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SIC1- sistema di spinta alla cittadinanza digitale

 

Stefano Ricci - Direttore Generale SIC 1

del 08/02/2007

Si è recentemente svolta la 1^ Convention Nazionale di SIC1… La domanda è d'obbligo: quale è il bilancio di questo primo anno di vita, in cui da un progetto si è passati a un sistema di servizi?
Il bilancio è molto positivo, più di quello che mai ci saremmo potuti aspettare a livello locale e nazionale. Ad oggi abbiamo associato alla SIC1 49 comuni di 3 regioni (Marche, Emilia-Romagna e Veneto), altri 28 comuni sono attualmente in fase di deliberazione (per un totale di quasi 80 comuni), oltre 40 aziende partner di livello nazionale e internazionale e 3 università. Abbiamo creato 20 nuovi posti di lavoro ed abbiamo un bilancio in attivo, con un break-even anticipato rispetto alle previsioni. L'ottica con cui siamo partiti con A9 ADSL - il primo progetto - era già quella di verificare se il modello concettuale utilizzato (denominato A9) potesse essere efficace. Così è stato effettivamente e già in fase di avvio del progetto (eravamo all'incirca a maggio 2005) abbiamo capito che potevamo espandere il modello ad altri sistemi.
Ad ottobre abbiamo realizzato la società SIC1 e, pian piano, abbiamo attivato tutte le altre progettazioni.
Può darci un quadro delle maggiori difficoltà e resistenze incontrate e degli aspetti da rivedere da qui al futuro?
Direi che di resistenze vere e proprie non ce ne sono state. Anzi abbiamo trovato un terreno estremamente fertile e questo è significativo di una reale esigenza. Per un comune entrare a far parte di una società come SIC1 significa confrontarsi in maniera seria in Consiglio comunale sul tema dell'innovazione, terreno assolutamente spinoso e difficilmente spiegabile. E' evidente, quindi, che si decide di affrontare il discorso solo se si ritiene che ne possa derivare un reale e concreto vantaggio. In pratica l'adesione di un così alto numero di comuni è testimonianza che questo vantaggio c'era davvero. Anche a livello di aziende e di privati cittadini non abbiamo incontrato resistenze, anzi abbiamo avuto, e continuiamo ad avere, numerosi consensi. Diciamo che le resistenze e le maggiori difficoltà, purtroppo, le abbiamo avute in ambito politico. Ma direi che abbiamo superato questa empasse con i fatti, cioè siamo riusciti a dimostrare che facevamo le cose sul serio, così anche le resistenze politiche sono man mano diminuite.
Per quanto riguarda gli aspetti da rivedere la metodologia va sicuramente bene. Probabilmente quello su cui ci concentreremo molto più è la comunicazione: una comunicazione a 360 gradi, che renda ben visibili e trasparenti le nostre attività, per non essere confusi e strumentalizzati. Parlo di comunicazione esterna a livello locale, regionale e anche nazionale. Al contrario la comunicazione interna ha funzionato: alla scorsa Convention erano presenti 44 sindaci dei 45 comuni soci.
Alla luce delle linee guida del governo in tema di e-Government e delle iniziative a sostegno della banda larga, che prospettive si aprono per il sistema SIC1?
Direi che si aprono prospettive notevoli. Recentemente, siamo stati ricevuti dal Ministro Nicolais e abbiamo gia individuato degli accordi di massima sull'apertura di tavoli tecnici congiunti con il Ministero. In più, la nuova formula delle ALI per noi risulta estremamente semplice da seguire, in quanto da un lato abbiamo una capacità progettuale già attiva, e dall'altro abbiamo un contatto diretto con una serie di Comuni, che si sono dimostrati già molto disponibili. A questo proposito era nata anche l'idea di realizzare due ALI, uno nella nostra zona, le Marche, e l'altro in Veneto dove abbiamo una SIC1 Nord, tali che presentino lo stesso progetto, per avere continuità territoriale.
Sulla diffusione della banda larga siamo molto attivi, tanto che a breve saremo la società che ha connesso a banda larga il maggior numero di Comuni in Italia, con 40 comuni cablati in wireless e con un sistema di distribuzione di servizi al territorio e ai cittadini in accordo con le Linee di sviluppo del Ministero.
Secondo lei su quali criteri poggia l'opportunità di un intervento pubblico in un mercato quale quello della connettività?
Nutro grossi dubbi sul fatto che un ente pubblico riesca ad entrare da solo nel mondo della connettività, che è estremamente vasto, variegato ed eterogeneo. Le attività necessarie, infatti, sono notevolmente distanti dal livello istituzionale puro e persino società come la nostra - nate ad hoc - faticano a mantenere un livello di servizi accettabile e una continuità temporale consistente. Questo è il mio parere ed è anche la convinzione alla base della nostra metodologia. Voglio dire che se è relativamente facile con un finanziamento statale realizzare delle infrastrutture - per es. delle dorsali in fibra - il problema è mantenerle e renderle vive, o peggio aggiornarle quando, tra breve, cambieranno le tecnologie e le modalità di relazione. Allora, a mio parere, l'ente pubblico può entrare in questo mercato diventando proprietario delle reti (questo è importante perché è una garanzia verso il cittadino). Contestualmente, però, deve attivare delle sinergie, delle partnership con privati. Saranno poi questi ad attivare il motore, rendendo vivo il mercato. E' ovvio poi che ci deve essere un vantaggio per tutti ed il partner privato deve avere il suo ritorno economico, pur rimanendo pubblico il controllo.
E' in fase di lancio la replica di A9 ADSL, primo tra i progetti di SIC1. Ce ne anticipa i caratteri innovativi?
Il progetto A9 ADSL, con cui offrivamo una connessione adsl a un prezzo più basso di quello del mercato grazie a una forma di sinergia con i partner, ha cambiato nome in A9 Community perché l'idea è quella di offrire un pacchetto di servizi - tra cui anche la connettività - ad una comunità che si verrà a generare. A9 ADSL ha riguardato l'attivazione di 200 linee adsl su 5 comuni. L'esperienza, durata un anno, ha portato - oltre alla richiesta di rinnovo per tutti e 5 i comuni - ad un numero incredibilmente alto di nuove richieste, pensi che abbiamo superato le 10.000 da tutta Italia. Semplificando, si tratterà di un sistema di proposizione diverso, per cui avremo come partner ufficiale un provider nazionale: proponiamo l'adsl come normalmente si fa con un'azienda privata, ma consideriamo come azienda il condominio. Quindi offriremo degli adsl molto potenti (laddove c'è da 20 mega, dove non c'è con una banda minima garantita molto alta) e andremo a condividere gli accessi - separando le reti per la privacy - all'interno del condominio, con un vero e proprio cablaggio. Questo ci consentirà di abbattere notevolmente i costi, perché è vero che c'è un investimento iniziale, ma con alcuni partner riusciamo ad avere le apparecchiature a costi molto bassi e in aggiunta l'adsl ci viene ripagato dalla condivisione dell'appartamento stesso. Questo sarà poi integrato con dei sistemi wireless di ripetizione del segnale laddove necessario. Abbiamo fatto un conteggio economico da quale risulta che il ritorno dovrebbe essere garantito anche senza l'ingresso degli sponsor. In più potremo aggiungere servizi, magari già esistenti sul mercato, ad esempio IP television, a costi sensibilmente più bassi, perché la proposizione - che garantisce al partner provider la diffusione territoriale molto ampia - consente di abbattere notevolmente i costi di composizione. Si innesca così una catena di vantaggi per gli utenti ad alto valore.
E' previsto un ruolo per l'ente regionale nel progetto partito dai piccoli comuni?
Abbiamo di recente aperto un colloquio con la Provincia che mi sembra andare nella direzione corretta. E' vero che i nostri progetti sono stati realizzati in modo che si auto-sostenessero, senza ricorrere ad alcun fondo pubblico, ma la nostra intenzione comunque è quella di coinvolgere la Regione Marche, anche perché altre Regioni si stanno dimostrando molto sensibili alle nostre progettualità ed essendo ovvio che non potremo coinvolgerle scavalcando il nostro ente regionale, prima o poi sarà necessario trovare un accordo in questo senso. Devo dire che all'evento di presentazione della replica del sistema A9 il 28 febbraio a Chiaravalle interverrà anche un assessore regionale e questo mi sembra un buon inizio.
Prima accennava a un modello progettuale denominato A9. Ce lo descrive brvemente, indicando quanto sia stato utile e agevole?

