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TMPL2
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Scuola
- Università
- Lavoro: verso il circolo virtuoso
Rosalba
Natale, Responsabile CIAO - Centro Informazioni Accoglienza
Orientamento, Università La Sapienza
del
05/04/2007
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Dottoressa Natale, potrebbe esporre sinteticamente positività
e criticità del sistema di pre-iscrizione on line?
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Per
cominciare, penso che dal punto di vista degli studenti sia un elemento
molto positivo. Questo perché loro tendono a procrastinare il più
possibile anche solo il pensiero della scelta, quindi il discorso della
prescrizione li sollecita non solo a pensarci per tempo, ma anche a mettere
in atto strumenti e strategie di una scelta che poi è il loro futuro.
Potrebbe essere un elemento molto positivo anche per le scuole, addirittura
in misura maggiore se il discorso della pre-iscrizione fosse anticipato
al loro interno. In questo modo infatti potrebbero organizzare dei corsi
in base alle aspettative di ragazzi per dar loro una preparazione più
appropriata a seconda degli orientamenti manifestati. Per le università
è uno strumento utile, ma purtroppo da riferirsi esclusivamente
alle strategie immediate. Questo perché, per quanto riguarda la
strategia di predisposizione dell'offerta formativa dell'anno accademico
successivo, noi abbiamo tempi molto anticipati rispetto al momento in
cui si fanno le pre-scrizioni. Quindi, se per assurdo in fase di pre-iscrizione
venisse fuori un forte interesse in un dato ambito saremmo già
fuori tempo per modificare qualcosa. L'unica cosa che possiamo fare è
prendere dei provvedimenti in ambito interno, per prepararci magari a
questa maggiore esigenza, ma da un punto di vista istituzionale - se volessimo
per esempio attivare un corso o sdoppiare un corso - possiamo fare ben
poco. E comunque la preiscrizione rimane un elemento di riferimento numericamente
poco significativo per l'Università (faccio chiaramente riferimento
alla mia), se consideriamo un numero di matricole che ogni anno si aggira
sulle 20-25000 unità a fronte di un numero di prescrizioni sempre
sensibilmente più basso (approssimativamente tra il 5 e il 10%).
Anche sulla base di queste valutazioni riteniamo fondamentali altre nostre
iniziative di orientamento, in primis Porte Aperte che si svolge
quando l'offerta formativa è ormai consolidata e nel corso della
quale apriamo contestualmente le immatricolazioni.
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In un processo quale quello azionato dalla pre-iscrizione on line,
quanto è importante la collaborazione tra scuole e Università?
Quali sono le modalità finora assunte da tale collaborazione
e quali quelle auspicabili?
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La
collaborazione è chiaramente fondamentale. Noi abbiamo formato
un rete con tutte le scuole superiori del Lazio, partendo da quelle di
Roma, che ci permette di andare direttamente nelle scuole a illustrare
la nostra offerta formativa, secondo le loro richieste, perché
comunque riteniamo che il rapporto diretto rimane molto importante. Questi
incontri hanno luogo prima delle scadenze della prescrizione - sempre
in pieno accordo con le scuole e secondo le loro esigenze - e ad essi
partecipano sempre dei docenti che fanno una presentazione più
analitica di alcune Facoltà. In realtà proprio il fatto
di aver avuto già un contatto diretto potrebbe disincentivare i
ragazzi dalla pre-iscrizione on line, avendo già ricevuto in un
certo senso un servizio di orientamento. Collaboriamo con le scuole anche
su altri programmi di orientamento, in particolare citerei Saperi Scientifici
e Saperi Minimi, attivi on line e in modalità face to
face, a cui partecipano tantissimi studenti e che vengono studiati
anche in collaborazione con i docenti delle scuole, i quali poi li presentano
agli studenti. Direi che in genere le scuole si dimostrano collaborative
e aperte, ma non si può negare che la Scuola Superiore stia vivendo
una crisi generale, non esclusivamente legata al passaggio all'Università.
Questo fa sì che abbiano probabilmente un po' di affanno nell'organizzare
questo tipo di iniziative, percepite comunque come un "valore aggiunto".
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Quanto,
secondo la Sua visione, la modalità di pre-iscrizione on
line potrebbe risentire di un digital divide infrastrutturale e
culturale?
