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L'innovazione nel dialogo, nella concertazione e nella cooperazione


Benedetta
Graziano - Assessore all'Informatizzazione e Innovazione Amministrativa, Progetto Città Digitale del Comune di Mantova

del 08/03/2007

Nelle linee strategiche del Ministro Nicolais viene proposto di invertire l'approccio finora utilizzato nell'attuazione dell'e-Gov. Non più, o non solo, dal basso, ma dall'altro attraverso un coordinamento che dia un senso strategico. Quanto questa visione vede d'accordo le autonomie fino ad ora protagonisti diretti di questo processo?

Fino ad oggi l'e-Gov è stato portato avanti in maniera assolutamente autonoma, per una precisa volontà politica. L'intento, cioè, era quello di stimolare l'innovazione in maniera diffusa. In questo senso nel primo bando e-Gov abbiamo assistito a singoli progetti portati avanti indifferentemente da Regioni, Provincie, Comuni, aggregazioni orizzontali, verticali, trasversali, e così via, ciascuno in maniera assolutamente indipendente o quasi Da un po' di tempo invece si è iniziato a ragionare in un ottica più ampia considerando il settore pubblico nel suo insieme. Quello che chiede oggi il Ministro Nicolais è proprio quel passo in più necessario per generare valore, cioè semplificare la vita ai cittadini. Un passo che si concretizza nello scambio e nel passaggio automatico delle informazioni fra tutti gli enti che sono coinvolti in un determinato servizio. Quando un cittadino viene a fare il cambio di abitazione allo sportello del Comune, quest'atto, in teoria, potrebbe generare un flusso di informazioni registrato dall'anagrafe, dalla questura e dall'Agenzia delle Entrare in modo da semplificare al massimo la vita del cittadino. E questo quello a cui puntiamo oggi

Il punto è che fino ad ora servizi di interoperabilità che semplificano la vita dei cittadini si contano sulla punta delle dita.

Mi rendo conto che non sto dicendo cose particolarmente nuove e che lo sentiamo ripetere da anni. La novità, però, è che queste cose oggi le stiamo realmente sperimentando solo grazie a questa spinta in direzione della cooperazione e dell'interoperabilità. È questo l'obiettivo dell'inversione del senso di marcia che propone Nicolais e che mi sembra fondamentale, non perché gli enti locali non siano in grado di gestire i processi di innovazione, ma perché abbiamo bisogno che questi processi vengano coordinati e supervisionati da chi ha il quadro generale del settore pubblico. Ovviamente tra la mancanza di coordinamento e l'imposizione, esiste una via di mezzo. Il livello centrale deve fornire indicazioni chiare e vincolanti, ma l'ente locale deve mantenere la propria autonomia decisionale, come espresso dalla riforma del Titolo Quinto della Costituzione. Gli stessi standard che sono stati e che saranno individuati dal CNIPA come mattoni base per l'interoperabilità non possono nascere in un contesto avulso dalla concertazione, ma solo a fronte di un reale confronto con le realtà locali.

Quale è l'esperienza del Comune di Mantova rispetto al tema delle ontologie?
Innanzitutto devo dire che il convegno del 23 febbraio scorso ed il progetto Arianna non rappresentano il primo momento di approccio del Comune di Mantova al tema delle ontologie. L'argomento, infatti, è già stato affrontato dalla nostra amministrazione in diversi progetti di e-Gov a cui partecipiamo, primo fra tutti PEOPLE. Anzi, siamo stati coinvolti proprio per portare avanti l'evoluzione dei progetti di e-Gov sui quali fino ad ora ci eravamo impegnati.
Fino ad ora abbiamo concentrato le nostre energie attorno a due servizi che saranno quelli che porremo al centro della sperimentazione e sui quali elaboreremo il nostro contributo al progetto Arianna. Si tratta di un servizio all'utenza, e cioè l'iscrizione alle scuole dell'infanzia, ed un servizio più orientato alla cooperazione interistituzionale che, come le accennavo prima, riguarda il flusso di informazioni legate al cambio di abitazione e che vede coinvolti il Comune, la Questura e l'Agenzia delle Entrate.
Quali sono gli obiettivi del Comune di Mantova all'interno del Progetto Arianna?

