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TMPL2
Università
tra innovazione e territorio, per vocazione
Alessandro
Bogliolo, Coordinatore del progetto Urbino Wireless Campus
(UWiC)
del
08/03/2007
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Professor
Bogliolo, l'Università di Urbino si dice giustamente orgogliosa
per la prima posizione guadagnata da Urbino Wireless Campus nella
graduatoria per i co-finanziamenti della Presidenza del Consiglio
dei Ministri. Quali sono gli attributi del progetto che hanno determinato
questo successo?
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Direi
che sono due i principali punti di forza di UWiC:
il legame con il territorio e l'uso innovativo delle tecnologie. Mi spiego
meglio. UWiC si estende ben oltre l'ambito del campus universitario sia
in termini territoriali che di destinatari del servizio. Infatti, da un
lato, la rete copre l'intera città, raggiunge già Pesaro
e Fano e ci sono accordi per estenderla all'intera Provincia e a Comuni
limitrofi; dall'altro esce dai confini abituali di un campus universitario
aprendo ad altre tipologie di utenti. La rete, infatti, non è solo
una rete di accesso ai servizi dell'Ateneo rivolti agli studenti, ma è
anche una grande rete civica che può essere utilizzata da cittadini
e turisti. Questo è un punto che ritengo sia stato apprezzato da
chi ha valutato il progetto. Il secondo punto - uso innovativo delle tecnologie
- è collegato al fatto che la realizzazione di una rete di accesso
wireless aperta a tutti su un territorio molto esteso rende assolutamente
non banale l'integrazione delle tecnologie esistenti e impone l'ideazione
di soluzioni innovative per risolvere i molti problemi legati, ad esempio,
alla sicurezza informatica e alle prestazioni. Queste sfide valorizzano
il ruolo dell'Università, che ha una forte vocazione alla ricerca
e all'innovazione e che sa sfruttarne le ricadute in termini didattici.
Tanto per concretizzare questo concetto: il laboratorio che abbiamo allestito
per dare vita al progetto è prevalentemente gestito da studenti
universitari del corso di laurea in Informatica applicata, i quali danno
un contributo attivo al progetto, ma allo stesso tempo traggono dal progetto
un'esperienza formativa importantissima.
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L'Università di Urbino è l'ente ideatore e capofila
del progetto a cui aderiscono amministrazioni locali e territoriali;
quali le valutazioni alla base dell'allargamento?
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L'idea
di un progetto aperto è nata dalla consapevolezza che l'esigenza
che noi avvertivamo era fortemente condivisa anche dagli enti e dalle
amministrazioni pubbliche del territorio. Abbiamo pensato, quindi, che
trovare una soluzione utile anche ad altri soggetti rappresentasse un
valore aggiunto tanto per loro, quanto per noi, al fine di creare quella
massa critica di interesse attorno al progetto in modo che la rete stessa
potesse trasformarsi in un'esperienza di successo. È un po', nel
piccolo, quello che succede in Internet. Tecnicamente le infrastrutture
di rete possono essere condivise in totale sicurezza per "far girare"
applicazioni completamente diverse, quindi perché non sfruttarle
per creare una tale sinergia? Al momento i partner sono prevalentemente
di natura pubblica e istituzionale, ma solo perché in prima istanza
era naturale coinvolgere gli enti e le amministrazioni che gestiscono
il territorio, ma l'iniziativa è aperta a qualsiasi forma di collaborazione.
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Quali
sono i modi di gestione dei rapporti tra i partner?
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Il
progetto è a tutti gli effetti dell'Università di Urbino.
E proprio il fatto che sia stata l'Università a prendere l'iniziativa
per poi coinvolgere i partner ha permesso di gestire agilmente il progetto
e di accelerarne i tempi di realizzazione. Del resto l'Università,
per il ruolo istituzionale che le compete, è il promotore ideale
di iniziative di questo genere a cui i partner hanno dimostrato di dare
volentieri fiducia. Formalmente, i rapporti tra i partner sono regolati
da apposite convenzioni. Nella pratica sono prevalentemente finalizzati
alla realizzazione di economie di scala, alla condivisione di infrastrutture
e servizi e alla valorizzazione delle rispettive peculiarità.
