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Coordinamento ed armonia per superare il Digital Divide

del 22/03/2007

Come evidenzia il rapporto e-Family 2007 di Confindustria-Anie l'informatizzazione in Italia cresce lentamente soprattutto nelle famiglie, meno del 60% delle quali ha oggi un computer in casa. È vero che il collegamento a banda larga è cresciuto quasi del 100% in 12 mesi ma i dati quantitativi restano bassi con appena 3,7 milioni di collegamenti. Aumenta, poi, tutta l'elettronica di consumo, ma solo per quel 56,5% di famiglie che potremmo definire "digitali", mentre rallenta il passo, invece, la diffusione del primo PC domestico e del primo collegamento a Internet. È così che a velocità esponenziale cresce il divario digitale ed è per questo che i Ministri Gentiloni, Nicolais e Lanzillotta hanno costituito a dicembre il Comitato Interministeriale per la Banda Larga. Proviamo a vedere quali sono i problemi che si troverà ad affrontare.

Infrastruttura e società

Con il termine generico di banda larga si indica una rete, o meglio, un accesso alla rete in grado di abilitare all'utilizzo delle tecnologie digitali ai massimi livelli di interattività. Data questa premessa è ovvio, allora, che dicendo banda larga si indica in realtà il futuro di tutti i principali mercati basati sulla tecnologia, dalle telecomunicazioni, all'informatica e dall'elettronica fino ai contenuti e, quindi, si fa riferimento ad una tra le principali leve per lo sviluppo dell'economia della conoscenza e della competitività di un Paese.
In Italia la copertura dei servizi a banda larga ha raggiunto a fine settembre 2006 l'88% della popolazione, un dato di cui essere orgogliosi, se non fosse che ci si avvicina ad una soglia oltre la quale sarà difficile andare: la soglia di digital divide di lungo periodo ossia quello in cui l'abilitazione dei servizi di larga banda richiede interventi lunghi e costosi come la posa di nuove infrastrutture in fibra ottica o l'intera sostituzione di centraline prive di DSLAM. In pratica al di la di questa soglia è impossibile ipotizzare un intervento secondo logiche strettamente di mercato ed è per questo che la Pubblica Amministrazione è chiamata ad intervenire, mobilitandosi in prima persona o creando le condizioni affinché possa realizzarsi l'investimento di un privato sul territorio, per non lasciare 6 milioni di italiani fuori dalle potenzialità di sviluppo offerte da questo nuovo tipo di collegamenti.

Oltre al problema infrastrutturale in Italia ce ne è poi un altro, forse ancora più complesso, che potremmo definire sociale. A fine settembre 2006 i collegamenti a banda larga di cittadini ed imprese toccavano la soglia degli 8 milioni (dati Osservatorio Between), un vero traguardo, rispetto alle poche centinaia di migliaia di solo cinque anni fa, che tuttavia colloca il nostro Paese al di sotto della media europea (14% dell'Italia, contro il 17% dell'UE25).

6 milioni di esclusi, come intervenire?

Come ci ha spiegato Paola Manacorda, Presidente del Comitato Tecnico per la Banda Larga, "L'esclusione digitale aggrava l'esclusione sociale e l'unica soluzione possibile è quella di andare gradualmente verso il servizio universale, in modo che sia la collettività a farsi carico di coloro che, pur volendolo, non riescono ad accedere al mondo digitale".
Digital divide infrastrutturale e sociale sono, quindi, strettamente connessi e solo lavorando su entrambi i fronti è possibile pensare di ottenere risultati tangibili. Dal punto di vista dei contenuti, dei servizi e della comunicazione moltissimi sono stati gli interventi da parte della Pubblica Amministrazione: metà dei progetti cofinanziati dal primo bando e-Gov e tutti quelli della seconda fase avevano, infatti, proprio questo scopo. Anche dal punto di vista dell'infrastrutturazione non sono mancate le iniziative, ma, come dicevamo, oltre il 10% della popolazione risiede ancora in zone in cui la larga banda non arriverà né in tempi brevi né medi. Per una volta nord e sud si equivalgono ed anzi un terzo del totale dei cittadini colpiti si trova in Veneto e Lombardia. Territori completamente cablati e con un'altissima percentuale di utenti connessi alla rete a banda larga si alternano su tutto il territorio nazionale ad altri assolutamente arretrati da un punto di vista infrastrutturale. Per la riduzione di questo divario infrastrutturale molte le iniziative di livello locale avviate in tutte le Regioni, seguendo linee di sviluppo differenti. Si va da reti pubbliche per l'intera regione come Lepida in Emilia Romagna, ad interventi per la copertura dei soli territori svantaggiati, come WI-PIE in Piemonte, da piccoli interventi mirati alle amministrazioni a grandi investimenti, da modelli più dirigisti a quelli più liberisti e così via, per un totale di oltre 700 milioni di finanziamenti pubblici (dati Comitato Interministeriale per la Banda Larga).

