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TMPL2
Velocizzare la giustizia migliorando il lavoro quotidiano
Floretta Rolleri - Componente CNIPA
del
08/02/2007
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Il recente Protocollo d'intesa non è il primo atto del processo di informatizzazione della giustizia. Quali sono i risultati già raggiunti dal piano 2004/2006 e quali invece le novità del Protocollo?
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L'informatizzazione della giustizia ha avuto diversi momenti di auge, basti pensare al tema delle banche dati, sul quale già da tempo si erano raggiunti risultati di eccellenza. Il Centro elettronico di documentazione della Cassazione, ad esempio, è stato per molti anni all'avanguardia a livello europeo sia per la complessità del progetto che per la qualità della struttura in termini di catalogazione e possibilità di ricerca. Ovviamente abbiamo sempre avuto l'handicap della lingua italiana che non è certo la più diffusa a livello europeo, ma per il resto il sistema non ha nulla da invidiare ad altre banche dati giuridiche europee. Quello che però è sempre mancato, e che il Protocollo sottolinea con forza e convinzione, è la consapevolezza che l'informatizzazione della giustizia non è un elemento accessorio, bensì essenziale ai fini della democrazia. Una giustizia efficiente, come ha ricordato il Ministro Mastella alla Camera, è segno di un Paese che pratica la democrazia, al contrario di una giustizia lenta che diventa elemento distintivo di una società ingiusta.
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Purtroppo però noi abbiamo una giustizia non solo decisamente lenta, ma anche a rischio sicurezza come dimostrano recenti inchieste giornalistiche.
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Questo che dice è tristemente vero, ma occorre anche considerare il fatto che la giustizia italiana è stata piuttosto maltrattata negli ultimi anni sotto il profilo delle risorse sia economiche che umane. Sono temi che sentiamo ripetere ogni anno durante le inaugurazioni dell'anno giudiziario e, a onor del vero, se adiamo a guardare l'Europa troviamo testimonianze più o meno simili, ad esempio in Francia. Questo perché col passere del tempo il ricorso dei cittadini alla giustizia è stato sempre più frequente per una moltitudine di ragioni: l'aumento della conflittualità, l'allargamento dell'accesso alle prestazioni professionali, la maggiore consapevolezza della possibilità di far valere i propri diritti in sede giudiziaria e così via. Ora se è vero che una simile situazione è risolvibile solo ricorrendo a fenomeni di mediazione e di conciliazione pre-giudiziaria, come è avvenuto in altri Paesi europei, è anche vero che per migliorare l'efficienza dei tribunali e degli archivi, occorrerebbe mettere in campo molte più risorse di quello che è realisticamente possibile. Non dimentichiamoci che si parla di milioni di processi pendenti.
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Da qualche parte, però, occorre cominciare. Il punto è: da dove?
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Esatto, ed è proprio questo l'obiettivo dell'accordo tra il Ministro Mastella ed il Ministro Nicolais, ossia quello di individuare, anche grazie all'apporto del CNIPA, quali siano gli interventi più significativi che potrebbero portare vantaggi strutturali e quali, invece, quelli che potrebbero esser considerati marginali. È chiaro che a tutti noi piacerebbe una norma che imponesse la digitalizzazione immediata di tutti gli archivi, ma chiunque ha a che fare con la giustizia si rende conto che si tratterebbe di un'impresa sovradimensionata rispetto a qualunque tipo di risorsa attualmente a disposizione. Per questo occorre iniziare a lavorare sulla mentalità, sul lavoro quotidiano, sulla diffusione della posta elettronica come primo passo, sull'uso della scannerizzazione al posto della fotocopia, dell'invio telematico della comparsa di risposta e così via. Come dicevamo all'inizio non partiamo da zero ed abbiamo una serie di progetti già avviati, però negli ultimi anni queste iniziative hanno pagato lo scotto di un enorme taglio finanziario che non ha permesso di portare a sistema le sperimentazioni avviate in varie Regioni.
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Ad esempio il Centro elettronico documentale della Cassazione che le citavo poco fa o la creazione della RUG - Rete Unitaria della Giustizia (l'affiliazione della RUPA per quanto riguarda la giustizia), la quale, però, ha pagato lo scotto di un'evoluzione tecnologica che ha superato le scelte architetturali dell'epoca rendendo necessaria una reingegnerizzazione che è avvenuta solo per quelle Regioni che disponevano di fondi autonomi, in particolare quelli stanziati il PON Sicurezza per le Regioni ad Obbiettivo 1. O ancora il casellario giudiziale che, grazie ad un progetto del CNIPA, verrà completamente dematerializzato. E così molte altre iniziative che saranno rilanciate.
Come dicevo l'obiettivo è quello di introdurre pratiche telematiche per la gestione quotidiana degli uffici giudiziari, in modo tale che, col tempo, il problema di questi archivi mastodontici possa man mano a diminuire e farsi più leggero. L'ideale a cui tendere è un tribunale senza più la massa cartacea che lo affligge e senza la miriade di istanze, certificati e copie da rilasciare che, ad esempio, potrebbero essere benissimo evasi per via telematica.
