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Esperienze
di sviluppo integrato: oltre
la vetrina
Alessandra Floriani,
Coordinatrice progetto SiNAPSI
URBANE
del
22/03/2007
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Dottoressa Floriani, quali sono state le valutazioni alla base del
progetto SiNAPSI URBANE?
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SiNAPSI
URBANE, promosso dal DFP in collaborazione con il Dipartimento per il
coordinamento dello sviluppo territoriale (DiCoTer) del Ministero infrastrutture,
nasce dall'intento di alimentare un tessuto di scambio e relazioni virtuose
su temi e problematiche amministrative che le PA, segnatamente locali,
sono chiamate ad affrontare nel governo di programmi e progetti di sviluppo,
complessi e integrati, avendo a primo riferimento la platea delle AA.LL.
impegnate nell'implementazione dei programmi innovativi e pilota promossi,
più recentemente, dal DiCoTer. Una platea composta da 77 amministrazioni,
complessivamente interessate da 103 programmi locali ed equamente distribuite
sull'intero territorio nazionale, che costituiscono un primo embrione
di rete pro-attiva, in quanto accomunate da un contestuale impegno ad
affrontare sfide molto simili tra loro. Un aspetto da sottolineare è
che queste amministrazioni sono impegnate in programmi che, in maniera
ancorché diversa, hanno anticipato di fatto gli indirizzi dettati
dall'Unione Europea per l'attuazione delle nuove politiche di coesione
nel periodo di programmazione 2007/2013, fatti propri dal Quadro Strategico
Nazionale, dai Disegni Strategici Regionali e dai Programmi Operativi.
Mi riferisco, in particolare, alle Linee Guida strategiche della Commissione
sulle politiche urbane e sul ruolo delle città, in cui si pone
l'accento sullo sviluppo policentrico, sul partenariato interistituzionale
- orizzontale e multilivello -, sulla costruzione di scelte strategiche
di sviluppo competitivo e inclusivo, sulla governance. SiNAPSI nasce proprio
come uno strumento per diffondere le esperienze positive maturate in tal
senso e farne patrimonio esperenziale comune.
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E' stata effettuata una analisi di progetti similari in Europa o
in ambito internazionale? Quali sono state le esperienze di maggior
riferimento?
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Sono
stati analizzati, da una parte, modelli di reti per lo scambio di buone
pratiche: Urbact, Interact, ReCS, EUKN, ecc. Tuttavia l'esperienza più
affine a SiNAPSI è quella delle Sustainable Communities, che la
Gran Bretagna sta già sperimentando da tempo e che ha proposto
al consesso dei Paesi europei nel 2005, promuovendo l'istituzione di un'Accademy,
preposta alla formazione delle cosiddette generic skills, ovvero "nuove"
figure professionali della PA dalle competenze multiformi, capaci di colloquiare
con tutti gli special-ismi per superare la settorialità con cui
troppo spesso operano ancora le Pubbliche Amministrazioni. È proprio
questo l'approccio di SiNAPSI URBANE il cui obiettivo è quello
di offrire sostegno alla crescita delle figure manageriali all'interno
delle amministrazioni, in grado di gestire la complessità, l'intersettorialità.
Viste le caratteristiche di complessità ed integrazione dei programmi
in essere presso le 77 AALL, queste amministrazioni stanno proprio cimentandosi
con questi problemi, incontrando criticità, cercando soluzioni
praticabili e performative, accumulando un patrimonio di esperienze sul
campo, di cui SiNAPSI si prefigge di facilitare e animare una patrimonializzazione
diffusa.
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Quale è l'investimento previsto in termini di risorse finanziarie
e umane?
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Per
quanto attiene le risorse umane SiNAPSI vede l'impegno di direzione e
coordinamento del DFP e in particolare dell'UFFPA; l'impegno di un corpo
di funzionari e dirigenti del DiCoTer nel monitoraggio e nell'affiancamento
tecnico a sostegno delle pratiche più innovative; l'impegno di
un gruppo di lavoro di assistenza tecnica centrale, costituito da più
di 20 esperti, affiancato da un comitato tecnico scientifico e supportato
da staff attivi sui territori. Per quanto attiene le risorse finanziarie,
il finanziamento posto dal DFP a base d'asta per il programma è
di circa un milione e novecentomila euro.
