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TMPL2
Verso
l'integrazione della Rupar nel SPC
Riccardo
Sanna - Responsabile Sistemi informativi della Regione Puglia
del
05/04/2007
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Dal punto di vista della programmazione strategica sui temi della
società dell'Informazione possiamo parlare di una "questione
meridionale"
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In
linea generale, nelle regioni del Mezzogiorno, si può intendere
per "questione meridionale", il minor livello sia di approccio
culturale che di dotazione di infrastrutture e servizi ai cittadini ed
imprese rispetto alle altre regioni e l'Europa, con una conseguente maggior
presenza del "digital divide". Tale situazione ha perso il suo
significato iniziale in quanto, gli interventi attuati nel corso degli
ultimi anni dalla Regione, Stato e Comunità Europea, hanno di fatto
sensibilmente ridotto le problematiche indicate. Comunque, ancorché
ridotto, ancora oggi risulta un ritardo sui temi dell'ICT, per cui lo
sviluppo della Società dell'Informazione, questa "nuova frontiera"
dell'organiz-zazione della Società individuata dalla Comunità
Europea sul finire del XX secolo, presenta tuttora numerosi aspetti problematici.
E' necessario fare un grande sforzo di programmazione per indirizzare
le risorse disponibili in modo virtuoso ed ottenere come risultato non
un servizio innovativo a fronte di una semplice "spesa", ma
la realizzazione di quel processo di crescita che, mediante la ricerca
e l'innovazione, porti le amministrazioni, imprese, professionisti e cittadini
verso la Società dell'Informazione e della Conoscenza.
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In questo senso quali sono le azioni strategiche adottate a livello
regionale e a livello centrale?
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Gli
interventi messi in atto dalle Amministrazioni sono essenzialmente riconducibili
al Programma Operativo Regionale (POR Puglia 2000-2006), agli Accordi
di Programma Quadro (APQ) sull'e-government e la Società dell'Informazione
ed agli interventi, in ambito CIPE, dei Fondi per le Aree Sottosviluppate
(FAS). Dal 2000 ad oggi gli investimenti destinati a tali interventi hanno
superato i 600 milioni di euro.
A seguito dell'attivazione dei citati programmi l'azione per lo sviluppo
della Società dell'Informazione in generale e dell'eGovernment
in particolare, ha conosciuto negli ultimi 3 anni un notevole cambiamento
nell'impostazione dell'indirizzamento dei fondi verso le Pubbliche Amministrazioni
beneficiarie. Si è infatti passati da una logica "a pioggia",
tipica della prima fase dell'eGovernment - in cui il Governo Centrale
per tramite del CNIPA ha finanziato una pletora di progetti presentati
direttamente e indistintamente da tutti gli Enti Locali - ad una seconda
fase in cui lo strumento utilizzato è stato quello degli APQ per
la Società dell'Informazione (SdI) che si avvalgono, per la gestione
e coordinamento degli interventi, del Centro Regionale di Competenza -
CRC - (struttura costituita di concerto tra CNIPA-Regioni). Questo secondo
modello, peraltro perfettamente aderente al vigente ordinamento costituzionale
basato sul decentramento amministrativo verso le Regioni, ha permesso
alle Regioni Obiettivo 1 (meridionali) di armonizzare le azioni di innovazioni
sostenute dal Governo Centrale con quelle di propria programmazione imperniate
sui Fondi Europei.
La coerenza tra l'APQ-SdI e la programmazione regionale dei Programmi
Operativi, si sta rivelando la carta vincente per raggiungere risultati
importanti. Infatti si sta affermando il principio che la dimensione regionale
è quella più adatta per governare lo sviluppo del territorio,
principio in realtà ben consolidato a livello comunitario, ma che
ancora stentava ad imporsi a livello nazionale.