Il modello è stato utile perché i risultati sono stati veramente notevoli. A9 nasce dall'esperienza triennale di un Tavolo Tecnico Intercomunale Informatico formato da 32 comuni. Un esperienza che ha reso ben chiari quali potevano essere i modi di relazione tra enti e che ci ha permesso di individuare i fattori critici che rallentano il sistema e-Government in Italia. Abbiamo individuato 7 classi di criticità: la difficoltà di aggregare enti; lo scarso interesse delle aziende - soprattutto locali - e dei cittadini; la mancanza di infrastrutture di comunicazione adeguate e di competenze interne ai Comuni - soprattutto medio-piccoli; da cui la difficoltà di proposizioni interne. Non ultimo il fattore dei costi, seguito dalla questione della sensibilità degli amministratori verso i temi dell'innovazione. Individuato questo quadro di criticità, abbiamo sviluppato un modello secondo cui i progetti e i servizi devono risolvere una o più di queste criticità, essendo, al tempo stesso, di veloce realizzazione. L'elemento della velocità è fondamentale perché le tecnologie cambiano rapidamente. Abbiamo iniziato, così, a sviluppare un sistema di progettazione critico e complesso, ma dai buoni risultati, cominciando ad aggregare su questi progetti alcuni enti, all'inizio 5. Una novità del modello è la previsione di aggregazione anche per le aziende che permette di avere non una sola azienda fornitore, ma una moltitudine di aziende, ognuna delle quali fornisce solo l'aspetto di eccellenza. I fattori di eccellenza vengono assemblati in un servizio, un progetto che diventa unico per costi e condizioni. Si innesca così un circolo virtuoso, per cui io offro il servizio a condizioni agevolate ad alcuni comuni, la notizia passa ai comuni vicini e l'aggregazione aumenta. In questo modo, aumentando la mia capacità di spesa posso contrattare ancora meglio con l'azienda e migliorare ulteriormente il progetto. Questo circolo virtuoso più si allarga, più ottimizza se stesso. C'è da aggiungere che per non andare contro il mercato locale imponiamo alcune condizioni ai fornitori nazionali che, ad esempio, sono obbligati a servirsi solo ed esclusivamente di partner locali. Questo modello, originariamente chiamato A, è diventato A9 per le 9 revisioni apportate, ma prevede altri strati. Infatti si può ottenere ancora maggiore efficacia, inquadrando dei sottogruppi all'interno di questa community, ottimizzando ancora di più la metodologia di progettazione, arrivando a una fase B, C, D, E etc. Il modello ha avuto riconoscimenti nazionali e anche internazionali, è stato anche segnalato e recensito dal gruppo Gartner.

