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Un'equa gestione del territorio parte da una banca dati certificata ed aggiornata
Sonia Massobrio - Dirigente area Innovazione e Comunicazione del Comune di Ancona
del
08/03/2007
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Il Dpcm propone una serie di "pacchetti" differenti per il decentramento del Catasto, quale sceglierete?
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Il comune di Ancona non ha ancora deciso se assumere le funzioni catastali in modo unitario o invece presentarsi in aggregazione con altri comuni. Dal nostro punto di vista c'è la volontà di valutare anche l'ipotesi, formulata qualche tempo fa, di costruire un polo per affrontare il tema del decentramento sul piano di un'area più vasta. Chiaramente da questa scelta dipenderanno i problemi tecnico organizzativi che si devono affrontare in sede di implementazione, gli aspetti gestionali di queste procedure che avranno un impatto diretto sulle risorse umane, sulla formazione del personale e sugli investimenti che il Comune deve programmare.
Il Comune di Ancona intende procedere sulla strada dell'interscambio del dato catastale per poi integrarlo all'interno delle proprie banche dati.
Il nostro obiettivo sarà di andare alla piena delega delle funzioni con la disponibilità interna delle banche dati catastali.
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Ma l'interscambio con le banche dati catastali non era già possibile?
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Diciamo che fino ad oggi si è trattato di una possibilità teorica che non è stato così semplice percorrere tecnicamente. L'interfaccia SigmaTer di interscambio che è stata esposta con la circolare 7 di dicembre 2006 dall'Agenzia del Territorio è stata resa disponibile solo da poco. A causa di un cambio di vertici dirigenziali avvenuto lo scorso anno all'Agenzia del Territorio delle Marche, non è stato, infatti, possibile avviare un percorso in via preventiva che potesse rendere disponibile i dati del tracciato, neanche in modalità off-line.
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Quindi voi non avete potuto usufruire di questo servizio?
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In realtà no, anche se tecnicamente ci siamo predisposti per accogliere i dati nel formato SigmaTer ed abbiamo avviato una serie di azioni insieme alla Regione per impostare degli Accordi di Programma Quadro per la società dell'informazione, ovvero delle azioni di sostegno rispetto a sistemi informativi a supporto del decentramento catastale, ma di fatto non c'è stata possibilità di realizzarli. Peraltro prima del formato SigmaTer, si perdeva la storicità del dato catastale registrato.
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Dove risiederà fisicamente questo dato e, di conseguenza, chi ne sarà il proprietario?
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Credo che l'unitarietà del banca dati catastale sia di piena titolarità dell'Agenzia del Territorio, per cui deve essere assolutamente salvaguardata.
È anche vero però che gli articoli 59 e 60 del Codice della PA Digitale prevedono la possibilità di interscambio i dati in tempo reale attraverso sistemi informatici, in modo tale da garantire la disponibilità, quanto più ricca del dato. Se questo si mettesse veramente in pratica avremmo, a quel punto, una totale circolarità del dato. Nel momento in cui il Comune entrerà pienamente nel circuito di aggiornamento del dato catastale, il suo ruolo diventerà centrale nel processo di concorrenza per
aumentare la qualità del dato e renderlo disponibile attraverso un sistema di interscambio in grado di coprire il fabbisogno di tutti i soggetti istituzionali. Oltre ai Comuni, in questo quadro, entrerebbero, infatti, le Province, le Regioni e le nuove architetture istituzionali come le Ali.
Credo che comunque ci sia un problema per quanto riguarda l'unitarietà del Catasto nazionale che va salvaguardata. Non è possibile pensare di creare 21 catasti regionali, ma è anche vero che, come dicevo prima, che occorre trovare una mediazione tra questo e la visione per cui il dato deve essere conservato gelosamente a livello centrale. Esistono soluzioni tecniche di interscambio contemplate dalla legge e molti progetti di e-Gov, tra cui proprio SigmaTer ne hanno già dimostrato la validità.
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Cosa pensa delle direttive contenute nella recente bozza di Dpcm?
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Il Dpcm sancisce dei principi di salvaguardia di una banca dati che ha una valenza giuridica importante, alla stregua di un'anagrafe delle popolazione. In questa fase di passaggio è infatti evidente la necessità di stabilire dei principi di salvaguardia. Ci sono però dei dettagli tecnico-operativi attraverso i quali, poi, vengono descritti e circoscritti in modo diretto e puntuale i criteri e le modalità di queste verifiche. Al momento è in corso di definizione un protocollo d'intesa tra Anci e Agenzia del Territorio che sarà proprio il contesto all'interno del quale verrà definito l'accordo puntuale.
È come se ci fosse una sorta di fil rouge che, in qualche modo, prospetta una visione fiduciosa da parte del "territorio", nella capacità dei Comuni di gestire queste banche dati.
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Cosa pensa potrà cambiare nella gestione e nel controllo del territorio?
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Per il Comune c'è la necessità quotidiana di definire delle politiche eque e perequative sia in termini di fiscalità, che di conoscenza e valorizzazione del proprio territorio. Un adeguamento dei valori immobiliari ai valori di mercato consente, ad esempio, ad un Comune di incidere in maniera giusta sul possesso di un immobile attraverso le imposte dirette e, magari, fare un po' meno multe. Se non si dispone di una banca dati di qualità è evidente che non si possono migliorare le cose. Non si possono fare i miracoli.
C'è da dire che il dato che noi trattiamo e correggiamo non è un dato certificato per cui tutte le procedure attorno a quel dato, come ad esempio gli accertamenti tributari, hanno un valore puramente indicativo.
Come vede, in questo senso disporre di banche dati aggiornate e certificate all'interno dei propri sistemi informativi territoriali è un aspetto cruciale per la gestione di un Comune sia per i motivi che le ho appena detto, ma anche per la pianificazione urbanistica. Con un dato davvero di qualità, infatti, si ha la possibilità di fare delle simulazioni e non limitarsi a procedure di accertamento e liquidazione, ma realizzare una programmazione più ampia.
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Quindi sono questi i vantaggi previsti dal decentramento del catasto?
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I comuni hanno sempre meno disponibilità economica e se devono esercitare un'autonomia devono poterlo fare a 360gradi. Il piano delle entrate è l'asse portante di un'autonomia vera, e se non si dispone di risorse si rischia di esercitare solo una politica vessatoria. Così invece si può modulare la "pressione fiscale" e valorizzare delle aree, far pagare a tutti tasse eque sull'immobile, in funzione del valore che questo ha assunto nel tempo. Se riesce a creare un circolo virtuoso, in cui il Comune aggiorna le informazioni in una procedura controllata e condivisa con l'Agenzia, quest'informazione viene recepita in tempo reale e resta certificata è chiaro che il valore è di grande qualità.
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Alla luce di queste considerazioni, quale sarà la posizione del vostro Comune?
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Il Comune di Ancona si batterà per avere la piena fruibilità del dato al minor costo possibile.
Dall'altra parte però avremo l'Agenzia del Territorio che cercherà di salvaguardare il proprio ruolo evidenziando una sfiducia della capacità dei Comuni di gestire questo processo. La cosa importante sarà, comunque, definire delle regole precise nel protocollo d'intesa altrimenti il rischio è che la parte centrale del piano, relativa alla fruibilità del dato e quindi all'interscambio, resti solo un esercizio in mano a pochi- Se così fosse tutti i Comuni sarebbero costretti a fare riferimento al portale web, accollandosi un esercizio di funzioni aggiuntive senza alcun effettivo vantaggio.
Penso comunque che i prossimi giorni saranno quelli in cui questa complicata matassa inizierà a dipanarsi.
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