L'Amministrazione regionale - consapevole, comunque, che alle enormi opportunità
offerte dalla tecnologia dell'informazione e della comunicazione (ICT)
si accompagnano, tuttavia, gravi minacce rappresentate dal manifestarsi
ed accentuarsi del digital divide tra aree sviluppate ed aree povere con
conseguente rischio, di queste ultime, ad essere sempre più ridotte
ad un ruolo passivo di mero consumo e condannate alla definitiva emarginazione
in una economia globalizzata - ha proceduto ad avviare, in coerenza con
le strategie nazionali ed europee, tutta una serie di azioni sistematiche
che potessero ridurre al minimo il verificarsi delle distorsioni indicate
provvedendo, pertanto, alla valorizzazione degli enti territoriali, alla
cooperazione tra i fondamentali protagonisti della Società dell'Informazione.
In particolare gli interventi realizzati da Regione Puglia che possiamo
suddividere nelle due macroaree delle infrastrutture e dei servizi sono
riassunte nella tabella allegata.
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Il caso della Puglia si configura come una realtà avanzata
dal punto di vista infrastrutturale, rispetto ad esempio a regioni
come Veneto e il Piemonte, ma qual è la capacità del
territorio di sfruttare le potenzialità della rete?
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La
Puglia mostra un notevole interesse allo sviluppo delle ICT, e con la
piena realizzazione e la disponibilità dei servizi finalizzati
a sostenere la promozione diffusiva ed inclusiva della Società
dell'Informazione ed a garantire la massima accessibilità ed uso
delle tecnologie ICT, in particolare nelle Imprese e Cittadini, includendo
le categorie sociali a più alto rischio di esclusione (anziani
e diversamente abili) si può ritenere che nel prossimo futuro in
Puglia si verificherà una notevole espansione all'uso di tecnologie
che porteranno all'auspicata riduzione del "digital divide".
In questo senso si sta ponendo una costante attenzione per far sì
che le azioni di innovazione della Pubblica Amministrazione (eGovernment)
si traducano anche in opportunità di crescita del territorio. Questo
è già accaduto con il progetto della RUPAR Puglia, avviato
nel 2001, e si sta ottenendo con la sinergia tra le varie iniziative descritte
in tabella.
Un elemento cardine di questo processo è rappresentato dal ruolo
di Tecnopolis CSATA (Società partecipata e controllata dalla Regione
Puglia), l'istituzione scientifica e tecnologica pugliese che in questi
ultimi cinque anni ha assunto sempre più il ruolo di strumento
per l'innovazione del territorio per conto della Regione Puglia. La competenza
più che decennale di Tecnopolis sia nell'area tecnologica dell'ICT
e delle reti (ha partecipato, tra l'altro, nella seconda metà degli
anni '80 all'avvio del primo nucleo della rete Internet italiana), che
nell'area dell'innovazione delle Amministrazioni e delle Imprese, l'ha
resa il candidato ideale per svolgere questo ruolo quando nel 2000, all'inizio
del POR 2000-2006, la Regione Puglia, priva allora come oggi di una adeguata
struttura interna per l'Innovazione Tecnologica, si è posta il
problema di come attuare quanto previsto a livello comunitario.
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Qual
è lo stato di avanzamento della Rupar e dei servizi applicativi?
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La
RUPAR Puglia, progettata e controllata da Tecnopolis che svolge le funzioni
di Centro Tecnico Regionale, ha rappresentato senza dubbio il primo sviluppo
in questo senso e, come si diceva, ha cercato di attuare fin dall'inizio
quei principi di supporto allo sviluppo del territorio. Infatti la progettazione
dell'infrastruttura proposta da Tecnopolis ed approvata dalla Giunta Regionale
nell'agosto del 2002, prevedeva l'attuazione, prima rete delle Pubbliche
Amministrazioni in Italia a farlo, di un modello multifornitore che potesse
rappresentare un'opportunità di crescita anche per gli Internet
Service Provider pugliesi. Ad oggi la RUPAR Puglia collega circa 300 Enti
Locali (tutti i 258 comuni pugliesi, le cinque province, le sei Comunità
Montane, le ASL etc.) e rappresenta l'ossatura di trasporto su cui si
svilupperanno sempre di più i servizi applicativi degli Enti Locali.
