra parte del processo amministrativo necessario per avviare un'attività d'impresa.
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C'è differenza tra nascita ed avvio di un'impresa dunque?
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Per un'impresa la cui attività è completamente libera, la nascita e l'avvio delle attività possono essere momenti coincidenti, ma per le imprese (
e sono la maggioranza) che intendono svolgere attività soggette e specifiche autorizzazioni e/o ad adempimenti in materia d'ambiente e sicurezza si pone il passaggio (laddove presente) allo Sportello Unico per le Attività Produttive o alle istituzioni locali. Un passaggio che le imprese lamentano essere spesso lungo e complicato. Ebbene, è di questi giorni l'avvio dei lavori alla Camera dei Deputati per discutere la proposta di legge Capezzone che riorganizza lo Sportello Unico introducendo una sorta di "dichiarazione unica" con la quale l'imprenditore autocertifica l'inizio attività. Per l'imprenditore questo vuol dire un indiscutibile vantaggio, per l'Amministrazione, invece, il compito di ridurre drasticamente il controllo ex ante, a fronte di un congruo lasso di tempo per effettuare un rigoroso controllo ex-post. Se quindi dovessi rispondere con una battuta, direi che in questi mesi è cambiato tanto e nei prossimi rischia di cambiare di più. Per inciso, sulla Capezzone sembrerebbe esserci un accordo bipartisan.
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Crede che la questione "tempo" (l'impresa in uno, cinque, dieci giorni) sia effettivamente il nodo su cui porre la maggiore enfasi nel non facile rapporto tra imprese e PA? Quale è la situazione europea in tal proposito?
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A parlare di Europa in riferimento al ruolo della PA si rischia di procedere per semplificazioni troppo grandi, esistono Paesi con una storica e forte presenza dello Stato e della PA, altri meno. In ogni caso l'esigenza ormai ineludibile è quella di non frapporre barriere tra l'aspirante imprenditore e la realizzazione del suo progetto d'impresa, nè ostacolare la stabilizzazione e la crescita delle imprese esistenti. L'impegno dell'Unione europea è quello di semplificare il quadro amministrativo e normativo, il compito assegnato ai governi è di adottare misure adeguate per abbreviare il tempo medio necessario per avviare un'azienda, in particolare una piccola e media impresa, ed effettuare tale operazione in una settimana entro la fine di quest'anno.
Tempi lunghi e costi alti per le procedure di start-up sono ritenuti una barriera. Certamente non sono l'unico nodo significativo da sciogliere per assicurare una crescita adeguata, tuttavia agire su tempi e costi è un passaggio propedeutico per ragionare del poi: insomma un dovere. Ovviamente, nella strategia europea c'è anche il "poi". Non a caso, il processo di semplificazione passa per un luogo denominato "one-stop-shop" in grado di assicurare in un unico punto di contatto la gestione di tutte le procedure legate alla registrazione ed all'avviamento dell'attività di impresa. Tale luogo, idealmente dovrebbe essere in grado di fornire servizi aggiuntivi di tutoraggio, formazione, assistenza finanziaria e guida al piano d'impresa. Un obiettivo largamente ripreso anche nella più recente "Direttiva sui Servizi".
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Ci sono dati su cui è possibile effettuare un confronto su tempi e costi burocratici?
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Per quanto riguarda i tempi per lo start-up d'impresa a livello europeo, l'ultimo studio completo è una relazione elaborata per la Commissione nel 2002. Lo scenario che si manifestò produsse allarme: il tempo necessario per far nascere un'impresa individuale andava da 1 a 35 giorni lavorativi, con una media di 12, mentre per le Srl l'intervallo era tra i 7 ed i 35, con una media di 24 giorni. Per quanto riguarda poi la numerosità dei procedimenti, per le Srl se ne contavano in media 16 e in casi particolari fino a 26, per un massimo di 10 punti di contatto coinvolti nell'iter. Da allora sono stati fatti significativi passi avanti. In questi mesi la Direzione competente per materia sta aggiornando l'indagine anche per verificare i progressi in vista del traguardo dello start-up d'impresa in sette giorni.
