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Divario digitale... divario di cittadinanza


Paola Manacorda - Presidente del Comitato Tecnico Interministeriale per la Banda Larga

del 22/03/2007

Il Comitato per la banda Larga, nato a fine dicembre scorso, si è assunto l'ambizioso obbiettivo politico di ridurre entro il 2011 il Digital Divide nel nostro Paese. Che tipo di programmazione si è dato?
Il Comitato Tecnico per la Banda Larga, che assiste il Comitato Interministeriale per la Banda Larga, si è dato come obiettivo quello di programmare almeno quattro o cinque interventi ogni anno, nelle aree maggiormente esposte al rischio di digital divide di lungo periodo. Si tratta, com'è noto, delle aree nelle quali la debole domanda, unita alle difficoltà tecnico-economiche relative all'attrezzaggio delle centrali di rete fissa, rendono poco plausibile che il mercato, da solo, risolva il problema dell'accesso alla banda larga, almeno nella forma della rete fissa (le opportunità offerte dalle tecnologie wireless sono ancora tutte da esplorare).
Si tratta quindi di individuare quelle aree nelle quali sono possibili fin da ora degli interventi a sostegno sia della domanda che degli operatori che, in varie forme, si propongano di investire nel superamento delle strozzature infrastrutturali.
Quali sono le linee di percorso individuate in questi due mesi?
Il percorso fin qui seguito, e che proseguirà per i prossimi mesi, è fatto di due linee. La prima ha carattere ricognitivo e punta ad individuare in maniera sempre più precisa i diversi modelli di intervento regionale, le dinamiche degli operatori e l'evoluzione del sistema dei servizi che periodicamente vengono resi disponibili attraverso le reti a banda larga. Questa linea, che si realizza attraverso un intenso programma di audizioni con i soggetti interessati, alimenterà un rapporto periodico al Governo.
La seconda linea, invece, è quella progettuale che, sulla base delle priorità di intervento individuate, punta a coinvolgere le Regioni, gli operatori ed i fornitori di servizi nei territori prescelti.
Quali sono gli strumenti che avrà a disposizione il Comitato?

Gli strumenti sono quelli classici che regolano il rapporto tra il Governo e le Regioni, o i diversi tipi di territori (ad esempio le Comunità Montane, o le Province), vale a dire gli accordi quadro programmatici, nei quali le parti si impegnano a realizzare le iniziative che rientrano nelle loro competenze, finalizzandole ad obiettivi condivisi. In questo caso, quindi, alla riduzione del digital divide infrastrutturale. Lo strumento operativo principale dell'azione di governo potrà essere Infratel, che interverrà, come ha fatto finora con la posa di reti che mano a mano vengono messe a disposizione degli operatori.
Inoltre, poiché non avrebbe senso infrastrutturare un territorio a domanda debole se non si stimola anche la domanda, il Governo potrà dare priorità a specifici interventi di servizi applicativi nei territori che verranno infrastrutturati. Penso ai grandi progetti nazionali come quelli sulle scuole, sulla sanità, sulla gestione del territorio, sull'e-Government, o alle politiche giovanili. Il principio è quello di "accumulare" una serie di servizi attrattivi per la popolazione in quei territori contestualmente alla creazione della rete.
Infine, ma non meno importante, ad un ente territoriale che investa in infrastrutture, il Governo può offrire la possibilità di interventi di semplificazione amministrativa che rendano più facile il lavoro degli operatori interessati.

Visto che ha citato Infratel una delle recenti esigenze emerse dal dibattito pubblico è quella di rendere omogeneo il sistema infrastrutturale magari riconducendo Infratel ad una guida maggiormente orientata in questa direzione come potrebbe essere il Comitato. È solo una voce o c'è qualcosa di più?
Come ho appena detto Infratel può essere uno strumento prezioso per l'intervento pubblico, purchè naturalmente segua gli indirizzi che il Governo gli indicherà e che saranno fissati dal Comitato Interministeriale a seguito delle istruttorie del Comitato Tecnico.
La permanenza e la continuità di Infratel, che può operare su tutto il territorio nazionale, sono comunque assicurate dal fatto che nella Legge Finanziaria del 2007 è previsto il rifinanziamento delle sue attività, anche se va rivisto il suo modus operandi che forse ha sofferto, finora, della mancanza di precisi indirizzi da parte del Governo.
Altro tema di cui lei si è occupata in passato è quello del divario di genere. Ovviamente non è un problema che si possa pensare di risolvere lavorando sulle infrastrutture, ma non può essere dimenticato. Sarà anche questo oggetto delle vostre attività?
Il divario digitale di tipo culturale e sociale non è meno grave di quello infrastrutturale, e forse richiede persino più tempo per essere superato. Non è tanto il divario di genere a preoccupare, quanto quello generazionale e sociale.
Il divario di genere non preoccupa perchè i dati ormai evidenziano una pari propensione all'uso digitale da parte di maschi e femmine, con l'esclusione della categoria delle casalinghe. Il che dimostra che quando le donne hanno l'opportunità di transitare per esperienze di studio o di lavoro, hanno gli stessi interessi e le stesse capacità digitali dei loro colleghi maschi. Fonte di maggiore preoccupazione sono, invece, il divario generazionale, destinato comunque ad essere superato nel tempo e, soprattutto, quello sociale.
Il divario sociale e quello digitale sembrano ormai in un certo senso autoalimentarsi. Quale pensa possa essere una soluzione?
L'esclusione digitale aggrava l'esclusione sociale: non si può comunicare agevolmente con un'azienda né spedire un curriculum per cercare un lavoro, accedere ad un sito sulle opportunità di lavoro, migliorare la propria professionalità seguendo un corso on line. Non si possono trovare in rete le opportunità di socializzazione e di accesso ai servizi che possono rendere più agevole e comoda la vita degli anziani. E' un tipo di divario non generazionale, che colpisce anche i giovani, nella misura in cui moltissimi, per cause diverse di carattere economico, di occupazione o sottoccupazione non possiedono un computer o non possono pagarsi la connessione.
La soluzione è, quindi, quella di andare gradualmente verso il servizio universale, in modo che sia la collettività a farsi carico di coloro che, pur volendolo, non riescono ad accedere al mondo digitale. La scuola in questo senso ha una grande responsabilità nel favorire un uso consapevole degli strumenti digitali, come strumenti di piena cittadinanza attiva.
 
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