A questo proposito si sottolinea che lo sforzo fatto da Tecnopolis, mediante
l'attuazione del progetto SCATEL (Servizi di Cooperazione ed Applicazioni
Trasversali per gli Enti Locali) di rendere disponibili sulla rete anche
servizi infrastrutturali di cooperazione e di gestione automatica dei
flussi inter-amministrativi (Porta di Dominio, Gestione veti, Protocollo
Informatico, Posta Elettronica Certificata, etc) ha permesso che lo sviluppo
delle applicazioni propriamente dette si realizzasse fin dall'inizio in
piena conformità ai nuovi standard dettati dal CNIPA e sintetizzati
nell'architettura SPCoop. Ad oggi sono in avvio i servizi del progetto
Apulie (www.apulie.it) che concernono circa 150 Comuni e di altri 17 progetti
di aggregazioni più piccole di Comuni, cofinanziati dalla Misura
6.2 del POR 2000-2006 e tutti realizzati sulla base dei servizi infrastrutturali
della RUPAR Puglia. Analogamente si può dire dei servizi applicativi
di competenza regionale in corso di realizzazione nell'ambito del citato
APQ-SdI: Nuovo Servizio Sanitario Regionale con l'integrazione in rete
dei Medici di Medicina Generale e di Continuità Assistenziale e
delle farmacie (circa 6000 soggetti), il Sistema Informativo Territoriale
(SIT), il Centro di Acquisti Territoriali (CAT) etc.
In sintesi si può dire che la realizzazione dell'infrastruttura
RUPAR è opportunamente avvenuta prima dell'avvio dei progetti applicativi
che adesso sono nella fase di realizzazione ed avvio dei servizi ai cittadini.
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Qual
è lo scenario emerso dal confronto con le altre regioni sullo
stato di avanzamento della migrazione dalle Rupar all'SPC? Come
regione Puglia pensate di rispettare la data di scadenza?
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Non
parlerei propriamente di "migrazione" dalle RUPAR all'SPC, quanto
piuttosto di "integrazione" delle RUPAR in SPC. Infatti è
emerso dalla "Visione Condivisa" tra CNIPA e Regioni, e come
peraltro previsto dallo stesso Codice dell'Amministrazione Digitale, che
le Regioni sono titolari dell'organizzazione del SPC nel proprio territorio
e questa titolarità si esplica proprio con la realizzazione di
reti regionali (RUPAR) che si integrano tra loro e con le Pubbliche Amministrazioni
Centrali (PAC) per mezzo dell'SPC. La Regione Puglia si trova, casualmente
e per fortuna, in prossimità della scadenza dei Contratti Quadro
della gara effettuata nel 2002 e quindi avvierà il nuovo processo
di qualificazione dei fornitori regionali entro giugno 2007 per poter
avviare i nuovi servizi della RUPAR Puglia alla data del 1/1/2008. Si
può quindi ritenere che per quella data la RUPAR Puglia sarà
certamente parte integrante del SPC, non si esclude però di poter
raggiungere questo risultato anche in una data anteriore con la configurazione
attuale della rete.
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Quali sono le strategie regionali per colmare il digital divide
dei dipendenti pubblici?
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Consci
del problema del Digital Divide culturale che affligge i dipendenti pubblici,
la Regione Puglia ha già sviluppato, nell'ambito del citato progetto
SCATEL negli anni 2004 e 2005, un piano di formazione ed informazione
sulle nuove tematiche dell'eGovernment rivolto al personale degli Enti
Locali. Questo piano è stato realizzato mediante decine di workshop
realizzati presso vari Comuni, dal Salento alla Daunia, che hanno coinvolto
centinai di dipendenti pubblici. Unitamente a questa azione frontale è
stato avviato un servizio di Formazione a Distanza (FAD), anch'esso accessibile
dal Portale della RUPAR, per supportare un necessario approccio di "continuing
learning" che permettesse di sostenere, ampliare ed approfondire
i temi formativi. La risposta a questa iniziativa è stata incoraggiante
dal punto di vista dell'interesse, ma ha anche evidenziato uno dei punti
più critici di questo problema: la necessità di una condivisione
"verticale" nelle organizzazioni degli Enti Locali della necessità
di investire tempo (lavorativo) nell'apprendimento. La mancanza di una
chiara approvazione da parte dei vertici degli uffici rispetto alla frequenza
di attività formative ha molto spesso frenato la partecipazione
dei dipendenti e, in special modo, l'utilizzo della piattaforma di eLearning,
spesso vista, all'interno dell'ufficio, come una delle tante "perdite
di tempo" offerte dal Web. La Regione Puglia comunque sta continuando
ad investire in questa direzione sia con l'avvio nell'ambito del POR 2000-2006
di un Progetto specifico a largo raggio di Formazione a Distanza dei dipendenti
Pubblici sia con una adeguato sostegno e successive azioni previste nel
PO 2007-2013.