E'rilevabile un aumento progressivo della dimensione di cittadinanza digitale negli enti aderenti al sistema SIC1? Quale è stato il ritorno in termini di accesso da parte dei cittadini ai servizi?
Il ritorno è stato notevole e questo è anche quello che ci ha spinto a studiarne la replica. Del resto il progetto A9 Community non porta nessun introito a SIC1, per cui il significato di quello che facciamo deve essere un altro. L'accesso dei cittadini ai portali, nei comuni sperimentatori, è aumentato di 2,7 volte. Per di più adesso il meccanismo è stato anche modificato e dovrebbe incentivare ancora di più l'accesso al portale. Questo è abbastanza intuibile: se il cittadino si trova bene con questo sistema, se ci sono offerte importanti per lui nella pagina a cui deve collegarsi obbligatoriamente (l'homepage del progetto), in cui c'è anche il link al sito del Comune... prima o poi ci clicca sopra. Se poi a questo si aggiungono servizi di alto contenuto, allora tutto il sistema diventa coerente e l'accesso sicuramente aumenta. Questo è anche un metodo per far passare la cultura della carta nazionale dei servizi e dell'accesso ai servizi tramite la carta d'identità elettronica (CIE), già utilizzata in formato non ufficiale in fase di sperimentazione. L'accesso è spinto ulteriormente da tutti gli altri progetti la pagina di autenticazione iniziale è sempre quella di A9. Tutto è progettato al fine ultimo di far dialogare in maniera corretta ed efficace il comune, l'ente pubblico, con il cittadino. La metodologia di portale che stiamo utilizzando è abbastanza complessa; al comune non costa nulla, ma qualsiasi informazione transita sul portale comunale e su quelli adesso correlati che sottoscrivono l'"abbonamento" a questo sistema, automaticamente si diffonde nell'intera comunità, arrivando molto più velocemente al cittadino. Credo che un progetto come SIC1, partendo dall'infrastruttura, abbia aumentato la dimensione della cittadinanza digitale. Mi auguro che questo sarà chiaramente visibile al termine di questo anno quando i numeri consentiranno valutazioni molto più sicure. Prima abbiamo parlato di 200 connessioni, un numero relativamente esiguo di famiglie che si possono collegare tra l'altro in 5 comuni diversi, quindi un gruppo abbastanza sparpagliato. Se tutto va secondo le stime attuali, arriveremo ad avere, a fine anno, almeno 10.000 connessioni... e sarà un risultato di tutta rilevanza.
 
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