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UWiC
si rivolge principalmente a tre target: studenti, cittadini e turisti.
Quale è stata ad oggi la risposta da parte di ciascun target?
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E'
ancora prematuro fare una valutazione, perché la rete è
appena stata attivata, e per ora ne abbiamo sollecitato l'utilizzo solo
da parte degli studenti. Solo da loro, dunque, abbiamo avuto un riscontro,
che è stato estremamente positivo. Del resto già l'annuncio
del progetto aveva creato delle forti aspettative che per noi hanno sempre
funzionato come "acceleratore di realizzazione". Ad ogni modo,
credo che il primo vero banco di prova (o, se vogliamo, la prima vetrina)
per un uso pieno delle potenzialità del wireless campus sarà
la primavera, sia perché in primavera il progetto sarà al
giusto stadio di maturazione, sia perché la primavera crea le condizioni
ideali affinché turisti, cittadini e studenti possano sperimentare
la comodità di accedere a queste infrastrutture e servizi dalle
piazze, dai bar, dai parchi pubblici, dai luoghi di interesse turistico.
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Quali
azioni di sostegno sono previste per implementare appieno le potenzialità
del progetto?
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Le
azioni di sostegno sono talmente tante, e alcune talmente importanti,
che tendo ad identificarle con il progetto stesso. Ci tengo a sottolinearlo
perché quando si parla di rete wireless viene da pensare che l'unica
cosa da fare sia montare delle antenne, in realtà quello è
di gran lunga il minore dei problemi, e quelle che, invece, sembrano azioni
di sostegno rappresentano la natura stessa del progetto e la vera sfida
tecnologica e organizzativa. Come prima azione di sostegno potrei menzionare
l'allestimento dell'UWiC lab, il laboratorio universitario che ha sviluppato,
testato e implementato tutte le soluzioni tecniche. Dal punto di vista
della sicurezza posso citare la realizzazione di un sistema per la gestione
sistematica delle identità delle diverse tipologie di utenti. Dal
punto di vista della divulgazione e della promozione sono state organizzate
conferenze stampa e presentazioni pubbliche, ed anche intraprese vere
e proprie attività di merchandising. Infine, ci sono azioni di
sostegno dal punto di vista tecnico e amministrativo, prima fra tutte
il potenziamento dei servizi on line, perché è chiaro che
una rete ha senso se i servizi a cui dà accesso sono utili. In
questo senso è di fondamentale importanza la creazione di una sinergia
con i partner che sia vera e fattiva, non soltanto per co-finanziare il
progetto, ma anche e soprattutto per estenderlo, per arricchirlo di contenuti
e per arrivare in territori dove l'Università non avrebbe le energie
per arrivare da sola.
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Può
tracciarci sinteticamente la roadmap di UWiC da qui al futuro?
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A
breve termine abbiamo una roadmap obbligata, perché nonostante
il progetto sia partito da diverso tempo e la graduatoria dei finanziamenti
della Presidenza del Consiglio dei Ministri sia stata pubblicata lo scorso
settembre, la parte co-finanziata delle attività è iniziata
pochi giorni fa, perché solo ora è stata formalizzata la
convenzione con il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie. Per
cui posso tracciare con estrema precisione una roadmap da qui a 5 mesi,
essendo questo l'orizzonte temporale del co-finanziamento. Da qui a 5
mesi il progetto, per come era stato presentato, sarà completato,
anche se resterà sempre aperto a ulteriori sviluppi. Verranno potenziati
e resi disponibili servizi di didattica on line, segreteria on line, servizi
per i partecipanti a convegni, corsi e conferenze e servizi per i cittadini
e per le associazioni di categoria (che pian piano coinvolgeremo). Sul
versante dell'estensione della rete, contiamo di coprire capillarmente
in tecnologia hyperlan, come già succede per Urbino, le città
di Fano e Pesaro, di agganciarci a reti partner (cioè realizzate
o in corso di realizzazione da parte di Comunità montane, Comuni
e altri enti) e di attivare all'interno della rete civica servizi stabili
di Voice Over IP. Per fare un esempio, UWiC consentirà a due turisti
che vengono a visitare Urbino o il Montefeltro, di avere gratuitamente
due numeri di telefono Voice Over IP con i quali tenersi in contatto con
i loro palmari o con i loro portatili, senza utilizzare il telefono cellulare.
