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Informatizzazione della documentazione fiscale: una scommessa vinta


Fabrizio Grillo - Dirigente dell'Ufficio Servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate

del 22/02/2007

L'Agenzia delle Entrate è l'ente nel quale le tecnologie hanno cambiato in maniera più netta il modo di rapportarsi con i cittadini. Quali sono stati i passaggi chiave di questo percorso?
Senza dubbio l'Agenzia delle Entrate può essere riconosciuta come l'amministrazione centrale che ha messo in essere il maggior numero di iniziative che fanno leva sulla tecnologia come fattore abilitante del cambiamento. Un percorso che ha riguardato tanto il rapporto con gli utenti quanto la riorganizzazione dei nostri assetti e delle nostre attività e che è stato avviato in maniera tempestiva e rapida.
L'avvento della telematica si può far risalire al 1998 e va collocato in un contesto normativo che ha visto l'Italia come uno dei primi Paesi europei a dotarsi di una serie di strumenti legislativi che consentivano di fare ricorso all'informatica e alla telematica. Avendo a disposizione sia la normativa che la tecnologia l'allora Dipartimento delle Entrate del Ministero delle Finanze fu il primo ente a cogliere al volo l'occasione di sfruttare questa opportunità per avviare il progetto relativo alla dichiarazione fiscale on line. Progetto che ancora oggi è all'avanguardia a livello mondiale e che, fronteggiando alcune difficoltà "ambientali" dell'epoca, ha avuto un forte impatto verso gli utenti, facendo da apripista anche per altre amministrazioni. A distanza di anni possiamo dire senza timore che il bilancio è sicuramente positivo e tanto per fornirle un dato indicativo possiamo dire con orgoglio di aver tagliato il traguardo dei 350 milioni di documenti trattati in modo digitale (per un totale di circa 40/45 milioni annui).
Come si inserisce in questo percorso la possibilità dell'archiviazione sostitutiva digitale?
Questo ultimo step della conservazione sostitutiva digitale rappresenta il completamento di questo percorso in direzione della "smaterializzazione" che abbiamo intrapreso negli anni e che ha portato tanti benefici sia all'amministrazione, che al mondo degli intermediari, che hanno ridotto drasticamente le loro spese di gestione, sia ai cittadini, che possono usufruire di una serie di servizi telematici, che, infine, alle imprese. La maggior parte delle aziende, infatti, utilizza già gli strumenti informatici per gestire la propria documentazione fiscale e l'aver adottato queste norme che completano il quadro di riferimento nella specificità del mondo fiscale, garantisce tranquillità a tutto il sistema. Laddove già erano previste forme di tenuta della contabilità con sistemi meccanografici, infatti, adesso si da anche l'opportunità di conservare direttamente i bit ed eliminare la carta.
Quali sono in sintesi le principali indicazioni contenute nella circolare n. 36/E del 6/12/2006 dell'Agenzia delle entrate?
La Circolare, come dicevo, è l'ultimo tassello di un percorso che, iniziato nel 2004 ha visto susseguirsi, in un breve lasso di tempo, una serie di emanazioni e di atti amministrativi, a cominciare dal recepimento della Direttiva Comunitaria sulla firma elettronica, per passare al Decreto Ministeriale del 23 gennaio 2004, che ha sancito le regole da seguire per effettuare la conservazione sostitutiva per i documenti rilevanti ai fini fiscali, fino al background di atti indiretti del CNIPA/AIPA. Ma il percorso è ancora più esteso nel tempo, dal momento che già nel DPR 445 del 2000 si rimandava la dettatura di regole di conservazione ai fini fiscali ad un decreto fiscale specifico. Di conseguenza la Circolare non fa altro che puntualizzare e specificare nella maniera più chiara possibile i contributi di questo Decreto Ministeriale, tenendo presente che, nel frattempo, è stata recepita la normativa comunitaria sulla fatturazione elettronica.
Perché è stato fatto passare tutto questo tempo tra il Decreto e la Circolare?
Come le dicevo è stata proprio quella densità di interventi normativi a creare questa distanza. Il quadro di riferimento legislativo su questo argomento, in quegli anni, continuava ad evolversi. Basti pensare che, oltre a tutto quello che le ho già citato, nel 2005 è stato emanato il Codice della pa digitale e che altri interventi hanno riguardato la disciplina della firma elettronica e così via.