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Quanto
la realtà delle amministrazioni locali coinvolte è
pronta, culturalmente e tecnicamente, a questo tipo di lavoro "in
condivisione"?
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Da
questo punto di vista è necessario distinguere tra quelle amministrazioni
che dimostrano una propensione e un interesse ad essere informate, partecipando
ai momenti di comunicazione e alle occasioni di ascolto e quelle che,
viceversa, dimostrano una più spiccata disponibilità e propensione
a porre in essere un impegno pro-attivo all'interno di questo scambio.
Direi che le seconde sono quelle che hanno una maggiore consapevolezza
dei propri fabbisogni, criticità, maturazioni, identificabili,
in prima approssimazione e per dovere di sinteticità, con quelle
che si sono maggiormente cimentate con il tema della programmazione complessa
in passato, a partire dalla meta anni '90. Rispetto a queste due tipologie
all'interno del gruppo di amministrazioni complessivamente coinvolte nei
programmi DiCoTer c'è un certo equilibrio. Credo, tuttavia, che
sia il caso di evidenziare che una variabile che incide sul processo di
maturazione la si può certamente individuare nel turn over: laddove
lo staff che porta avanti queste esperienze resta lo stesso, magari progressivamente
integrato, è facile rilevare una maggiore consapevolezza, non tanto
in termini di "ricette" disponibili, quanto in termini di disponibilità
di strumenti di cultura amministrativa palesemente orientata alla soluzione
dei problemi, piuttosto che all'applicazione di procedure.
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Ritenete che la massa di esperienze da condividere abbia raggiunto
un livello di criticità tale da giustificare la loro messa
in rete? Come questo è stato accertato?
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La
massa critica esiste, visto che le 77 amministrazioni coinvolte rappresentano
di per sé un universo molto ricco da cui partire, con esperienze
parallele, similari e confrontabili. Partendo dalle caratteristiche dei
programmi, la nostra analisi ha rilevato i fabbisogni, le criticità
e le esperienze positive maturate attraverso i passaggi critici, mediante
un'interazione diretta con le assistenze tecniche centrali e, direttamente,
con un ampio campione di amministrazioni. Rispetto alla questione da lei
sollevata, va considerato che queste amministrazioni affrontano temi e
problemi della massima rilevanza per la performatività della PA,
anche in virtù delle sfide e degli impegni posti dalla nuova programmazione
europea, temi che possono essere meglio sviluppati attraverso la condivisione
di conoscenze e saperi. Sicuramente il partenariato interistituzionale,
orizzontale e verticale, è un tema centrale, che trova sui territori
diverse declinazioni, difficoltà, approcci più o meno maturi,
innovativi e "coraggiosi". In secondo luogo, trattandosi di
programmi intersettoriali e integrati, un tema centrale rimane quello
dell'organizzazione interna, ovvero la necessità di superare l'organizzazione
settoriale e per competenze, sottolineata con insistenza dalla stessa
Funzione Pubblica. C'è poi il tema della crescita di capacità
della PA di promuovere forme di PPP, rafforzando il proprio ruolo negoziale
e la propria leadership impadronendosi della capacità di utlizzare
- "strumentalizzare", vorrei dire - gli strumenti tecnici e
le tecnologie di volta in volta più idonei a supportare le decisioni
(penso agli studi di fattibilità, alle tecnologie informatiche,
quale il GIS); aspetto fortemente sottolineato anche dalla Direttiva del
Ministro Nicolais. In realtà la messa in rete è giustificata
dalla visione stessa di SiNAPSI che non vuole attivare uno scambio di
"buone pratiche", bensì di esperienze, anche faticosamente
maturate e di criticità superate, evidenziando rischi e modalità
di soluzione possibili così da fornire strumenti/processi, già
praticati, valutati e, soprattutto, proposti secondo modalità che
ne consentano l'adattamento a realtà diverse e li rendano, come
tali, reiterabili e strumento di crescita di cultura amministrativa.