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Il problema, però, è che questa carta non è solo il frutto dell'aumento delle controversie, ma anche di procedure non proprio aggiornate.
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Certo. Come dicevo prima su alcune procedure si è intervenuto in passato, ma su altre non si può semplicemente pensare di introdurre le nuove tecnologie perché si rischia di velocizzare l'inefficienza. Per farle un esempio concreto il legislatore prescrive che gli atti di archivio debbano essere conservati per un periodo di tempo variabile, tra i dieci e i quaranta anni, e poi distrutti a meno che una apposita commissione non decida che quella determinata documentazione debba essere conservata negli Archivi di Stato. Come immagina si tratta di un lavoro impossibile e non è un caso che nel Protocollo di intesa, oltre agli aspetti tecnologici, vengano compresi anche una serie necessità di interventi di tipo organizzativo. È questa la dimostrazione del fatto che si è compreso che per migliorare non basta informatizzare le procedure oggi utilizzate, ma occorre incidere a livello organizzativo, ed è questa la vera novità rispetto al passato.
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Il tema di fondo del Protocollo, così come per le linee guida in tema di e-Gov, è la messa a sistema. Cosa vuol dire questo nel complesso mondo della giustizia, che a quanto pare è addirittura più autonomo e frammentato della Amministrazione locale?
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L'autonomia si ripercuote soprattutto a livello dell'organizzazione degli uffici. Non è il Ministero, ma il singolo ufficio giudiziario ad essere responsabile dell'andamento della giurisdizione. I magistrati, poi, rispondono direttamente al CSM, ma ciò non vuol dire che non esistano delle linee direttive comuni che permettano di rendere più fluido ed omogeneo tutto il sistema. Il progetto del casellario, ad esempio, mirava proprio a questo, cioè a costituire il collante tra i vari uffici giudiziari per quanto concerne i dati penali. Che un soggetto abbia o meno un carico pendente io devo poterlo sapere il più semplicemente e velocemente possibile, in qualunque momento e da qualunque città o Procura io stia indagando. In sintesi potremmo dire che tutto il Protocollo, quando parla di messa a sistema, punta proprio alla piena realizzazione delle potenzialità della rete a larga banda che prima non esisteva.
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Uno dei grandi intoppi del Piano di e-Gov del Ministro Stanca è stato quello di essersi focalizzato maggiormente sull'informatizzazione del front end rispetto ai processi di back office. L'enfasi per il processo civile telematico non rischia di andare ad impantanarsi su questa stessa difficoltà?
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Effettivamente l'enfasi sul processo civile telematico potrebbe correre il rischio di spostare l'attenzione su questo aspetto che lei indicava con preoccupazione, ma il Protocollo di intesa, invece, affronta il problema della giurisdizione in maniera complessiva considerando l'impatto del front office e del back office sulla giustizia, come due aspetti strettamente connessi. Se non ho riorganizzato la mia procedura non sono in grado di poter offrire servizi validi all'esterno. In questo senso l'obiettivo è quello di trasformare, non solo gli uffici dei giudici di pace, ma anche quelli comunali, in punti di rilascio dei certificati e dei documenti giudiziari, ma questo sarà possibile solo se riusciremo a cambiare il modo in cui viene concepito e portato avanti quotidianamente l'iter burocratico giudiziario. Come CNIPA ci stiamo muovendo proprio in questa direzione, che non è affatto solo di immagine. Sono fortemente convita che senza una forte riorganizzazione nell'ottica della tecnologia, ossia individuando le nuove modalità di lavoro possibili grazie all'innovazione tecnologica, non riusciremo a fare nulla, e questo non vale solo nel "civile", ma anche nel "penale" o nel "minorile", che nel Protocollo vengono analizzati in profondità.
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Quali sono i tempi previsti?
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Si tratterà di un percorso complesso ed articolato. I singoli progetti avviati sono dei tasselli un po' isolati che dovranno integrarsi e ricomporre il disegno complessivo come se si trattasse di un puzzle. Ovviamente alcune scadenze sono ben individuate come quelle per i progetti finanziati dal PON sicurezza, che dovranno concludersi entro il 2008 per poi, eventualmente, essere riusati nelle altre Regioni. L'ambizioso progetto è quello dichiarato nel programma di Governo e sottolineato più volte dal Ministro Mastella, ossia rendere il sistema gudiziario migliore e più vicino ai cittadini nell'arco della legislatura. Ciononostante è evidente che per alcuni specifici settori, grazie ad interventi programmati e a questo forte impegno politico, vedremo risultati in tempi molto più brevi come ad esempio nel caso del casellario giudiziale.
Personalmente sono ottimista altrimenti non sarei qui e non lavorerei per andare in questa direzione, ma devo anche dire che sono un ottimista ragionata, ossia che poggio il mio ottimismo su una base piuttosto solida.
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