Quello che è già emerso durante la discussione alle riunioni tecniche promosse dalla DG Imprese della Commissione e da Eurochambres è che la fase di registrazione (o nascita) può essere svolta i tempi medi molto ridotti con punte d'eccellenza di un giorno come in Portogallo ed Austria, e che gli sportelli unici (one-stop-shop) svolgono un ruolo centrale anche se il più delle volte sono ancora punti di contatto facoltativi, non omogeneamente diffusi sul territorio né in grado d'agire per l'intera platea delle imprese. Quando invece si passa a ragionare dell'avviamento dell'attività d'impresa, che impatta sulle regole vigenti sul territorio di localizzazione, allora il quadro si complica non poco praticamente senza quasi eccezioni.
Se la proposta di legge Capezzone dovesse avere un esito favorevole, la situazione volgerebbe in positivo piazzando il nostro Paese tra i primi in Europa anche considerata l'offerta di informazioni e servizi on-line che iniziative come il Portale delle Imprese già offrono ad aspiranti imprenditori, imprenditori ed intermediari professionali, razionalizzando l'offerta distribuita su centinaia di siti ed aggiungendo anche servizi altrimenti non presenti.
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Che ruolo gioca l'e-Government nell'ambito della semplificazione?
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L'e-Government ha un ruolo preminente nell'ambito della semplificazione poiché consente una riduzione assai elevata dei tempi di risposta della PA nonché dei costi da essa sostenuti. Basti pensare che, se tutte le comunicazioni avvenissero attraverso l'uso di documenti firmati digitalmente e via posta elettronica certificata, non solo si risparmierebbero circa 100 milioni di euro l'anno, ma a fronte di un servizio tempestivo ed efficace si libererebbero risorse per ulteriori iniziative.
Le Camere di Commercio in tal senso possono vantare una serie di portali nazionali (oltre al Portale delle Imprese che costituisce un punto di accesso unitario alle informazioni ed ai servizi dispositivi on-line erogati da PAC e PAL e rivolti alle imprese - che è stato cofinanziato dal Sistema camerale e dal CNIPA) che mettono a disposizione informazioni e servizi per filiere particolari: si pensi al portale Globus, dedicato all'internazionalizzazione delle imprese; a Jobtel, dedicato ai temi del lavoro, della formazione e dell'orientamento; ed allo stesso portale nazionale www.cameradicommercio.it, vera e propria vetrina su tutte le attività e progetti svolti a livello locale dalla rete delle Camere di commercio italiane.
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Si tratta solo dei servizi on line è ci sono altre opportunità?
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Questa "tradizionale" presenza in rete di cui le parlavo, non è tuttavia parsa sufficiente e per incrementare la visibilità dei servizi a valore aggiunto legati al virtuale, il sistema camerale ha deciso di investire nell'avvio di una strategia di Customer Relationship Management (CRM) al fine di impostare azioni di informazione, comunicazione e servizio personalizzate, da veicolare all'impresa utilizzando il canale di comunicazione da essa preferito. Avviato nel 2003 per iniziativa dell'Unioncamere, il CRM del sistema camerale vede oggi coinvolte 50 Camere di commercio che, contribuendo con proprie risorse, hanno progettato e sviluppato, in network, una piattaforma integrata per il raggiungimento di una serie di obiettivi. Innanzitutto intensificare la relazione tra la Camera, le imprese ed altri referenti della Camera (per esempio le associazioni di categoria); in secondo luogo sviluppare i processi di comunicazione personalizzata e bidirezionale; consentire alla Camera di tenere traccia di tutti i contatti intercorsi con ciascuna impresa per comprendere meglio ciò che è gradito e migliorare i contenuti delle comunicazioni; integrare il lavoro degli uffici focalizzando l'attenzione sul servizio da rendere all'impresa "cliente"; ed infine permettere a ciascuna impresa di utilizzare gli strumenti di comunicazione preferiti per interagire con la Camera (sportello fisico, sito internet, e-mail, fax, posta, telefono, sms ecc.) mediante una gestione multicanale della relazione.