Si può quindi dire che con le progettualità attivate si
è raggiunto nelle P.A. locali un buon livello di dotazione infrastrutturale.
Molto è stato anche fatto in tema di formazione dei dipendenti
sul fronte dell'utilizzo della strumentazione e delle nuove tecniche,
adesso è necessario sensibilizzare i dipendenti rendendoli partecipi
nel processo di sviluppo del territorio come previsto nel nuovo programma
regionale.
E' su tale ultimo punto che è necessario improntare una efficace
strategia regionale al fine di poter superare la scarsa sensibilità
all'innovazione nella Pubblica Amministrazione, facendo emergere i vantaggi
di tipo economico e sociale, oltre quelli legati all'efficienza amministrativa.
La dimostrazione che, a fronte di investimenti pubblici, si può
ottenere una riduzione dei costi di gestione ed una migliore qualità
dei servizi, sia erogati che fruiti, può essere un incisivo fattore
di motivazione al cambiamento.
E' opportuno quindi alimentare, presso gli enti pubblici, la consapevolezza
del proprio ruolo di leva per lo sviluppo complessivo del territorio,
la percezione dell'importanza di basare le proprie scelte sulla soddisfazione
del cittadino, visto come soggetto centrale della azione politica e amministrativa.
Tale obiettivo presume un'evoluzione della cultura politica in modo da
ricondurre e qualificare le funzioni di governo verso la capacità
di conoscere e di interpretare i fabbisogni e le potenzialità territoriali
nonché la capacità di tradurli in obiettivi e strategie.
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Dal
vostro punto di vista quali sono i vantaggi e gli svantaggi della
migrazione al Sistema Pubblico di Connettività?
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Sicuramente
l'SPC è un interessante passo in avanti che supera le rigidità
della vecchia RUPA ed apre una serie di possibilità per una reale
ed efficace integrazione della PA a livello nazionale. Gli svantaggi sono
più che altro dei rischi, soprattutto quello di una gestione non
sufficientemente partecipativa ed "aperta" alla collaborazione
con le Regioni da parte non tanto del CNIPA quanto anche e soprattutto
dei fornitori nazionali selezionati e della neonata Società di
Gestione della QXN. Sarà cruciale al riguardo l'interpretazione
del proprio ruolo che darà la Commissione di Coordinamento dell'SPC.
Certo la sua composizione ed un calendario previsto di circa quattro riunioni
l'anno non sono proprie di un organo di "governo operativo",
ma appunto di coordinamento. Ed allora resta il dubbio: chi governerà
giorno per giorno l'interazione tra fornitori nazionali e reti regionali?
Tenendo conto che ovviamente le due categorie di soggetti sono profondamente
diverse.
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Come
giudica il lavoro di studio e programmazione realizzato a livello
centrale dal Cnipa?
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Molto
importante e positivo, sicuramente da preservare, a patto di migliorare
sempre più quel processo di collaborazione con le Regioni che è
iniziato ma sembra ancora lontano dall'aver raggiunto una stabile regolamentazione.
Un esempio importante è dato dal progetto ICAR (Interoperabilità
e Cooperazione Applicativa tra le Regioni) che, finanziato dal CNIPA,
è sviluppato dalle Regioni per attuare in modo operativo per la
prima volta il modello SPCoop su scala nazionale. Questo progetto può
rappresentare un modello di lavoro tra più soggetti (CNIPA e Regioni
e Province Autonome) che dovrebbe essere il modello ideale ed un importante
test sia nella fase di elaborazione dei futuri standard e modelli che
nella fase di governance delle realizzazioni.
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