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In
che proporzione gli enti aderenti partecipano al finanziamento?
Sono coinvolti partner privati?
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Sul
finanziamento ci sono da dire molte cose. La prima è che il co-finanziamento
ministeriale incide solo per il 16% del piano economico, che superava
i 300.000 euro già nella sua prima stesura. In questo piano economico
il co-finanziamento "altro" su cui sapevamo di poter contare
inizialmente era praticamente paragonabile a quello ministeriale. Non
si tratta di un co-finanziamento totalmente pubblico: alcune municipalizzate
sono in realtà delle SpA, per cui nel momento in cui partecipano
al progetto lo fanno perché lo ritengono un investimento da cui
trarre diretta utilità. Inoltre va menzionato il contributo della
Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro. Per quanto riguarda aziende vere
e proprie, invece, fino ad ora non sono state contattate direttamente
perché lo ritenevamo prematuro. Dal punto di vista amministrativo
e tecnologico ci siamo premurati di adottare soluzioni che non escludano
nessuno, ma intendiamo coinvolgere le diverse categorie a mano a mano
che i risultati conseguiti permetteranno loro di misurare i vantaggi e
le potenzialità del progetto. Per quanto riguarda i singoli soggetti
privati ritengo che i tempi per un coinvolgimento diretto matureranno
nell'arco della primavera.
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UWiC
nasce per fornire agli studenti servizi di comunicazione e amministrazione,
ma anche di didattica a distanza. Sulla scia delle recenti posizioni
dei Ministri dell' Università e Ricerca e per le Riforme
e Innovazione nella PA - sulla base della sua esperienza - come
valuta gli atenei on line tout court?
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Chiaramente
non esistono dati sull'impatto che il wireless campus ha avuto sulla didattica
a distanza, perché il servizio è appena stato attivato e
si estende sostanzialmente alla dimensione cittadina, composta da studenti
o da residenti che costituiscono l'utenza residenziale dell'Università,
tipicamente non interessata ai corsi on line. Tuttavia posso dare un giudizio
sui corsi on line e prevedere quale impatto, a regime, il wireless campus
potrà avere su di essi, per altro partendo da un'esperienza molto
diretta in questo ambito, dato che io stesso curo un corso
di laurea on line in Informatica Applicata. Il mio giudizio, dunque
assolutamente consapevole, è che la didattica a distanza non sarà
mai equiparabile alla didattica in presenza, per ragioni evidenti. Bisogna
partire dal presupposto che la didattica a distanza è una valida
alternativa al niente a cui è costretto chi lavora o non può
permettersi di frequentare. In particolare, ritengo che vada posta estrema
attenzione nel costruire delle modalità didattiche ad hoc che rendano
il corso di laurea efficiente e veramente orientato a conciliare esigenze
lavorative che impedirebbero qualunque alternativa alla frequenza di un
corso universitario. L'altra cosa che mi sento di dire è che va
fatta una netta distinzione tra corsi di laurea esclusivamente on line
e corsi di laurea che vedono nell'on line un servizio reso agli studenti
che non possono frequentare. I corsi totalmente on line rischiano di essere
dei contenitori vuoti o di snaturare il concetto di Università
che deve essere qualcosa in cui didattica e ricerca sono strettamente
legate. Costruire una versione on line di un corso di laurea già
esistente in presenza permette invece di mantenere inalterate tutte le
caratteristiche proprie dei corsi universitari: serietà, robustezza
e, soprattutto, collegamento con un'attività di ricerca. L'impatto
che UWiC avrà sulla didattica online sarà quello di favorirne
la fruizione, portando di fatto il campus universitario sui territori
coperti dal servizio.
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