Infratel

A livello centrale Infratel, società del gruppo Sviluppo Italia nata nel 2003, ha avviato un'azione di cablatura nelle Regioni del Sud d'accordo con gli operatori e con i governi regionali, ma al momento le sue sorti sono piuttosto discusse a causa del colpo di forbice che il governo ha deciso di dare all'impero di Sviluppo Italia. In linea teorica il futuro di Infratel non dovrebbe essere messo in discussione, i soldi non mancano: a disposizione ci sarebbero circa 440 milioni di euro di fondi già stanziati (ma attualmente sembra siano "bloccati" dal Ministero dell'Economia) provenienti da delibere CIPE, dal cofinanziamento delle Regioni e dall'ultimo intervento di 80 milioni previsto nella Finanziaria. Nemmeno il bilancio del lavoro svolto fin qui è particolarmente negativo: 36 aree comunali coperte per 144 mila abitanti e 556 km di rete realizzati per un valore di 30 mln euro. Anche se gli obiettivi sono ancora lontani (136 comuni coperti e 750.000 abitanti), il vero nodo della questione è che non si sta andando in direzione di un'omogeneizzazione. A parte il fatto che la maggior parte degli interventi è stata eseguita in Sicilia e in Puglia, ad Infratel è stata concessa la possibilità di creare società regionali, con il risultato di perdere di vista il controllo generale della situazione.

Il Comitato sulla Banda Larga

Proprio per questo scopo, ossia quello di ridare al processo di infrastrutturazione e di azzeramento del digital divide una testa in grado di gestire e coordinare tutte le iniziative attivate, nel dicembre scorso è nato il Comitato Interministeriale per la Banda Larga cui partecipano i Ministri delle Comunicazioni, degli Affari Regionali e delle Riforme e delle Innovazioni nella Pubblica Amministrazione. Il Comitato ha l'impegnativo obiettivo di portare la larga banda su tutto il territorio nazionale entro il 2011 (fine legislatura), garantendo ai cittadini il diritto di fruizione dei servizi in rete indipendentemente dalle loro capacità economiche e in modo uniforme sul territorio.
Il compito del Comitato è quello di "esercitare sulle iniziative già in corso d'opera funzioni di coordinamento e monitoraggio e di individuare gli interventi prioritari per il raggiungimento dei livelli essenziali di abilitazione tecnologica sul territorio nazionale, attraverso il confronto con i rappresentanti delle Amministrazioni Locali, degli utenti e degli operatori nel settore delle Telecomunicazioni". Le risorse pubbliche destinate a queste attività sono pari a 1,1 miliardi di Euro ottimizzate dal pool tecnico presieduto da Paola Manacorda.
5 le linee di azione previste:
Concertare e coordinare le iniziative territoriali attraverso la predisposizione di specifici Piani Territoriali, che devono prevedere l'esatta mappatura della disponibilità di banda sul territorio ed evidenziare le aree in cui il mercato funziona e quelle in cui invece si rende necessario l'intervento pubblico.
Favorire le nuove tecnologie di rete e la concorrenza a partire dalla rimozione dei vincoli all'utilizzo delle infrastrutture civili per la posa di cavi in fibra ottica, indispensabili per lo sviluppo di adeguate capacità delle reti di accesso sia wired che wireless. Grande attenzione merita la diffusione delle reti wireless, in primo luogo il WiMax, le cui licenze saranno assegnate nei prossimi mesi.
Individuare politiche di supporto al settore dei contenuti multimediali e dei servizi interattivi e politiche per lo sviluppo di servizi e contenuti della Pubblica Amministrazione che possano creare un effetto volano per la crescita della domanda ed innescare un circolo virtuoso anche per lo sviluppo dei servizi degli operatori privati.
Stimolare la domanda e alfabetizzare gli utenti utilizzando nuove tecnologie, un approccio multicanale e strategie di marketing adeguate, puntando al recupero di quelle fasce di popolazione oggi escluse.
Monitorare l'attuazione dei piani di intervento e la diffusione della banda larga (dinamiche di prezzo, competizione, evoluzione tecnologica, ecc.).

In bocca al lupo a nome di tutto il Paese!

Approfondimenti

"Divario digitale... divario di cittadinanza", un'intervista con Paola Manacorda - Presidente del Comitato Tecnico Interministeriale per la Banda Larga

Il sito del Comitato per la Banda Larga

Passa dalla Banda Larga la strada per la democrazia elettronica, Dossier Altra pa del 08/02/2007

 
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