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Qual
è il grado di disomogeneità riscontrato nelle PPAA
coinvolte? Questo ha un rapporto con la disponibilità e la
capacità di entrare nella rete?
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Vorrei
innanzitutto sottolineare che la disomogeneità è in primis
relativa al programma di base: vale a dire che mentre alcuni programmi,
come Urban Italia e Pic Urban II, sono ormai entrati nel DNA delle Pubbliche
Amministrazioni; altri, come i SISTeMA e Piani Strategici/PUM, sono più
complessi in quanto spingendo verso il superamento dei confini comunali/a
una visione di sviluppo policentrico, necessitano della capacità
di assumere consapevolezza delle opportunità legate, soprattutto
per le città medie e piccole, al mettere a valore - insieme - i
rispettivi potenziali competitivi in una logica di complementarietà
e all'interno di una visione condivisa, senza poi cedere a spinte autoreferenziali.
Il "progetto" alla base della costruzione dei partenariati interistituzionali,
segnatamente orizzontali, è in tal senso un tema centrale, in generale
e per SiNAPSI. Per quanto riguarda la disponibilità a entrare nella
rete, direi che è molto diffusa, anche se sicuramente esiste un
rapporto diretto tra il livello di esperienza acquisito e la disponibilità
a mettersi in rete; all'interno di una "piattaforma" di scambio
e di confronto.
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Quali
sono le azioni previste per stimolare un accesso diffuso alla rete,
di modo da ottenere benefici diffusi?
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A
parte gli strumenti più tradizionali quali il portale, per l'interlocuzione
a distanza e i Laboratori, come metodo e luogo di scambio, sostanzialmente
portiamo avanti due tipologie di azione. La prima è l'interlocuzione
e la sollecitazione diretta dell'interesse delle amministrazioni: non
una semplice offerta di laboratori su temi centrali e strategici, ma una
sollecitazione diretta e un confronto con le stesse PA al fine di decidere
insieme i portatori di pratiche da sottoporre alla discussione e al confronto
del Laboratorio, proprio su quel progetto identificato come espressione
significativa di uno dei temi/problemi più salienti per la crescita
delle capacità amministrative. Porto l'esempio del partenariato
interistituzionale, tema centrale e fortemente critico, in riferimento
al quale ci sono amministrazioni che hanno fatto notevoli passi avanti
mettendo a punto approcci, faticosamente maturati, molto "istruttivi";
mentre altre hanno riscontrato difficoltà legate all'approccio
utilizzato, fortemente orientato alla quantità più che alla
pertinenza rispetto all'idea-progetto. Mettere insieme nei Laboratori
entrambi significa creare uno spazio attivo di confronto tra cessionari
e cedenti di esperienze e saperi, nella convinzione che gli stessi cessionari
diventino a loro volta cedenti e, soprattutto, che in questa interlocuzione
diretta SiNAPSI possa poi autoalimentarsi, creando legami tra amministrazioni
che prescindano da noi facilitatori. La seconda riguarda un approccio
basato, se così posso dire, sulla "terzietà",
reso ancora una volta possibile dall'interlocuzione diretta. In sostanza
guardiamo alle problematiche delle singole realtà locali secondo
un'ottica propria della "assistenza tecnica", attenta, quindi,
ad analizzare i problemi e le soluzioni "nell'unità di spazio
e di tempo", per poi - immediatamente e dichiaratamente - ricondurli
ad azione di sistema, grazie all'osservatorio costruito, facilitando,
appunto, sinapsi tra AA.LL. che possano trarre vantaggio dal concreto
e diretto confronto, nella convinzione che - grazie a questo primo supporto
- SiNAPSI URBANE divenga poi uno spazio di lavoro autonomo e auto-alimentato
dalle PP.AA.
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