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Io
sono ottimista da questo punto di vista perché ogni anno che passa
l'approccio a tutte le attività fatte on line è sempre più
consistente. Debbo dire che probabilmente c'è più ritrosia
tra le persone adulte che tra i ragazzi e non so fino a che punto all'interno
delle scuole superiori il processo delle pre- iscrizioni on line sia facilitato.
Non dubito che venga fatto, ma se dovessi dare un giudizio sulla base
dei numeri che citavo prima circa il rapporto tra le mie reali matricole
e quelli che si sono pre- iscritti
debbo dire che probabilmente all'interno
della scuola non hanno spinto poi molto, fino ad ora, verso questo discorso
della pre-iscrizione.
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Secondo lei, gli studenti percepiscono l'utilità della pre-iscrizione
secondo le modalità previste? Quali sono le iniziative di
sollecito in questa direzione?
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Inquadrare
le iniziative opportune di sollecito è una delle cose più
difficili perché purtroppo catturare l'attenzione dei ragazzi è
molto difficile, essendo un target poco propenso alla lettura, a prescindere
dal mezzo utilizzato. Poi anche qualora le informazioni relative alla
pre-isicrizione arrivassero, questa procedura, secondo me, dagli studenti
viene vista più come un adempimento, che per di più non
è obbligatorio
a questo punto capisce che diventa ancora più
difficile avere la loro adesione. Ovviamente io sto illustrando la mia
realtà,che non è detto che sia la realtà comportamentale
di tutta Italia. La mia è una Università sicuramente grande
e importante, ma lei sa che la mentalità viene condizionata da
fattori sociali diversi, per cui ci sono posti in cui l'adempimento è
vissuto con più responsabilità e altri in cui lo è
meno. In fondo, è un po' come l'andare sul motorino con il casco.
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Le
Università propongono servizi on line sempre più numerosi
e interattivi, rispetto a quanto tradizionalmente succede nelle
scuole di provenienza degli studenti. Quale è la risposta
degli studenti?
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Su
questo punto osservare i dati di utilizzo dei servizi on line degli 9
ultimi anni (mi occupo di questa materia dal 1998) può essere molto
indicativo; se 9 anni fa era solo - orientativamente - il 10% delle persone
ad avere un approccio naturale all'informatica, adesso siamo al 70 - 75%,
anche grazie alla maggiore disponibilità di pc personali o messi
a disposizione in ambienti diversi. In questo anche il ruolo dell'Università
come facilitatore è decisamente cresciuto: abbiamo messo a disposizione
dei pc nelle aree multimediali a cui si può liberamente accedere
e abbiamo fatto una campagna di collegamento wireless in ambiente interno
ed esterno.
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In una prospettiva di più ampio respiro, quale è la
strategia di orientamento che sta dietro alle previsioni legislative
per la pre-iscrizione on line?
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La
risposta non è assolutamente facile. Certo riuscire a costruire
un circolo virtuoso tra studenti, scuola e università è
l'obiettivo di lungo termine e chiaramente - se ci si riesce - si creano
degli effetti positivi, rendendo più efficaci e qualitativamente
migliori il lavoro e le scelte di tutti quelli che ne sono attori. Naturalmente
si registrerebbe un miglioramento sostanziale a vantaggio degli studenti;
dei docenti che saprebbero forse veicolare meglio il loro lavoro, e infine
a noi - in quanto Università - sarebbe consentito di essere più
pronti e preparati a venire incontro a quelle che sono le esigenze dall'
esterno. Detto questo, rimane valido il detto per cui tra il dire e
il fare c' è di mezzo il mare e in questa situazione c'è
un oceano. Questo, ci tengo a precisarlo, non perché ci siano soggetti
indisponibili a qualsiasi livello, ma proprio perché non è
ancora culturalmente nostro il pensiero dello studio come tassello di
un percorso più ampio, finalizzato all'introduzione nel mondo del
lavoro, per poi continuare ancora con aggiornamento e formazione continua
nel corso della vita. Questo, secondo me, non è entrato ancora
nella nostra cultura, tanto meno nel nostro DNA, e ancora c è la
propensione a vedere questi universi - Scuola-Università-Lavoro
- come tre universi separati. E' chiaro che, ad oggi, la pre-iscrizione
non è servita a creare questa cultura, ma naturalmente creare una
cultura, consolidare un modo di sentire non è cosa di 10 anni.
E' come l 'educazione dei figli: uno comincia quando nascono e non smette
mai, però poi comincia a vedere i risultati
certo è
che si tratta un processo lungo.
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