Non si tratta quindi "solo" di servizi online, ma di cogliere le opportunità offerte dalle tecnologie e dalla loro progressiva diffusione per rendere i servizi della PA semplici da utilizzare e facilmente disponibili.
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In mezzo a tutto questo fermento il portale impresa.gov continua ad integrare servizi e a stipulare convenzioni. A che punto siamo arrivati?
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Il Portale delle Imprese è ormai in linea da oltre due anni e dalla data d'avvio, quando erano disponibili 20 servizi elementari erogati da 3 enti, è stata percorsa senza soluzione di continuità una strada volta a diffondere la conoscenza dello strumento tra le amministrazioni, partendo da quelle centrali, affinché valutassero l'opportunità di offrire i loro adempimenti/servizi con benefici per i propri sistemi informatici, e soprattutto con vantaggio per le imprese.
L'anno passato il CNIPA, cui spetta la governance tecnico-organizzativa del progetto, ha selezionato i progetti presentati da 20 enti della PA centrale puntando ad un elevato ampliamento dei servizi esposti nella scrivania virtuale del Portale che, al termine del procedimento d'integrazione ancora in corso, risulteranno essere oltre 80, conteggiati come elementi autoconsistenti.
Oggi sono disponibili 18 macroservizi, classificabili in un numero ben maggiore di servizi base, erogati con la collaborazione di una pluralità di enti. Un risultato concreto per declinare il principio d'interoperabilità dei sistemi informativi in servizi a vantaggio della semplificazione del rapporto imprese-PA.
La politica d'integrazione di servizi sul Portale rimane volta ad ampliare la gamma dell'offerta, valutando nuove adesioni, non solo dalle amministrazioni centrali, ma anche da quelle regionali e locali che svolgono un ruolo imprenscindibile nel rapporto impresa-PA. Un indirizzo che trova conferma anche nel documento programmatico emanato dal CNIPA e denominato "Linee strategiche volte ad indirizzare le amministrazioni nella predisposizione del piano triennale per l'informatica 2008-2010" nel quale si prospetta entro la fine del 2007 l'entrata in esercizio di oltre 100 servizi complessivi.
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A suo avviso c'è una responsabilità da parte delle imprese nel ritardare l'adozione di nuovi modi di interazione tra esse e la PA?
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Non parlerei di responsabilità, piuttosto di valutazione delle opportunità. In un Paese nel quale la presenza di microimprese è maggioranza, dobbiamo chiederci quale sia la reale convenienza, ad esempio, per un imprenditore individuale che opera in un mercato tradizionale, magari di età matura (si pensi alla composizione demografica italiana) e con una non elevata propensione all'informatica di organizzarsi per utilizzare i servizi on-line invece di delegare un intermediario professionale al rapporto con la PA. L'esperienza vissuta dalle Camere di commercio è di un alto ricorso da parte delle imprese agli intermediari (ai quali, tra l'altro, il sistema stesso si rivolge con servizi e formazione ad hoc). Tuttavia, ritengo che ragionando in termini di costi-benefici si debba perseverare agendo su entrambe i fronti: da un lato ampliare l'offerta di servizi rendendoli ancora più convenienti (quando possibile anche economicamente) così da aumentare i benefici percepiti; e contemporaneamente concentrarsi sulla semplicità di fruizione, sia in termini di facilità d'accesso ai media che di usabilità delle procedure, in modo tale da ridurre la complessità percepita che ancora può essere considerata un ostacolo all'adozione di nuovi modi d'interazione imprese-PA.
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