Tutto ciò ha determinato un clima di forte attesa che poi è sfociata nelle dichiarazioni entusiastiche di qualche giorno fa da parte delle associazioni delle imprese e del mondo bancario, che hanno sottolineato come grazie a queste regole certe e chiare viene offerta alle aziende la possibilità di ripensare la conservazione sostitutiva alleggerendo tutto il proprio ciclo gestionale. Secondo la stima di qualche tempo fa si ipotizzava che complessivamente il sistema potrebbe portare a risparmi addirittura pari a 16 milioni di euro annui.
A parte gli entusiasmi, ritiene che le imprese siano pronte a recepire indicazioni di tale portata?
Innanzitutto tengo a sottolineare che questi risparmi non deriverebbe dalla sola eliminazione della carta, ma dall'informatizzazione di tutto il processo di interazione tra aziende, pubblica amministrazione e sistema bancario. Per quanto riguarda la preparazione delle aziende quello che abbiamo potuto riscontrare è un quadro abbastanza eterogeneo: c'è chi si sente più pronto e chi ha un po' più di insicurezza. Tuttavia questa incertezza è dettata per la maggior parte da motivazioni di tipo psicologico e quindi difficoltà umane più che degli strumenti. In questo senso da parte nostra abbiamo cercato di instaurare relazioni con i principali attori e soprattutto con le associazioni di categoria, anche attraverso il CNEL, per tranquillizzare i destinatari di queste norme facendo presente che l'obbiettivo dell'amministrazione finanziaria è quello di far cresce complessivamente il sistema.
Al momento, dunque, assistiamo ancora ad un sistema a doppia velocità con imprese che hanno capacità e mezzi per avviare queste esperienze in maniera più sicura e spedita, mentre altre hanno maggiori difficoltà. Alla fine, però, anche quelle più restie saranno trascinate dagli eventi. Laddove nella catena della supply chain la grande impresa o la banca si predisporrà a trattare esclusivamente l'informazione digitalizzata, necessariamente anche i suoi fornitori si troveranno costretti ad adeguarsi. Inoltre il panorama industriale si sta popolando di imprese specializzate nella gestione, anche in outsourcing, di queste attività ed aumentando la domanda l'offerta si affinerà ed i prezzi si abbasseranno.
La norma, però, non è vincolante?
Sì la Circolare demanda la possibilità di utilizzare o meno la conservazione sostitutiva informatica per i documenti fiscali alla libera scelta dell'impresa e questo perché il contesto a cui fa riferimento il provvedimento è molto più ampio e complesso rispetto a quello della dichiarazione fiscale. Quest'ultima, infatti, per la quasi totalità veniva e viene ancora oggi gestita dagli intermediari e dai professionisti del settore che utilizzavano gli strumenti informatici già prima "dell'obbligo" normativo. Come le dicevo, invece, in questo caso dobbiamo fare affidamento sul fattore traino da parte delle grandi imprese e delle banche e sulla comunicazione riguardo i benefici del passaggio dalla processo cartaceo a quello digitale integrato. La pura imposizione farebbe ben poca strada.
Dal punto di vista dell'organizzazione interna cosa cambia per l'Agenzia delle Entrate?
Su questi temi l'interfaccia principale da parte dell'Agenzia è la struttura che si occupa del controllo e dell'accertamento in generale. Anche qui partiamo dal vantaggio di essere un'amministrazione già ampiamente dotata di strumenti tecnologici avanzati e di conseguenza la fatica di adeguarsi a questa nuova esperienza è limitata. Il salto di qualità sarà a medio termine, quando diventerà possibile consultare queste informazioni direttamente on line. Anche il discorso relativo alla trasmissione dell'impronta relativa ai documenti conservati (ossia la sequenza di bit che viene ricavata univocamente dal documento conservato) contribuirà ad andare in questa direzione. Attualmente la trasmissione non è ancora operativa e mancano le indicazioni delle specifiche, ma la predisposizione della norma è inserita nei piani di breve periodo. L'impronta, la sottoscrizione elettronica e la marca temporale saranno la terna fondamentale che consentirà agli uffici dell'Agenzia di operare il riscontro tra quanto dichiarato e quanto effettivamente il contribuente ha conservato.
Questo sarà l'ultimo segmento che andrà a completare il quadro di riferimento normativo, ma il fatto che non sia ancora stato definito non impedisce comunque alle aziende di intraprendere già oggi il passaggio dalla conservazione cartacea a quella informatica. Ovviamente si tratterà di un piccolo onere in più per le aziende che però va a sostituire, a netto beneficio dell'utente, l'obbligo di stampa su carta della contabilità tenuta con strumenti meccanografici.
 
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