Nel progetto Arianna sono stati coinvolti alcuni enti in rappresentanza dei diversi livelli istituzionali e delle diverse realtà geografiche: i Comuni di Mantova, Roma, e Cosenza, poi la Regione Marche come ente sperimentatore del centro servizi, ed infine una provincia, ancora in fase di definizione. Il progetto è partito da piccole dimensioni, coinvolgendo pochi enti e pochi servizi in fase sperimentale per poi essere allargato nel momento in cui i risultati della sperimentazione verranno resi noti. In pratica si punta alla costruzione di una rubrica di tutti i servizi pubblici in cui vengono catalogate e definite le linee di processo di ciascun servizio per poi individuare degli standard di comunicazione. Quindi sostanzialmente le amministrazione lavorano sui servizi del loro ambito di competenza. La sperimentazione per il Comune di Mantova è già partita su entrambi i servizi che le ho elencato prima, e l'idea è quella di presentare i primi risultati già al FORUM PA di quest'anno. È questa la nostra strategia: tempi brevi, pochi enti e pochi servizi proprio per avere dei risultati concreti e maneggiabili da portare all'attenzione dei tavolo di coordinamento sia tecnico che politico.

In questo quadro cooperativo volto all'interoperabilità quale è la divisione dei compiti tra politica ed amministrazione?

Quello che ripeto spesso è che il successo tecnico di un progetto non equivale al successo politico. E con ciò voglio dire che per ottenere dei buoni risultati da un progetto non basta che esso venga portato avanti in maniera tecnicamente perfetta. È necessario che alla base ci sia sempre una forte volontà politica che indichi le strategie e l'opportunità che quel progetto può dare al cittadino o all'amministrazione. Spesso ad esempio mi sono trovata a dover scegliere tra progetti differenti e a dover valutare quale fosse davvero utile alla città e quale invece poteva offrire esclusivamente vantaggi di facciata. In questo senso è ovvio che i politici devono esser guidati dai tecnici, perché non hanno le conoscenze né le competenze per poter comprendere il funzionamento di un progetto, ma l'indirizzo strategico spetta alla politica. Nel caso di Arianna ad esempio l'opportunità era rappresentata dai benefici derivanti dalla collaborazione tra i diversi enti pubblici nello scambio di informazioni, di dati e di documenti. Capito questo si può dare il via libera ai tecnici, ovviamente continuando ad operare in quella visione strategica che il Ministro auspicava per il livello centrale, ma che si può benissimo riflettere in piccolo a livello locale. Anche perché a volte i tecnici si complicano la vita più del necessario, entrando in contatto con i fornitori e innescando rapporti che spesso non rispecchiano la corretta relazione fornitore committente.

Quale è questa corretta relazione?
Il mercato dei fornitori tende al profitto e, quindi, a vendere il proprio prodotto nel migliore dei modi, a volte anche forzando soluzioni su processi propri dell'amministrazione e generando problematiche e intoppi sulla tabella di marcia dell'innovazione. In questo senso, quindi, tornando alla divisione dei compiti che dicevamo prima, sta alla parte politica indicare cosa viene considerato strategico per l'amministrazione cosa no. Cosa è modificabile e cosa no.
Questo discorso però è anche pericoloso perché se non si modificano le procedure inefficienti è praticamente inutile informatizzare.

Quello che dice è assolutamente vero, cioè l'innovazione per essere tale deve saper incidere direttamente sull'organizzazione di un ente, ma questa scelta non può essere lasciata all'iniziativa del fornitore, è questo quello che intendevo. Io non dico certamente di escludere il mercato, ma solo di saperlo gestire e per fare questo c'è bisogno di una competenza tecnica interna, non orientata a sviluppare soluzioni applicative, ma utile ad orientare l'offerta alle esigenze dell'amministrazione. Non è possibile che il quadro organizzativo di un ente si plagi sulle soluzioni.

Ma il progetto Arianna non va proprio in questa direzione? Cioè l'obiettivo non è quello di definire procedure e flussi ottimali per ogni tipologia di servizio?

No, o meglio, non esattamente. Qui ritorniamo al discorso che facevamo all'inizio. Non posso imporre ad un Comune di utilizzare un determinato processo di workflow al posto di quello che già è in uso nella sua organizzazione sostenendo che il primo sia migliore. In primo luogo perché non tutte le amministrazioni hanno le stesse caratteristiche le stesse risorse le stesse strutture, anche a livello orizzontale; in secondo luogo perché ogni ente locale gode di un certo margine di autonomia che non può essere aggirato. Arianna in questo senso non propone nessuna procedura ottimale, ma individua degli standard di comunicazione. Cioè non dico all'ente come portare avanti un'istanza, ma suggerisco la forma che dovrà avere questa istanza alla fine del percorso.
Parlare di soluzione ottimale è sempre un problema, perché si rischia di dare il via a discussioni eterne su cosa è meglio per chi. Il punto invece è individuare dei modelli di comunicazione. È lì la chiave dell'innovazione.

 
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